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volontariato Archivi - Saluzzo Migrante

#Live2021_2 La salute dei braccianti a rischio

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Quand’è che un lavoratore si può considerare sfruttato? Non è solo questione di mancanza di contratti, niente contributi… tra gli indici che il codice penale individua c’è anche il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza e sull’orario. Perché il buon lavoro, quello dignitoso, passa anche dalla  tutela della salute.

Ce lo ricordano ogni giorno i braccianti che arrivano al nostro Presidio in corso Piemonte 59: la maggior parte racconta di straordinari che diventano la norma, spesso non riconosciuti in busta paga. A questo si unisce un contesto che troppo spesso mette a rischio la loro salute: la difficoltà a trovare un posto dignitoso in cui dormire li costringe spesso a finire in strada, dormendo sopra un cartone appoggiato sull’asfalto, senza un riparo dalla pioggia, senza prendere sonno per l’assillo di stare allerta nel caso in cui ci siano controlli dei documenti da parte delle Forze dell’Ordine, sgomberi o qualcuno venga a rubare tra i pochi averi che hanno stipato in una valigia.

Ci raccontano della sveglia all’alba, tra le quattro e le cinque del mattino, pronti per raggiungere i campi colmi di mirtilli. La prima preoccupazione è quella di trovare un luogo in cui nascondere i cartoni e le coperte, in modo che non siano scambiati per rifiuti e gettati via, per riuscire a ritrovarli la sera quando rientreranno in quell’angolo buio dove hanno cercato riparo. Già lo scorso anno, dopo una serie di interventi di pulizia in città durante i quali sono state gettate via le coperte dei braccianti, eravamo alla ricerca di nuove coperte così, ascoltate queste storie durante le ore di apertura della nostra “Boutique du monde” le nostre volontarie quest’anno ci hanno sorpresi con la loro creatività. Hanno portato una serie di teli ai quali hanno cucito tasche e lacci per poter arrotolare le coperte che consegnamo durante i Presidi Mobili. “Così le possono legare alle bici” ci hanno spiegato, “per evitare che non le ritrovino più ogni sera”.

Ma la giornata di un bracciante senza dimora non ha esaurito le sue preoccupazioni al mattino. Dopo aver fatto sparire le tracce del loro giaciglio, ci raccontano dei chilometri in bici (anche una ventina) che affrontano lungo le “strade della frutta”, tra camion e ginocchia che pestano sui pedali per arrivare al luogo di lavoro. Al ritorno, la loro speranza è sempre quella di riuscire ad arrivare prima possibile in Caritas per prendere i primi numeri della fila e non dover attendere troppo per una doccia. Per alcuni l’attesa rappresenta un momento di riposo: potersi sedere, chiacchierare con gli altri in attesa, ricaricare il cellulare, bere dell’acqua fresca, spalmare una crema sulla pelle riarsa dal sole…

Ieri sera oltre 40 braccianti sono arrivati per una doccia nel nostro cortile in corso Piemonte. Dopo una giornata di lavoro, riuscire a lavarsi, pulire i vestiti, diventa l’accesso a una normalità non scontata in questi luoghi, ma essenziale. Il servizio docce che abbiamo riattivato quest’anno, grazie ai volontari, resto aperto il martedì e il giovedì. Se troveremo nuovi volontari disponibili, contiamo di aumentare le aperture.

La vita in strada mina la salute dei braccianti non solo quando sono esposti ai temporali estivi, alle grandinate, alle temperature che scendono la notte, ma anche perché non riescono a cucinare un pasto vero. Se la realtà delle baraccopoli è drammatica nei loro racconti, almeno lì ci spiegano come potevano arrangiarsi accendendo un fuoco. Solo uno di loro, ieri sera, si era ricavato dentro uno scatolone in plastica per la raccolta differenziata della carta, un vano dove ha sistemato un fornelletto a gas nella speranza di scaldarsi riso e pollo. Un’alimentazione scarsa e poco costante, unita alla disidratazione sono tra le cause delle patologie che vengono sistematicamente riscontrate dai medici volontari del nostro ambulatorio. Mali che possono cronicizzarsi se non curati e se non interviene cambiando stile di vita (casa, cibo, spostamenti e lavoro meno faticosi). Purtroppo, come approfondiremo in altre Liveblog, anche l’accesso alle visite mediche e a cure continuative non è semplice per gli stagionali.

Negli ultimi anni abbiamo visto aumentare il numero di braccianti che, con o senza il nostro supporto, sono riusciti a trovare un alloggio da affittare eppure spesso si tratta di appartamenti in piccoli Comuni lontani dalle zone di lavoro, con scarsi collegamenti del trasporto pubblico e comunque gli orari dei bus sono per lo più incompatibili con quelli della raccolta. Anche per chi non dorme in strada, i lunghi tragitti in bicicletta alla fine di una estenuante giornata di lavoro sotto il sole aumentano il rischio di incidenti, attenuato solo dai giubbotti catarinfrangenti e dalle luci che distribuiamo nella nostra “Boutique du monde”.

A questa fotografia di inizio stagione si aggiungono altri elementi legati al mancato rispetto delle norme sulla sicurezza che, in un momento di distrazione o stanchezza legata a questo stile di vita, possono costare caro, come per F. che abbiamo accompagnato al Pronto soccorso perché, senza i guanti per la potatura, ha rischiato di perdere una falange per un brutto taglio. Lo abbiamo visto arrivare al nostro Presidio a diversi giorni di distanza dall’accaduto, perché il datore (preoccupato per l’infortunio sul lavoro) non lo ha accompagnato in ospedale e gli aveva chiesto, come ci ha riferito, di non parlare con nessuno dell’accaduto. Parecchi braccianti arrivano alla nostra “Boutique” chiedendo ad esempio un paio di scarpe antinfortunistiche, altri raccontano di guidare mezzi agricoli senza patente.

Salute e lavoro: due diritti fortemente intrecciati, che torniamo a chiedere siano salvaguardati per evitare tragedie come quella di Camarda Fantamadi, bracciante 27enne, originario del Mali, morto proprio oggi mentre stava rientrando a casa in sella ad una bicicletta sulla strada provinciale dove ha avuto un malore per l’aria irrespirabile che aveva raggiunto i 40 gradi. È successo a Brindisi, ma anche qui a Saluzzo fa caldo, c’è il Covid e i braccianti sono tornati a sfrecciare ogni giorno sulle “strade della frutta”. La salute non è un diritto sacrificabile. 

#Live2021_3 Vaccini per i braccianti

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Anche quest’anno, grazie ai medici volontari coordinati dai dottori Paolo Allemano e Tiziana Bertero, l’Ambulatorio medico stagionali in corso Piemonte 63 ha riaperto in concomitanza con l’arrivo estivo dei lavoratori…

#Live2021_2 La salute dei braccianti a rischio

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Quand’è che un lavoratore si può considerare sfruttato? Non è solo questione di mancanza di contratti, niente contributi... tra gli indici che il codice penale individua c'è anche il mancato…

Una nuova stagione con il progetto Sipla

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Dal dicembre 2020 la Caritas di Saluzzo, attraverso la Fondazione San Martino come ente gestore, ha attivato il progetto SIPLA - Sistema di Protezione dei Lavoratori in Agricoltura, promosso per…

Aderiamo all’appello “Difendiamo i diritti”

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Anche il progetto Saluzzo Migrante aderisce all'appello (pubblicato qui) promosso da associazioni quali ASGI e Antigone, rivolto alla Prefettura di Torino dopo la morte nel CPR (Centro di permanenza e…

Una nuova stagione con il progetto Sipla

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Dal dicembre 2020 la Caritas di Saluzzo, attraverso la Fondazione San Martino come ente gestore, ha attivato il progetto SIPLA – Sistema di Protezione dei Lavoratori in Agricoltura, promosso per il Centro Nord Italia dal Consorzio Communitas con Arci Piemonte (www.retesipla.it)

In questi primi mesi dell’anno, gli operatori stanno portando avanti le attività che già erano del progetto Presidio, con il supporto amministrativo, legale, sindacale, sanitario ai braccianti in arrivo per la nuova stagione di raccolta e i servizi come la Ciclofficina e la “Boutique du Monde”.

Nel corso dei primi cinque mesi del 2021 gli operatori hanno incontrato 173 persone e registrato 341 accesso, principalmente per motivi legati a questioni amministrative (24%), esigenze di beni di prima necessità come coperte, cibo, vestiti (13%), necessità di ricerca di una casa (11%) e per motivi sanitari (10%).

PRESIDIO

Da gennaio a maggio 2021 il Presidio in corso Piemonte 59 è stato aperto tre giorni alla settimana (lunedì, mercoledì e venerdì dalle 17 alle 19). Gli stagionali sono arrivati solo verso metà aprile mentre in precedenza gli operatori hanno incontrato stranieri residenti da tempo, che si sono fermati sul territorio, in buona parte con trascorsi come lavoratori agricoli e che presumibilmente saranno impiegati nuovamente nei frutteti anche quest’anno. Molte persone tornano più volte allo sportello, per chiedere aggiornamenti sulle loro pratiche, ma soprattutto per necessità e bisogni. Spesso servono più colloqui per costruire un rapporto di fiducia tale da far sì che la persona possa superare la diffidenza nei confronti degli operatori e la paura di parlare di situazioni di sfruttamento per il timore di ripercussioni da parte del datore, del caporale, o dell’ “amico” che l’ha aiutata a trovare il lavoro. A questo si aggiunge la paura di perdere il contratto, necessario per il rinnovo del permesso di soggiorno. La maggior parte delle persone incontrate ha un’istanza in corso, una protezione umanitaria, sussidiaria, per lavoro o è un richiedente asilo (10%). 

Il 24% del totale delle richieste arrivate finora all’Infopoint riguardano difficoltà o la mancanza di comprensione dell’iter per il disbrigo di pratiche amministrative (modificare i dati anagrafici sui documenti, rinnovare il permesso di soggiorno – la maggior parte delle persone incontrate ha infatti un’istanza in corso-, richiedere il passaporto o un altro titolo di viaggio). Ci sono poi , a ciò si aggiunge la necessità della dichiarazione di ospitalità per il rinnovo del permesso di soggiorno, estremamente problematica per chi è senza dimora, per chi è stagionale e trova alloggio presso conoscenti che però hanno già attivato molte altre ospitalità o hanno case affollate. Infine risulta una grande richiesta relativa alle dichiarazioni di residenza e di conseguenza alla richiesta di case da affittare per poter avere una residenza a causa della prassi della questura di Cuneo di richiedere il certificato di residenza, nonostante non sia necessario, per la conversione del pds umanitario e di casi speciali in permssi di soggiorno per motivi di lavoro subordinato.

CICLOFFICINA, BOUTIQUE, DEPOSITO BAGAGLI

Il Presidio in corso Piemonte funge anche da tramite per i servizi di prima necessità quali la Ciclofficina (che offre riparazioni e biciclette su cauzione, un deposito con le due ruote lasciate dai braccianti nella scorsa stagione) e la “Boutique du monde” (allestita nella sala polivalente oggi intitolata all’ex Direttrice Caritas Anna Maria Busso Olivero) dove si distribuiscono vestiti, scarpe, zaini, coperte, gilet … tramite una tessera che assegna un tot di capi a seconda del tipo e della stagione. Come gli altri anni, per i braccianti è inoltre possibile utilizzare l’indirizzo di corso Piemonte 59 per ricevere la posta (in quanto molti hanno residenza in altre regioni oppure sono senza dimora o non possono riceverla perché alloggiati in sistemazioni temporanee come quelle del progetto di Accoglienza Diffusa). Torna attivo anche il deposito bagagli per consentire ai braccianti di depositare valigie e borsoni con i loro avere in un luogo custodito anziché rischiare di vederli rimossi in quanto incustoditi durante il giorno, mentre lavorano o cercano lavoro, nei luoghi pubblici in cui si sistemano la notte perchè senza dimora.

ASSISTENZA LEGALE

L’attività dell’Infopoint procede anche con la presenza degli avvocati volontari che supportano un orientamento legale gratuito che riguarda per lo più questioni sui rinnovi dei permessi di soggiorno e sulle richieste di protezione internazionale. Sono comunque presenti situazioni specifiche di presa in carico di persone in situazioni di sfruttamento lavorativo, questioni penali o civili. Rispetto alle prese in carico legali si è aggiunto da due anni l’affiancamento della Human Rights and Migration Law Clinic (International university college) che offre orientamento gratuito e l’appoggio di un proprio circuito di avvocati.

AMBULATORIO MEDICO STAGIONALI

Tra i servizi di supporto riparte anche quello di assistenza sanitaria tramite l’Ambulatorio medico stagionali, riattivato da metà maggio, per persone non residenti, ma che hanno la tessera sanitaria. L’Ambulatorio, grazie alla convenzione tra ASL CN1 e Fondazione San Martino, offre assistenza continuativa a chi non ha medico di base sul territorio dunque potrebbe accedere a visite di base solo a pagamento. Attivo il martedì dalle 17 alle 19, per accedervi è necessario prenotarsi per consentire il triage anti Covid. Basta telefonare ai numeri dell’Ambulatorio (cell. 380 6910580) o del Presidio (cell. 334 1197296) ed un operatore organizza l’appuntamento con i medici volontari. L’Ambulatorio  fornisce visite di base oltre a dare un supporto riguardo documentazione e pratiche per le visite specialistiche alle quali spesso questo genere di pazienti non riesce comunque ad accedere in altri territori, a volte anche coprendo una parte delle spese grazie ai fondi della Caritas Diocesana.

CASA MADRE TERESA DI CALCUTTA

In vista dell’avvio della stagione di raccolta, anche quest’anno la Caritas riapre anche il dormitorio maschile al piano terra di Casa Madre Teresa. L’ingresso degli ospiti avverrà su parere dei medici volontari dell’Ambulatorio Medico Stagionali proprio perché la struttura è dedicata a persone con particolari vulnerabilità dal punto di visto socio-sanitario, oltre a quelle che stanno affrontando un percorso di emersione dallo sfruttamento, ma non sono ancora inserite in progetti specifici di tutela come quelli anti tratta.

Cerchiamo personale medico volontario

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Anche quest’anno il progetto Presidio “Saluzzo Migrante” si prepara a riattivare la collaborazione con l’Ambulatorio Medico Stagionali per garantire ai braccianti un adeguato accesso alle cure.

Dal 2014, infatti, la Caritas di Saluzzo, grazie ad una convenzione tra l’ASL CN1 e la Fondazione San Martino, attiva un Ambulatorio Medico che offre gratuitamente visite di base ai lavoratori stagionali nello spazio della Casa di Prima Accoglienza Mons. Bona in corso Piemonte 63.

Da maggio a dicembre questo Ambulatorio diventa fondamentale per i braccianti che lavorano come stagionali: grazie all’attività volontaria di medici e assistenti sanitari che mettono gratuitamente a disposizione la propria professionalità e il proprio tempo, grazie alla disponibilità dell’Asl CN1, negli anni questo Ambulatorio è riuscito a garantire un’adeguata e pronta cura a centinaia di persone che, seppur presenti in Italia da anni, non avevano mai avuto accesso alle visite necessarie.

Sono diverse le difficoltà ad accedere al servizio sanitario per le persone straniere non residenti nel Saluzzese che arrivano nel nostro territorio ogni anno per lavorare come stagionali.

Anche quest’anno il progetto Presidio “Saluzzo Migrante” cerca medici, infermieri e studenti di medicina o scienze infermieristiche che vogliano diventare volontari del servizio fornito dall’Ambulatorio Medico Stagionali e dallo sportello di assistenza sanitaria.

L’Ambulatorio diventa ogni anno un presidio fondamentale per garantire la salute di queste persone, tanto più in questo anno di pandemia, dove alla tutela della loro salute si aggiunge quella della collettività.

Per candidarsi si richiede di inviare una mail all’indirizzo salutemigrante@gmail.com all’attenzione della referente, la dott.ssa Tiziana Bertero.

#Live2021_1 Una nuova stagione alle porte

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Con l’arrivo della primavera, anche a Saluzzo gli alberi da frutto iniziano a gemmare e, nei campi, agricoltori e operai iniziano i lavori di cura delle piante, come le potature. La stagione di raccolta dei piccoli frutti si avvicina e, di conseguenza, gli spostamenti dei braccianti che “migrano” inseguendo le stagioni in cerca di un lavoro  (i dati relativi all’attività del presidio 2020 sono sono pubblicati qui).

Nel frattempo la nostra Caritas continua la sua attività di ri-progettazione dei servizi, come per la Casa di Prima Accoglienza, che sarà intitolata a Mons. Bona. Qui grazie alla collaborazione con la Comunità Cenacolo e i frati minori del convento di San Bernardino, da inizio marzo in corso Piemonte 63 è stato riaperto il dormitorio maschile con 11 posti destinati a persone senza dimora, stabili nel territorio, oltre ad una mensa che potrà servire pasti a pranzo e a cena per chi è in difficoltà.

Altra struttura di accoglienza rimane Casa Madre Teresa di Calcutta, aperta nel febbraio dello scorso anno per persone che si trovano in particolari condizioni di vulnerabilità socio-sanitaria. Al momento la struttura accoglie due famiglie con bambini e quattro uomini, ex-braccianti agricoli con problematiche sanitarie, anche legate alla sfera psicologica, che l’équipe di Saluzzo Migrante sta accompagnando.

Nonostante l’apertura di queste due strutture, a nostro avviso, anche quest’anno la situazione dei senza dimora resta preoccupante. Nelle prime settimane di marzo la nostra équipe ha incontrato oltre 6 persone arrivate a Saluzzo senza un luogo in cui dormire. Alcuni sono arrivati appena è iniziata la nuova stagione, con le prime settimane di caldo, nella speranza di un ingaggio in agricoltura, mentre la maggior parte sono arrivati perché avevano appuntamento con la Questura di Cuneo per il rinnovo del permessi di soggiorno.

Il loro arrivo è conseguente alle domande di rinnovo che avevano fatto la scorsa estate, mentre raccoglievano la frutta nel nostro territorio, e che, a causa dei forti ritardi in tutta Italia nelle pratiche di rinnovo, sono stati rinviati di oltre 6 mesi. Tra questi braccianti ci sono persone che hanno fatto domanda per la sanatoria e che ancora oggi non hanno ricevuto alcuna risposta (come denunciato dalla campagna “Ero straniero” alla quale anche la nostra Caritas aveva aderito.

Queste persone, non trovando posti disponibili nei dormitori, hanno finito per dormire in strada, nonostante le temperature ancora gelide e il proseguire della pandemia, con tutte le conseguenze di rischio per sé e la collettività che questa situazione comporta.

Anche questa volta la nostra Caritas ha messo a disposizione la mensa e le docce, oltre all’assistenza degli operatori di Saluzzo Migrante tramite l’Infopoint. Si è cercato di accompagnarli nelle pratiche legate ai permessi, di sostenerli in una progettazione del proprio percorso di vita e lavoro più efficace o di individuare luoghi in cui essere ospitati. Alcuni sono ritornati nel Sud Italia, in particolare nel Foggiano, a Rosarno, a San Ferdinando. Altri invece si sono spostati a Cuneo, dove il Comune insieme alle realtà del Terzo settore, ha creato una rete di dormitori di prima accoglienza, ma la situazione resta precaria. Altri arrivi potrebbero essere incentivati da situazioni come il un nuovo sgombero nella zona del Movicentro, accanto alla stazione ferroviaria.

Saluzzo Migrante continua a monitorare le notizie che arrivano dal Sud, anche confrontarsi con gli operatori delle altre realtà attive in Italia, come Medu, Intersos, Cuamm, Medici per i diritti umani, Associazione TerraOnlus! Insieme a loro, nell’ambito del progetto di ricerca “HOASI”, è emerso come, ad un anno dallo scoppio della pandemia, attorno alle zone di raccolta, le baraccopoli prive di servizi igienico-sanitari sono ancora la norma ed i braccianti agricoli che qui vivono sono ancora in condizioni drammatiche.

Proprio per questo motivo, apprendiamo con favore l’avvio di un confronto tra la Prefettura di Cuneo e i Comuni frutticoli sul sistema di accoglienza diffusa che possa rispondere in modo strutturato e condiviso all’arrivo e alla permanenza dei lavoratori agricoli stagionali. Positiva è anche la messa a bando di contributi rivolti alle imprese agricole per strutturare luoghi di accoglienza per i dipendenti stagionali. La speranza è che il sistema di accoglienza diffusa possa allargarsi oltre la decina di Comuni finora coinvolti (con 180 posti a disposizione, purtroppo ancora insufficienti a far fronte al numero di lavoratori stagionali senza dimora).

Come Caritas, continuiamo a continueremo a chiedere “una stagione di dignità”, per non assistere al ripetersi di un’altra stagione in cui lavoratori stagionali siano costretti a vivere per oltre 5 mesi sotto un porticato oppure a dormire in un parco.

Il Presidio “Saluzzo Migrante” continuerà anche in questa stagione di raccolta la sua attività di advocacy, affiancata ai servizi di supporto ai bracccianti : la Ciclofficina, l’Ambulatorio medico, la “Boutique du monde”, lo sportello di orientamento lavorativo, gli accompagnamenti sanitari … resi possibili grazie al costante lavoro degli operatori e al fondamentale supporto di tanti volontari e volontarie.

[immagini di archivio]

#Live2021_3 Vaccini per i braccianti

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Anche quest’anno, grazie ai medici volontari coordinati dai dottori Paolo Allemano e Tiziana Bertero, l’Ambulatorio medico stagionali in corso Piemonte 63 ha riaperto in concomitanza con l’arrivo estivo dei lavoratori…

#Live2021_2 La salute dei braccianti a rischio

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Quand’è che un lavoratore si può considerare sfruttato? Non è solo questione di mancanza di contratti, niente contributi... tra gli indici che il codice penale individua c'è anche il mancato…

Una nuova stagione con il progetto Sipla

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Aderiamo all’appello “Difendiamo i diritti”

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Cerchiamo volontari

By News

Siamo alla ricerca di nuovi volontari per i servizi di Saluzzo Migrante!

Nonostante la pandemia, anche se la stagione di raccolta non è ancora iniziata, i nostri servizi non si sono mai fermati. Continuiamo a offrire supporto ai braccianti presenti nel nostro territorio.

Queste sono le attività che grazie al vostro aiuto potremo portare avanti:

– aiutare lavoratori stranieri in condizioni di vulnerabilità che stanno studiando per la patente, dando disponibilità a fare videochiamate o ad incontrarli in Caritas (in giorni e orari in base alla disponibilità del/della volontario/a)

– creare un gruppo di supporto all’orientamento lavorativo: redazione e invio di CV, ricerca di opportunità formative e lavorative, cura dei rapporti con il Centro per l’impiego (in giorni e orari in base alle disponibilità del/della volontario/a)

aiuto logistico (pulizia dei locali di Casa Madre Teresa e in cui avvengono i servizi di Saluzzo Migrante, sistemazione e ripristino dei locali o delle strumentazioni, spostamento di biciclette e mobili, passaggi in discarica) (martedì e mercoledì pomeriggio)

ciclofficina: riparazione di biciclette usate, aiuto nella gestione del deposito e del prestito (martedì e mercoledì dalle 10 alle 16:30, si possono pensare altri orari in accordo con gli operatori di Saluzzo Migrante)

accompagnamenti sanitari/amministrativi : accompagnare le persone in ospedale/ambulatorio/studio dentistico per visite mediche e specialistiche, accompagnare le persone per appuntamenti presso uffici pubblici/sportelli (a chiamata, a seconda dei bisogni)

servizio mensa (tutte le mattine dalle 10 alle 13)

supporto alle attività di Infopoint : redazione CV, orientamento amministrativo e lavorativo (martedì e giovedì pomeriggio dalle 16:45 alle 19)

insegnamento della lingua italiana (si può fare in base alle disponibilità del volontario)

Tutte le attività proposte vengono svolte nel pieno rispetto delle noromative anti Covid per poter mantenere l’apertura di servizi di prima necessità, fondamentali al contrasto delle situazioni di marginalità e povertà economico-sociale che la pandemia sta moltiplicando e aggravando.

Saluzzo Migrante cerca volontari dai 18 anni in su, anche fuori dal Comune di Saluzzo (verranno inviate apposite certificazioni per consentire gli spostamenti).

Per saperne di più e/o candidarsi, scrivete a info@saluzzomigrante.it

Entra nella Casetta!

By New, News

A Saluzzo c’è una casa che inizia proprio dove i binari della ferrovia finiscono.
Qui la Caritas di Saluzzo ha deciso di iniziare un progetto per i giovani, costruendo un luogo in cui si potesse iniziare un cammino verso l’indipendenza.

Sono passati due anni da quando la “Casetta” in via Savigliano 30 ha accolto i suoi primi inquilini e da quel momento, per tutto l’anno, giovani hanno potuto vivere, per lunghi o brevi periodi, un’esperienza di crescita e condivisione nuova.

Anche quest’anno, la “Casetta” cerca nuovi inquilini trai i 18 e i 30 anni che abbiano voglia di abitare nel cohousing per un periodo che va da un minimo di sei mesi ad un anno.

La “Casetta” è divisa in due piani:

– al piano terra si trovano la cucina comune, un bagno e una camera da letto che può avere un uso polivalente (coworking, ospitalità…)
– al primo piano ci sono tre camere da letto e un bagno

Il “cuore” della Casetta è l’orto-giardino sul retro, in cui nel corso delle estati passate i giovani del cohousing hanno proposto serate di cinema, teatro, dibattiti…

Vivere in “Casetta” significa condividere tempo e valori: agli inquilini viene chiesto di partecipare come volontari alle attività promosse dai diversi Servizi della Caritas, creare momenti di convivialità, progettare iniziative e attività aperte al territorio. 

La vita in “Casetta” è improntata ad uno stile eco-friendly e sostenibile nei consumi: il progetto chiede agli inquilini una particolare attenzione alla raccolta differenziata dei rifiuti, all’impatto dei consumi (ad esempio acquistando attraverso Gruppo di Acquisto Solidale, Botteghe locali e del commercio equo…) .

In cambio il progetto offre un affitto calmierato, in base alle possibilità di ciascuno (studente/studentessa, lavoratore/lavoratrice, disoccupato/disoccupata).

VUOI ENTRARE IN CASETTA?

Manda la tua candidatura entro il 1 marzo 2021 

con una mail all’indirizzo : info@caritassaluzzo.it

Invia una breve mail di presentazione (con nome cognome, età, contatto telefonico, impegni di studio o lavoro) e le motivazioni che ti spingono a candidarti.

Settembre 15, 2021 in Live blog, New

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Giugno 25, 2021 in Live blog, New

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Giugno 19, 2021 in New, News

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Giugno 4, 2021 in New, News

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Entra nella Casetta!

By New, News

La Caritas di Saluzzo lancia una nuova call destinata a trovare giovani che vogliano entrare nella “Casetta”, il cohousing solidale e sostenibile creato oltre un anno fa.
L’invito è rivolto a giovani tra i 18 e i 30 anni che intendono svolgere attività di volontariato in uno dei servizi della Caritas insieme ad una esperienza di condivisione e di comunità con altri giovani.

QUANDO
La call è aperta per i mesi di agosto e settembre 2020, per un minimo di tre settimane continuative. Si prevede un massimo di 2 nuove persone contemporaneamente.

DOVE
Il Cohousing “Casetta” si trova a Saluzzo nella struttura di un ex casello ferroviario in via Savigliano 30.

L’edificio ha due piani: al piano inferiore si trovano la cucina, un bagno e una stanza che può avere un uso polivalente (co-working, eventi con altri giovani, ospitalità) ed una camera da letto; al piano superiore ci sono tre stanze da letto e un bagno.          

La “Casetta” ha un cortile d’entrata, mentre sul retro ci sono un giardino e un orto. Non è presente un impianto di teleriscaldamento, ma una stufa.
Non è presente la linea telefonica, ma è presenta una connessione wi-fi.

COME FUNZIONA
L’esperienza prevede tutti i giorni la disponibilità a fare delle ore di volontari nei vari servizi della Caritas di Saluzzo, in particolare il supporto al presidio “Saluzzo Migrante”.
Inoltre, è previsto un contributo economico al progetto da parte delle persone che intendono candidarsi di 30€ al mese, comprensivo di utenze, ma non del vitto al quale ciascuno dovrà provvedere per proprio conto.

COME CANDIDARSI
Si richiede entro il 2 agosto 2020 una breve mail di presentazione e motivazionale, che includa informazioni su eventuali impegni di studio o lavoro, con i propri recapiti per essere ricontattati.
Per candidarsi scrivere a: 
infocaritassaluzzo@gmail.com

I VALORI DELLA “CASETTA”
Agli inquilini, il co-housing sociale propone di:

  • creare e condividere momenti di quotidiani di convivialità
  • progettare insieme attività nelle aree esterne (giardino, orto, allestimento spazi…)
  • progettare e realizzare momenti (eventi, attività) aperti alla cittadinanza e agli altri giovani
  • impegnarsi ad acquistare prodotti etici, tramite l’adesione al Gruppo di Acquisto solidale di Saluzzo oppure prodotti da filiera
    corta e preferibilmente evitando la grande distribuzione organizzata (es. botteghe equo-solidali, mercati locali …)
  • impegnarsi a ridurre gli sprechi, l’impronta ecologica dei propri consumi e di quelli energetici della “Casetta”, rispettare le aree verdi e fare la raccolta differenziata dei rifiuti
  • essere disponibili a prestare ore di volontariato nei servizi della Caritas, in occasione di eventi e incontri di sensibilizzazione 
Settembre 15, 2021 in Live blog, New

#Live2021_3 Vaccini per i braccianti

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Giugno 25, 2021 in Live blog, New

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Giugno 19, 2021 in New, News

Una nuova stagione con il progetto Sipla

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Giugno 4, 2021 in New, News

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Live10 Saluzzo Migrante Case Abitare a Saluzzo

Covid-19: un’occasione mancata per dare dignità

By New, News

La stagionalità dell’agricoltura in Italia vive delle continue migrazioni interne di lavoratori stranieri che da anni sono i principali protagonisti della raccolta e trasformazione nel nostro Paese: negli anni, infatti, la manodopera straniera che internamente si sposta da un bacino ortofrutticolo all’altro, tra le regioni, ha affiancato (e in larga parte sostituito) i braccianti locali e i braccianti extracomunitari che arrivano tramite il “Decreto Flussi”.

Tuttavia, il divieto di spostamento causato dall’emergenza ha sottolineato le contraddizioni di una filiera che necessita di manodopera, ma non riconosce dignità ai lavoratori stranieri già presenti sul territorio nazionale (di cui molti irregolari), mettendo in forte crisi il settore agricolo.
Sappiamo che la maggior parte dei lavoratori e delle lavoratrici vivono in insediamenti spontanei, ghetti o tendopoli in condizioni di completo isolamento, ed in un momento in cui la sostenibilità di un intero settore appare così strettamente connessa alla loro sorte è fondamentale riconoscere il loro ruolo, attraverso tutele e l’accesso ai diritti, con azioni concrete e politiche adeguate.

A questo proposito anche Caritas Italiana ha aderito all’appello lanciato da Terra! Onlus, insieme a sindacati e realtà del Terzo Settore per chiedere al Presidente della Repubblica e ai Ministri dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, e del Lavoro, Nunzia Catalfo, una sanatoria per i braccianti stranieri, per far emergere chi è costretto a vivere e lavorare in condizioni di irregolarità. Se appare impraticabile la strada di un Decreto Flussi per i lavoratori stagionali, la sanatoria richiesta appare come una misura utile in un momento in cui occorre garantire sia il rinnovo dei permessi di soggiorno e che i posti di lavoro per un intero comparto a vocazione agricola. 

Servono soluzioni per l’alloggiamento e il reclutamento

Virginia Sabbatini, referente dell’équipe di Saluzzo Migrante, commenta: “Abbiamo letto, nelle scorse settimane, i diversi comunicati del nuovo Tavolo per l’Emergenza frutta del Monviso riguardanti le decisioni in merito alla non apertura delle Accoglienze Diffuse e del dormitorio PAS da parte dei sindaci di Saluzzo, Lagnasco, Costigliole e Verzuolo. Ci lascia perplessi, a due mesi dello scoppio della pandemia, la mancanza di progetti creati su misura per le esigenze del nostro territorio.

Esprimiamo soddisfazione nel riscontrare che il mondo agricolo, con senso di responsabilità, si sia mosso al fine di occuparsi integralmente del fenomeno e di tutti i risvolti connessi alla raccolta agricola. Assieme all’istituzione regionale, ai quattro sindaci dei “Comuni della frutta” che negli anni passati avevano attivato le accoglienze diffuse e per la prima volta da dieci anni alle Organizzazioni dei Produttori, che giocano un ruolo fondamentale nella filiera agroalimentare, è necessario iniziare a costruire una programmazione che possa gestire in modo adeguato il fenomeno, senza dimenticare le sfere più fragili della raccolta, i braccianti.

Da anni chiediamo interventi di sistema da parte di istituzioni regionali e prefettizie, mondo agricolo, sindaci, servizi sociali, riservando alla Caritas un ruolo di sussidiarietà e non di protagonismo, ed in questo senso, negli ultimi due anni, si sono fatti passi avanti, con l’istituzione di nuove accoglienze, in particolar modo grazie al rilevante intervento del Comune di Saluzzo, il Protocollo Regionale per la promozione del lavoro regolare in agricoltura, siglato dalla Regione Piemonte nell’anno passato, la sperimentazione su un incontro pubblico tra la domanda e l’offerta di lavoro avviata a Saluzzo nel 2019 dal Centro Per l’Impiego di Saluzzo, in sinergia con gli enti locali.

Tuttavia, ci rammarichiamo del fatto che a questo tavolo non siano stati coinvolti gli enti che maggiormente toccano con mano alcuni risvolti del fenomeno, tra cui la parte sindacale e la Caritas, che continuano ad offrire servizi e tutela ai braccianti: sembra che la voce di chi rappresenta i lavoratori coinvolti o le persone in stato di fragilità connesse alle operazioni di raccolta non debba potersi esprimere in tale sede.

Riteniamo in ogni modo che questo possa essere un primo passo, significativo, affinché gli enti di competenza possano individuare nuove forme per una gestione responsabile del fenomeno, a dieci anni dalla sua prima manifestazione e a maggior ragione durante un’emergenza sanitaria di questo tipo.

Come Caritas ascoltiamo quotidianamente anche la voce dei piccoli imprenditori agricoli locali, affaticati da una filiera agroalimentare che non restituisce un equo valore del prodotto, in conseguenza della quale spesso si rende difficile rispettare pienamente i contratti siglati con i loro dipendenti: ancor più difficile è occuparsi del loro alloggiamento, a maggior ragione in tempi di Covid-19, che richiedono una attenzione alla sicurezza e alla salvaguardia della salute nei luoghi di lavoro e nei luoghi di alloggiamento. Oggi è il tempo in cui non lasciare soli nessuno e i soggetti più fragili ci sembrano proprio essere  da una parte i lavoratori e dall’altra i piccoli coltivatori.

Le proposte che abbiamo letto in queste settimane dai sindacati agricoli, dai sindaci, dalle Organizzazioni dei produttori del territorio sembrano andare verso questa direzione, ritenendo che l’accoglienza in azienda possa essere una risposta idonea e sufficiente per la problematica alloggiativa della manodopera agricola stagionale e richiedendo una totale flessibilità tramite lo sblocco dei voucher (che si presume possano essere uno strumento per impiegare i soggetti più fragili delle nostre comunità come i precettori di reddito di cittadinanza, le persone in cassa integrazione, categorie che avrebbero invece bisogno di rapporti di lavoro stabili e che in ogni caso non sono in numero sufficiente a coprire il fabbisogno di manodopera, che solo nel saluzzese ammonta a 12.000 lavoratori impegnati nel settore frutticolo).

Non è più procrastinabile l’impegno da parte del mondo agricolo di rendere noto il reale fabbisogno delle aziende, in quale periodo si concentri maggiormente la richiesta e se i produttori frutticoli siano in grado di predisporre delle soluzione abitative per i braccianti o meno. In caso negativo, non si può, in un anno delicato come questo, rifiutare l’intervento delle Accoglienze Diffuse pubbliche, che andrebbero replicate nei Comuni che da anni negano il loro ausilio nella gestione responsabile della problematica connessa alle imprese dei loro territori.

Certamente tutto ciò sarebbe impossibile al di fuori di una gestione da parte delle Unità di crisi e con il supporto di enti quali la Protezione Civile o la Croce Rossa, in seguito all’individuazione di protocolli per la sicurezza dei lavoratori che vedano la partecipazione dei sindacati. Fondamentale è, infine, consentire l’accesso a siti di accoglienza in luoghi pubblici o privati da parte degli enti di tutela quali la Caritas, che può fornire un supporto di beni di prima necessità e di tipo sanitario, grazie all’Ambulatorio Medico Stagionale, o dei sindacati stessi, che svolgono un ruolo fondamentale per la promozione del lavoro regolare e la prevenzione a fenomeni di sfruttamento”.

Come Caritas, abbiamo scritto al Comune di Saluzzo, alla Prefettura di Cuneo e alla Regione Piemonte per segnalare che i nostri dormitori non sono idonei, alla luce dell’emergenza sanitaria, ad accogliere le persone senza dimora disponibili al lavoro agricolo che presumibilmente potrebbe arrivare nei prossimi giorni: ad oggi sono due i potenziali braccianti che sono arrivati e sono stati costretti ad alloggiare all’aperto. Speriamo si possa costituire al più presto un comitato di gestione, tramite l’unità di crisi, che possa costituire al più presto un tavolo di confronto che possa occuparsi della tutela di queste persone e della cittadinanza.

La piattaforma regionale Io Lavoro in agricoltura: una possibilità da implementare

Diversi appelli sono stati rivolti dal mondo agricolo circa la necessità di individuare manodopera a fronte dell’assenza del Decreto Flussi, che l’anno scorso ha portato 1200 lavoratori extracomunitari nella provincia di Cuneo per il lavoro stagionale. Dal momento che questa forza lavoro rappresenta una minima percentuale della manodopera stagionale, in tempi di emergenza sanitaria sarebbe prioritario organizzare i flussi interni di migranti che lavorano come stagionali e che ogni anno si spostano a tra le regioni italiane seguendo la geografia delle raccolte.

In questo senso andrebbe implementata la piattaforma creata dalla Regione per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro agricolo.

“Pur comprendendo le motivazioni che spingono a prediligere la manodopera locale – spiega Virginia Sabbatini-, ribadiamo che difficilmente la disponibilità di lavoratori dal territorio possa rispondere al grande fabbisogno stagionale del comparto. Parallelamente, i primi arrivi di questi giorni confermano come i braccianti stagionali continuino, nonostante l’emergenza sanitaria, a spostarsi tra le regioni seguendo le stagioni di raccolta. Una situazione destinata ad aumentare con l’allentamento delle restrizioni alla mobilità a cui potremmo assistere nei mesi futuri, a maggior ragione con una stagione di raccolta che si è allungata negli anni passati e si conclude ormai nei mesi invernali. 

E’ allora di importanza cruciale l’individuazione di un sistema di reclutamento a distanza , pubblico, che superi le consuetudini del territorio. In assenza di un sistema efficace e pubblico di incontro tra la domanda e l’offerta, gestito tramite piattaforme virtuali, osserviamo come da anni gli imprenditori agricoli da anni assumano i braccianti aspettando che arrivino nel campo a proporsi, chiedendo ad altri dipendenti fidelizzati di chiamare degli “amici” o andando al Foro Boario. Un sistema insostenibile, se si considera che la manodopera arriva fino a 12.000 unità, che i flussi extracomunitari rappresentano ormai meno del 10% di questo fabbisogno e che gli autoctoni sono poco interessati a questo tipo di lavoro. Tale sistema offre spazio a fenomeni di sfruttamento quali il caporalato e produce un costo sociale ingente per il territorio, rendendo impossibile la programmazione degli arrivi e degli alloggiamenti”. 

“Ci sembra estremamente positivo – prosegue Sabbatini – lo sviluppo, da parte della Regione Piemonte, della Piattaforma “Io lavoro in agricoltura”, per scongiurare arrivi non programmati: il nostro Presidio sta pubblicizzando l’iscrizione a chi quotidianamente ci telefona, da tutta Italia, per dirci che è stato contattato dal datore di lavoro, che ha visto un servizio televisivo sulla ricerca di manodopera a Saluzzo o che si sta organizzando per venire a cercare il lavoro. I nostri colleghi in altri territori d’Italia supportano i braccianti stagionali nella compilazione, nella speranza che sussista effettivamente la disponibilità da parte del mondo agricolo, dichiarata nei comunicati, ad assumere tramite l’uso di tale sistema e non con le forme non organizzate utilizzate in passato”.

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GRAZIE AI VOLONTARI LA COLLETTA E’ SOLIDALE

By New, News

Sono da poco passate le nove di mattina quando un gruppetto di volontari, i volti e le mani coperti da mascherine e guanti, varca il cancello di corso Piemonte 63 per iniziare le operazioni di stoccaggio dei primi generi alimentari arrivati grazie alle donazioni della Colletta Alimentare Straordinaria lanciata dal Comune di Saluzzo in collaborazione con il Consorzio Monviso Solidale, la nostra Caritas e l’associazione Papa Giovanni XXIII.

I volontari, mantenendo le debite distanze, ascoltano le indicazioni del nostro operatore che spiega come tutto il cibo donato vada suddiviso per poi essere consegnato ad associazioni, enti e progetti di solidarietà che si occuperanno di raggiungere persone già seguite dai servizi della nostra Caritas, la maggior parte scivolate nella povertà per la crisi economica generata dal Coronavirus.

L’AIUTO DAL TERRITORIO PER IL TERRITORIO

Fra i volontari ci sono anche Giulia e Monica di Piasco e Busca. Al termine della mattinata porteranno alcuni degli scatoloni preparati in Valle Varaita per far arrivare gli aiuti della Colletta Alimentare anche ai Comuni limitrofi.

I prodotti alimentari e di uso quotidiano arrivati alla nostra Caritas sono diversi: pasta, sugo, detersivo per i piatti e dentifricio. La maggior parte arriva dai saluzzesi che nei supermercati aderenti hanno fatto una “Spesa Solidale”. Nella prima mezz’ora riusciamo a riempire 6 scatoloni, incastrando ogni prodotto con attenzione e cercando di mantenere il più possibile le distanze. Tutti insieme, volontari e operatori Caritas, lavoriamo rapidi e distanziati: come le lancette di un orologio entriamo ed usciamo dal Pozzo senza mai incrociarci. C’è chi riempie le scatole, chi suddivide i prodotti sul tavolo, chi esce per riporre i pacchi nel cassone del furgone e nelle auto delle volontarie.

Nonostante le distanze e i dispositivi di protezione, riusciamo a chiacchierare, cercando di vedere le espressioni gli uni degli altri attraverso le mascherine, un modo per ristabilire un po’ di normalità.

LE CONSEGNE: L’EMPORIO E IL PROGETTO “UN SORRISO”

Una volta conclusa la preparazione dei pacchi destinati alla Valle Varaita, salutiamo Giulia e Monica e iniziamo ad organizzare il resto della logistica. Ci attendono due consegne in giornata: una all’Emporio della Solidarietà in piazza Vineis, l’altra ai volontari del progetto “Un Sorriso” che dall’inizio della quarantena ha deciso di aiutare le famiglie in difficoltà attraverso la distribuzione di pasti caldi.

Gli scatoloni destinati all’Emporio sono già pronti per essere trasportati: oltre ai classici prodotti di uso più quotidiano ci sono anche 300 colombe donate da aziende locali (Balocco e Albertengo) alla Caritas. Anche questo è un messaggio di solidarietà e un invito a festeggiare questa Pasqua attraverso un simbolo in grado di riportare un po’ di desiderata normalità. Usciamo a bordo del furgone e percorrendo le strade semi deserte di Saluzzo ci rendiamo conto di quanto l’isolamento

abbia cambiato i tratti della città. Nel corso principale passeggiano pochissime persone: volontari della Protezione civile, qualche signora che rientra frettolosa con la spesa, alcuni che portano a passeggio il cane assaporando pochi minuti all’aria aperta.

Accompagnati da Marco, un giovane volontario, percorriamo la breve distanza che divide corso Piemonte dall’Emporio. Durante il tragitto ne approfittiamo per chiacchierare: Marco vive a Verzuolo e fa l’apicoltore. Sotto la mascherina si intuisce un sorriso quando racconta la bellezza  del suo mestiere e le piccole difficoltà che, inevitabilmente, incontra ogni giorno.

Arrivati all’Emporio veniamo accolti da Franco che ci aiuta a scaricare e trasportare i numerosi pacchi. Alla fine ci ringrazia calorosamente e ci augura buona Pasqua.

La seconda consegna, invece, ci porta in un altro punto di Saluzzo, in un ristorante che collabora con il progetto “Un Sorriso”. L’iniziativa, nata grazie ai volontari dell’ANC, prepara ogni giorno pasti caldi, a pranzo e a cena, consegnati quotidianamente attraverso la Protezione civile a singoli o famiglie, segnalati anche dalla nostra Caritas.

A loro consegnamo alcuni chili di pasta, sugo di pomodoro, bottiglie di olio e colombe. I volontari ci salutano e ringraziano. Finita l’ultima consegna rientriamo in Caritas e ringraziamo i volontari che oggi ci hanno dato una mano.

Questo è il dono più bello e inaspettato del momento: una rete di persone molto diverse tra loro per età e provenienza che si sono subito messe in gioco con enorme disponibilità e slancio, tutte accomunate dal comune sentire che la carità non deve fermarsi.

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