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Covid-19: un’occasione mancata per dare dignità

By New, News

La stagionalità dell’agricoltura in Italia vive delle continue migrazioni interne di lavoratori stranieri che da anni sono i principali protagonisti della raccolta e trasformazione nel nostro Paese: negli anni, infatti, la manodopera straniera che internamente si sposta da un bacino ortofrutticolo all’altro, tra le regioni, ha affiancato (e in larga parte sostituito) i braccianti locali e i braccianti extracomunitari che arrivano tramite il “Decreto Flussi”.

Tuttavia, il divieto di spostamento causato dall’emergenza ha sottolineato le contraddizioni di una filiera che necessita di manodopera, ma non riconosce dignità ai lavoratori stranieri già presenti sul territorio nazionale (di cui molti irregolari), mettendo in forte crisi il settore agricolo.
Sappiamo che la maggior parte dei lavoratori e delle lavoratrici vivono in insediamenti spontanei, ghetti o tendopoli in condizioni di completo isolamento, ed in un momento in cui la sostenibilità di un intero settore appare così strettamente connessa alla loro sorte è fondamentale riconoscere il loro ruolo, attraverso tutele e l’accesso ai diritti, con azioni concrete e politiche adeguate.

A questo proposito anche Caritas Italiana ha aderito all’appello lanciato da Terra! Onlus, insieme a sindacati e realtà del Terzo Settore per chiedere al Presidente della Repubblica e ai Ministri dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, e del Lavoro, Nunzia Catalfo, una sanatoria per i braccianti stranieri, per far emergere chi è costretto a vivere e lavorare in condizioni di irregolarità. Se appare impraticabile la strada di un Decreto Flussi per i lavoratori stagionali, la sanatoria richiesta appare come una misura utile in un momento in cui occorre garantire sia il rinnovo dei permessi di soggiorno e che i posti di lavoro per un intero comparto a vocazione agricola. 

Servono soluzioni per l’alloggiamento e il reclutamento

Virginia Sabbatini, referente dell’équipe di Saluzzo Migrante, commenta: “Abbiamo letto, nelle scorse settimane, i diversi comunicati del nuovo Tavolo per l’Emergenza frutta del Monviso riguardanti le decisioni in merito alla non apertura delle Accoglienze Diffuse e del dormitorio PAS da parte dei sindaci di Saluzzo, Lagnasco, Costigliole e Verzuolo. Ci lascia perplessi, a due mesi dello scoppio della pandemia, la mancanza di progetti creati su misura per le esigenze del nostro territorio.

Esprimiamo soddisfazione nel riscontrare che il mondo agricolo, con senso di responsabilità, si sia mosso al fine di occuparsi integralmente del fenomeno e di tutti i risvolti connessi alla raccolta agricola. Assieme all’istituzione regionale, ai quattro sindaci dei “Comuni della frutta” che negli anni passati avevano attivato le accoglienze diffuse e per la prima volta da dieci anni alle Organizzazioni dei Produttori, che giocano un ruolo fondamentale nella filiera agroalimentare, è necessario iniziare a costruire una programmazione che possa gestire in modo adeguato il fenomeno, senza dimenticare le sfere più fragili della raccolta, i braccianti.

Da anni chiediamo interventi di sistema da parte di istituzioni regionali e prefettizie, mondo agricolo, sindaci, servizi sociali, riservando alla Caritas un ruolo di sussidiarietà e non di protagonismo, ed in questo senso, negli ultimi due anni, si sono fatti passi avanti, con l’istituzione di nuove accoglienze, in particolar modo grazie al rilevante intervento del Comune di Saluzzo, il Protocollo Regionale per la promozione del lavoro regolare in agricoltura, siglato dalla Regione Piemonte nell’anno passato, la sperimentazione su un incontro pubblico tra la domanda e l’offerta di lavoro avviata a Saluzzo nel 2019 dal Centro Per l’Impiego di Saluzzo, in sinergia con gli enti locali.

Tuttavia, ci rammarichiamo del fatto che a questo tavolo non siano stati coinvolti gli enti che maggiormente toccano con mano alcuni risvolti del fenomeno, tra cui la parte sindacale e la Caritas, che continuano ad offrire servizi e tutela ai braccianti: sembra che la voce di chi rappresenta i lavoratori coinvolti o le persone in stato di fragilità connesse alle operazioni di raccolta non debba potersi esprimere in tale sede.

Riteniamo in ogni modo che questo possa essere un primo passo, significativo, affinché gli enti di competenza possano individuare nuove forme per una gestione responsabile del fenomeno, a dieci anni dalla sua prima manifestazione e a maggior ragione durante un’emergenza sanitaria di questo tipo.

Come Caritas ascoltiamo quotidianamente anche la voce dei piccoli imprenditori agricoli locali, affaticati da una filiera agroalimentare che non restituisce un equo valore del prodotto, in conseguenza della quale spesso si rende difficile rispettare pienamente i contratti siglati con i loro dipendenti: ancor più difficile è occuparsi del loro alloggiamento, a maggior ragione in tempi di Covid-19, che richiedono una attenzione alla sicurezza e alla salvaguardia della salute nei luoghi di lavoro e nei luoghi di alloggiamento. Oggi è il tempo in cui non lasciare soli nessuno e i soggetti più fragili ci sembrano proprio essere  da una parte i lavoratori e dall’altra i piccoli coltivatori.

Le proposte che abbiamo letto in queste settimane dai sindacati agricoli, dai sindaci, dalle Organizzazioni dei produttori del territorio sembrano andare verso questa direzione, ritenendo che l’accoglienza in azienda possa essere una risposta idonea e sufficiente per la problematica alloggiativa della manodopera agricola stagionale e richiedendo una totale flessibilità tramite lo sblocco dei voucher (che si presume possano essere uno strumento per impiegare i soggetti più fragili delle nostre comunità come i precettori di reddito di cittadinanza, le persone in cassa integrazione, categorie che avrebbero invece bisogno di rapporti di lavoro stabili e che in ogni caso non sono in numero sufficiente a coprire il fabbisogno di manodopera, che solo nel saluzzese ammonta a 12.000 lavoratori impegnati nel settore frutticolo).

Non è più procrastinabile l’impegno da parte del mondo agricolo di rendere noto il reale fabbisogno delle aziende, in quale periodo si concentri maggiormente la richiesta e se i produttori frutticoli siano in grado di predisporre delle soluzione abitative per i braccianti o meno. In caso negativo, non si può, in un anno delicato come questo, rifiutare l’intervento delle Accoglienze Diffuse pubbliche, che andrebbero replicate nei Comuni che da anni negano il loro ausilio nella gestione responsabile della problematica connessa alle imprese dei loro territori.

Certamente tutto ciò sarebbe impossibile al di fuori di una gestione da parte delle Unità di crisi e con il supporto di enti quali la Protezione Civile o la Croce Rossa, in seguito all’individuazione di protocolli per la sicurezza dei lavoratori che vedano la partecipazione dei sindacati. Fondamentale è, infine, consentire l’accesso a siti di accoglienza in luoghi pubblici o privati da parte degli enti di tutela quali la Caritas, che può fornire un supporto di beni di prima necessità e di tipo sanitario, grazie all’Ambulatorio Medico Stagionale, o dei sindacati stessi, che svolgono un ruolo fondamentale per la promozione del lavoro regolare e la prevenzione a fenomeni di sfruttamento”.

Come Caritas, abbiamo scritto al Comune di Saluzzo, alla Prefettura di Cuneo e alla Regione Piemonte per segnalare che i nostri dormitori non sono idonei, alla luce dell’emergenza sanitaria, ad accogliere le persone senza dimora disponibili al lavoro agricolo che presumibilmente potrebbe arrivare nei prossimi giorni: ad oggi sono due i potenziali braccianti che sono arrivati e sono stati costretti ad alloggiare all’aperto. Speriamo si possa costituire al più presto un comitato di gestione, tramite l’unità di crisi, che possa costituire al più presto un tavolo di confronto che possa occuparsi della tutela di queste persone e della cittadinanza.

La piattaforma regionale Io Lavoro in agricoltura: una possibilità da implementare

Diversi appelli sono stati rivolti dal mondo agricolo circa la necessità di individuare manodopera a fronte dell’assenza del Decreto Flussi, che l’anno scorso ha portato 1200 lavoratori extracomunitari nella provincia di Cuneo per il lavoro stagionale. Dal momento che questa forza lavoro rappresenta una minima percentuale della manodopera stagionale, in tempi di emergenza sanitaria sarebbe prioritario organizzare i flussi interni di migranti che lavorano come stagionali e che ogni anno si spostano a tra le regioni italiane seguendo la geografia delle raccolte.

In questo senso andrebbe implementata la piattaforma creata dalla Regione per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro agricolo.

“Pur comprendendo le motivazioni che spingono a prediligere la manodopera locale – spiega Virginia Sabbatini-, ribadiamo che difficilmente la disponibilità di lavoratori dal territorio possa rispondere al grande fabbisogno stagionale del comparto. Parallelamente, i primi arrivi di questi giorni confermano come i braccianti stagionali continuino, nonostante l’emergenza sanitaria, a spostarsi tra le regioni seguendo le stagioni di raccolta. Una situazione destinata ad aumentare con l’allentamento delle restrizioni alla mobilità a cui potremmo assistere nei mesi futuri, a maggior ragione con una stagione di raccolta che si è allungata negli anni passati e si conclude ormai nei mesi invernali. 

E’ allora di importanza cruciale l’individuazione di un sistema di reclutamento a distanza , pubblico, che superi le consuetudini del territorio. In assenza di un sistema efficace e pubblico di incontro tra la domanda e l’offerta, gestito tramite piattaforme virtuali, osserviamo come da anni gli imprenditori agricoli da anni assumano i braccianti aspettando che arrivino nel campo a proporsi, chiedendo ad altri dipendenti fidelizzati di chiamare degli “amici” o andando al Foro Boario. Un sistema insostenibile, se si considera che la manodopera arriva fino a 12.000 unità, che i flussi extracomunitari rappresentano ormai meno del 10% di questo fabbisogno e che gli autoctoni sono poco interessati a questo tipo di lavoro. Tale sistema offre spazio a fenomeni di sfruttamento quali il caporalato e produce un costo sociale ingente per il territorio, rendendo impossibile la programmazione degli arrivi e degli alloggiamenti”. 

“Ci sembra estremamente positivo – prosegue Sabbatini – lo sviluppo, da parte della Regione Piemonte, della Piattaforma “Io lavoro in agricoltura”, per scongiurare arrivi non programmati: il nostro Presidio sta pubblicizzando l’iscrizione a chi quotidianamente ci telefona, da tutta Italia, per dirci che è stato contattato dal datore di lavoro, che ha visto un servizio televisivo sulla ricerca di manodopera a Saluzzo o che si sta organizzando per venire a cercare il lavoro. I nostri colleghi in altri territori d’Italia supportano i braccianti stagionali nella compilazione, nella speranza che sussista effettivamente la disponibilità da parte del mondo agricolo, dichiarata nei comunicati, ad assumere tramite l’uso di tale sistema e non con le forme non organizzate utilizzate in passato”.

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Tendere la mano a chi resta al freddo

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Progetto “APRI”, la Caritas di Saluzzo cerca famiglie e tutor

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Convegno sul lavoro stagionale

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Anche quest’anno la Caritas di Saluzzo, insieme agli altri enti del territorio che cooperano nell’ambito della tutela dei lavoratori stagionali, parteciperà al secondo convegno “PASsi Avanti” organizzato dal Comune di Saluzzo venerdì 14 febbraio 2020.

Interverranno per presentare il lavoro svolto dal progetto Presidio “Saluzzo Migrante” nel 2019, il direttore della Caritas Diocesana di Saluzzo Don Giuseppe Dalmasso e la coordinatrice dell’équipe Immigrazione Virginia Sabbatini.

Live painting in Casetta

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Il Nuovo Fest Cinema Casetta sta per giungere al termine: domani sera (venerdì 06) la Groove Sandwich family, con ospiti a sorpresa, creerà una magica atmosfera artistica.

Insieme ai suoni, il live painting di Valeria Cardetti costruirà un racconto visivo, narrando della città, delle persone, dei migranti.

Per il gusto, invece, ci penserà Lorenzo Barra con il tris di polpette dei prodotti di Cresco.

Vi aspettiamo, CON ACCESSO AD INVITO (posti limitati) dalle ore 19.

In caso di temporali, l’evento sarà annullato.

Primi mesi nel cohousing della Caritas

By News

Ha preso il via a maggio il cohousing sociale della Caritas di Saluzzo rivolto ai giovani. I primi inquilini della “Casetta”, com’è stato ribattezzato l’ex casello ferroviario, sono entrati dando il via a questo esperimento di convivenza solidale che comprende alcune ore di volontariato nei servizi della Caritas.

GLI INQUILINI

Tra i primi è arrivato Giacomo, 23enne di Manta laureato in Design del prodotto, che racconta:“Ho sentito il bisogno di continuare l’esperienza del “vivere da solo” in un modo diverso. Credo molto nelle persone e avere la possibilità di vivere un progetto che promuove la condivisione e la solidarietà mi sembrava la strada giusta da percorrere”.

Dopo di lui è stata la volta di Michela, studentessa universitaria 22enne di Revello, che spiega: “Ho deciso di fare domanda perchè sentivo forte in me il bisogno di vivere da sola e l’idea di farlo con un’esperienza divesa, per me formativa sia dal punto di vista personale sia professionale, mi ha attirata fin da subito. Poter stare a contatto con ragazze e ragazzi che conosco da poco e con background e interessi diversi dai miei è molto bello e stimolante. Condividere con loro la quotidianità mi sta sicuramente aiutando a fare più miei valori come la solidarietà e il senso di comunità”.

Ci sono anche inquilini “temporanei” come Noemi, 27enne di Santo Stefano Roero, che ha vissuto nella “Casetta” per un mese, a maggio: “Prima di conoscere Saluzzo Migrante – spiega – non avevo idea di cosa succedesse qui durante l’estate. Venire a contatto con ragazzi così giovani, ma già così tanto provati da varie esperienze di viaggio e di vita, mi ha fatto capire quanto possa essere importante fare questo tipo di volontariato, dando un piccolo aiuto che al tempo stesso può significare tanto”.

VOLONTARIATO E INCONTRI

Gli inquilini si coordinano periodicamente con Andrea, referente del progetto, e nel frattempo hanno aperto la “Casetta” a progetti e collaborazioni con il territorio, ospitando incontri con il presidio saluzzese di Libera, l’equipe mensile diocesana della Caritas, l’associazione “Il Pulmino Verde” di Torino con la quale Saluzzo Migrante lavora al progetto “Le rotte del caporalato”.

Gli inquilini hanno anche iniziato il loro volontariato in Caritas, specie nei servizi del presidio Saluzzo Migrante (Boutique, Ciclofficina …). Inoltre sono stati invitati a partecipare a diverse iniziative promosse da realtà sociali del territorio, come la rassegna “Maggio per i diritti” a Barge, l’evento Life 2.0 sulla sicurezza stradale dell’Associazione Segnal’Etica a Verzuolo e l’evento della ong MAIS a Torino su agricoltura, sostenibilità e stili di vita.

UN LUOGO DI PROGETTAZIONE

Il cohousing si sta configurando anche come luogo di progettazione: gli inquilini, infatti, stanno organizzando diversi eventi come una proiezione del documentario “Di Passaggio” sul dormitorio PAS insieme a Libera Piemonte, cene con autorità e persone che possano raccontare esperienze significative (la prima con Don Giuseppe Dalmasso, direttore della Caritas di Saluzzo, e Don Giovanni Banchio, responsabile dell’oratorio Don Bosco sui loro anni da missionari in Brasile e Camerun), oltre a serate di formazione con gli operatori di Saluzzo Migrante.

GLI ULTIMI ARRIVATI

Enrico 22enne di Verzuolo, laureato in design e comunicazione visiva, ha deciso di tornare in provincia portado con sé la passione per la musica e la grafica. “Avevo voglia di sfruttare quest’occasione che per le persone della mia età non è scontata – dice – specie in un luogo come Saluzzo. Del cohousing mi ha attirato fin da subito il senso di condivisione di un’idea ben precisa che questo progetto insegue, che è molto diversa dal semplice vivere da solo con altri coinquilini come ho già sperimentato. Partecipando ai servizi di Caritas e toccando con mano la condizione degli stagionali al Foro Boario, ho trovato un modo per vedere finalmente anche realtà che mi circondano, sfatando un po’ l’idea che in provincia vada sempre tutto bene.”

Edoardo, 24enne di Cavallermaggiore, dopo la laurea in Sviluppo Internazionale ha deciso di trascorrere qualche mese nel cohosing prima di proseguire gli studi all’estero. “Mi è sempre piaciuto viaggiare – racconta – e anche quest’estate avrei voluto partire per l’Africa. Poi ho visto la proposta del cohousing e ho pensato che sarebbe stato importante cercare di “incontrare l’Africa” a due passi da casa mia. Sono arrivato da poco, ma ho avuto subito un’impressione molto buona dei coinquilini e dell’ambiente in generale. Mi affascina molto l’idea di una coabitazione in cui la condivisione è centrale, e si lavora insieme, non come individui a sé stanti“.

Sugli inquilini della “Casetta” veglia Maria Cristina, operatrice di Saluzzo Migrante dove lavora come progettista sociale, che continua l’esperienza di coabitazione nell’ex casello ferroviario sperimentata in precedenza con un’altra operatrice. Essere così coinvolti da una reatà sociale e umana che ti mette alla prova e rimette in discussione tante cose della propria vita – spiega Maria Cristina – è alleggerito dal fatto di condividerlo nel cohousing con una comunità di coinquilini che sperimenta quella stessa situazione, che porta con sè un interesse importante rispetto al tema e strumenti nuovi per comprendere il peso che ognuno si porta dentro. Funzioniamo bene: abbiamo rimesso a posto il giardino e l’orto iniziando a mangiare i nostri prodotti. Siamo attenti ai consumi: ad esempio siamo diventati soci dell’orto sociale la Milpa a Piasco dove una volta a settimana facciamo attività e in cambio riceviamo frutta e verdura”.

Corriere di Saluzzo – Coinquilini e volontari. Esperienza in autonomia per 5 inquilini under 30

SaluzzoOggi – Partito il progetto di co-housing sociale della Caritas: i primi cinque giovani hanno iniziato la convivenza ed il servizio di volontariato

La Stampa – “Nella stessa casa condividiamo sogni, valori e volontariato”

Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

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Presentazione Cohousing Sociale

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Martedì 02 aprile alle ore 12 a Saluzzo nell’ex casello di Saluzzo in via Savigliano 30 la Caritas diocesana, attraverso il presidio Saluzzo Migrante, terrà una conferenza stampa di presentazione del nuovo progetto di Cohousing Sociale.

Questa iniziativa propone l’avvio di una coabitazione tra 9 giovani per promuovere la cultura del dono e della carità, lavorando alla progettazione di soluzioni abitative temporanee, anche gratuite.

L’obiettivo del Cohousing Sociale è quello di proporre soluzioni innovative, solidali e sostenibili al tema
dell’abitare, che abbia come mission l’incontro e la condivisione attraverso due matrici principali:
l’abitare insieme non vissuto come una mera condivisione di spazi e lo svolgere un servizio di
volontariato presso uno dei diversi progetti collegati alla Caritas di Saluzzo.

La conferenza stampa si terrà presso l’ex casello ferroviario di Saluzzo dove è stata allestita la struttura che ospiterà i giovani coinvolti nel progetto dei Cohousing Sociale.  

Per informazioni:

info@saluzzomigrante.it

Entra nella Casetta!

By News

 Vuoi fare un’esperienza di coabitazione, condivisione e servizio con altri giovani?
Stai cercando casa, ma non hai la possibilità di vivere per conto tuo?
Vuoi unire l’abitare e il partecipare … con qualche ora di volontariato?

 Candidati a entrare nella “Casetta”: il Cohousing sociale della Caritas di Saluzzo

 CHI STIAMO CERCANDO

INQUILINI ANNUALI almeno sino a dicembre 2019
Giovani donne e uomini, tra i 20 e i 35 anni, residenti o meno nel Saluzzese
Studenti, lavoratori o disoccupati.
A ognuno è richiesto un impegno di servizio volontario nella Caritas di Saluzzo, a seconda della disponibilità del singolo

DOVE

Il Cohousing Sociale si trova nella struttura dell’ex casello ferroviario a Saluzzo, in via Savigliano 30.

L’edificio ha due piani: al piano inferiore si trovano la cucina, un bagno e una stanza che può avere un uso polivalente (co-working, eventi con altri giovani, ospitalità); al piano superiore ci sono due stanze da letto e un bagno.

La “Casetta” ha un cortile d’entrata, mentre sul retro ci sono un giardino e un orto. Non è presente un impianto di teleriscaldamento, ma una stufa. Non è presente la linea telefonica o internet. 

QUANDO

Le candidature vanno presentate entro il 15 Aprile 2019.

Cerchiamo 2 persone da subito, un’altra da maggio per restare fino a dicembre (residenti annuali). Successivamente saranno disponibili altri 4 posti per inquilini temporanei per l’estate e l’autunno.

 COME

Per candidarsi scrivere a: info@saluzzomigrante.it

Per ulteriori informazioni: Andrea 328 216 7983

E L’AFFITTO???

A carico degli inquilini ci sarà un rimborso spese, simile ad un affitto calmierato in base alle proprie disponibilità. 

I VALORI DELLA “CASETTA”

Agli inquilini, il Cohousing sociale propone di:

  • creare e condividere momenti di quotidiani di convivialità
  • progettare insieme attività nelle aree esterne (giardino, orto, allestimento spazi…)
  • progettare e realizzare momenti (eventi, attività) aperti alla cittadinanza e agli altri giovani
  • impegnarsi ad acquistare prodotti etici, tramite l’adesione al Gruppo di Acquisto solidale di Saluzzo oppure prodotti da filiera
    corta e preferibilmente evitando la grande distribuzione organizzata (es. botteghe equosolidali, mercati locali …)
  • impegnarsi a ridurre gli sprechi, l’impronta ecologica dei propri consumi e di quelli energetici della “Casetta”, rispettare le aree verdi e fare la raccolta differenziata dei rifiuti
  • essere disponibili a prestare ore di volontariato nei servizi della Caritas, in occasione di eventi e incontri di sensibilizzazione 
Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

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Nasce il Cohousing Sociale

By News

Martedì 2 aprile con una conferenza stampa all’ex casello ferroviario di Saluzzo, in via Savigliano 30, la Caritas Diocesana ha lanciato il nuovo progetto di Cohousing sociale .

La “Casetta”, come è stata ribattezzata la struttura e come si chiama il progetto stesso, nasce dalla volontà della Caritas saluzzese di proporre un esperimento di coabitazione solidale tra giovani tra i 20 e i 35 anni, per promuovere la cultura del dono e della carità.

Si tratta di una soluzione abitativa temporanea, pensata per ospitare nove giovani dopo la sperimentazione avviata tra maggio e dicembre del 2018 quando la Diocesi ha messo a disposizione un appartamento per accogliere i volontari in servizio nell’ambito del progetto “Saluzzo Migrante”.

L’esito positivo di questa esperienza, ha spinto la Caritas a progettare e proporre un modello abitativo basato sulla condivisione e sulla collaborazione fra giovani. A carico degli inquilini ci sarà una sorta di rimborso spese simile ad un affitto calmierato, mentre le utenze saranno in capo alla Caritas. 

La struttura della “Casetta” è composta da due piani: cucina, bagno e una stanza multiuso si trovano al piano inferiore mentre quello superiore è occupato da due stanze da letto e un bagno. Il Cohousing sociale è anche dotato di spazi verdi: un cortile all’entrata, un giardino sul retro. 

Dopo la presentazione, ora si cercano i primi inquilini: giovani tra i 20 e i 35 anni, residenti o meno nel Saluzzese, studenti, lavoratori o disoccupati che diano disponibilità a prestare alcune ore di servizio volontario ogni settimana, in base al regolamento del progetto.

Uno dei posti nella “Casetta” sarà riservato agli utenti già seguiti della Caritas, ad esempio giovani con necessità urgenti di abitazione.

“L’obiettivo del progetto –  ha spiegato Andrea Garassino, referente dell’Area Giovani e Volontariato della Caritas di Saluzzo – è quello di promuovere la nascita di una piccola comunità basata su valori come la solidarietà, l’uguaglianza, l’accoglienza e la partecipazione. Il Cohousing sociale vuole creare una convivenza all’insegna del rispetto, della condivisione, del confronto continuo e non-violento, con attenzione ai temi della sostenibilità, dell’impatto zero e della riduzione dell’impronta ecologica. Vogliamo innanzitutto dare ai giovani la possibilità di essere autonomi, di crescere e fare un’esperienza che potenzi le loro capacità organizzative e di relazione, oltre a facilitare l’accoglienza e l’inserimento in Caritas di nuovi volontari.”

“Infine – ha aggiunto Garassino – non dimentichiamo che il Cohousing sociale avrà un posto riservato agli utenti della Caritas per favorire l’integrazione tra giovani residenti e persone prese in carico dalla Caritas presenti sul territorio, garantendo una situazione abitativa protetta, immediata e temporanea”. 

PER INFORMAZIONI E PER CANDIDARSI A INQUILINI  (entro lunedì 15 Aprile): info@saluzzomigrante.it

Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

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