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progetto presidio Archivi - Saluzzo Migrante

Tendere la mano a chi resta al freddo

By New, News

Da 6 mesi nel Saluzzese ci sono uomini che dormono in strada e non trovano alcuna soluzione abitativa, nonostante siano arrivati nel nostro territorio in cerca di lavoro o già abbiano un contratto nella raccolta agricola.

Nelle ultime settimane le temperature rigide e le piogge incessanti, tanto da spingere il Comune di Saluzzo a dichiarare lo stato di calamità, hanno convinto molti a partire per il sud, verso altre zone di raccolta. Il Presidio “Saluzzo Migrante” ha mappato circa un centinaio di persone senza dimora, di cui il 90% lavoratori, non tutti contrattualizzati. Restano quindi a Saluzzo ancora uomini che, nonostante tutto, decidono di provare a cercare un’ultima occasione di impiego, accettando di dormire in strada e mettendo a rischio la propria salute.

L’Ambulatorio Medico Stagionale della Caritas, attivo tutti i martedì in corso Piemonte, sta visitando uomini provati da settimane di privazioni e freddo protrattasi, tanto da registrare tra i braccianti i primi casi di bronchite. 

Alcuni, nella notte tra domenica 4 e lunedì 5 ottobre, hanno forzato un lucchetto per entrare in un locale caldaia nella zona dei palazzi in cui hanno sede INPS e Inail a Saluzzo, per cercare di scaldarsi e prendere sonno. 

La mattina successiva i condomini hanno chiesto l’intervento della Polizia Municipale che ha sgomberato i locali e prelevato bagagli, zaini e coperte. Poche ore dopo, gli operatori del Presidio “Saluzzo Migrante”, in collaborazione con il Comune e il Comando della Municipale, si sono attivati per recuperare e restituire ai braccianti i bagagli che erano stati presi in custodia.

Quanto accaduto appare come un gesto disperato di chi cerca semplicemente un riparo dalla pioggia e dal freddo. Un’azione dettata dalla mancanza di soluzioni che ancora gravano sulla responsabilità delle Istituzioni competenti, chiamate anche da questa Caritas e da una fitta rete di realtà del Terzo Settore locale e nazionale, ad individuare soluzioni idonee, non solo per la prevenzione al contagio fra i senza dimora, ma anche per la loro condizione con l’arrivo del freddo.

Questo gesto si mostra come l’estrema conseguenza di una grave situazione di disagio che da troppi mesi appare inascoltata dalle Istituzioni competenti: chi da settimane è costretto a dormire su un marciapiede, abbandonato, non fa che cercare soluzioni anche disperate.

Il Covid non ha fatto altro che aggravare le condizioni che da 10 anni il territorio Saluzzese si trova ad affrontare e l’articolo 103 comma 20 del Decreto Rilancio, secondo questa Caritas e i sottoscrittori dell’appello “Per una stagione di dignità”, avrebbe potuto risolvere parte del problema attraverso l’introduzione di soluzioni abitative sicure e rispettose delle norme anti contagio, anche grazie al supporto della Protezione civile e della Croce Rossa.

La Caritas evidenzia con amarezza le strumentalizzazioni e le tensioni sociali che si stanno creando attorno alla condizione di questi lavoratori. 

La rete di Amministrazioni locali, enti del Terzo settore, sindacati che negli ultimi anni si è strutturata per interviene in cerca di soluzioni sul territorio, quest’anno con il coordinamento della Prefettura e l’intervento del progetto “BuonaTerra” per la gestione delle accoglienze diffuse, ha strutturato 100 posti letto in 8 Comuni. Un grande sforzo, che ha dimostrato la tenacia e la volontà di accogliere del territorio, seppure insufficiente ad offrire a tutti i lavoratori senza dimora un tetto e un posto letto, monitorato secondo le norme anti contagio. Ad oggi tutte le strutture dell’Accoglienza Diffusa aperte finora sono piene, a chi ci mostra un contratto di lavoro chiedendo dove dormire la Caritas può solo consegnare una coperta.

Nel mese di ottobre si attende che a giorni i kiwi siano maturi e inizi una nuova raccolta. Non c’è più tempo, però, per indugiare sulla tutela dei diritti e della salute di questi lavoratori e, di riflesso sulla salute della collettività. Non si tratta solo di carità o di umanità: si tratta di giustizia.

Quanto mai attuale risuona l’enciclica di Papa Francesco alla vigilia della IV Giornata mondiale dei Poveri, il 15 novembre, in cui il Santo Padre, citando il Siracide, uno dei libri dell’Antico Testamento, sottolinea: “Non possiamo sentirci “a posto” quando un membro della famiglia cristiana è relegato nelle retrovie e diventa un’ombra. Il grido silezioso di tanti poveri deve trovare il popolo di Dio in prima linea, sempre e dovunque, per dare loro voce, per difenderli e solidarizzare con essi davanti a tanta ipocrisia e tante promesse disattese, e per invitarli a partecipare alla vita della comunità”. 

Novembre 21, 2020 in New, News

Una casa per chi resta

Nei mesi di raccolta della frutta  gli operatori del Presidio hanno incontrato, durante l’apertura dell’Infopoint in corso Piemonte, i servizi e i “presidi mobili” serali, centinaia di lavoratori senza dimora…
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Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

#Live2020_14 I. , tornare a casa

I. aveva 23 anni quando è arrivato in Italia. Oggi ne ha 28. Ha sempre fatto il bracciante e, così come molti altri stagionali agricoli che seguono il ciclo delle…
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Ottobre 5, 2020 in New, News

Tendere la mano a chi resta al freddo

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Settembre 30, 2020 in Live blog, New

#Live2020_13 Racconti di vita migratoria 2

Durante i pomeriggi in cui il nostro Presidio apre i suoi servizi, molti braccianti arrivano nel cortile della Caritas carichi di fatica e dei loro stati d'animo come la frustrazione…
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Progetto “APRI”, la Caritas di Saluzzo cerca famiglie e tutor

By New, News

A gennaio 2020 la Caritas Italiana ha dato il via ad “APRI”, progetto rivolto alle Caritas Diocesane che promuove l’accoglienza di persone singole o famiglie migranti già presenti in Italia e con alle spalle percorsi di accoglienza presso strutture private o religiose.
Anche la Diocesi di Saluzzo e la sua Caritas hanno deciso di aderire a questo progetto, dopo essersi già sperimentate nel 2018 nell’accoglienza di due famiglie di richiedenti asilo attraverso il progetto dei “Corridoi Umanitari dall’Etiopia”.

“APRI” punta sul coinvolgimento delle comunità cristiane per l’accompagnamento all’accoglienza e all’integrazione. Un modo, secondo Caritas Italiana, per chiamare la comunità a vivere un’esperienza di solidarietà, condivisione e testimonianza.

La Diocesi di Saluzzo si unirà quindi alle 53 Diocesi e alle 33 parrocchie in Italia che, grazie ad operatori diocesani, famiglie tutor volontarie e ai fondi messi a disposizione dalla Caritas Italiana hanno finora aderito al progetto.

I migranti accolti grazie ad “APRI” sono persone già presenti sul territorio nazionale, che vivono in condizioni di bisogno e/o vulnerabilità: si tratta di singoli o famiglie fuoriuscite da esperienze precedenti di accoglienza istituzionale come gli ex CAS e SPRAR (oggi SIMPROIMI) o i Centri di Accoglienza e che si ritrovano a dover affrontare un processo di accompagnamento all’autonomia, all’inclusione sociale e lavorativa.

Ad ogni tutor (singolo o famiglia) che vorrà mettersi in gioco è richiesto di partecipare insieme ad operatori diocesani e volontari Caritas ad un percorso di accompagnamento quotidiano che comprende l’orientamento ai servizi sul territorio, l’integrazione lavorativa attraverso la creazione di contatti con le aziende locali.

Per riuscire ad avviare il progetto, la Caritas di Saluzzo è alla ricerca di famiglie e singoli volontari disponibili a fare da tutor per l’accompagnamento dei migranti accolti; un volontariato diverso dal solito, una esperienza di conoscenza e “prossimità” concreta.

Chi volesse candidarsi può comunicarlo alla Caritas entro sabato 10 ottobre scrivendo all’indirizzo infocaritassaluzzo@gmail.com, allo stesso indirizzo è possibile scrivere per avere un contatto telefonico e ulteriori informazioni.

Per tutti gli interessati, è previsto un incontro pubblico di presentazione del progetto lunedì 12 ottobre alle ore 20:30 nell’aula polivalente di Casa Madre Teresa di Calcutta in via Sant’Agostino 27, Saluzzo.

Per via delle restrizioni dovute al Covid-19, si prega di comunicare la propria partecipazione alla serata con una mail all’indirizzo infocaritassaluzzo@gmail.com.

Novembre 21, 2020 in New, News

Una casa per chi resta

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Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

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Ottobre 5, 2020 in New, News

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Settembre 30, 2020 in Live blog, New

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Processo “Momo”, oggi la prima udienza

By New, News

Oggi si tiene a Cuneo l’udienza filtro del Processo “Momo”, il primo della nostra provincia per sfruttamento lavorativo di braccianti agricoli. Da anni il nostro Presidio si confronta con la problematica della vulnerabilità dei braccianti e del rischio sfruttamento. Fino ad oggi, nella nostra provincia, questo reato non era mai arrivato nell’aula di un tribunale, soprattutto perchè è stato inserito di recente nel nostro codice penale.

È del 2016, infatti, la modifica dell’articolo che sanzionava, prima, solo il caporale e solo in caso di minaccia o violenza. Oggi l’art. 603 bis del codice penale sanziona, invece, sia chi recluta che chi assume, impiega, utilizza in condizione di sfruttamento il lavoratore, approfittando del suo stato di bisogno.

La mancanza di una casa, la precarietà del lavoro (discontinuo, nero e grigio), la difficoltà linguistica, la mancanza di una rete territoriale di servizi vanno ad alimentare questa fragilità che osserviamo ogni giorno nei nostri servizi e durante i presidi mobili serali. Chi arriva al nostro Presidio vive in una situazione di vulnerabilità tale da accettare, molto spesso, condizioni lavorative che gli inquirenti hanno riconosciuto come degradanti e che violano i diritti fondamentali dei lavoratori.

Il rapporto che si crea tra bracciante e datore di lavoro diventa sfruttamento quando la necessità di rinnovare il permesso di soggiorno o, più in generale, di sopravvivere, spinge il lavoratore ad accettare qualsiasi condizione dettata da quello che diventa  tutti gli effetti un “padrone”.

Attraverso la nostra attività di Presidio notiamo, come da Nord a Sud, la cronaca e la realtà giudiziaria fotografino situazioni che arrivano anche al nostro osservatorio. Nelle campagne agricole sembra essere diventato necessario avere una parte di manodopera agricola, spaventata, priva di reti, marginalizzata, ghettizzata e disposta a qualsiasi cosa pur di lavorare. Un aspetto che ormai pare fondamentale in un sistema economico e una filiera agro-alimentare che sembra sopravvivere solo grazie al lavoro sottopagato e all’evasione contributiva.

L’operazione “Momo”, che ha portato al Processo che si celebra oggi a Cuneo, racconta di “Un fenomeno indegno – così come ha definito il Procuratore Capo Onelio Dodero con parole che condividiamo – ”Abbiamo rilevato, in questa indagine, dei comportamenti indegni e delle condotte odiose: sfruttare chi è già sfruttato, come vampiri intervenire sulle persone che hanno solo le loro braccia e che scappano e vengono qui e fanno ricca questa terra”.

Le indagini hanno portato alla luce fatti che racconterebbero di braccianti regolarizzati in modo parziale, sfruttati in modo costante e soprattutto programmato. Con un’organizzazione e una serialità che ci sconcerta. 

Come hanno ricostruito gli inquirenti i lavoratori possedevano contratti brevi e costantemente rinnovati, erano chiamati a qualunque ora del giorno e della notte e spesso restano nei campi a raccogliere frutta anche per 10/12 ore consecutive, anche se formalmente risultava ne lavorassero meno della metà ogni giorno, venendo pagati 5 euro all’ora.
Inoltre, vivevano in 40 in una stanza, per cui veniva loro trattenuta una parte della paga, in condizioni igieniche precarie. Se avevano freddo e volevano una stufa, dovevano ancora pagare.

I braccianti africani secondo gli accertamenti venivano reclutati da un connazionale, diventato caporale, che in accordo con i due imprenditori saluzzesi aveva messo in piedi un sistema di contratti ‘”a chiamata”. 

Nella conferenza stampa con cui sono stati presentati i risultati dell’indagine, è emerso che per bypassare i controlli e le ispezioni gli organizzatori del ‘sistema’ creato stratagemmi per mettere a tacere i braccianti: secondo gli inquirenti il caporale distribuiva bigliettini preconfezionati con nome e cognome del lavoratore e l’indicazione falsa della data di inizio del rapporto di lavoro e del numero di ore lavorate, ovviamente al ribasso. Ai braccianti dava indicazione di fingere non capire l’italiano per rendere i controlli più difficili. In alcuni casi i lavoratori sembra venissero adibiti a mansioni per cui non avevano formazione, come la guida di muletti e carrelli.

Di questa vicenda ci colpisce il totale disprezzo delle normative per la tutela e la sicurezza dei lavoratori, incuranti del rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Il Progetto Presidio di Caritas Italiana è nato proprio per contrastare i fenomeni di sfruttamento del lavoro in agricoltura e tutelare le vittime e i più deboli di questo mondo. 

Oggi saremo a Cuneo, fuori dal Tribunale, per seguire il processo e capire quali fatti verranno accertati, per dimostrare vicinanza a tutti gli imprenditori che lavorano nella legalità e sostenere le vittime di un sistema che sfrutta e lascia annegare nell’invisibilità migliaia di persone.

La giustizia è la prima via della carità.

Novembre 21, 2020 in New, News

Una casa per chi resta

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Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

#Live2020_14 I. , tornare a casa

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Ottobre 5, 2020 in New, News

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Settembre 30, 2020 in Live blog, New

#Live2020_13 Racconti di vita migratoria 2

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Il dovere di raccontare

By New, News

In queste settimane di fine estate sono ancora molti i lavoratori stagionali che continuano ad accedere al nostro Infopoint e ai servizi di Saluzzo Migrante per chiedere informazioni, ottenere assistenza legale o sanitaria, fare una doccia.

Diverse decine sono le persone che hanno ritirato il loro bagaglio e sono ripartite verso nuove raccolte, dopo aver terminato di lavorare nel Saluzzese o aver rinunciato ad aspettare la “chiamata” di un datore. Ci raccontano la difficoltà del dormire in strada per molti mesi e la speranza di trovare una situazione migliore nelle prossime campagne di raccolta delle arance, olive o pomodori.       

Sono ancora numerosi, tuttavia, i braccianti senza dimora costretti ad affrontare i primi freddi e la pioggia, in uno scenario che continua ad essere grave. Durante i nostri Presidi mobili la sera incontriamo persone che ancora dormono all’aperto in alcuni angoli di Saluzzo.

Da maggio, quando abbiamo constatato i primi arrivi, abbiamo sempre seguito da vicino l’evolversi della situazione. I numeri di questo 2020 sono notevolmente inferiori rispetto agli scorsi anni, ma le difficoltà che un bracciante si trova a dover affrontare una volta arrivato a Saluzzo in cerca di lavoro o dopo la telefonata del suo datore, sono sempre le stesse, accentuate quest’anno dall’emergenza sanitaria.

I nostri Presidi mobili serali sono uno strumento fondamentale per incontrare i senza dimora direttamente dove dormono, conoscere le loro condizioni di vita e di lavoro, i luoghi e le presenze, portando avanti un’azione di monitoraggio per fotografare la realtà con dati reali. Allo stesso tempo sono un’occasione per costruire una vicinanza con persone in situazione di forte marginalità: grazie a queste azioni abbiamo aiutato chi era malato, chi aveva profonde sofferenze, informato e mediato.

Avvicinarsi a persone in queste condizioni di fragilità richiede la capacità di mettersi a confronto con empatia e comprensione. In nessuno dei nostri numerosi sopralluoghi, in questi anni, si è mai verificato un momento pericoloso per i nostri operatori (in maggioranza donne). Quest’anno come nei 10 passati da quando portavamo le prime coperte alla stazione dei treni, il fenomeno degli stagionali agricoli senza dimora é andato aumentando.

Non eravamo presenti durante le riprese del servizio televisivo andato in onda su Rete 4 a proposito della situazione saluzzese, ma riteniamo che la realtà raccontata non sia aderente a quella che vediamo in città. L’impressione è quella di un prodotto televisivo che rischia soltanto di disinformare, alimentando tensioni che potrebbero sfociare in situazioni di conflitto sociale.

Gli uomini che incontriamo quotidianamente sono lavoratori o aspiranti tali, tutti in possesso di regolare permesso di soggiorno, che arrivano nel Saluzzese con la speranza di raccogliere la frutta per il più lungo periodo possibile, investendo tutta la propria persona di una “scommessa per la sopravvivenza” che vale per sé e per la propria famiglia (che sia in Italia o ancora in Africa).

Attualmente, dopo i controlli ed i monitoraggi condotti sia dal nostro Presidio sia dalle istituzioni, siamo a conoscenza del fatto che il 90% delle persone che dormono all’aperto a Saluzzo è impiegata nella raccolta presso imprese agricole locali. 

La realtà che fotografiamo non corrisponde quindi a scenari che vedono protagonisti 200 (o più) braccianti senza dimora additati come clandestini e violenti. Come Caritas, constatiamo narrazioni di questo tipo, che cercano di sollevare una sterile polemica attraverso immagini che non corrispondono alla realtà da noi conosciuta e monitorata. L’impressione che ne abbiamo ricavato è quella di una volontà malcelata di puntare ad una facile semplificazione di problematiche complesse, unicamente per creare paura e avversione nella cittadinanza.     

Esiste una situazione grave, in cui un Comune di 17.000 abitanti si ritrova solo di fronte a decine di persone che vivono in condizioni degradanti e che, nonostante le difficoltà citate, riesce comunque a mantenere sotto controllo l’ordine pubblico attraverso una cooperazione ben rodata da anni tra istituzioni locali, enti del terzo settore, Asl Cn1 e Forze dell’Ordine.

Sottolineiamo inoltre come la problematica saluzzese non sia isolata: Canelli, Cuneo, Siracusa, Latina, Foggia, Pachino, per citarne alcuni, sono territori accomunati dalla mancanza di soluzioni abitative adeguate che possano accogliere la totalità dei braccianti che stagionalmente vengono impiegati per raccogliere la frutta e la verdura che poi arriva sulle nostre tavole.

Già da maggio abbiamo messo in evidenza come questa problematica non fosse affrontabile solo a livello locale, ma ad oggi, nonostante il nostro appello condiviso da decine di realtà locali e nazionali e oltre 33.000 firme di cittadini raccolte su Change.org non abbiamo ancora visto interventi decisivi da parte della Regione Piemonte. Continuiamo quindi a chiedere con forza l’attuazione dell’art. 103.20 del Decreto Rilancio, che esiste appositamente per prevenire accampamenti informali dei braccianti stagionali che mettono in pericolo la salute delle persone senza dimora e della collettività.

Proprio perché la tematica degli stagionali senza dimora non può tenere conto della complessità delle cause che la generano, attraverso la nostra attività di comunicazione, continueremo a raccontare la realtà che incontriamo, certi che questo contributo possa portare luce nel dibattito pubblico, per chi ha voglia di vedere davvero.

Novembre 21, 2020 in New, News

Una casa per chi resta

Nei mesi di raccolta della frutta  gli operatori del Presidio hanno incontrato, durante l’apertura dell’Infopoint in corso Piemonte, i servizi e i “presidi mobili” serali, centinaia di lavoratori senza dimora…
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Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

#Live2020_14 I. , tornare a casa

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Ottobre 5, 2020 in New, News

Tendere la mano a chi resta al freddo

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Settembre 30, 2020 in Live blog, New

#Live2020_13 Racconti di vita migratoria 2

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Senza dimora

By New, News

Sono circa 150 le persone che gli operatori di Saluzzo Migrante contano dormire all’aperto in questa fine di agosto che preannuncia l’autunno con il suo vento freddo e l’imminente Fiera di San Chiaffredo.

Durante i Presidi Mobili i nostri operatori incontrano a Saluzzo braccianti che dormono all’aperto, avvolti nelle coperte che vengono distribuite dalla Caritas. Riposano tra i portici dei palazzi di Inps e Inail, sotto quelli dei supermercati e nel parcheggio dell’ex Casa del Cimitero (dove l’arrivo dei giostrai per la Fiera li ha costretti a trovare riparo all’ingresso del vicino parcheggio).

Queste persone dormono all’aperto da ormai 4 mesi nonostante nel Decreto Rilancio, all’articolo 103 comma 20, siano predisposte azioni specifiche per evitare assembramenti negli insediamenti informali di stagionali agricoli. Fin dall’inizio del lockdown la Caritas di Saluzzo si è confrontata con la situazione dei senza dimora, con situazioni critiche anche a Torino e Cuneo e con quelle registrate da altre Caritas italiane, confermando la necessità di un intervento non emergenziale, ma strutturale sul tema delle persone senza fissa dimora. 

Virginia Sabbatini, coordinatrice del Presidio “Saluzzo Migrante” spiega :

“Chiediamo un intervento che non sia solo locale. L’emergenza sanitaria ha messo ancora più in luce il fatto che questa problematica non possa essere risolta semplicemente dalla spinta di alcuni amministratori. Confidavamo che un’emergenza simile, che ha portato il Governo a normale la situazione con un decreto specifico, determinasse un intervento finalmente strutturato ad una problematica che ormai conosciamo bene e che ci interroga da anni.

Da marzo in poi abbiamo continuato a scrivere a Prefettura e Regione per chiedere una direzione efficace, un coordinamento dei Comuni e strumenti per intervenire.

Continuiamo ad attendere una risposta della Regione, continuiamo a partecipare ai tavoli di confronto istituiti alla Prefettura di Cuneo e abbiamo sottoscritto i suoi due protocolli, ma sentiamo la necessità di un investimento coordinato (dalla Protezione Civile, come previsto dal Decreto, su mandato della Regione) che veda nella prevenzione del contagio il suo cardine. Si può intervenire sui positivi, ma la prevenzione rimane centrale, così come previsto a livello nazionale attraverso il ruolo dei medici di base, delle USCA (unità speciali di continuità assistenziale), attraverso il ruolo sociale della casa.

Da maggio registriamo assembramenti informali di aspiranti braccianti e di lavoratori contrattualizzati che segnaliamo a Prefettura e Regione. Riteniamo che non si possa ricondurre la responsabilità della situazione alla singola amministrazione comunale. Percepiamo la mancanza di una regia che coordini un intervento di prevenzione sui senza dimora a livello territoriale.

Ci rendiamo conto che gli strumenti delle amministrazioni comunali (ordinanze, richieste di sgombero…) siano limitati. Inoltre, come Caritas non possiamo condividere la richiesta di azioni come il Daspo per i senza dimora o il fatto di veder gettate via le coperte da noi distribuite come fossero rifiuti. Non crediamo che l’unico sistema per gestire la problematica dei senza dimora sia quello di spingerli “un po’ più in là”, in un altro territorio.

Dobbiamo ricordarci che questi uomini rappresentano i soggetti più fragili della nostra società, quelli che si sono trovati senza una casa per poter ricostruire la propria vita: sono persone che vanno incluse nelle nostre comunità, non escluse, spinte ai margini e ad una solitudine che diventa prigione. Sapere che tra i senza dimora ci sono dipendenti agricoli è un dato importante: sono lavoratori ma non riescono a trovare una casa: come è possibile? Guardando le loro buste paga una risposta noi l’abbiamo”.

Tra i lavoratori che Saluzzo Migrante incontra durante i Presidi Mobili ci sono braccianti “storici” che ad anni arrivano qui a lavorare, alcuni estremamente reticenti a dire se lavorano, dove …altri invece sono nuovi arrivi, con un turnover costante di aspiranti braccianti che vanno via nel momento in cui non trovano impiego (confermando un fallimento del sistema di incrocio tra domanda e offerta di lavoro attraverso piattaforme informatiche il cui utilizzo non è obbligatorio per le aziende). Gli aspiranti braccianti, come rilevato da Saluzzo Migrante, ancora oggi continuano a cercare (e trovare) lavoro girando in bicicletta tra le aziende, tramite contatti informali con connazionali che conoscono i datori.

Continua Virginia Sabbatini: “Attraverso i nostri Presidi Mobili riusciamo a monitorare la situazione, raccogliere bisogni (sia materiale sia di tipo sanitario). Ci stupisce la normalità della città che convive con questa situazione, di cui sembrano accorgersi solo i residenti dei palazzi delle zone interessate. Ci domandiamo, per esempio, se gli abitanti dei condomini affacciati sui parchi in cui si sono verificati gli sgomberi sappiano dove sono finite queste persone, se ritengano che la situazione (attraverso queste modalità) sia stata effettivamente risolta o gestita. Noi continuiamo a vedere persone in strada, sempre sui cartoni, a cercare angoli ogni volta più remoti, lontani dal centro, bui. Ci domandiamo se la città si interroghi su dove finiscano queste persone che scompaiono all’alba, nascondendo cartone e coperta per la paura di non trovarli più.

Tutte le mattine raccolgono i loro averi in un sacco della spazzatura e cercano un posto dove poterlo nascondere, motivo per cui abbiamo attivato un servizio di deposito dei bagagli.

Sappiamo, tramite i contatti ricevuti dal nostro Infopoint, che alcune agenzie interinali e agricoltori stanno cercando manodopera e insistono nel poter assumere persone che pensano abbiano già una sistemazione alloggiativa. Il lavoro stagionale, per come è oggi retribuito spesso in modo difforme dalle previsioni dei contratti, non permette ad un bracciante di trovare nel mercato immobiliare una sistemazione a Saluzzo e nei Comuni limitrofi per un breve periodo e in modo discontinuo.

Se non c’è bisogno di manodopera, come sembra dal dibattito pubblico, perché veniamo contattati per cercare braccianti? Perchè chi arriva nel nostro infopoint per prendere una bicicletta in prestito, ritorna con un contratto di lavoro?

E se c’è bisogno di manodopera agricola stagionale, perchè si crede che gli stagionali agricoli possano autonomamente trovare un alloggio? Alcuni agricoltori insistono affinché il dipendente non chieda aiuto ai Comuni o alla Caritas, per la paura che venga richiesto un contributo (puramente volontario) per ottenere un posto. Alcuni sindaci, invece, ancora oggi negano che vi siano degli stagionali che attraversano le loro campagne per una giornata di lavoro, per poi tornare a dormire su un cartone sull’asfalto di Saluzzo”.

La Caritas di Saluzzo ribadisce la necessità di un canale unico e obbligatorio di reclutamento della manodopera per scongiurare gli arrivi disorganizzati e il protrarsi di modalità di reclutamento informali che favoriscono sacche di irregolarità.

Su un bacino di 11 mila stagionali, se la percentuale di quelli che rimangono senza dimora (come citano le parti datoriali), rimane un 30% che consiste in non poche persone. Non sono numeri marginali. Si tratta di persone che hanno bisogno di una sistemazione e di condizioni dignitose, adatte anche a prevenire il contagio (alloggio, accesso a docce e servizi igienici), e tale sistemazione va organizzata. Ancora nell’ultimo Tavolo di Coordinamento in Prefettura, a fine luglio, le organizzazioni agricole confermavano che ci fosse un 5% di fabbisogno di manodopera scoperto sulla raccolta delle mele (su circa 11mila addetti stagionali del settore).

Ancora una volta la Caritas di Saluzzo sottolinea come il modello vincente sia quello dell’accoglienza diffusa, nato con fatica grazie agli sforzi condivisi nel 2016 con la Lagnasco Group e alcuni sindaci del territorio. Gli sforzi dei Comuni che hanno aperto le accoglienze (ad oggi Savigliano, Verzuolo, Lagnasco, Costigliole Saluzzo, Busca, Saluzzo e tra poco Cuneo) sono molti, spesso al di là del mandato dell’ente locale e richiedono sinergia tra i vari livelli governativi.

Tuttavia, secondo la Caritas di Saluzzo, tutto ciò ancora non è sufficiente: i posti sono pochi, i Comuni aderenti non sono sufficienti e i lavoratori hanno paura a candidarsi per entrare temendo di perdere il lavoro a causa del contributo volontario richiesto all’impresa agricola, come appreso dagli operatori di Saluzzo Migrante durante i Presidi Mobili.

Prosegue Virginia Sabbatini: “Riteniamo che serva un maggiore intervento dei sindacati agricoli per informare correttamente le imprese su questo servizio: ancora oggi ci troviamo spesso a spiegare ai datori cosa siano le Accoglienze Diffuse e perchè i loro dipendenti stagionali non possano autonomamente trovare un alloggio. Gli imprenditori agricoli sono accompagnati o sono lasciati soli nel conoscere realmente il contesto in cui assumono dipendenti stagionali?

È semplice dire “non dovrebbero venire”: le persone vengono perchè il sistema di reperimento della manodopera, del tutto disorganizzato, genera una forte aspettativa di trovare un impiego, lavoro che viene effettivamente poi trovano. La percentuale di aspiranti braccianti che durante la stagione non trovano lavoro è minima: queste persone si sono fermate alcuni giorni, settimane poi sono ripartite per il Foggiano. Ripartono ogni anno a novembre, quando il lavoro agricolo termina. Quest’anno inoltre la spinta verso il lavoro stagionale è aumentata a causa del Covid19 (abbiamo incontrato camerieri, aiuto-cuochi, lavapiatti, buttafuori…) e i Decreti Sicurezza, che hanno aumentato la vulnerabilità costringendo ad avere un contratto di lavoro alla scadenza del permesso di soggiorno.

Attraverso il nostro Presidio combiniamo Presidi Mobili e Infopoint passando dall’aggancio in strada all’accompagnamento diretto. Attraverso il nostro Infopoint proviamo a indirizzare e orientare queste persone verso un percorso efficace (ritornare al proprio domicilio se non hanno lavoro, cercare un’assistenza legale o medica …). L’autonomia si raggiunge solo se si trovano gli strumenti corretti per provare a farcela”. 

La Caritas di Saluzzo mette perciò in evidenza come queste persone non siano causa di insicurezza economica e instabilità per il Paese, come troppo spesso viene detto e scritto. Le cause vanno ricercate altrove ed è su queste che si sollecita un intervento. Le problematiche che portano a questa situazione non andrebbero semplificate: si tratta di questioni che intrecciano tutta la filiera. Ogni semplificazione non aiuta ad amministrare i problemi, a garantire il rispetto dei diritti e della dignità del territorio, delle imprese, della terra e dei legami che qui si coltivano.

Novembre 21, 2020 in New, News

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Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

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Ottobre 5, 2020 in New, News

Tendere la mano a chi resta al freddo

Da 6 mesi nel Saluzzese ci sono uomini che dormono in strada e non trovano alcuna soluzione abitativa, nonostante siano arrivati nel nostro territorio in cerca di lavoro o già…
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Settembre 30, 2020 in Live blog, New

#Live2020_13 Racconti di vita migratoria 2

Durante i pomeriggi in cui il nostro Presidio apre i suoi servizi, molti braccianti arrivano nel cortile della Caritas carichi di fatica e dei loro stati d'animo come la frustrazione…
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#Live2020_8 Dopo il nubifragio

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Tetti scoperchiati, frutteti devastati, alberi abbattuti: mercoledì 12 agosto, dopo ore di temporali, vento e grandine il Saluzzese fa i conti con i danni a case, strade, economia locale.
Il giorno dopo sui giornali però non abbiamo trovato accenno a quelle persone che, anche sotto il nubifragio, sfrecciavano in bicicletta lungo le strade inondate dove il fango si mescolava alla frutta abbattuta.
Siamo partiti quello stesso mercoledì sera per un Presidio Mobile e ritornati il giorno successivo, al mattino, là dove i braccianti in cerca di lavoro dormono all’aperto.
Nell’insediamento nato a Lagnasco, accanto al cimitero, nella serata di mercoledì abbiamo nuovamente portato coperte che il giorno dopo abbiamo trovato stese ad asciugare e teli anti-pioggia. I secchi erano ancora pieni dell’acqua che i braccianti hanno tentato di levare dalle pozze create sotto le baracche auto-costruite. I cartoni fradici erano ammassati all’ingresso lungo le reti, le scarpe ricoperte di fango erano ordinate ai piedi di ogni giaciglio improvvisato.
Abbiamo raccolto la rabbia e frustrazione di chi, ci ha raccontato, é in Italia da anni e si ritrova a vivere in questa condizione. Molti sono braccianti “storici”, che ci hanno detto di avere già un contatto con un datore con cui hanno lavorato negli anni precedenti, da cui aspettano una chiamata o che sanno già li assumerà più avanti.
A pochi metri i container dell’Accoglienza Diffusa dove ha trovato un tetto chi ha un contratto o lo sta per firmare. Il vento e la grandine hanno danneggiato alcuni vetri delle strutture, un pezzo del muro che divide i container é crollato.
Poche ore di nubifragio sono bastate a rendere ancora più difficile la condizione dei braccianti, che risentirà anche dei danni provocati ai frutteti, alla produzione e, di conseguenza, dei condizionamenti sulla richiesta di manodopera.

[continua]

Novembre 21, 2020 in New, News

Una casa per chi resta

Nei mesi di raccolta della frutta  gli operatori del Presidio hanno incontrato, durante l’apertura dell’Infopoint in corso Piemonte, i servizi e i “presidi mobili” serali, centinaia di lavoratori senza dimora…
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Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

#Live2020_14 I. , tornare a casa

I. aveva 23 anni quando è arrivato in Italia. Oggi ne ha 28. Ha sempre fatto il bracciante e, così come molti altri stagionali agricoli che seguono il ciclo delle…
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Ottobre 5, 2020 in New, News

Tendere la mano a chi resta al freddo

Da 6 mesi nel Saluzzese ci sono uomini che dormono in strada e non trovano alcuna soluzione abitativa, nonostante siano arrivati nel nostro territorio in cerca di lavoro o già…
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Settembre 30, 2020 in Live blog, New

#Live2020_13 Racconti di vita migratoria 2

Durante i pomeriggi in cui il nostro Presidio apre i suoi servizi, molti braccianti arrivano nel cortile della Caritas carichi di fatica e dei loro stati d'animo come la frustrazione…
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#Live2020_7 Mantenere legami

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Ricaricare il cellulare è un gesto per molti quasi automatico: la sera, ad esempio prima di dormire, inseriamo la spina nella presa della corrente e colleghiamo il cavo al cellulare. Ricaricarci (dormendo) e ricaricare (il cellulare) sono diventate azioni quotidiane, quasi scontate per chi una casa ce l’ha.
In estate, a partire dall’inizio della stagione di raccolta, il nostro Presidio inizia a incontrare centinaia di braccianti che arrivano a Saluzzo da altre regioni italiane alla ricerca di un lavoro.
Sono spesso giovani accomunati dall’investimento che la famiglia ha fatto su di loro per cercare un modo di sostenersi fuori dal continente, investendoli della necessità di mantenere una famiglia spesso allargata (per tradizione culturale) a decine di altri parenti.
Per loro, quindi, il cellulare è simbolo di un ponte, l’ultimo collegamento sicuro con una vita che, per quanto difficile, era fatta di persone care.
Per cercare di mantenere questi legami, il nostro Presidio offre la possibilità di ricaricare il cellulare negli orari dei servizi.
Mentre attendono in coda per l’Infopoint o prima di fare una doccia, i ragazzi lasciano a noi il loro telefono che viene contrassegnato da un’etichetta in modo da essere riconosciuto al momento della consegna.
In questi momenti molti iniziano a raccontarsi, come B. che con le mani coperte di cicatrici stringe il telefono. Quando gli chiediamo come si è fatto quei graffi, ci racconta che se li è fatti sradicando a mano i mandarini durante la raccolta a Rosarno, mentre qui a Saluzzo ci dice con sollievo che almeno gli danno degli attrezzi per raccogliere i mirtilli e non deve farlo a mano. Oppure c’è O., un ragazzo maliano dai modi tranquilli che assieme al cellulare ci chiede di poter caricare anche il rasoio per farsi la barba e tagliarsi i capelli.
Man mano che le ore passano, i nostri volontari scollegano e ricollegano almeno una cinquantina di telefoni che ogni tanto vibrano, suonano, gli schermi si illuminano e sullo sfondo appaiono foto di parenti o amici distanti. Una distanza, Italia – Africa, che una semplice chiamata può coprire.

[continua]

Novembre 21, 2020 in New, News

Una casa per chi resta

Nei mesi di raccolta della frutta  gli operatori del Presidio hanno incontrato, durante l’apertura dell’Infopoint in corso Piemonte, i servizi e i “presidi mobili” serali, centinaia di lavoratori senza dimora…
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Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

#Live2020_14 I. , tornare a casa

I. aveva 23 anni quando è arrivato in Italia. Oggi ne ha 28. Ha sempre fatto il bracciante e, così come molti altri stagionali agricoli che seguono il ciclo delle…
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Ottobre 5, 2020 in New, News

Tendere la mano a chi resta al freddo

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Settembre 30, 2020 in Live blog, New

#Live2020_13 Racconti di vita migratoria 2

Durante i pomeriggi in cui il nostro Presidio apre i suoi servizi, molti braccianti arrivano nel cortile della Caritas carichi di fatica e dei loro stati d'animo come la frustrazione…
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#Live2020_6 Custodire speranze

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In queste prime settimane di agosto, dopo la nostra richiesta, abbiamo ricevuto decine di mail e messaggi sui social da parte di persone che dal resto della provincia, della regione e d’Italia desideravano aiutarci donando borse e zaini.            

I primi zaini hanno iniziato ad arrivare da zone vicine a Saluzzo e da altre città italiane: rispolverati dagli armadi o ordinati apposta, a mano a mano che le settimane sono diventate più calde, si sono fatti spazio nel magazzino del Pozzo pronti per essere distribuiti ai braccianti che ogni settimana (circa 150) arrivano nel cortile della nostra Caritas per fare una doccia, chiedere vestiti, scarpe o, appunto, uno zaino.

Borsa, valigia, zainetto … hanno un’importanza fondamentale per i braccianti senza dimora. Contengono gli averi di una vita fatta di spostamenti, precarietà e marginalità. Uno zaino diventa la casa che puoi portare con te e la contiene proprio come se fosse un pezzo di sé che si cerca di difendere da tutto, anche da chi vorrebbe rubartela, perché la sopravvivenza è anche questo. Come nel caso di S. che è arrivato alla nostra “Boutique du monde” (dove distribuiamo zaini, vestiti e scarpe) cercando una busta di nylon per poter riparare la sua valigia dalla pioggia.

Oppure M. che, come altre centinaia, da inizio giugno bivacca all’aperto insieme ad un piccolo gruppo di connazionali a Saluzzo, vicino ad un supermarket, arrotolandosi in una coperta per cercare di scacciare l’insistenza delle luci al neon dell’insegna dove un volantino reclama un kg di pesche a pochi centesimi, quelle stesse pesche che spera di raccogliere con un contratto, anche solo di qualche giorno, di qualche settimana. Per chi come M. sta dormendo all’aperto, nelle notti che alternano tempeste di pioggia e zanzare, il problema di dove custodire e come trasportare in giro le proprie cose mentre si va in bicicletta a cercare lavoro è fondamentale.

Molti dei braccianti che abbiamo incontrato la notte, quando con il Doblò usciamo per i Presidi mobili, dopo il lungo viaggio che li ha portati anche molto tempo prima in Italia (dal Mali, Senegal, Gambia, Costa d’Avorio, Guinea, Ghana e Burkina Faso) sono costretti a dormire nascosti nei parchi, nei sottopassi o nei parcheggi in periferia, a Saluzzo come in altri piccoli Comuni attorno. Costretti a cercare, giorno dopo giorno, giacigli di fortuna dove passare la notte e lasciare i propri bagagli, magari incustoditi durante il giorno.

Spesso alcuni braccianti, quando arrivano al nostro sportello Infopoint in corso Piemonte, raccontano di essere rientrati da una giornata di lavoro nei frutteti oppure alla ricerca di un ingaggio e di non aver più ritrovato i loro bagagli (perdendo così documenti, vestiti, ricordi…). Dopo lo sgombero del parco di Villa Aliberti a luglio, molti ci hanno raccontato che le loro valigie erano state spostate nei magazzini comunali, ma non erano riusciti a recuperarle.  Una situazione che ha generato parecchi disagi e difficoltà.

Per questo motivo, come già accadeva gli anni scorsi, in accordo con il Comune e la Polizia Municipale abbiamo iniziato a raccogliere i bagagli e gli effetti personali dei braccianti per riporli in un deposito della nostra Caritas che possono raggiungere facilmente e in sicurezza, senza il rischio di dover attendere troppo tempo o creare assembramenti.

Su ogni bagaglio mettiamo un’etichetta con il nome del proprietario perché sappiamo che dentro quegli zaini e quelle valigie ci sono vite intere, arrivate a Saluzzo (e con alle spalle altri viaggi da molto più lontano) con la speranza di trovare il modo di sopravvivere, mantenere la famiglia o rinnovare il permesso di soggiorno.

Ad oggi nel nostro deposito abbiamo circa sessanta bagagli che sappiamo contenere tanti oggetti, ma anche speranze, ricordi e storie che custodiamo affinché non vadano dispersi.

[continua]

Novembre 21, 2020 in New, News

Una casa per chi resta

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#Live2020_14 I. , tornare a casa

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Ottobre 5, 2020 in New, News

Tendere la mano a chi resta al freddo

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Settembre 30, 2020 in Live blog, New

#Live2020_13 Racconti di vita migratoria 2

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#Live2020_5 CERCHIAMO COPERTE

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Cerchiamo coperte.

Per C. che con la sua tenda sfilacciata da quasi un mese dorme vicino ad un supermarket dove i cartelloni pubblicizzano 1 kg di pesche in offerta a 0,98 centesimi

Per D. che a 21 anni si trova a pregare il suo Dio su un cartone umido sotto un portico a Saluzzo dove è arrivato per la prima volta, convinto da un amico che qui avrebbe trovato un ingaggio.

Per S. di 23 anni che a Bergamo faceva il metalmeccanico, ma la crisi causata dal Covid ha lasciato senza lavoro.

Sono oltre 100 i giovani africani (originari delle zone subsahariane come Mali, Gambia, Senegal…) che abbiamo incontrato la notte in queste settimane, durante i nostri Presidi Mobili, mentre con i volontari distribuiamo mascherine, gilet catarifrangenti, ma soprattutto coperte.

Sono arrivati qui da Torino o da altre regioni, con la speranza di lavorare  nella raccolta, a cavallo tra i mirtilli e le mele, ma rimangono senza un tetto perché i posti nelle strutture dell’accoglienza diffusa (115 disponibili) non sono sufficienti, inoltre le aperture di alcuni siti sono state posticipate o non ancora attuate.

Alcuni hanno il permesso di soggiorno scaduto o non rinnovato, molti i nuovi arrivi che passano dal nostro Infopoint in corso Piemonte, alcuni ci mostrano un contratto in Comuni che (a differenza degli otto firmatari su 34 del distretto frutticolo cioè Saluzzo, Cuneo, Tarantasca, Busca, Costigliole Saluzzo, Lagnasco, Verzuolo e Savigliano) non hanno sottoscritto i protocolli con la Prefettura.

Molti ci dicono di avere un contratto con un datore di lavoro che li assumerà per la raccolta delle mele, ma è forte il loro timore a mostrarlo per paura di controlli in azienda.

I temporali di questi giorni li hanno esposti a piogge gelide, grandine e freddo, costringendoli a cercare un riparo anche sotto tettoie improvvisate, in condizioni indegne e promiscue, ancora più a rischio in questo periodo di diffusione del Covid-19.

Il nostro timore è per loro e per la salute dei cittadini: chiediamo che venga applicata una norma che già esiste, l’articolo 103 comma 20 del Decreto Rilancio, come già ribadito dalla Ministra Bellanova, che prevede un intervento per prevenire la nascita di insediamenti informali a tutela della salute di tutti.

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Novembre 21, 2020 in New, News

Una casa per chi resta

Nei mesi di raccolta della frutta  gli operatori del Presidio hanno incontrato, durante l’apertura dell’Infopoint in corso Piemonte, i servizi e i “presidi mobili” serali, centinaia di lavoratori senza dimora…
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Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

#Live2020_14 I. , tornare a casa

I. aveva 23 anni quando è arrivato in Italia. Oggi ne ha 28. Ha sempre fatto il bracciante e, così come molti altri stagionali agricoli che seguono il ciclo delle…
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Ottobre 5, 2020 in New, News

Tendere la mano a chi resta al freddo

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Settembre 30, 2020 in Live blog, New

#Live2020_13 Racconti di vita migratoria 2

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#Live2020_4 INCONTARE I BRACCIANTI

By Live blog
1. CHI DORME FUORI
Da ormai qualche settimana, dopo aver chiuso il servizio di Infopoint, lasciamo l’ufficio per andare a parlare con i tanti ragazzi che dormono all’aperto. Quasi tutte le sere, attraverso i Presidi Mobili cerchiamo di informare, offrire assistenza legale, sanitaria, sindacale e di prima necessità a queste persone che vivono la loro fragilità in un momento storico che ne aggrava la situazione.
Incontriamo tra loro alcuni “storici” braccianti che ogni anno tornano a lavorare nelle nostre campagne, mentre molti altri sono qui per la prima volta.
Ad oggi abbiamo incontrato circa una ventina di lavoratori contrattualizzati che dormono in strada, e sappiamo che molti altri si stanno organizzando per arrivare. 
Ogni settimana scriviamo alla Prefettura e alla Regione per segnalare quanto da noi raccolto. Chiediamo di realizzare un sistema di accoglienza per i lavoratori agricoli stagionali sia pubblico che privato che coinvolga anche i sindacati agricoli e la riapertura delle strutture già presenti attraverso il coinvolgimento del dipartimento della protezione civile.
Come Caritas e come Progetto Presidio insistiamo anche sulla necessità di collaborare con gli imprenditori agricoli per quanto riguarda il rispetto dei diritti lavorativi di questi braccianti: l’equa retribuzione e la contribuzione che rispetta le giornate lavorative sono diritti fondamentali che possono permettere a queste persone di rendersi autonome anche nella ricerca di una casa.
In questa situazione pensiamo sia destinato ad aumentare il numero delle persone che dormiranno all’aperto a Saluzzo, specie in concomitanza con l’inizio della raccolta delle pesche.
Ribadiamo, come abbiamo detto questa mattina nell’intervento che ci ha visti al tavolo con il Sindaco di Saluzzo e il Vice Prefetto che hanno incontrato i manifestanti, che un alloggio dignitoso è una condizione fondamentale per la tutela del diritto alla salute dei braccianti agricoli e della salute pubblica. Tale situazione è attualmente insostenibile ed esprime forti criticità, come già segnalato alla Prefettura di Cuneo in una lettera che come Caritas abbiamo deciso di inviare.
2. COSA FACCIAMO
Dopo i primi, numerosi, arrivi la situazione dei braccianti stagionali a Saluzzo rimane ancora complessa. Molti dei ragazzi che abbiamo incontrato durante i nostri Presidi Mobili la sera in giro per Saluzzo o nello spazio del nostro Infopoint in corso Piemonte ci raccontano di essere arrivati qui per la prima volta: chi da Napoli, chi da Torino, perfino dalla Sardegna… Tutti sono in cerca di un lavoro stagionale, ma nessuno ha un posto dove stare.

Ad oggi abbiamo incontrato circa 70 ragazzi che dormono all’aperto in città (nei parchi pubblici, sotto i portici dei palazzi, nei parcheggi…) ai quali abbiamo donato una coperta e consigliato di venire al nostro Infopoint in modo da fornirgli assistenza dal punto di vista legale, lavorativo, sindacale e amministrativo. Quando arrivano li aiutiamo a iscriversi alla piattaforma “Io lavoro in agricoltura”, distribuiamo libretti per segnare il numero di ore lavorate durante la giornata, spieghiamo loro le novità che l’emergenza sanitaria ha portato con sé. 

Inoltre, sono già 6 le persone che hanno ricevuto assistenza sanitaria da parte del nostro ambulatorio medico o dal pronto soccorso che hanno spesso sottolineato come la cura dell’igiene e un adeguato risposo siano importanti per la guarigione.     
Senza una casa, però, il riposo e la possibilità di lavarsi vengono meno.

Molti arrivano da lontano e sono disposti a restare qui nonostante le condizioni precarie, il freddo e la pioggia di questi giorni: per loro Saluzzo non significa altro che la possibilità di trovare un lavoro, di sopravvivere, di rinnovare il permesso di soggiorno.

3. IL NOSTRO AIUTO
In queste settimane abbiamo cercato di capire come adattare alle condizioni create dall’emergenza Covid-19 i nostri servizi che solitamente apriamo proprio con l’inizio della stagione di raccolta, tra la primavera e l’estate.

Nelle ultime settimane dal nostro Infopoint in corso Piemonte il numero di persone in attesa aumenta ogni giorno e attraverso l’aiuto dei volontari riusciamo a permettere che l’attesa sia sicura per tutti quei braccianti che arrivano a chiederci aiuto, compilare in curriculum, ricaricare i telefonini o semplicemente fermarsi un attimo. Distribuiamo loro le mascherine frutto di tante donazioni di chi sostiene il nostro progetto Presidio e ci dimostra la sua vicinanza.

Un altro servizio indispensabile per la dignità di queste persone sono le docce. Abbiamo già incontrato persone che hanno problematiche di salute collegate al vivere senza un tetto, addirittura un #bracciante ci ha detto di essersi lavato in un torrente in questi giorni.
A questo proposito da lunedì il nostro servizio docce riaprirà in tutta sicurezza seguendo tutte le disposizioni necessarie per garantire la salute di tutti: attraverso il contributo dei volontari i braccianti potranno usufruire del servizio che sarà sanificato dopo ogni utilizzo.

Inoltre, molti stagionali costretti a dormire in strada spesso sono tornati al loro giaciglio senza più trovare i loro bagagli o altri effetti personali che avevano lasciato incustoditi per partire in bicicletta a cercare lavoro. È nata così la nostra idea di creare un deposito bagagli nella nostra #Caritas e da qualche giorno abbiamo iniziato a offrire loro la possibilità di depositarli al sicuro.

[continua]

Novembre 21, 2020 in New, News

Una casa per chi resta

Nei mesi di raccolta della frutta  gli operatori del Presidio hanno incontrato, durante l’apertura dell’Infopoint in corso Piemonte, i servizi e i “presidi mobili” serali, centinaia di lavoratori senza dimora…
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Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

#Live2020_14 I. , tornare a casa

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Ottobre 5, 2020 in New, News

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