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caritas Archivi - Saluzzo Migrante

#Live2021_3 Vaccini per i braccianti

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Anche quest’anno, grazie ai medici volontari coordinati dai dottori Paolo Allemano e Tiziana Bertero, l’Ambulatorio medico stagionali in corso Piemonte 63 ha riaperto in concomitanza con l’arrivo estivo dei lavoratori e degli aspiranti lavoratori agricoli per la raccolta della frutta.

 Dall’apertura a giugno a fine agosto sono state 209 le richieste registrate dagli operatori del Presidio rispetto ad assistenza di tipo medico-sanitario, 184 gli accessi all’Ambulatorio. Purtroppo infatti chi non ha una residenza sul territorio e non ha un contratto di lavoro in essere non può richiedere l’assistenza del Medico di Medicina Generale sul territorio.

 In questi mesi, sul tema dei vaccini e delle procedure di sicurezza per prevenire il contagio da Covid19, il Presidio ha portato avanti un’attività di sensibilizzazione e di registrazione di coloro che erano impossibilitati a registrarsi tramite la piattaforma “Il Piemonte ti vaccina”.

Dall’iscrizione tramite piattaforma sono infatti esclusi coloro che non sono residenti in Piemonte, sono sprovvisti di tessera sanitaria, hanno la tessera sanitaria scaduta o in corso di rinnovo.

 Sono 195 le richieste di vaccino raccolte dal nostro Presidio, non solo di lavoratori e aspiranti lavoratori, ma anche, grazie alla collaborazione con il Centro ISI (Informazione Salute Immigrati), di persone irregolarmente soggiornanti sul territorio.

Di questi 149 si sono vaccinati con il monodose Johnson&Johnson o il Pfizer nelle 3 sedute del 6 e del 18 agosto e del 8 settembre a Lagnasco. Alcuni sono stati vaccinati all’hub allestito al Foro Boario di Saluzzo, altri verranno ulteriormente segnalati al Distretto Sanitario dell’ASL CN1 che ha organizzato queste giornate.

#Live2021_3 Vaccini per i braccianti

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Anche quest’anno, grazie ai medici volontari coordinati dai dottori Paolo Allemano e Tiziana Bertero, l’Ambulatorio medico stagionali in corso Piemonte 63 ha riaperto in concomitanza con l’arrivo estivo dei lavoratori…

#Live2021_2 La salute dei braccianti a rischio

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Quand’è che un lavoratore si può considerare sfruttato? Non è solo questione di mancanza di contratti, niente contributi... tra gli indici che il codice penale individua c'è anche il mancato…

Una nuova stagione con il progetto Sipla

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Dal dicembre 2020 la Caritas di Saluzzo, attraverso la Fondazione San Martino come ente gestore, ha attivato il progetto SIPLA - Sistema di Protezione dei Lavoratori in Agricoltura, promosso per…

Aderiamo all’appello “Difendiamo i diritti”

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Anche il progetto Saluzzo Migrante aderisce all'appello (pubblicato qui) promosso da associazioni quali ASGI e Antigone, rivolto alla Prefettura di Torino dopo la morte nel CPR (Centro di permanenza e…

#Live2021_2 La salute dei braccianti a rischio

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Quand’è che un lavoratore si può considerare sfruttato? Non è solo questione di mancanza di contratti, niente contributi… tra gli indici che il codice penale individua c’è anche il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza e sull’orario. Perché il buon lavoro, quello dignitoso, passa anche dalla  tutela della salute.

Ce lo ricordano ogni giorno i braccianti che arrivano al nostro Presidio in corso Piemonte 59: la maggior parte racconta di straordinari che diventano la norma, spesso non riconosciuti in busta paga. A questo si unisce un contesto che troppo spesso mette a rischio la loro salute: la difficoltà a trovare un posto dignitoso in cui dormire li costringe spesso a finire in strada, dormendo sopra un cartone appoggiato sull’asfalto, senza un riparo dalla pioggia, senza prendere sonno per l’assillo di stare allerta nel caso in cui ci siano controlli dei documenti da parte delle Forze dell’Ordine, sgomberi o qualcuno venga a rubare tra i pochi averi che hanno stipato in una valigia.

Ci raccontano della sveglia all’alba, tra le quattro e le cinque del mattino, pronti per raggiungere i campi colmi di mirtilli. La prima preoccupazione è quella di trovare un luogo in cui nascondere i cartoni e le coperte, in modo che non siano scambiati per rifiuti e gettati via, per riuscire a ritrovarli la sera quando rientreranno in quell’angolo buio dove hanno cercato riparo. Già lo scorso anno, dopo una serie di interventi di pulizia in città durante i quali sono state gettate via le coperte dei braccianti, eravamo alla ricerca di nuove coperte così, ascoltate queste storie durante le ore di apertura della nostra “Boutique du monde” le nostre volontarie quest’anno ci hanno sorpresi con la loro creatività. Hanno portato una serie di teli ai quali hanno cucito tasche e lacci per poter arrotolare le coperte che consegnamo durante i Presidi Mobili. “Così le possono legare alle bici” ci hanno spiegato, “per evitare che non le ritrovino più ogni sera”.

Ma la giornata di un bracciante senza dimora non ha esaurito le sue preoccupazioni al mattino. Dopo aver fatto sparire le tracce del loro giaciglio, ci raccontano dei chilometri in bici (anche una ventina) che affrontano lungo le “strade della frutta”, tra camion e ginocchia che pestano sui pedali per arrivare al luogo di lavoro. Al ritorno, la loro speranza è sempre quella di riuscire ad arrivare prima possibile in Caritas per prendere i primi numeri della fila e non dover attendere troppo per una doccia. Per alcuni l’attesa rappresenta un momento di riposo: potersi sedere, chiacchierare con gli altri in attesa, ricaricare il cellulare, bere dell’acqua fresca, spalmare una crema sulla pelle riarsa dal sole…

Ieri sera oltre 40 braccianti sono arrivati per una doccia nel nostro cortile in corso Piemonte. Dopo una giornata di lavoro, riuscire a lavarsi, pulire i vestiti, diventa l’accesso a una normalità non scontata in questi luoghi, ma essenziale. Il servizio docce che abbiamo riattivato quest’anno, grazie ai volontari, resto aperto il martedì e il giovedì. Se troveremo nuovi volontari disponibili, contiamo di aumentare le aperture.

La vita in strada mina la salute dei braccianti non solo quando sono esposti ai temporali estivi, alle grandinate, alle temperature che scendono la notte, ma anche perché non riescono a cucinare un pasto vero. Se la realtà delle baraccopoli è drammatica nei loro racconti, almeno lì ci spiegano come potevano arrangiarsi accendendo un fuoco. Solo uno di loro, ieri sera, si era ricavato dentro uno scatolone in plastica per la raccolta differenziata della carta, un vano dove ha sistemato un fornelletto a gas nella speranza di scaldarsi riso e pollo. Un’alimentazione scarsa e poco costante, unita alla disidratazione sono tra le cause delle patologie che vengono sistematicamente riscontrate dai medici volontari del nostro ambulatorio. Mali che possono cronicizzarsi se non curati e se non interviene cambiando stile di vita (casa, cibo, spostamenti e lavoro meno faticosi). Purtroppo, come approfondiremo in altre Liveblog, anche l’accesso alle visite mediche e a cure continuative non è semplice per gli stagionali.

Negli ultimi anni abbiamo visto aumentare il numero di braccianti che, con o senza il nostro supporto, sono riusciti a trovare un alloggio da affittare eppure spesso si tratta di appartamenti in piccoli Comuni lontani dalle zone di lavoro, con scarsi collegamenti del trasporto pubblico e comunque gli orari dei bus sono per lo più incompatibili con quelli della raccolta. Anche per chi non dorme in strada, i lunghi tragitti in bicicletta alla fine di una estenuante giornata di lavoro sotto il sole aumentano il rischio di incidenti, attenuato solo dai giubbotti catarinfrangenti e dalle luci che distribuiamo nella nostra “Boutique du monde”.

A questa fotografia di inizio stagione si aggiungono altri elementi legati al mancato rispetto delle norme sulla sicurezza che, in un momento di distrazione o stanchezza legata a questo stile di vita, possono costare caro, come per F. che abbiamo accompagnato al Pronto soccorso perché, senza i guanti per la potatura, ha rischiato di perdere una falange per un brutto taglio. Lo abbiamo visto arrivare al nostro Presidio a diversi giorni di distanza dall’accaduto, perché il datore (preoccupato per l’infortunio sul lavoro) non lo ha accompagnato in ospedale e gli aveva chiesto, come ci ha riferito, di non parlare con nessuno dell’accaduto. Parecchi braccianti arrivano alla nostra “Boutique” chiedendo ad esempio un paio di scarpe antinfortunistiche, altri raccontano di guidare mezzi agricoli senza patente.

Salute e lavoro: due diritti fortemente intrecciati, che torniamo a chiedere siano salvaguardati per evitare tragedie come quella di Camarda Fantamadi, bracciante 27enne, originario del Mali, morto proprio oggi mentre stava rientrando a casa in sella ad una bicicletta sulla strada provinciale dove ha avuto un malore per l’aria irrespirabile che aveva raggiunto i 40 gradi. È successo a Brindisi, ma anche qui a Saluzzo fa caldo, c’è il Covid e i braccianti sono tornati a sfrecciare ogni giorno sulle “strade della frutta”. La salute non è un diritto sacrificabile. 

#Live2021_3 Vaccini per i braccianti

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Anche quest’anno, grazie ai medici volontari coordinati dai dottori Paolo Allemano e Tiziana Bertero, l’Ambulatorio medico stagionali in corso Piemonte 63 ha riaperto in concomitanza con l’arrivo estivo dei lavoratori…

#Live2021_2 La salute dei braccianti a rischio

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Quand’è che un lavoratore si può considerare sfruttato? Non è solo questione di mancanza di contratti, niente contributi... tra gli indici che il codice penale individua c'è anche il mancato…

Una nuova stagione con il progetto Sipla

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Dal dicembre 2020 la Caritas di Saluzzo, attraverso la Fondazione San Martino come ente gestore, ha attivato il progetto SIPLA - Sistema di Protezione dei Lavoratori in Agricoltura, promosso per…

Aderiamo all’appello “Difendiamo i diritti”

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Anche il progetto Saluzzo Migrante aderisce all'appello (pubblicato qui) promosso da associazioni quali ASGI e Antigone, rivolto alla Prefettura di Torino dopo la morte nel CPR (Centro di permanenza e…

Da stagionali ad apicoltori con Bee My Job

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Quest’anno per la prima volta la Caritas di Saluzzo partecipa tramite il progetto Presidio Saluzzo Migrante al progetto dell’Associazione Cambalache di Alessandria “Bee my job Academy”.

L’iniziativa, rivolta a richiedenti e titolari di protezione internazionale, vuole fornire strumenti efficaci e concreti per l’inserimento lavorativo in ambiti diversi dall’agricoltura stagionale, in particolare quello apistico. La selezione, iniziata a fine 2020,  è stata condotta dall’Associazione Cambalache, in collaborazione con gli operatori del Presidio Saluzzo Migrante (per il Nord Italia) e la onlus MEDU – Medici per i diritti umani (per il Centro-Sud) tenendo conto delle esigenze e delle aspettative sia delle aziende sia dei beneficiari, oltre agli aspetti legati alla logistica e allo status dei candidati.

Dopo le lezioni teoriche online durante il mese di marzo, i tre beneficiari individuati da Saluzzo Migrante tra i suoi utenti avrebbero dovuto seguire un seminario pratico nella sede alessandrina dell’Associazione Cambalanche, cosa che non è stata possibile a causa delle restrizioni dettate dalla pandemia.

I tre giovani migranti coinvolti, due dei quali accolti in Casa Madre Teresa, hanno quindi intrapreso un primo avviamento al lavoro apistico grazie alla collaborazione di un volontario di Saluzzo Migrante e apicoltore, Matteo Mana, 35enne di Manta. Matteo ha ospitato gli “studenti” di “Bee My Job Academy” nel suo apiario, riferendo il loro grande entusiasmo verso questo mondo e il loro desiderio di riscatto attraverso l’apprendimento di un nuovo mestiere. Nessuno sembrava impaurito dalle api che, al contrario, hanno riferito essere decisamente più mansuete di quelle africane!

Ha avuto così inizio una nuova esperienza per M. 25enne originario del Gambia, M. e I., entrambi maliani di 27 e 29 anni, quest’ultimo con alle spalle un’esperienza da apicoltore nel suo Paese d’origine, aspetto che lo ha fortemente motivato ad approfondire le sue conoscenze per un futuro lavoro nel settore. Due di questi ragazzi hanno vulnerabilità psicologiche e la prima volta in cui gli operatori di Saluzzo Migrante li hanno incontrati erano senza dimora.

Nonostante le difficoltà dovute agli acuti della loro malattia, l’accoglienza in Casa Madre Teresa si è rivelata fondamentale per intraprendere un percorso di cura che ha consentito di affrontare la loro problematica in un luogo sicuro, nel quale sono stati accolti e accettati. M., inoltre, dopo un anno di accompagnamento, grazie a Saluzzo Migrante e al supporto della clinica legale gratuita dell’IUC (International University College) ha visto riconosciuto il suo status di rifugiato. Il percorso con “Bee My Job Academy” si è rivelato utilissimo per restituire loro un nuovo orizzonte di vita. Due sono stati accompagnati dai nostri operatori ad Acqui Terme ad incontrare l’azienda apistica per iniziare il tirocinio. Purtroppo al momento l’attivazione è stata solo per uno di loro per via delle problematiche derivanti dalle procedure sulle attese dei rinnovi dei permessi di soggiorno e l’assenza di ricevute che abbiano valore legale tra un rinnovo e l’altro. Non è certo come proseguirà il cammino di questi ragazzi, ma è evidente l’importanza di questo primo passo verso una maggiore autonomia e un equilibrio di vita.

Grazie al progetto “Bee My Job Academy” l’inserimento in azienda è facilitato grazie ai fondi della Compagnia di San Paolo che hanno permesso all’Associazione Cambalache di coprire per le aziende apistiche aderenti il 50% degli indennizzi di tirocinio, a fronte di un’attivazione minima di 4 mesi, garantire la copertura dei costi per le pratiche di attivazione dei tirocini, dare una consulenza sulla normativa sul lavoro per l’impiego di soggetti vulnerabili, offrire un tutoraggio educativo e interventi di mediazione linguistica e culturale durante tutto il percorso. Per quel che riguarda invece la ricerca dell’alloggio da parte dei beneficiari, il progetto offre loro supporto logistico e, se necessario, può arrivare a erogare un contributo economico per affittare un alloggio vicino alla sede aziendale durante il periodo di tirocinio.

La Caritas di Saluzzo e gli operatori di Saluzzo Migrante ripongono grandi aspettative in questo progetto di apicoltura sociale, riconosciuto a livello internazionale come buona pratica di inclusione, grazie alla collaborazione a partire dal 2018 con l’UNHCR – Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. La speranza è quella che, attraverso una formazione qualificata, un accompagnamento professionale di operatori sociali e strumenti concreti come l’inserimento lavorativo in tirocinio, i tre giovani africani coinvolti possano uscire dalle condizioni di disagio e marginalità in cui vivevano.

Cerchiamo personale medico volontario

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Anche quest’anno il progetto Presidio “Saluzzo Migrante” si prepara a riattivare la collaborazione con l’Ambulatorio Medico Stagionali per garantire ai braccianti un adeguato accesso alle cure.

Dal 2014, infatti, la Caritas di Saluzzo, grazie ad una convenzione tra l’ASL CN1 e la Fondazione San Martino, attiva un Ambulatorio Medico che offre gratuitamente visite di base ai lavoratori stagionali nello spazio della Casa di Prima Accoglienza Mons. Bona in corso Piemonte 63.

Da maggio a dicembre questo Ambulatorio diventa fondamentale per i braccianti che lavorano come stagionali: grazie all’attività volontaria di medici e assistenti sanitari che mettono gratuitamente a disposizione la propria professionalità e il proprio tempo, grazie alla disponibilità dell’Asl CN1, negli anni questo Ambulatorio è riuscito a garantire un’adeguata e pronta cura a centinaia di persone che, seppur presenti in Italia da anni, non avevano mai avuto accesso alle visite necessarie.

Sono diverse le difficoltà ad accedere al servizio sanitario per le persone straniere non residenti nel Saluzzese che arrivano nel nostro territorio ogni anno per lavorare come stagionali.

Anche quest’anno il progetto Presidio “Saluzzo Migrante” cerca medici, infermieri e studenti di medicina o scienze infermieristiche che vogliano diventare volontari del servizio fornito dall’Ambulatorio Medico Stagionali e dallo sportello di assistenza sanitaria.

L’Ambulatorio diventa ogni anno un presidio fondamentale per garantire la salute di queste persone, tanto più in questo anno di pandemia, dove alla tutela della loro salute si aggiunge quella della collettività.

Per candidarsi si richiede di inviare una mail all’indirizzo salutemigrante@gmail.com all’attenzione della referente, la dott.ssa Tiziana Bertero.

#Live2021_1 Una nuova stagione alle porte

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Con l’arrivo della primavera, anche a Saluzzo gli alberi da frutto iniziano a gemmare e, nei campi, agricoltori e operai iniziano i lavori di cura delle piante, come le potature. La stagione di raccolta dei piccoli frutti si avvicina e, di conseguenza, gli spostamenti dei braccianti che “migrano” inseguendo le stagioni in cerca di un lavoro  (i dati relativi all’attività del presidio 2020 sono sono pubblicati qui).

Nel frattempo la nostra Caritas continua la sua attività di ri-progettazione dei servizi, come per la Casa di Prima Accoglienza, che sarà intitolata a Mons. Bona. Qui grazie alla collaborazione con la Comunità Cenacolo e i frati minori del convento di San Bernardino, da inizio marzo in corso Piemonte 63 è stato riaperto il dormitorio maschile con 11 posti destinati a persone senza dimora, stabili nel territorio, oltre ad una mensa che potrà servire pasti a pranzo e a cena per chi è in difficoltà.

Altra struttura di accoglienza rimane Casa Madre Teresa di Calcutta, aperta nel febbraio dello scorso anno per persone che si trovano in particolari condizioni di vulnerabilità socio-sanitaria. Al momento la struttura accoglie due famiglie con bambini e quattro uomini, ex-braccianti agricoli con problematiche sanitarie, anche legate alla sfera psicologica, che l’équipe di Saluzzo Migrante sta accompagnando.

Nonostante l’apertura di queste due strutture, a nostro avviso, anche quest’anno la situazione dei senza dimora resta preoccupante. Nelle prime settimane di marzo la nostra équipe ha incontrato oltre 6 persone arrivate a Saluzzo senza un luogo in cui dormire. Alcuni sono arrivati appena è iniziata la nuova stagione, con le prime settimane di caldo, nella speranza di un ingaggio in agricoltura, mentre la maggior parte sono arrivati perché avevano appuntamento con la Questura di Cuneo per il rinnovo del permessi di soggiorno.

Il loro arrivo è conseguente alle domande di rinnovo che avevano fatto la scorsa estate, mentre raccoglievano la frutta nel nostro territorio, e che, a causa dei forti ritardi in tutta Italia nelle pratiche di rinnovo, sono stati rinviati di oltre 6 mesi. Tra questi braccianti ci sono persone che hanno fatto domanda per la sanatoria e che ancora oggi non hanno ricevuto alcuna risposta (come denunciato dalla campagna “Ero straniero” alla quale anche la nostra Caritas aveva aderito.

Queste persone, non trovando posti disponibili nei dormitori, hanno finito per dormire in strada, nonostante le temperature ancora gelide e il proseguire della pandemia, con tutte le conseguenze di rischio per sé e la collettività che questa situazione comporta.

Anche questa volta la nostra Caritas ha messo a disposizione la mensa e le docce, oltre all’assistenza degli operatori di Saluzzo Migrante tramite l’Infopoint. Si è cercato di accompagnarli nelle pratiche legate ai permessi, di sostenerli in una progettazione del proprio percorso di vita e lavoro più efficace o di individuare luoghi in cui essere ospitati. Alcuni sono ritornati nel Sud Italia, in particolare nel Foggiano, a Rosarno, a San Ferdinando. Altri invece si sono spostati a Cuneo, dove il Comune insieme alle realtà del Terzo settore, ha creato una rete di dormitori di prima accoglienza, ma la situazione resta precaria. Altri arrivi potrebbero essere incentivati da situazioni come il un nuovo sgombero nella zona del Movicentro, accanto alla stazione ferroviaria.

Saluzzo Migrante continua a monitorare le notizie che arrivano dal Sud, anche confrontarsi con gli operatori delle altre realtà attive in Italia, come Medu, Intersos, Cuamm, Medici per i diritti umani, Associazione TerraOnlus! Insieme a loro, nell’ambito del progetto di ricerca “HOASI”, è emerso come, ad un anno dallo scoppio della pandemia, attorno alle zone di raccolta, le baraccopoli prive di servizi igienico-sanitari sono ancora la norma ed i braccianti agricoli che qui vivono sono ancora in condizioni drammatiche.

Proprio per questo motivo, apprendiamo con favore l’avvio di un confronto tra la Prefettura di Cuneo e i Comuni frutticoli sul sistema di accoglienza diffusa che possa rispondere in modo strutturato e condiviso all’arrivo e alla permanenza dei lavoratori agricoli stagionali. Positiva è anche la messa a bando di contributi rivolti alle imprese agricole per strutturare luoghi di accoglienza per i dipendenti stagionali. La speranza è che il sistema di accoglienza diffusa possa allargarsi oltre la decina di Comuni finora coinvolti (con 180 posti a disposizione, purtroppo ancora insufficienti a far fronte al numero di lavoratori stagionali senza dimora).

Come Caritas, continuiamo a continueremo a chiedere “una stagione di dignità”, per non assistere al ripetersi di un’altra stagione in cui lavoratori stagionali siano costretti a vivere per oltre 5 mesi sotto un porticato oppure a dormire in un parco.

Il Presidio “Saluzzo Migrante” continuerà anche in questa stagione di raccolta la sua attività di advocacy, affiancata ai servizi di supporto ai bracccianti : la Ciclofficina, l’Ambulatorio medico, la “Boutique du monde”, lo sportello di orientamento lavorativo, gli accompagnamenti sanitari … resi possibili grazie al costante lavoro degli operatori e al fondamentale supporto di tanti volontari e volontarie.

[immagini di archivio]

#Live2021_3 Vaccini per i braccianti

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Anche quest’anno, grazie ai medici volontari coordinati dai dottori Paolo Allemano e Tiziana Bertero, l’Ambulatorio medico stagionali in corso Piemonte 63 ha riaperto in concomitanza con l’arrivo estivo dei lavoratori…

#Live2021_2 La salute dei braccianti a rischio

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Quand’è che un lavoratore si può considerare sfruttato? Non è solo questione di mancanza di contratti, niente contributi... tra gli indici che il codice penale individua c'è anche il mancato…

Una nuova stagione con il progetto Sipla

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Dal dicembre 2020 la Caritas di Saluzzo, attraverso la Fondazione San Martino come ente gestore, ha attivato il progetto SIPLA - Sistema di Protezione dei Lavoratori in Agricoltura, promosso per…

Aderiamo all’appello “Difendiamo i diritti”

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Cerchiamo volontari

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Siamo alla ricerca di nuovi volontari per i servizi di Saluzzo Migrante!

Nonostante la pandemia, anche se la stagione di raccolta non è ancora iniziata, i nostri servizi non si sono mai fermati. Continuiamo a offrire supporto ai braccianti presenti nel nostro territorio.

Queste sono le attività che grazie al vostro aiuto potremo portare avanti:

– aiutare lavoratori stranieri in condizioni di vulnerabilità che stanno studiando per la patente, dando disponibilità a fare videochiamate o ad incontrarli in Caritas (in giorni e orari in base alla disponibilità del/della volontario/a)

– creare un gruppo di supporto all’orientamento lavorativo: redazione e invio di CV, ricerca di opportunità formative e lavorative, cura dei rapporti con il Centro per l’impiego (in giorni e orari in base alle disponibilità del/della volontario/a)

aiuto logistico (pulizia dei locali di Casa Madre Teresa e in cui avvengono i servizi di Saluzzo Migrante, sistemazione e ripristino dei locali o delle strumentazioni, spostamento di biciclette e mobili, passaggi in discarica) (martedì e mercoledì pomeriggio)

ciclofficina: riparazione di biciclette usate, aiuto nella gestione del deposito e del prestito (martedì e mercoledì dalle 10 alle 16:30, si possono pensare altri orari in accordo con gli operatori di Saluzzo Migrante)

accompagnamenti sanitari/amministrativi : accompagnare le persone in ospedale/ambulatorio/studio dentistico per visite mediche e specialistiche, accompagnare le persone per appuntamenti presso uffici pubblici/sportelli (a chiamata, a seconda dei bisogni)

servizio mensa (tutte le mattine dalle 10 alle 13)

supporto alle attività di Infopoint : redazione CV, orientamento amministrativo e lavorativo (martedì e giovedì pomeriggio dalle 16:45 alle 19)

insegnamento della lingua italiana (si può fare in base alle disponibilità del volontario)

Tutte le attività proposte vengono svolte nel pieno rispetto delle noromative anti Covid per poter mantenere l’apertura di servizi di prima necessità, fondamentali al contrasto delle situazioni di marginalità e povertà economico-sociale che la pandemia sta moltiplicando e aggravando.

Saluzzo Migrante cerca volontari dai 18 anni in su, anche fuori dal Comune di Saluzzo (verranno inviate apposite certificazioni per consentire gli spostamenti).

Per saperne di più e/o candidarsi, scrivete a info@saluzzomigrante.it

Entra nella Casetta!

By New, News

A Saluzzo c’è una casa che inizia proprio dove i binari della ferrovia finiscono.
Qui la Caritas di Saluzzo ha deciso di iniziare un progetto per i giovani, costruendo un luogo in cui si potesse iniziare un cammino verso l’indipendenza.

Sono passati due anni da quando la “Casetta” in via Savigliano 30 ha accolto i suoi primi inquilini e da quel momento, per tutto l’anno, giovani hanno potuto vivere, per lunghi o brevi periodi, un’esperienza di crescita e condivisione nuova.

Anche quest’anno, la “Casetta” cerca nuovi inquilini trai i 18 e i 30 anni che abbiano voglia di abitare nel cohousing per un periodo che va da un minimo di sei mesi ad un anno.

La “Casetta” è divisa in due piani:

– al piano terra si trovano la cucina comune, un bagno e una camera da letto che può avere un uso polivalente (coworking, ospitalità…)
– al primo piano ci sono tre camere da letto e un bagno

Il “cuore” della Casetta è l’orto-giardino sul retro, in cui nel corso delle estati passate i giovani del cohousing hanno proposto serate di cinema, teatro, dibattiti…

Vivere in “Casetta” significa condividere tempo e valori: agli inquilini viene chiesto di partecipare come volontari alle attività promosse dai diversi Servizi della Caritas, creare momenti di convivialità, progettare iniziative e attività aperte al territorio. 

La vita in “Casetta” è improntata ad uno stile eco-friendly e sostenibile nei consumi: il progetto chiede agli inquilini una particolare attenzione alla raccolta differenziata dei rifiuti, all’impatto dei consumi (ad esempio acquistando attraverso Gruppo di Acquisto Solidale, Botteghe locali e del commercio equo…) .

In cambio il progetto offre un affitto calmierato, in base alle possibilità di ciascuno (studente/studentessa, lavoratore/lavoratrice, disoccupato/disoccupata).

VUOI ENTRARE IN CASETTA?

Manda la tua candidatura entro il 1 marzo 2021 

con una mail all’indirizzo : info@caritassaluzzo.it

Invia una breve mail di presentazione (con nome cognome, età, contatto telefonico, impegni di studio o lavoro) e le motivazioni che ti spingono a candidarti.

Settembre 15, 2021 in Live blog, New

#Live2021_3 Vaccini per i braccianti

Anche quest’anno, grazie ai medici volontari coordinati dai dottori Paolo Allemano e Tiziana Bertero, l’Ambulatorio medico stagionali in corso Piemonte 63 ha riaperto in concomitanza con l’arrivo estivo dei lavoratori…
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Giugno 25, 2021 in Live blog, New

#Live2021_2 La salute dei braccianti a rischio

Quand’è che un lavoratore si può considerare sfruttato? Non è solo questione di mancanza di contratti, niente contributi... tra gli indici che il codice penale individua c'è anche il mancato…
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Giugno 19, 2021 in New, News

Una nuova stagione con il progetto Sipla

Dal dicembre 2020 la Caritas di Saluzzo, attraverso la Fondazione San Martino come ente gestore, ha attivato il progetto SIPLA - Sistema di Protezione dei Lavoratori in Agricoltura, promosso per…
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Giugno 4, 2021 in New, News

Aderiamo all’appello “Difendiamo i diritti”

Anche il progetto Saluzzo Migrante aderisce all'appello (pubblicato qui) promosso da associazioni quali ASGI e Antigone, rivolto alla Prefettura di Torino dopo la morte nel CPR (Centro di permanenza e…
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Tornare ad accogliere

By New, News

Anche quest’anno, con la fine della stagione della raccolta, è arrivata la chiusura delle Accoglienze Diffuse, messe a disposizione da 9 Comuni su 32 del distretto frutticolo che hanno scelto di aderire al protocollo siglato con Prefettura, Regione e realtà del terzo settore. Nonostante il significativo impegno di queste istituzioni locali, che hanno permesso di aprire e gestire le strutture in un momento così delicato, una volta arrivata la chiusura a fine novembre, non si è trovata una soluzione per i lavoratori rimasti ancora sul territorio, ma senza dimora.

Una condizione, la loro, aggravata dai primi freddi e dalle nevicate di inizio dicembre, oltre alla normativa anti-Covid che limita gli spostamenti tra Comuni e Regioni (tenendo conto che la maggior parte dei braccianti normalmente a fine stagione si sposta al sud per continuare nelle raccolte), oltre alle difficoltà dei dormitori sul territorio di accogliere per via delle limitazioni imposte dalla diffusione del contagio.

Dopo la chiusura delle strutture dell’Accoglienza Diffusa una ventina di braccianti si è ritrovata senza una soluzione alternativa e alcuni di loro si sono presentati alla nostra Caritas con zaini e bagagli senza sapere dove andare. Alcuni hanno contratti ancora attivi con aziende del saluzzese, altri sono in attesa di ricevere la busta paga o di un appuntamento in Questura o, semplicemente, non hanno un posto dove andare.

A differenza degli altri passati, la pandemia ha reso ancora più difficile la situazione con una seconda ondata di contagi che non ha risparmiato le zone del sud Italia, meta dei flussi di braccianti che qui di solito si spostano per proseguire il lavoro di raccolta, ma dove in molti ghetti e tendopoli (da Rosarno e San Ferdinando in Calabria a Castelvetrano in Sicilia) il Covid sta creando situazioni di marginalità estrema e disagio per i braccianti che, impossibilitati ad uscire per le quarantene, rimangono senza reddito e senza mezzi per sopravvivere.

Di fronte a questa situazione la nostra Caritas, alla luce dell’emergenza sanitaria alla quale si aggiungono freddo e neve, ha per settimane chiesto che venissero individuate soluzioni abitative per questi lavoratori senza dimora da parte della Regione, della Prefettura e delle Istituzioni.

Come annunciato dal nostro Direttore, Carlo Rubiolo, nelle scorse settimane, 11 braccianti rimasti senza dimora sono stati ospitati al piano terra di Casa Madre Teresa di Calcutta che, pur non essendo una struttura adeguata ad ospitare nei mesi invernali per l’assenza di una cucina interna e di un numero adeguato di docce, nella prima settimana di dicembre ha riaperto temporaneamente il dormitorio maschile per accogliere questi lavoratori, sottoposti preventivamente ad un tampone rapido.

Per l’approvvigionamento dei pasti si collabora con la fraternità francescana di San Bernardino dove Frate Andrea Nico Grossi, arrivato da poco da Parma, ha messo a disposizione la sua esperienza di gestione di una mensa, cucinando e trasportando ogni giorno i pasti caldi in Casa Madre Teresa, dove ai piani superiori sono ospitati due giovani in situazione di fragilità nel cohousing al primo piano e una famiglia al secondo.

In merito alla situazione, il Direttore Carlo Rubiolo sottolinea:

“La Caritas Diocesana ha deciso di dare ospitalità ad alcuni dei migranti che lavorano come braccianti stagionali, rimasti senza un luogo in cui dormire. Della ventina di persone uscite dalle strutture dell’Accoglienza Diffusa, alcune non hanno mai avuto un tetto. Abbiamo segnalato al Prefetto la gravità della situazione, evidenziando l’assurdità di chiudere le strutture comunali in un momento in cui il lockdown impedisce gli spostamenti tra regioni: se i braccianti vengono fatti uscire, ma non possono raggiungere le zone di provenienza o quelle in cui potrebbero trovare altro lavoro in agricoltura (in particolare al Sud), è ovvio che per loro ci sarà solo il gelo delle notti all’aperto. 
Il Prefetto, pur dimostrando attenzione per il problema, ci ha detto che questo tipo di accoglienza non è previsto da alcuna norma o convenzione e che quindi non ci sono spazi per un suo intervento. Nelle strutture della Caritas ci sono solo pochi posti che saranno riservati a coloro che in tutti i mesi passati non hanno mai avuto dove dormire. Saranno ammessi dopo aver fatto il tampone e potranno rimanere fino a quando non verranno eliminate le restrizioni agli spostamenti.
Questa situazione fa emergere con cruda evidenza le carenze di un sistema di protezione invernale per le persone senza dimora, per le quali sono disponibili ad intervenire gli enti caritativi come il nostro”.

Settembre 15, 2021 in Live blog, New

#Live2021_3 Vaccini per i braccianti

Anche quest’anno, grazie ai medici volontari coordinati dai dottori Paolo Allemano e Tiziana Bertero, l’Ambulatorio medico stagionali in corso Piemonte 63 ha riaperto in concomitanza con l’arrivo estivo dei lavoratori…
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Giugno 25, 2021 in Live blog, New

#Live2021_2 La salute dei braccianti a rischio

Quand’è che un lavoratore si può considerare sfruttato? Non è solo questione di mancanza di contratti, niente contributi... tra gli indici che il codice penale individua c'è anche il mancato…
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Giugno 19, 2021 in New, News

Una nuova stagione con il progetto Sipla

Dal dicembre 2020 la Caritas di Saluzzo, attraverso la Fondazione San Martino come ente gestore, ha attivato il progetto SIPLA - Sistema di Protezione dei Lavoratori in Agricoltura, promosso per…
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Giugno 4, 2021 in New, News

Aderiamo all’appello “Difendiamo i diritti”

Anche il progetto Saluzzo Migrante aderisce all'appello (pubblicato qui) promosso da associazioni quali ASGI e Antigone, rivolto alla Prefettura di Torino dopo la morte nel CPR (Centro di permanenza e…
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Una casa per chi resta

By New, News

Nei mesi di raccolta della frutta  gli operatori del Presidio hanno incontrato, durante l’apertura dell’Infopoint in corso Piemonte, i servizi e i “presidi mobili” serali, centinaia di lavoratori senza dimora che, a partire dai primi arrivi nel mese di maggio, hanno dormito in strada non avendo nessun’altra soluzione abitativa. La situazione, resa ancora più complessa dalla pandemia, ha visto intervenire una rete di enti del Terzo Settore del territorio che, alla fine del mese di giugno, hanno sottoscritto l’appello “Per una stagione di dignità” lanciato dalla Caritas di Saluzzo per chiedere alle autorità nazionali, regionali e alla Prefettura di Cuneo di individuare soluzioni adeguate, in grado di tutelare la salute degli stagionali e della cittadinanza.

Nel mese di luglio, dopo numerose richieste, la Prefettura di Cuneo ha sottoscritto un Protocollo per consentire la riapertura in sicurezza delle strutture del progetto “Accoglienza Diffusa”, le quali hanno messo a disposizione un centinaio di posti letto per braccianti impiegati nei rispettivi Comuni.

Oltre a Saluzzo, Lagnasco, Costigliole Saluzzo e Verzuolo, per la prima volta hanno contribuito al progetto di accoglienza anche i Comuni di Busca, Tarantasca e Savigliano. Questa apertura straordinaria è stata resa possibile grazie al progetto su fondi FAMI “Buona Terra”, promosso dalla Regione Piemonte e supportato dalla Cooperativa Armonia di Saluzzo e dai mediatori culturali della CGIL Cuneo.

I posti disponibili sono stati occupati velocemente, ma molti braccianti si sono ritrovati esclusi dal sistema di accoglienza perché impiegati irregolarmente, senza contratto di lavoro oppure perché costretti dal datore di lavoro a non mostrare il loro contratto.

Nel corso di questa stagione i lavoratori che hanno transitato nel Saluzzese e si sono rivolti al Presidio “Saluzzo Migrante” sono stati decisamente meno rispetto agli scorsi anni: tuttavia l’emergenza sanitaria ha reso il loro spostamento più complesso, riportando, per certi versi, la città di Saluzzo alle drammatiche condizioni di dieci anni fa, con centinaia di braccianti accampati alla stazione ferroviaria e al Foro Boario.

In questa condizione, per tutta la stagione gli operatori di “Saluzzo Migrante” hanno presidiato monitorando gli accampamenti informali in cui braccianti e aspiranti tali si sono rifugiati per trovare un riparo nella notte, anche sotto la pioggia e al freddo. Nel corso dei“presidi mobili” sono emerse situazioni di forte tensione dovute al fatto che i braccianti, al ritorno dal lavoro, non trovavano più coperte ed effetti personali (nonostante liberassero all’alba i luoghi in cui dormivano), venivano sottoposti a controlli costanti e, in almeno caso, è stato riferito agli operatori che un lavoratore contrattualizzato sia stato denunciato per aver invaso proprietà altrui, perchè dormiva accanto ad una tettoia, avvolto in una coperta, in una gelida notte di ottobre.

Con la fine di novembre per la maggior parte dei braccianti si conclude la stagione di raccolta, tuttavia alcuni continueranno a lavorare fino a metà dicembre e oltre, ad esempio per la sistemazione delle reti protettive. La conclusione della stagione segna anche la chiusura delle strutture dell’Accoglienza Diffusa, prevista per il 30 novembre. Una situazione che, se unita all’impossibilità di spostarsi tra regioni, rischia di aggravare la situazione dei lavoratori in attesa della paga o che restano nel Saluzzese perché senza alternative (vista anche l’enorme difficoltà nel trovare alloggi disponibili ad essere affittati, riscontrata dagli operatori di “Saluzzo Migrante” che, nell’ambito del Progetto Case, accompagnano i braccianti con contratti di lungo periodo ad una residenzialità).

Dall’inizio di novembre, sono stati nuovamente avviati gli incontri del Tavolo coordinato dalla Prefettura di Cuneo a cui anche la Caritas di Saluzzo partecipa, per lavorare in sinergia con gli enti locali, il Terzo Settore, i sindacati e la Regione per cercare soluzioni che permettano a chi resterà sul territorio di avere accesso ad una soluzione abitativa dignitosa e sicura.

La nostra Caritas ha deciso di fare la sua parte, mettendo a disposizione alcuni posti letto sia nel dormitorio di corso Piemonte 63, dove l’accoglienza della Casa di Pronta Accoglienza è coordinata dall’Associazione Papa Giovanni XXIII, sia al piano terra di Casa Madre Teresa di Calcutta, struttura inaugurata nel febbraio di quest’anno e destinata all’accoglienza di persone senza dimora in situazioni di fragilità sociosanitaria o di sfruttamento lavorativo.

Il ruolo della Caritas e l’accoglienza in Casa Madre Teresa

La scelta di mettere a disposizione Casa Madre Teresa di Calcutta è stata complessa, in quanto il piano terra, con 24 posti esclusivamente maschili, non è pensato per accogliere durante l’inverno ed è stato necessario adeguarlo al distanziamento richiesto dalla prevenzione del contagio. Tuttavia, la scelta di destinare alcuni posti ai braccianti è stata necessari, alla luce della mancanza di soluzioni individuate per accogliere i braccianti senza dimora non più sotto contratto (non essendo più considerati lavoratori, non hanno infatti accesso alle accoglienze diffuse).

“Con il nuovo lockdown che vieta gli spostamenti in altre regioni – spiega Carlo Rubiolo, Direttore della Caritas Diocesana di Saluzzo – i tanti braccianti stagionali che dormono ancora all’addiaccio non possono più raggiungere le località che tradizionalmente hanno sempre costituito la loro meta una volta conclusa la stagione di raccolta. In queste notti ormai gelide, che sanno già di inverno, qui per loro continua a non esserci un riparo per dormire e per consumare i pasti. Anche le coperte che il nostro Presidio ha distribuito tutto l’anno non bastano più ad offrire un conforto adeguato. Per questo la Caritas diocesana, d’intesa con la Prefettura, ha deciso di ospitare nei propri dormitori alcune persone che non hanno i requisiti necessari per accedere alle strutture di Accoglienza Diffusa dei Comuni che hanno aderito al protocollo territoriale”.

Casa Madre Teresa e il dormitorio di Corso Piemonte 63, in accordo con la Prefettura, hanno messo a disposizione una decina di posti letto per le persone senza dimora nell’attesa che vengano individuati dalle autorità locali luoghi più adeguati.

In questi giorni, anche grazie all’importante contributo dei volontari, gli operatori di “Saluzzo Migrante” si sono adoperati per garantire un accesso ed una permanenza sicuri alle persone che verranno accolte, oltre a provvedere ad una completa pulizia e sanificazione dei locali.

Gli ingressi alla struttura saranno regolati dopo aver effettuato un tampone rapido che certifica la negatività delle persone accolte. Nel caso in cui un ospite, durante la permanenza, presentasse i sintomi del Covid19 si procederà con l’isolamento all’interno della struttura verrà sottoposto a tampone: in caso di positività la persona verrà trasferita nei luoghi idonei individuati dagli enti di competenza per le persone che non possono svolgere isolamenti o quarantene al proprio domicilio.

All’interno di Casa Madre Teresa i pasti saranno preparati e distribuiti da Fra Andrea Nico Grossi, da poco arrivato da Parma nella comunità dei Frati Minori Francescani a Saluzzo, che con la sua esperienza nella gestione di una mensa si occuperà di fornire a tutti gli ospiti pasti caldi.

“Nonostante questa struttura non sia perfettamente attrezzata per l’ospitalità invernale – sottolinea Rubiolo – abbiamo deciso di aprire le porte, nel rispetto di tutte le norme anti-Covid, perché di fronte a un’emergenza così drammatica la carità deve prevalere sull’ordinarietà”.

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#Live2020_14 I. , tornare a casa

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I. aveva 23 anni quando è arrivato in Italia. Oggi ne ha 28.
Ha sempre fatto il bracciante e, così come molti altri stagionali agricoli che seguono il ciclo delle raccolte spostandosi da nord a sud, quest’estate è tornato a Saluzzo nell’azienda che da tempo lo assume da luglio a novembre.  
È un volto noto per il nostro Presidio, uno “storico” tra i braccianti del Saluzzese, tanto che conosce alla perfezione le vie e gli snodi principali della città.
Gesticola molto e frettolosamente, cercando di colmare le lacune del suo italiano con i segni.
Si spiega così mentre ci racconta la sua giornata nel nostro Infopoint e ci annuncia che tra pochi giorni, un po’ prima rispetto agli altri anni, lascerà Saluzzo. Quest’anno, però, non tornerà in Sicilia, come gli capitava di fare gli anni precedenti.

Ripartirà verso la sua “Côte D’Ivoire”, la Costa d’Avorio che pronuncia in francese anche quando parla italiano, come a farlo sentire più vicino alla sua casa, come a rendere il suo Paese più vivo nei discorsi, come se non ci fossero chilometri di terra, acqua a dividerli.

È tornato spesso al nostro Infopoint durante l’estate, per fare una doccia o chiedere informazioni, oppure come questa volta, per prendere dei  vestiti che aveva chiesto alla nostra Boutique du Monde.
I. è gentile, chiede con calma, dice che un volontario gli ha telefonato per avvertirlo che la sua borsa era pronta. Gli consegniamo i vestiti e una volta ritirati si mette in disparte per controllare. Ci sono un paio di guanti, ormai indispensabili perché ogni mattina inforca la bicicletta per andare al lavoro nei frutteti e un paio di pantaloni che “misura” con un gesto che in questi mesi di pandemia per i volontari è diventato routine. Afferra i pantaloni dalla vita e li avvolge attorno al collo spiegando che se il tessuto riesce a fare il giro allora significa che la taglia è giusta. “Fanno il giro, vanno bene” dice il suo volto che di colpo si riempie di soddisfazione.

Prima di ripartire ci chiede se abbiamo un paio di scarpe “belle, da festa” da portare in “Côte D’Ivoire”. Di fronte alla domanda un po’ insolita, aggiunge timidamente una spiegazione: “Mi servono perché mi vado a sposare”. Ci racconta della fidanzata che conosce da due anni, mostrandoci orgoglioso alcune fotografie sul cellulare. Dice che faranno una grande festa in “Cote d’Ivoire”: “Finisco di lavorare prima quest’anno apposta per tornare a sposarmi poi vedrò cosa fare”.
Nei suoi discorsi ci sono i tanti progetti di un giovane uomo, nelle sue parole il racconto di tanti anni trascorsi lontano da casa, cercando un lavoro sicuro.

Ad ottobre sono centinaia quelli come I. che, con il primo freddo e la fine dei contratti, decidono di ripartire per il loro Paese di origine: alcuni tornano per la prima volta dopo molti anni, alcuni per portare avanti scelte importanti nella propria vita (una casa, un matrimonio, un figlio…), altri per restare definitivamente.

Molti, invece, continuano la vita dello stagionale perché hanno bisogno di continuare ad assicurarsi un lavoro tornando al Sud in attesa delle prime raccolte invernali o nella speranza di trovare altri impieghi temporanei che gli permettano di sopravvivere.

Una vita in cui, spesso, stagionalità fa rima con incertezza.

Ad I. abbiamo augurato buon viaggio e felicità per il suo futuro.
Un volontario gli chiede se tornerà mai a Saluzzo: “Inshallah” risponde. “Se Dio vuole”.

              
[continua]

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Giugno 19, 2021 in New, News

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