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Processo “Momo”, oggi la prima udienza

By New, News

Oggi si tiene a Cuneo l’udienza filtro del Processo “Momo”, il primo della nostra provincia per sfruttamento lavorativo di braccianti agricoli. Da anni il nostro Presidio si confronta con la problematica della vulnerabilità dei braccianti e del rischio sfruttamento. Fino ad oggi, nella nostra provincia, questo reato non era mai arrivato nell’aula di un tribunale, soprattutto perchè è stato inserito di recente nel nostro codice penale.

È del 2016, infatti, la modifica dell’articolo che sanzionava, prima, solo il caporale e solo in caso di minaccia o violenza. Oggi l’art. 603 bis del codice penale sanziona, invece, sia chi recluta che chi assume, impiega, utilizza in condizione di sfruttamento il lavoratore, approfittando del suo stato di bisogno.

La mancanza di una casa, la precarietà del lavoro (discontinuo, nero e grigio), la difficoltà linguistica, la mancanza di una rete territoriale di servizi vanno ad alimentare questa fragilità che osserviamo ogni giorno nei nostri servizi e durante i presidi mobili serali. Chi arriva al nostro Presidio vive in una situazione di vulnerabilità tale da accettare, molto spesso, condizioni lavorative che gli inquirenti hanno riconosciuto come degradanti e che violano i diritti fondamentali dei lavoratori.

Il rapporto che si crea tra bracciante e datore di lavoro diventa sfruttamento quando la necessità di rinnovare il permesso di soggiorno o, più in generale, di sopravvivere, spinge il lavoratore ad accettare qualsiasi condizione dettata da quello che diventa  tutti gli effetti un “padrone”.

Attraverso la nostra attività di Presidio notiamo, come da Nord a Sud, la cronaca e la realtà giudiziaria fotografino situazioni che arrivano anche al nostro osservatorio. Nelle campagne agricole sembra essere diventato necessario avere una parte di manodopera agricola, spaventata, priva di reti, marginalizzata, ghettizzata e disposta a qualsiasi cosa pur di lavorare. Un aspetto che ormai pare fondamentale in un sistema economico e una filiera agro-alimentare che sembra sopravvivere solo grazie al lavoro sottopagato e all’evasione contributiva.

L’operazione “Momo”, che ha portato al Processo che si celebra oggi a Cuneo, racconta di “Un fenomeno indegno – così come ha definito il Procuratore Capo Onelio Dodero con parole che condividiamo – ”Abbiamo rilevato, in questa indagine, dei comportamenti indegni e delle condotte odiose: sfruttare chi è già sfruttato, come vampiri intervenire sulle persone che hanno solo le loro braccia e che scappano e vengono qui e fanno ricca questa terra”.

Le indagini hanno portato alla luce fatti che racconterebbero di braccianti regolarizzati in modo parziale, sfruttati in modo costante e soprattutto programmato. Con un’organizzazione e una serialità che ci sconcerta. 

Come hanno ricostruito gli inquirenti i lavoratori possedevano contratti brevi e costantemente rinnovati, erano chiamati a qualunque ora del giorno e della notte e spesso restano nei campi a raccogliere frutta anche per 10/12 ore consecutive, anche se formalmente risultava ne lavorassero meno della metà ogni giorno, venendo pagati 5 euro all’ora.
Inoltre, vivevano in 40 in una stanza, per cui veniva loro trattenuta una parte della paga, in condizioni igieniche precarie. Se avevano freddo e volevano una stufa, dovevano ancora pagare.

I braccianti africani secondo gli accertamenti venivano reclutati da un connazionale, diventato caporale, che in accordo con i due imprenditori saluzzesi aveva messo in piedi un sistema di contratti ‘”a chiamata”. 

Nella conferenza stampa con cui sono stati presentati i risultati dell’indagine, è emerso che per bypassare i controlli e le ispezioni gli organizzatori del ‘sistema’ creato stratagemmi per mettere a tacere i braccianti: secondo gli inquirenti il caporale distribuiva bigliettini preconfezionati con nome e cognome del lavoratore e l’indicazione falsa della data di inizio del rapporto di lavoro e del numero di ore lavorate, ovviamente al ribasso. Ai braccianti dava indicazione di fingere non capire l’italiano per rendere i controlli più difficili. In alcuni casi i lavoratori sembra venissero adibiti a mansioni per cui non avevano formazione, come la guida di muletti e carrelli.

Di questa vicenda ci colpisce il totale disprezzo delle normative per la tutela e la sicurezza dei lavoratori, incuranti del rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Il Progetto Presidio di Caritas Italiana è nato proprio per contrastare i fenomeni di sfruttamento del lavoro in agricoltura e tutelare le vittime e i più deboli di questo mondo. 

Oggi saremo a Cuneo, fuori dal Tribunale, per seguire il processo e capire quali fatti verranno accertati, per dimostrare vicinanza a tutti gli imprenditori che lavorano nella legalità e sostenere le vittime di un sistema che sfrutta e lascia annegare nell’invisibilità migliaia di persone.

La giustizia è la prima via della carità.

Settembre 24, 2020 in New, News

Processo “Momo”, oggi la prima udienza

Oggi si tiene a Cuneo l'udienza filtro del Processo “Momo”, il primo della nostra provincia per sfruttamento lavorativo di braccianti agricoli. Da anni il nostro Presidio si confronta con la…
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Settembre 21, 2020 in New, News

Il dovere di raccontare

In queste settimane di fine estate sono ancora molti i lavoratori stagionali che continuano ad accedere al nostro Infopoint e ai servizi di Saluzzo Migrante per chiedere informazioni, ottenere assistenza…
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Settembre 4, 2020 in Live blog, New

#Live2020_12 Cerchiamo soluzioni

  Alle 01:30 ieri sera eravamo di nuovo lungo le strade di Saluzzo per il nostro Presidio mobile. Abbiamo trovato, come di consueto in queste notti, una cinquantina di persone…
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Settembre 1, 2020 in New, News

Senza dimora

Sono circa 150 le persone che gli operatori di Saluzzo Migrante contano dormire all'aperto in questa fine di agosto che preannuncia l'autunno con il suo vento freddo e l'imminente Fiera…
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Il dovere di raccontare

By New, News

In queste settimane di fine estate sono ancora molti i lavoratori stagionali che continuano ad accedere al nostro Infopoint e ai servizi di Saluzzo Migrante per chiedere informazioni, ottenere assistenza legale o sanitaria, fare una doccia.

Diverse decine sono le persone che hanno ritirato il loro bagaglio e sono ripartite verso nuove raccolte, dopo aver terminato di lavorare nel Saluzzese o aver rinunciato ad aspettare la “chiamata” di un datore. Ci raccontano la difficoltà del dormire in strada per molti mesi e la speranza di trovare una situazione migliore nelle prossime campagne di raccolta delle arance, olive o pomodori.       

Sono ancora numerosi, tuttavia, i braccianti senza dimora costretti ad affrontare i primi freddi e la pioggia, in uno scenario che continua ad essere grave. Durante i nostri Presidi mobili la sera incontriamo persone che ancora dormono all’aperto in alcuni angoli di Saluzzo.

Da maggio, quando abbiamo constatato i primi arrivi, abbiamo sempre seguito da vicino l’evolversi della situazione. I numeri di questo 2020 sono notevolmente inferiori rispetto agli scorsi anni, ma le difficoltà che un bracciante si trova a dover affrontare una volta arrivato a Saluzzo in cerca di lavoro o dopo la telefonata del suo datore, sono sempre le stesse, accentuate quest’anno dall’emergenza sanitaria.

I nostri Presidi mobili serali sono uno strumento fondamentale per incontrare i senza dimora direttamente dove dormono, conoscere le loro condizioni di vita e di lavoro, i luoghi e le presenze, portando avanti un’azione di monitoraggio per fotografare la realtà con dati reali. Allo stesso tempo sono un’occasione per costruire una vicinanza con persone in situazione di forte marginalità: grazie a queste azioni abbiamo aiutato chi era malato, chi aveva profonde sofferenze, informato e mediato.

Avvicinarsi a persone in queste condizioni di fragilità richiede la capacità di mettersi a confronto con empatia e comprensione. In nessuno dei nostri numerosi sopralluoghi, in questi anni, si è mai verificato un momento pericoloso per i nostri operatori (in maggioranza donne). Quest’anno come nei 10 passati da quando portavamo le prime coperte alla stazione dei treni, il fenomeno degli stagionali agricoli senza dimora é andato aumentando.

Non eravamo presenti durante le riprese del servizio televisivo andato in onda su Rete 4 a proposito della situazione saluzzese, ma riteniamo che la realtà raccontata non sia aderente a quella che vediamo in città. L’impressione è quella di un prodotto televisivo che rischia soltanto di disinformare, alimentando tensioni che potrebbero sfociare in situazioni di conflitto sociale.

Gli uomini che incontriamo quotidianamente sono lavoratori o aspiranti tali, tutti in possesso di regolare permesso di soggiorno, che arrivano nel Saluzzese con la speranza di raccogliere la frutta per il più lungo periodo possibile, investendo tutta la propria persona di una “scommessa per la sopravvivenza” che vale per sé e per la propria famiglia (che sia in Italia o ancora in Africa).

Attualmente, dopo i controlli ed i monitoraggi condotti sia dal nostro Presidio sia dalle istituzioni, siamo a conoscenza del fatto che il 90% delle persone che dormono all’aperto a Saluzzo è impiegata nella raccolta presso imprese agricole locali. 

La realtà che fotografiamo non corrisponde quindi a scenari che vedono protagonisti 200 (o più) braccianti senza dimora additati come clandestini e violenti. Come Caritas, constatiamo narrazioni di questo tipo, che cercano di sollevare una sterile polemica attraverso immagini che non corrispondono alla realtà da noi conosciuta e monitorata. L’impressione che ne abbiamo ricavato è quella di una volontà malcelata di puntare ad una facile semplificazione di problematiche complesse, unicamente per creare paura e avversione nella cittadinanza.     

Esiste una situazione grave, in cui un Comune di 17.000 abitanti si ritrova solo di fronte a decine di persone che vivono in condizioni degradanti e che, nonostante le difficoltà citate, riesce comunque a mantenere sotto controllo l’ordine pubblico attraverso una cooperazione ben rodata da anni tra istituzioni locali, enti del terzo settore, Asl Cn1 e Forze dell’Ordine.

Sottolineiamo inoltre come la problematica saluzzese non sia isolata: Canelli, Cuneo, Siracusa, Latina, Foggia, Pachino, per citarne alcuni, sono territori accomunati dalla mancanza di soluzioni abitative adeguate che possano accogliere la totalità dei braccianti che stagionalmente vengono impiegati per raccogliere la frutta e la verdura che poi arriva sulle nostre tavole.

Già da maggio abbiamo messo in evidenza come questa problematica non fosse affrontabile solo a livello locale, ma ad oggi, nonostante il nostro appello condiviso da decine di realtà locali e nazionali e oltre 33.000 firme di cittadini raccolte su Change.org non abbiamo ancora visto interventi decisivi da parte della Regione Piemonte. Continuiamo quindi a chiedere con forza l’attuazione dell’art. 103.20 del Decreto Rilancio, che esiste appositamente per prevenire accampamenti informali dei braccianti stagionali che mettono in pericolo la salute delle persone senza dimora e della collettività.

Proprio perché la tematica degli stagionali senza dimora non può tenere conto della complessità delle cause che la generano, attraverso la nostra attività di comunicazione, continueremo a raccontare la realtà che incontriamo, certi che questo contributo possa portare luce nel dibattito pubblico, per chi ha voglia di vedere davvero.

Settembre 24, 2020 in New, News

Processo “Momo”, oggi la prima udienza

Oggi si tiene a Cuneo l'udienza filtro del Processo “Momo”, il primo della nostra provincia per sfruttamento lavorativo di braccianti agricoli. Da anni il nostro Presidio si confronta con la…
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Settembre 21, 2020 in New, News

Il dovere di raccontare

In queste settimane di fine estate sono ancora molti i lavoratori stagionali che continuano ad accedere al nostro Infopoint e ai servizi di Saluzzo Migrante per chiedere informazioni, ottenere assistenza…
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Settembre 4, 2020 in Live blog, New

#Live2020_12 Cerchiamo soluzioni

  Alle 01:30 ieri sera eravamo di nuovo lungo le strade di Saluzzo per il nostro Presidio mobile. Abbiamo trovato, come di consueto in queste notti, una cinquantina di persone…
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Settembre 1, 2020 in New, News

Senza dimora

Sono circa 150 le persone che gli operatori di Saluzzo Migrante contano dormire all'aperto in questa fine di agosto che preannuncia l'autunno con il suo vento freddo e l'imminente Fiera…
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#Live2020_12 Cerchiamo soluzioni

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Alle 01:30 ieri sera eravamo di nuovo lungo le strade di Saluzzo per il nostro Presidio mobile.
Abbiamo trovato, come di consueto in queste notti, una cinquantina di persone che dormivano sotto i portici dei palazzi di Inail e INPS. Non ci sono state operazioni di sgombero, ma ordinari controlli delle Forze dell’ordine, come ci hanno riferito i braccianti, che anche nei mesi precedenti erano stati eseguiti per verificare la situazione dei permessi di soggiorno e, in alcuni casi, rilevare la temperatura e lo stato di salute.

Se anche si fosse verificata un’azione di questo tipo (dopo quella di luglio nel parco di Villa Aliberti), crediamo che non sia questa la soluzione per rispondere alla situazione.

Come Presidio e come Caritas siamo convinti che le persone povere vadano incluse e sostenute creando percorsi condivisi verso l’autonomia (lavorativa, economica, abitativa), soprattutto in quest’anno di emergenza sanitaria.

Il disagio abitativo e la necessità di garantire la salute di tutti, braccianti e cittadini, possono essere affrontati solo attraverso con la collaborazione di più parti.

Ricordiamo che il Decreto Rilancio, all’articolo 103 comma 20, attribuisce competenze precise alle Regioni, alla Protezione Civile e alla Croce Rossa in materia di gestione degli accampamenti informali di braccianti agricoli.

Ricoridamo anche che questa situazione non interessa solo il Saluzzese: in questi mesi anche nell’Albese e nel Cuneese si ha notizia di braccianti stagionali senza dimora, accampati all’aperto.

Una condizione quindi che accomuna territori a vocazione agricola: che tipo di risposta sta dando la Regione Piemonte a queste situazioni? 

Respingere queste persone ai margini, sempre più in là, sempre più al buio affinché nessuno veda, secondo la nostra Caritas non risolve il disagio della loro condizione né mette al sicuro la cittadinanza. Per questo motivo rinnoviamo l’invito ad aderire all’appello lanciato su Change.org 

Anche questa sera torneremo a presidiare nelle strade di Saluzzo e dintorni, per stare accanto a queste persone, per sostenere un confronto costruttivo con i residenti delle zone interessate dagli accampamenti informali.

Da maggio chiediamo di rispettare e attuare quanto previsto dal Decreto Rilancio, per trovare soluzioni condivise che diano sicurezza e dignità.

[continua]

Settembre 24, 2020 in New, News

Processo “Momo”, oggi la prima udienza

Oggi si tiene a Cuneo l'udienza filtro del Processo “Momo”, il primo della nostra provincia per sfruttamento lavorativo di braccianti agricoli. Da anni il nostro Presidio si confronta con la…
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Settembre 21, 2020 in New, News

Il dovere di raccontare

In queste settimane di fine estate sono ancora molti i lavoratori stagionali che continuano ad accedere al nostro Infopoint e ai servizi di Saluzzo Migrante per chiedere informazioni, ottenere assistenza…
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Settembre 4, 2020 in Live blog, New

#Live2020_12 Cerchiamo soluzioni

  Alle 01:30 ieri sera eravamo di nuovo lungo le strade di Saluzzo per il nostro Presidio mobile. Abbiamo trovato, come di consueto in queste notti, una cinquantina di persone…
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Settembre 1, 2020 in New, News

Senza dimora

Sono circa 150 le persone che gli operatori di Saluzzo Migrante contano dormire all'aperto in questa fine di agosto che preannuncia l'autunno con il suo vento freddo e l'imminente Fiera…
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Senza dimora

By New, News

Sono circa 150 le persone che gli operatori di Saluzzo Migrante contano dormire all’aperto in questa fine di agosto che preannuncia l’autunno con il suo vento freddo e l’imminente Fiera di San Chiaffredo.

Durante i Presidi Mobili i nostri operatori incontrano a Saluzzo braccianti che dormono all’aperto, avvolti nelle coperte che vengono distribuite dalla Caritas. Riposano tra i portici dei palazzi di Inps e Inail, sotto quelli dei supermercati e nel parcheggio dell’ex Casa del Cimitero (dove l’arrivo dei giostrai per la Fiera li ha costretti a trovare riparo all’ingresso del vicino parcheggio).

Queste persone dormono all’aperto da ormai 4 mesi nonostante nel Decreto Rilancio, all’articolo 103 comma 20, siano predisposte azioni specifiche per evitare assembramenti negli insediamenti informali di stagionali agricoli. Fin dall’inizio del lockdown la Caritas di Saluzzo si è confrontata con la situazione dei senza dimora, con situazioni critiche anche a Torino e Cuneo e con quelle registrate da altre Caritas italiane, confermando la necessità di un intervento non emergenziale, ma strutturale sul tema delle persone senza fissa dimora. 

Virginia Sabbatini, coordinatrice del Presidio “Saluzzo Migrante” spiega :

“Chiediamo un intervento che non sia solo locale. L’emergenza sanitaria ha messo ancora più in luce il fatto che questa problematica non possa essere risolta semplicemente dalla spinta di alcuni amministratori. Confidavamo che un’emergenza simile, che ha portato il Governo a normale la situazione con un decreto specifico, determinasse un intervento finalmente strutturato ad una problematica che ormai conosciamo bene e che ci interroga da anni.

Da marzo in poi abbiamo continuato a scrivere a Prefettura e Regione per chiedere una direzione efficace, un coordinamento dei Comuni e strumenti per intervenire.

Continuiamo ad attendere una risposta della Regione, continuiamo a partecipare ai tavoli di confronto istituiti alla Prefettura di Cuneo e abbiamo sottoscritto i suoi due protocolli, ma sentiamo la necessità di un investimento coordinato (dalla Protezione Civile, come previsto dal Decreto, su mandato della Regione) che veda nella prevenzione del contagio il suo cardine. Si può intervenire sui positivi, ma la prevenzione rimane centrale, così come previsto a livello nazionale attraverso il ruolo dei medici di base, delle USCA (unità speciali di continuità assistenziale), attraverso il ruolo sociale della casa.

Da maggio registriamo assembramenti informali di aspiranti braccianti e di lavoratori contrattualizzati che segnaliamo a Prefettura e Regione. Riteniamo che non si possa ricondurre la responsabilità della situazione alla singola amministrazione comunale. Percepiamo la mancanza di una regia che coordini un intervento di prevenzione sui senza dimora a livello territoriale.

Ci rendiamo conto che gli strumenti delle amministrazioni comunali (ordinanze, richieste di sgombero…) siano limitati. Inoltre, come Caritas non possiamo condividere la richiesta di azioni come il Daspo per i senza dimora o il fatto di veder gettate via le coperte da noi distribuite come fossero rifiuti. Non crediamo che l’unico sistema per gestire la problematica dei senza dimora sia quello di spingerli “un po’ più in là”, in un altro territorio.

Dobbiamo ricordarci che questi uomini rappresentano i soggetti più fragili della nostra società, quelli che si sono trovati senza una casa per poter ricostruire la propria vita: sono persone che vanno incluse nelle nostre comunità, non escluse, spinte ai margini e ad una solitudine che diventa prigione. Sapere che tra i senza dimora ci sono dipendenti agricoli è un dato importante: sono lavoratori ma non riescono a trovare una casa: come è possibile? Guardando le loro buste paga una risposta noi l’abbiamo”.

Tra i lavoratori che Saluzzo Migrante incontra durante i Presidi Mobili ci sono braccianti “storici” che ad anni arrivano qui a lavorare, alcuni estremamente reticenti a dire se lavorano, dove …altri invece sono nuovi arrivi, con un turnover costante di aspiranti braccianti che vanno via nel momento in cui non trovano impiego (confermando un fallimento del sistema di incrocio tra domanda e offerta di lavoro attraverso piattaforme informatiche il cui utilizzo non è obbligatorio per le aziende). Gli aspiranti braccianti, come rilevato da Saluzzo Migrante, ancora oggi continuano a cercare (e trovare) lavoro girando in bicicletta tra le aziende, tramite contatti informali con connazionali che conoscono i datori.

Continua Virginia Sabbatini: “Attraverso i nostri Presidi Mobili riusciamo a monitorare la situazione, raccogliere bisogni (sia materiale sia di tipo sanitario). Ci stupisce la normalità della città che convive con questa situazione, di cui sembrano accorgersi solo i residenti dei palazzi delle zone interessate. Ci domandiamo, per esempio, se gli abitanti dei condomini affacciati sui parchi in cui si sono verificati gli sgomberi sappiano dove sono finite queste persone, se ritengano che la situazione (attraverso queste modalità) sia stata effettivamente risolta o gestita. Noi continuiamo a vedere persone in strada, sempre sui cartoni, a cercare angoli ogni volta più remoti, lontani dal centro, bui. Ci domandiamo se la città si interroghi su dove finiscano queste persone che scompaiono all’alba, nascondendo cartone e coperta per la paura di non trovarli più.

Tutte le mattine raccolgono i loro averi in un sacco della spazzatura e cercano un posto dove poterlo nascondere, motivo per cui abbiamo attivato un servizio di deposito dei bagagli.

Sappiamo, tramite i contatti ricevuti dal nostro Infopoint, che alcune agenzie interinali e agricoltori stanno cercando manodopera e insistono nel poter assumere persone che pensano abbiano già una sistemazione alloggiativa. Il lavoro stagionale, per come è oggi retribuito spesso in modo difforme dalle previsioni dei contratti, non permette ad un bracciante di trovare nel mercato immobiliare una sistemazione a Saluzzo e nei Comuni limitrofi per un breve periodo e in modo discontinuo.

Se non c’è bisogno di manodopera, come sembra dal dibattito pubblico, perché veniamo contattati per cercare braccianti? Perchè chi arriva nel nostro infopoint per prendere una bicicletta in prestito, ritorna con un contratto di lavoro?

E se c’è bisogno di manodopera agricola stagionale, perchè si crede che gli stagionali agricoli possano autonomamente trovare un alloggio? Alcuni agricoltori insistono affinché il dipendente non chieda aiuto ai Comuni o alla Caritas, per la paura che venga richiesto un contributo (puramente volontario) per ottenere un posto. Alcuni sindaci, invece, ancora oggi negano che vi siano degli stagionali che attraversano le loro campagne per una giornata di lavoro, per poi tornare a dormire su un cartone sull’asfalto di Saluzzo”.

La Caritas di Saluzzo ribadisce la necessità di un canale unico e obbligatorio di reclutamento della manodopera per scongiurare gli arrivi disorganizzati e il protrarsi di modalità di reclutamento informali che favoriscono sacche di irregolarità.

Su un bacino di 11 mila stagionali, se la percentuale di quelli che rimangono senza dimora (come citano le parti datoriali), rimane un 30% che consiste in non poche persone. Non sono numeri marginali. Si tratta di persone che hanno bisogno di una sistemazione e di condizioni dignitose, adatte anche a prevenire il contagio (alloggio, accesso a docce e servizi igienici), e tale sistemazione va organizzata. Ancora nell’ultimo Tavolo di Coordinamento in Prefettura, a fine luglio, le organizzazioni agricole confermavano che ci fosse un 5% di fabbisogno di manodopera scoperto sulla raccolta delle mele (su circa 11mila addetti stagionali del settore).

Ancora una volta la Caritas di Saluzzo sottolinea come il modello vincente sia quello dell’accoglienza diffusa, nato con fatica grazie agli sforzi condivisi nel 2016 con la Lagnasco Group e alcuni sindaci del territorio. Gli sforzi dei Comuni che hanno aperto le accoglienze (ad oggi Savigliano, Verzuolo, Lagnasco, Costigliole Saluzzo, Busca, Saluzzo e tra poco Cuneo) sono molti, spesso al di là del mandato dell’ente locale e richiedono sinergia tra i vari livelli governativi.

Tuttavia, secondo la Caritas di Saluzzo, tutto ciò ancora non è sufficiente: i posti sono pochi, i Comuni aderenti non sono sufficienti e i lavoratori hanno paura a candidarsi per entrare temendo di perdere il lavoro a causa del contributo volontario richiesto all’impresa agricola, come appreso dagli operatori di Saluzzo Migrante durante i Presidi Mobili.

Prosegue Virginia Sabbatini: “Riteniamo che serva un maggiore intervento dei sindacati agricoli per informare correttamente le imprese su questo servizio: ancora oggi ci troviamo spesso a spiegare ai datori cosa siano le Accoglienze Diffuse e perchè i loro dipendenti stagionali non possano autonomamente trovare un alloggio. Gli imprenditori agricoli sono accompagnati o sono lasciati soli nel conoscere realmente il contesto in cui assumono dipendenti stagionali?

È semplice dire “non dovrebbero venire”: le persone vengono perchè il sistema di reperimento della manodopera, del tutto disorganizzato, genera una forte aspettativa di trovare un impiego, lavoro che viene effettivamente poi trovano. La percentuale di aspiranti braccianti che durante la stagione non trovano lavoro è minima: queste persone si sono fermate alcuni giorni, settimane poi sono ripartite per il Foggiano. Ripartono ogni anno a novembre, quando il lavoro agricolo termina. Quest’anno inoltre la spinta verso il lavoro stagionale è aumentata a causa del Covid19 (abbiamo incontrato camerieri, aiuto-cuochi, lavapiatti, buttafuori…) e i Decreti Sicurezza, che hanno aumentato la vulnerabilità costringendo ad avere un contratto di lavoro alla scadenza del permesso di soggiorno.

Attraverso il nostro Presidio combiniamo Presidi Mobili e Infopoint passando dall’aggancio in strada all’accompagnamento diretto. Attraverso il nostro Infopoint proviamo a indirizzare e orientare queste persone verso un percorso efficace (ritornare al proprio domicilio se non hanno lavoro, cercare un’assistenza legale o medica …). L’autonomia si raggiunge solo se si trovano gli strumenti corretti per provare a farcela”. 

La Caritas di Saluzzo mette perciò in evidenza come queste persone non siano causa di insicurezza economica e instabilità per il Paese, come troppo spesso viene detto e scritto. Le cause vanno ricercate altrove ed è su queste che si sollecita un intervento. Le problematiche che portano a questa situazione non andrebbero semplificate: si tratta di questioni che intrecciano tutta la filiera. Ogni semplificazione non aiuta ad amministrare i problemi, a garantire il rispetto dei diritti e della dignità del territorio, delle imprese, della terra e dei legami che qui si coltivano.

Settembre 24, 2020 in New, News

Processo “Momo”, oggi la prima udienza

Oggi si tiene a Cuneo l'udienza filtro del Processo “Momo”, il primo della nostra provincia per sfruttamento lavorativo di braccianti agricoli. Da anni il nostro Presidio si confronta con la…
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Settembre 21, 2020 in New, News

Il dovere di raccontare

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Settembre 4, 2020 in Live blog, New

#Live2020_12 Cerchiamo soluzioni

  Alle 01:30 ieri sera eravamo di nuovo lungo le strade di Saluzzo per il nostro Presidio mobile. Abbiamo trovato, come di consueto in queste notti, una cinquantina di persone…
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Settembre 1, 2020 in New, News

Senza dimora

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#Live2020_10 Disfare i bagagli

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Nell’ultima settimana, al disagio di chi non ha un tetto, al freddo e alle piogge, si è unita una nuova problematica: alcuni braccianti senza dimora, dopo una giornata passata nei frutteti o alla ricerca di un ingaggio, una volta tornati al loro giaciglio di fortuna non hanno più ritrovato i loro bagagli riposti in una piccola via laterale di Saluzzo, perdendo così coperte, cartoni, vestiti, contenitori, scarpe. 

Zaini, borsoni, valigie, buste di plastica…bagagli lasciati incustoditi durante la giornata e che possono essere considerati abbandonati o causa di degrado urbano e, per questo, prelevati dalla Nettezza Urbana. 

In Caritas abbiamo organizzato un deposito di bagagli che ad oggi custodisce 112 zaini, borse, borsoni che contengono gli averi più preziosi di chi arriva in cerca di opportunità. Per i braccianti è infatti fondamentale essere certi di poter ritirare e consegnare coperte, cartoni, vestiti, prodotti per l’igiene personale, documenti…. Pochi averi che non possono caricare sulla bicicletta usata come unico mezzo per cercare lavoro nelle campagne. Senza un deposito, di solito i braccianti  senza dimora, dopo essersi svegliati alle 4 o alle 5 del mattino, chiudono tutto in sacchi neri dell’immondizia e ripongono con cura questi bagagli improvvisati dietro cespugli, magazzini abbandonati, strade laterali per evitare che vengano buttati.

Secondo i regolamenti dei Comuni, nel caso di un oggetto abbandonato, è previsto che sia custodito per un certo periodo nel caso sia di valore. Questi sacchi, però, vengono spesso considerati beni senza valore e diventano oggetto di “operazioni di pulizia” già accadute nei mesi scorsi: è così che, ad esempio, durante lo sgombero del 2 luglio, numerosi braccianti hanno perso documenti, soldi, oggetti che rappresentavano ricordi cari delle loro famiglie, vestiti.

Capiamo che l’Amministrazione comunale si trovi a dover gestire una situazione complessa (per timori relativi al Covid19 o per la difficoltà di gestire un recupero) e si finisca per destinarli alla discarica. Nell’ultima settimana di agosto, prima dello smaltimento, siamo stati contattati per consentire alla nostra Caritas di recuperare questi sacchi ed evitare che venissero distrutti. Abbiamo così accettato di accogliere nel cortile di corso Piemonte una quarantina di bagagli, già prelevati dal camion della Nettezza Urbana e pronti per lo smaltimento, consapevoli del valore che rappresentano per i braccianti.

Abbiamo poi diffuso un rapido passaparola per consentire loro di recuperarli. Alcuni sono arrivati nel tardo pomeriggio, all’apertura del nostro servizio docce, per cercarli, facendoci trapelare un misto di frustrazione e umiliazione perché non ritrovavano oggetti importanti come le coperte per scaldarsi la notte. G., arrabbiato, ci ha spiegato che non aveva trovato nemmeno più i cartoni sui quali dormiva.

Quasi tutti ci hanno chiesto perché fossero stati portati via, quale pericolo potessero rappresentare. La distesa ordinata di zaini, valigie, sacchi di plastica, vestiti e scarpe, fatta dai nostri volontari, ha iniziato così a svuotarsi velocemente. 

A., appena sceso dalla bicicletta, si è avventato su un sacco che conteneva le sue pentole, appartenute a chissà quale lavoro e vita precedente. Felice di averle ritrovate, ci ha ringraziati per averle custodite e dopo averle caricate sulla bicicletta è ripartito veloce. 

Zaini, coperte, vestiti e pentole non hanno unicamente un valore materiale e di utilizzo per i braccianti, ma rappresentano anche un collegamento, un ancora con la vita che si sono lasciati alle spalle prima di arrivare qui in cerca di lavoro e spesso sono tutto ciò che hanno. 

Una coperta che diventa un riparo nella notte, quasi una casa. Uno zaino o una valigia che diventano un armadio improvvisato, appoggiato ad un marciapiede. Un mucchio di vestiti che, la sera, vengono appallottolati e diventano un cuscino. Un paio di scarpe, anche se rotte, possono continuare a permettere di cercare lavoro in bicicletta.

Valigie che molto spesso hanno la forma di grandi sacchi neri dell’immondizia, per proteggere dalla pioggia, ma che all’interno contengono vite, ricordi, documenti importanti per questi lavoratori.

A volte si tratta di oggetti che arrivano dalla nostra stessa Boutique, recuperati grazie ad una rete di solidarietà e volontari che negli ultimi mesi si è allargata rapidamente toccando anche altre regioni d’Italia molto lontane da Saluzzo: una maglia spedita da Livorno, uno zaino da Roma, delle scarpe antinfortunistica portate da amici.

La sera con il Presidio mobile, abbiamo monitorato le zone in cui i braccianti bivaccano durante la notte per informarli che i bagagli dispersi erano stati recuperati e che potevano venire a riprenderli anche il giorno dopo e chiedendo loro di trovare zone ancora più nascoste in cui posare le loro cose durante il giorno.

Possiamo comprendere che sia necessario avere cura della pulizia della città contrastando il degrado urbano, ma i pochi beni di un senza dimora non rappresentano immondizia di cui disfarsi. Queste righe vogliono soprattutto descrivere questo: il valore che si tramuta in disagio e l’impatto che un’azione simile ha sulle vite di chi spesso non ha voce o strumenti per descriverlo. 

[continua]

Settembre 24, 2020 in New, News

Processo “Momo”, oggi la prima udienza

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Settembre 21, 2020 in New, News

Il dovere di raccontare

In queste settimane di fine estate sono ancora molti i lavoratori stagionali che continuano ad accedere al nostro Infopoint e ai servizi di Saluzzo Migrante per chiedere informazioni, ottenere assistenza…
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Settembre 4, 2020 in Live blog, New

#Live2020_12 Cerchiamo soluzioni

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Settembre 1, 2020 in New, News

Senza dimora

Sono circa 150 le persone che gli operatori di Saluzzo Migrante contano dormire all'aperto in questa fine di agosto che preannuncia l'autunno con il suo vento freddo e l'imminente Fiera…
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#Live2020_2 Non ci sono più le stesse stagioni

By Live blog, New

Ogni anno, a questo punto dell’anno, il nostro Presidio si confronta con l’avvio di una nuova stagione di raccolta che coincide con l’arrivo dei primi braccianti. Ma questa volta tutto è complicato dall’emergenza sanitaria e questa complessità ce la restituisce l’incontro con B., originario del Ghana, che abbiamo incontrato in una sera di inizio maggio.

Nei mesi primaverili, da anni, ci prepariamo per i Presidi mobili: in auto, appena fa sera, percorriamo per ore le strade di Saluzzo, soffermandoci nei luoghi che possono fornire un riparo improvvisato per una notte: le tettoie nella periferia, i parcheggi coperti, i magazzini, i parchi con le loro panchine nel verde. Indossiamo il gilet della Caritas per renderci riconoscibili, riempiamo le tasche di biglietti con il numero di telefono dell’Infopoint, ci avviciniamo agli spazi più bui e silenziosi alla ricerca di chi, da solo o in piccoli gruppi, ci mette di fronte alla sua solitudine e marginalità.

L’anno scorso, i primi tre erano arrivati a metà aprile, pochi cartoni stesi sul piazzale del Foro Boario. Quest’anno, invece, B. aspettava a inizio maggio un contratto, seduto su una panchina di pietra, nel viale alberato. È arrivato da Ventimiglia su indicazione di un suo conoscente, un ragazzo che dopo anni di lavoro a Saluzzo gli ha detto “se arrivi al Foro Boario e aspetti, ti offriranno un lavoro”.

In effetti B. è stato il primo ad arrivare al Foro Boario, ma non il primo a Saluzzo: negli scorsi mesi abbiamo incontrato altri braccianti chiamati dai datori di lavoro, ma loro sono riusciti a trovare ospitalità da amici o connazionali che vivono nel territorio. B. è il primo senza dimora che ha cercato nei cartoni sull’asfalto un modo per dormire al Foro Boario. In questa situazione di emergenza sanitaria, infatti, è estremamente difficile accogliere nei dormitori un senza dimora, per via degli spazi promiscui e delle camerate collettive: in questi luoghi servirebbe poter effettuare in tempi rapidi un tampone per escludere la positività al Covid-19 o spazi per un isolamento precauzionale.

Abbiamo incontrato B. a distanza, telefonicamente, grazie al supporto di giovani volontari e abbiamo così conosciuto il suo nome, la sua storia, il motivo per cui fosse in strada.

B. ci ha racconta di avere una famiglia in Ghana e la necessità di trovare un lavoro per poter rinnovare il permesso di soggiorno dal momento che la sua protezione umanitaria è stata abolita dal “Decreto Sicurezza”. B. spiega di essere tornato in Liguria (dove si trova la Questura di competenza) per rinnovare il suo permesso di soggiorno quando è stato colto dalla pandemia che ha bloccato tutti nei luoghi di domicilio. Il Covid19 è arrivato anche nel campo di accoglienza in cui si trovava, costringendolo all’isolamento. Tempo prezioso per chi ha una protezione umanitaria che, nonostante il prolungamento della validità dei permessi di soggiorno attuato dai decreti in materia di Coronavirus, necessiterà tra pochi mesi di essere convertita in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

Gli parliamo delle restrizioni imposte dalle norme per prevenire il contagio e della situazione in Italia: B. ci racconta di aver vissuto l’isolamento con la paura di ammalarsi, che non si sentiva al sicuro nel campo in cui si trovava a stretto contatto con centinaia di persone. Nemmeno la prospettiva di partire, senza sapere cosa avrebbe trovato, lo tranquillizzava: il timore di contrarre una malattia che impedisce di lavorare e sostenere così la famiglia, lo terrorizza. Al telefono gli spieghiamo che non può proteggersi dal contagio dormendo in strada, ma nemmeno abbiamo a disposizione alternative da offrirgli.

B. ci racconta che ha viaggiato senza alcun controllo fino a Saluzzo, ha trovato il Foro Boario e conosce quello che è gli hanno raccontato dei connazionali: gli imprenditori agricoli assumono i braccianti aspettando che arrivino nel campo a proporsi, chiedendo ad altri stagionali che lavorano per loro da tempo di chiamare degli “amici” o andando al Foro Boario. Un sistema di reclutamento della manodopera che offre spazio a fenomeni di sfruttamento e scarica il costo economico e sociale dell’accoglienza sul territorio, rendendo impossibile la programmazione degli arrivi e degli alloggiamenti, un incrocio tra domanda e offerta di lavoro legale e tracciato.

Per questa ragione B. ci dice che vuole aspettare al Foro Boario l’arrivo di qualcuno che gli offra un lavoro, vuole cercare una bicicletta per poter andare a proporsi nelle cascine.

Gli spieghiamo che esistono modalità sicure di ingaggio, ad esempio attraverso la piattaforma regionale per il reclutamento della manodopera agricola e che lo possiamo aiutare nell’iscrizione. Lo informiamo del fatto che nessuno assumerà una persona che dorme per strada, per questioni di sicurezza. Individuiamo per lui, con estrema fatica e dopo numerose telefonate, la disponibilità di accoglierlo da parte un dormitorio in un’altra città. I nostri volontari gli forniscono indicazioni adeguate e due pasti caldi, prima di vederlo ripartire.

B. è partito, ma continua ad aspettare una chiamata: non sappiamo dove dormirà nelle prossime sere, né se riuscirà a rinnovare il permesso di soggiorno. Sappiamo che questa stagione si presenta completamente diversa dalle altre: è chiara la necessità per il settore agricolo di trovare braccia per raccogliere la frutta che arriva sulle nostre tavole, mentre la questione dell’accoglienza di chi non ha una casa rimane aperta. 

[continua]

 

PER APPROFONDIRE: Covid-19: la precarietà di chi è senza casa

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Live10 foro boario saluzzo migrante novembre 2017

#Live2017_10 Il lavoro non è ancora finito

By Live blog

Tra meno di 40 giorni inizia l’inverno, la scorsa settimana le Alpi si sono riempite di neve, ma le accoglienze diffuse e il Foro Boario sono ancora abitati.

Nelle case e nei mini-campi stanno vivendo ancora molte persone che hanno contratti attivi con le aziende del territorio saluzzese. Chi di loro ha concluso da poco il contratto è in attesa di ricevere la paga o la busta paga, poi ripartirà per cercare altro lavoro in Italia. In alcuni casi i migranti si sono impegnati a rimanere a Saluzzo per pratiche obbligatorie inerenti il rinnovo del permesso di soggiorno o per questioni legate al loro status giuridico e hanno appuntamenti in Questura tra novembre e dicembre.

Al Foro Boario ci sono circa 60 persone: alcuni con contratti attivi presso imprese che si trovano in Comuni che non hanno aderito all’accoglienza diffusa, altri stanno provando a cercare casa e circa una trentina sono spaesati e non hanno un luogo dove andare.

Le stagioni della frutta sono quasi finite, con esse finirà anche il lavoro di questi uomini.

Si continua a lavorare affinché ognuna di queste persone possa proseguire la sua strada.

 

[continua]

Settembre 24, 2020 in New, News

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Il progetto PIER - Protection, Integration and Education for Refugees, finanziato dalla Coca Cola Foundation, coinvolge tre 3 partner nazionali Saluzzo Cuneo Italia Logo

Programma PIER in Italia, Grecia e Austria

By News

La nostra Caritas è partner di un’importante rete progettuale che lavora a favore della scolarizzazione e dell’integrazione di migranti e richiedenti asilo attraverso il lavoro.

Il programma si chiama PIER Protection, Integration and Education for Refugees (Protezione, Integrazione ed Educazione per i Rifugiati) vede impegnate la Caritas Italiana, la Caritas Austria e l’Ong greca Arsis che hanno definito attività comuni di intervento su situazioni specifiche dei loro territori. Gli interventi hanno l’obiettivo di incontrare, sostenere e accompagnare migranti e richiedenti asilo in un processo di integrazione attraverso: un accompagnamento socio-psicologico, la scolarizzazione dall’insegnamento della lingua italiana all’educazione civica e soprattutto, per gli adulti, l’inserimento nel mondo del lavoro.

Visita il sito ufficiale PIER program

Il programma PIER ha permesso anche la nascita di una rete nazionale e internazionale di studio e di confronto tra le diverse realtà impegnate nel progetto.

In Italia, il progetto PIER, coinvolge 11 Caritas tra cui la nostra. A Saluzzo PIER affiancherà il lavoro del Progetto Presidio in Saluzzo Migrante nel 2018 e sarà condotto in collaborazione con la Cooperativa Sociale Armonia onlus.
Le donne, di origine nigeriana e somala, accolte nel CAS della Cooperativa saranno protagoniste di questo progetto accanto ad alcuni “migranti stagionali”, in particolare due giovanissimi migranti incontrati nel 2016 al Foro Boario.
Giovani uomini e donne che vivono il territorio e che avranno la possibilità di integrarsi e crescere.

VIDEO: Caritas progetto PIER

A Saluzzo sono già stati avviati corsi di lingua italiana per donne e giovani stranieri che vivono o sono accolti nella nostra città. Si stanno svolgendo in queste settimane e le foto in questo articolo ritraggono alcuni momenti di queste lezioni.


Maggiori informazioni su Caritas inmigration
Scarica la Presentazione del progetto PIER in italia

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