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caporalato Archivi - Saluzzo Migrante

Processo “Momo”, oggi la prima udienza

By New, News

Oggi si tiene a Cuneo l’udienza filtro del Processo “Momo”, il primo della nostra provincia per sfruttamento lavorativo di braccianti agricoli. Da anni il nostro Presidio si confronta con la problematica della vulnerabilità dei braccianti e del rischio sfruttamento. Fino ad oggi, nella nostra provincia, questo reato non era mai arrivato nell’aula di un tribunale, soprattutto perchè è stato inserito di recente nel nostro codice penale.

È del 2016, infatti, la modifica dell’articolo che sanzionava, prima, solo il caporale e solo in caso di minaccia o violenza. Oggi l’art. 603 bis del codice penale sanziona, invece, sia chi recluta che chi assume, impiega, utilizza in condizione di sfruttamento il lavoratore, approfittando del suo stato di bisogno.

La mancanza di una casa, la precarietà del lavoro (discontinuo, nero e grigio), la difficoltà linguistica, la mancanza di una rete territoriale di servizi vanno ad alimentare questa fragilità che osserviamo ogni giorno nei nostri servizi e durante i presidi mobili serali. Chi arriva al nostro Presidio vive in una situazione di vulnerabilità tale da accettare, molto spesso, condizioni lavorative che gli inquirenti hanno riconosciuto come degradanti e che violano i diritti fondamentali dei lavoratori.

Il rapporto che si crea tra bracciante e datore di lavoro diventa sfruttamento quando la necessità di rinnovare il permesso di soggiorno o, più in generale, di sopravvivere, spinge il lavoratore ad accettare qualsiasi condizione dettata da quello che diventa  tutti gli effetti un “padrone”.

Attraverso la nostra attività di Presidio notiamo, come da Nord a Sud, la cronaca e la realtà giudiziaria fotografino situazioni che arrivano anche al nostro osservatorio. Nelle campagne agricole sembra essere diventato necessario avere una parte di manodopera agricola, spaventata, priva di reti, marginalizzata, ghettizzata e disposta a qualsiasi cosa pur di lavorare. Un aspetto che ormai pare fondamentale in un sistema economico e una filiera agro-alimentare che sembra sopravvivere solo grazie al lavoro sottopagato e all’evasione contributiva.

L’operazione “Momo”, che ha portato al Processo che si celebra oggi a Cuneo, racconta di “Un fenomeno indegno – così come ha definito il Procuratore Capo Onelio Dodero con parole che condividiamo – ”Abbiamo rilevato, in questa indagine, dei comportamenti indegni e delle condotte odiose: sfruttare chi è già sfruttato, come vampiri intervenire sulle persone che hanno solo le loro braccia e che scappano e vengono qui e fanno ricca questa terra”.

Le indagini hanno portato alla luce fatti che racconterebbero di braccianti regolarizzati in modo parziale, sfruttati in modo costante e soprattutto programmato. Con un’organizzazione e una serialità che ci sconcerta. 

Come hanno ricostruito gli inquirenti i lavoratori possedevano contratti brevi e costantemente rinnovati, erano chiamati a qualunque ora del giorno e della notte e spesso restano nei campi a raccogliere frutta anche per 10/12 ore consecutive, anche se formalmente risultava ne lavorassero meno della metà ogni giorno, venendo pagati 5 euro all’ora.
Inoltre, vivevano in 40 in una stanza, per cui veniva loro trattenuta una parte della paga, in condizioni igieniche precarie. Se avevano freddo e volevano una stufa, dovevano ancora pagare.

I braccianti africani secondo gli accertamenti venivano reclutati da un connazionale, diventato caporale, che in accordo con i due imprenditori saluzzesi aveva messo in piedi un sistema di contratti ‘”a chiamata”. 

Nella conferenza stampa con cui sono stati presentati i risultati dell’indagine, è emerso che per bypassare i controlli e le ispezioni gli organizzatori del ‘sistema’ creato stratagemmi per mettere a tacere i braccianti: secondo gli inquirenti il caporale distribuiva bigliettini preconfezionati con nome e cognome del lavoratore e l’indicazione falsa della data di inizio del rapporto di lavoro e del numero di ore lavorate, ovviamente al ribasso. Ai braccianti dava indicazione di fingere non capire l’italiano per rendere i controlli più difficili. In alcuni casi i lavoratori sembra venissero adibiti a mansioni per cui non avevano formazione, come la guida di muletti e carrelli.

Di questa vicenda ci colpisce il totale disprezzo delle normative per la tutela e la sicurezza dei lavoratori, incuranti del rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Il Progetto Presidio di Caritas Italiana è nato proprio per contrastare i fenomeni di sfruttamento del lavoro in agricoltura e tutelare le vittime e i più deboli di questo mondo. 

Oggi saremo a Cuneo, fuori dal Tribunale, per seguire il processo e capire quali fatti verranno accertati, per dimostrare vicinanza a tutti gli imprenditori che lavorano nella legalità e sostenere le vittime di un sistema che sfrutta e lascia annegare nell’invisibilità migliaia di persone.

La giustizia è la prima via della carità.

Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

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Ottobre 5, 2020 in New, News

Tendere la mano a chi resta al freddo

Da 6 mesi nel Saluzzese ci sono uomini che dormono in strada e non trovano alcuna soluzione abitativa, nonostante siano arrivati nel nostro territorio in cerca di lavoro o già…
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Settembre 30, 2020 in Live blog, New

#Live2020_13 Racconti di vita migratoria 2

Durante i pomeriggi in cui il nostro Presidio apre i suoi servizi, molti braccianti arrivano nel cortile della Caritas carichi di fatica e dei loro stati d'animo come la frustrazione…
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Settembre 26, 2020 in New, News

Progetto “APRI”, la Caritas di Saluzzo cerca famiglie e tutor

A gennaio 2020 la Caritas Italiana ha dato il via ad “APRI”, progetto rivolto alle Caritas Diocesane che promuove l’accoglienza di persone singole o famiglie migranti già presenti in Italia…
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Live10 Saluzzo Migrante Case Abitare a Saluzzo

Covid-19: un’occasione mancata per dare dignità

By New, News

La stagionalità dell’agricoltura in Italia vive delle continue migrazioni interne di lavoratori stranieri che da anni sono i principali protagonisti della raccolta e trasformazione nel nostro Paese: negli anni, infatti, la manodopera straniera che internamente si sposta da un bacino ortofrutticolo all’altro, tra le regioni, ha affiancato (e in larga parte sostituito) i braccianti locali e i braccianti extracomunitari che arrivano tramite il “Decreto Flussi”.

Tuttavia, il divieto di spostamento causato dall’emergenza ha sottolineato le contraddizioni di una filiera che necessita di manodopera, ma non riconosce dignità ai lavoratori stranieri già presenti sul territorio nazionale (di cui molti irregolari), mettendo in forte crisi il settore agricolo.
Sappiamo che la maggior parte dei lavoratori e delle lavoratrici vivono in insediamenti spontanei, ghetti o tendopoli in condizioni di completo isolamento, ed in un momento in cui la sostenibilità di un intero settore appare così strettamente connessa alla loro sorte è fondamentale riconoscere il loro ruolo, attraverso tutele e l’accesso ai diritti, con azioni concrete e politiche adeguate.

A questo proposito anche Caritas Italiana ha aderito all’appello lanciato da Terra! Onlus, insieme a sindacati e realtà del Terzo Settore per chiedere al Presidente della Repubblica e ai Ministri dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, e del Lavoro, Nunzia Catalfo, una sanatoria per i braccianti stranieri, per far emergere chi è costretto a vivere e lavorare in condizioni di irregolarità. Se appare impraticabile la strada di un Decreto Flussi per i lavoratori stagionali, la sanatoria richiesta appare come una misura utile in un momento in cui occorre garantire sia il rinnovo dei permessi di soggiorno e che i posti di lavoro per un intero comparto a vocazione agricola. 

Servono soluzioni per l’alloggiamento e il reclutamento

Virginia Sabbatini, referente dell’équipe di Saluzzo Migrante, commenta: “Abbiamo letto, nelle scorse settimane, i diversi comunicati del nuovo Tavolo per l’Emergenza frutta del Monviso riguardanti le decisioni in merito alla non apertura delle Accoglienze Diffuse e del dormitorio PAS da parte dei sindaci di Saluzzo, Lagnasco, Costigliole e Verzuolo. Ci lascia perplessi, a due mesi dello scoppio della pandemia, la mancanza di progetti creati su misura per le esigenze del nostro territorio.

Esprimiamo soddisfazione nel riscontrare che il mondo agricolo, con senso di responsabilità, si sia mosso al fine di occuparsi integralmente del fenomeno e di tutti i risvolti connessi alla raccolta agricola. Assieme all’istituzione regionale, ai quattro sindaci dei “Comuni della frutta” che negli anni passati avevano attivato le accoglienze diffuse e per la prima volta da dieci anni alle Organizzazioni dei Produttori, che giocano un ruolo fondamentale nella filiera agroalimentare, è necessario iniziare a costruire una programmazione che possa gestire in modo adeguato il fenomeno, senza dimenticare le sfere più fragili della raccolta, i braccianti.

Da anni chiediamo interventi di sistema da parte di istituzioni regionali e prefettizie, mondo agricolo, sindaci, servizi sociali, riservando alla Caritas un ruolo di sussidiarietà e non di protagonismo, ed in questo senso, negli ultimi due anni, si sono fatti passi avanti, con l’istituzione di nuove accoglienze, in particolar modo grazie al rilevante intervento del Comune di Saluzzo, il Protocollo Regionale per la promozione del lavoro regolare in agricoltura, siglato dalla Regione Piemonte nell’anno passato, la sperimentazione su un incontro pubblico tra la domanda e l’offerta di lavoro avviata a Saluzzo nel 2019 dal Centro Per l’Impiego di Saluzzo, in sinergia con gli enti locali.

Tuttavia, ci rammarichiamo del fatto che a questo tavolo non siano stati coinvolti gli enti che maggiormente toccano con mano alcuni risvolti del fenomeno, tra cui la parte sindacale e la Caritas, che continuano ad offrire servizi e tutela ai braccianti: sembra che la voce di chi rappresenta i lavoratori coinvolti o le persone in stato di fragilità connesse alle operazioni di raccolta non debba potersi esprimere in tale sede.

Riteniamo in ogni modo che questo possa essere un primo passo, significativo, affinché gli enti di competenza possano individuare nuove forme per una gestione responsabile del fenomeno, a dieci anni dalla sua prima manifestazione e a maggior ragione durante un’emergenza sanitaria di questo tipo.

Come Caritas ascoltiamo quotidianamente anche la voce dei piccoli imprenditori agricoli locali, affaticati da una filiera agroalimentare che non restituisce un equo valore del prodotto, in conseguenza della quale spesso si rende difficile rispettare pienamente i contratti siglati con i loro dipendenti: ancor più difficile è occuparsi del loro alloggiamento, a maggior ragione in tempi di Covid-19, che richiedono una attenzione alla sicurezza e alla salvaguardia della salute nei luoghi di lavoro e nei luoghi di alloggiamento. Oggi è il tempo in cui non lasciare soli nessuno e i soggetti più fragili ci sembrano proprio essere  da una parte i lavoratori e dall’altra i piccoli coltivatori.

Le proposte che abbiamo letto in queste settimane dai sindacati agricoli, dai sindaci, dalle Organizzazioni dei produttori del territorio sembrano andare verso questa direzione, ritenendo che l’accoglienza in azienda possa essere una risposta idonea e sufficiente per la problematica alloggiativa della manodopera agricola stagionale e richiedendo una totale flessibilità tramite lo sblocco dei voucher (che si presume possano essere uno strumento per impiegare i soggetti più fragili delle nostre comunità come i precettori di reddito di cittadinanza, le persone in cassa integrazione, categorie che avrebbero invece bisogno di rapporti di lavoro stabili e che in ogni caso non sono in numero sufficiente a coprire il fabbisogno di manodopera, che solo nel saluzzese ammonta a 12.000 lavoratori impegnati nel settore frutticolo).

Non è più procrastinabile l’impegno da parte del mondo agricolo di rendere noto il reale fabbisogno delle aziende, in quale periodo si concentri maggiormente la richiesta e se i produttori frutticoli siano in grado di predisporre delle soluzione abitative per i braccianti o meno. In caso negativo, non si può, in un anno delicato come questo, rifiutare l’intervento delle Accoglienze Diffuse pubbliche, che andrebbero replicate nei Comuni che da anni negano il loro ausilio nella gestione responsabile della problematica connessa alle imprese dei loro territori.

Certamente tutto ciò sarebbe impossibile al di fuori di una gestione da parte delle Unità di crisi e con il supporto di enti quali la Protezione Civile o la Croce Rossa, in seguito all’individuazione di protocolli per la sicurezza dei lavoratori che vedano la partecipazione dei sindacati. Fondamentale è, infine, consentire l’accesso a siti di accoglienza in luoghi pubblici o privati da parte degli enti di tutela quali la Caritas, che può fornire un supporto di beni di prima necessità e di tipo sanitario, grazie all’Ambulatorio Medico Stagionale, o dei sindacati stessi, che svolgono un ruolo fondamentale per la promozione del lavoro regolare e la prevenzione a fenomeni di sfruttamento”.

Come Caritas, abbiamo scritto al Comune di Saluzzo, alla Prefettura di Cuneo e alla Regione Piemonte per segnalare che i nostri dormitori non sono idonei, alla luce dell’emergenza sanitaria, ad accogliere le persone senza dimora disponibili al lavoro agricolo che presumibilmente potrebbe arrivare nei prossimi giorni: ad oggi sono due i potenziali braccianti che sono arrivati e sono stati costretti ad alloggiare all’aperto. Speriamo si possa costituire al più presto un comitato di gestione, tramite l’unità di crisi, che possa costituire al più presto un tavolo di confronto che possa occuparsi della tutela di queste persone e della cittadinanza.

La piattaforma regionale Io Lavoro in agricoltura: una possibilità da implementare

Diversi appelli sono stati rivolti dal mondo agricolo circa la necessità di individuare manodopera a fronte dell’assenza del Decreto Flussi, che l’anno scorso ha portato 1200 lavoratori extracomunitari nella provincia di Cuneo per il lavoro stagionale. Dal momento che questa forza lavoro rappresenta una minima percentuale della manodopera stagionale, in tempi di emergenza sanitaria sarebbe prioritario organizzare i flussi interni di migranti che lavorano come stagionali e che ogni anno si spostano a tra le regioni italiane seguendo la geografia delle raccolte.

In questo senso andrebbe implementata la piattaforma creata dalla Regione per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro agricolo.

“Pur comprendendo le motivazioni che spingono a prediligere la manodopera locale – spiega Virginia Sabbatini-, ribadiamo che difficilmente la disponibilità di lavoratori dal territorio possa rispondere al grande fabbisogno stagionale del comparto. Parallelamente, i primi arrivi di questi giorni confermano come i braccianti stagionali continuino, nonostante l’emergenza sanitaria, a spostarsi tra le regioni seguendo le stagioni di raccolta. Una situazione destinata ad aumentare con l’allentamento delle restrizioni alla mobilità a cui potremmo assistere nei mesi futuri, a maggior ragione con una stagione di raccolta che si è allungata negli anni passati e si conclude ormai nei mesi invernali. 

E’ allora di importanza cruciale l’individuazione di un sistema di reclutamento a distanza , pubblico, che superi le consuetudini del territorio. In assenza di un sistema efficace e pubblico di incontro tra la domanda e l’offerta, gestito tramite piattaforme virtuali, osserviamo come da anni gli imprenditori agricoli da anni assumano i braccianti aspettando che arrivino nel campo a proporsi, chiedendo ad altri dipendenti fidelizzati di chiamare degli “amici” o andando al Foro Boario. Un sistema insostenibile, se si considera che la manodopera arriva fino a 12.000 unità, che i flussi extracomunitari rappresentano ormai meno del 10% di questo fabbisogno e che gli autoctoni sono poco interessati a questo tipo di lavoro. Tale sistema offre spazio a fenomeni di sfruttamento quali il caporalato e produce un costo sociale ingente per il territorio, rendendo impossibile la programmazione degli arrivi e degli alloggiamenti”. 

“Ci sembra estremamente positivo – prosegue Sabbatini – lo sviluppo, da parte della Regione Piemonte, della Piattaforma “Io lavoro in agricoltura”, per scongiurare arrivi non programmati: il nostro Presidio sta pubblicizzando l’iscrizione a chi quotidianamente ci telefona, da tutta Italia, per dirci che è stato contattato dal datore di lavoro, che ha visto un servizio televisivo sulla ricerca di manodopera a Saluzzo o che si sta organizzando per venire a cercare il lavoro. I nostri colleghi in altri territori d’Italia supportano i braccianti stagionali nella compilazione, nella speranza che sussista effettivamente la disponibilità da parte del mondo agricolo, dichiarata nei comunicati, ad assumere tramite l’uso di tale sistema e non con le forme non organizzate utilizzate in passato”.

Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

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Ad Alba: “Siamo uomini o caporali?”

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Sarà Virginia Sabbatini, coordinatrice del presidio “Saluzzo Migrante”, ad intervenire all’incontro “Tutti diritti – Siamo uomini o caporali?” organizzato dall’Associazione Arcobaleno di volontariato penitenziario.

L’incontro si terrà ad Alba sabato 14 dicembre 2019 dalle ore 9 presso la Sala della Resistenza del Comune.

Un momento di dibattito pubblico e riflessione sul tema dello sfruttamento lavorativo e del caporalto dal punto di vista della realtà locale. Parteciperanno la referente provinciale di Libera, Anna Cattaneo, e la responsabile del consorzio cooperative sociali CIS di Alba, Elena Saglietti.

Workshop al Critical Beer

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Domenica 8 settembre alle ore 14 presso Via Walter Fontan a Bussoleno

Saluzzo Migrante sarà presente al festival “Critical Beer” con un workshop per raccontare la realtà dei lavoratori stagionali in Piemonte, con tutte le problematiche che la loro situazione comporta a livello di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, legalità, trasporto e integrazione.

#Live2019_7 Accoglienza diffusa: accompagnare all’autonomia

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Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

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Ottobre 5, 2020 in New, News

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Settembre 26, 2020 in New, News

Progetto “APRI”, la Caritas di Saluzzo cerca famiglie e tutor

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Carovana di Libera Piemonte

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Libera Piemonte ha scelto Saluzzo come prima tappa da cui partirà sabato 29 luglio una carovana per incontrare in tutta Italia realtà impegnate nel contrasto alle mafie e ad ogni forma di sfruttamento.

Negli ultimi anni, anche con la scelta di celebrare la giornata del 21 marzo a Saluzzo nel 2018, Libera si è concentrata molto sul tema dello sfruttamento dei braccianti e del caporalato nell’agricoltura italiana.

Incontreremo Libera Piemonte per raccontare l’esperienza di Saluzzo Migrante, la realtà dei braccianti africani che da una decina di anni arrivano ogni estate nel nostro territorio in cerca di lavoro stagionale, le sfide e i servizi creati dal nostro presidio per offrire ascolto, accompagnamento e supporto a questi lavoratori.

Anche il Presidio della Caritas per la lista pubblica di collocamento

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Come descritto nella “#Live2019_4 Storie di vita dentro un cv”, da quest’anno anche la Caritas di Saluzzo lavora per l’applicazione del “Protocollo sperimentale per la promozione del lavoro regolare in agricoltura, per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro stagionale e dare soluzione ai problemi di trasporto dei lavoratori” promosso dalla Regione Piemonte nel marzo 2019.

La  Caritas di Saluzzo in particolare partecipa al Gruppo di lavoro Locale di Saluzzo attraverso i referenti del Presidio, in qualità di delegati dell’Arcidiocesi di Torino. Questo Gruppo di lavoro ha istituito un Tavolo Tecnico che  si occupa, oggi, della problematica di incontro tra domanda e offerta di lavoro in ambito agricolo: una delle questioni centrali della situazione migratoria saluzzese.

Al Tavolo, presieduto dal Centro per l’impiego di Saluzzo, si è avviata la sperimentazione di una lista pubblica di collocamento per i braccianti agricoli disponibili a lavorare, gestita in collaborazione con i sindacati (CGIL e CISL con le rispettive categorie FLAI e FAI) e le parti datoriali (Coldiretti e ConfAgricoltura) oltre ad un importate ruolo svolto dall’ente bilaterale EBAT FAVLA CUNEO.

In attesa che il sistema di trasmissione delle schede avvenga per via telematica, al momento la compilazione delle schede di domanda per la lista pubblica di collocamento, predisposte dal Centro per l’impiego, viene compilata manualmente da una serie di enti prestabiliti: le sedi del Centro per l’impiego di Saluzzo, l’Infopoint del progetto Presidio della Caritas, il Consorzio Monviso Solidale e dai sindacati che hanno sottoscritto il Protocollo di gestione del PAS per il 2019 presso la struttura stessa del PAS.

Questi soggetti devono trasmettere le schede compilate al Centro per l’impiego o all’ente bilaterale EBAT FAVLA CUNEO per l’elaborazione e l’inserimento dei dati nella lista pubblica. Il Centro per l’impiego può inviare ogni settimana la lista aggiornata dei lavoratori stagionali alle associazioni datoriali aderenti. Le stesse associazioni datoriali si impegnano a inviare i dati delle aziende agricole e dei lavoratori assunti al Centro per l’Impiego così da poter aggiornare le liste.

Anche le aziende sono invitate a compilare a loro volta, tramite le Associazioni datoriali, una scheda predisposta dal Centro per l’Impiego per individuare il numero di lavoratori di cui necessitano per le proprie attività. Anche queste schede vengono inviate all’ente bilaterale EBAT FAVLA CUNEO per l’elaborazione informatica dei dati. 

L’Ente Bilaterale, in cambio dell’adesione a questa nuova sperimentazione di collocamento della manodopera ha in previsione una premialità per le aziende agricole.

L’importanza del modello delle liste pubbliche di collocamento deriva dalla fondamentale necessità di organizzare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro in modo regolare, andando ad intervenire sulla fase di reclutamento dei braccianti agricoli, evitando quindi che si alimenti un sistema di intermediazione illecita che vede ancora oggi, nel 2019, prevalere un reclutamento informale, con giovani braccia che in bicicletta percorrono strade di campagna, andando di azienda in azienda per trovare lavoro.

Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

#Live2020_14 I. , tornare a casa

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Settembre 26, 2020 in New, News

Progetto “APRI”, la Caritas di Saluzzo cerca famiglie e tutor

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Il caporalato: realtà anche nel Saluzzese

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La Procura di Cuneo oggi ha illustrato i risultati di un’indagine per contrastare, nella zona del saluzzese, il fenomeno del caporalato. Due imprenditori lagnaschesi, della stessa azienda agricola, e un loro dipendente di origine africana, ex-stagionale, sono stati raggiunti da un procedimento di custodia cautelare.

Il reato contestato è quello di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, descritto nell’art. 603 bis del codice penale che punisce sia chi recluta persone in stato di bisogno sia, dal 2016 grazie alle conquiste ottenute dalle lotte dei braccianti negli ultimi anni, gli imprenditori che hanno utilizzato il lavoro di quelle braccia.  A Saluzzo oggi sono state descritte dalle Forze dell’Ordine entrambe queste situazioni.

COME FUNZIONA QUESTO MECCANISMO

In Caritas riscontriamo quasi quotidianamente, dai racconti dei lavoratori migranti, come l’assenza di regole efficaci per il reclutamento della manodopera che aiutino le imprese a gestire in modo legale e ordinato la fase delle assunzioni, faccia sì che spesso queste finiscano per affidarsi ad un lavoratore fidelizzato, che conosce le necessità dell’azienda e le esigenze del lavoro agricolo.

A questa persona vengono così affidate notevoli responsabilità: reclutare altri braccianti, organizzare il lavoro e la squadra, identificare i lavoratori … Spesso l’imprenditore non conosce nemmeno il nome dei braccianti, né li sa riconoscere perciò si affida ad un lavoratore che faccia illecitamente da intermediario, dal momento che parla la lingua degli altri braccianti, conosce il contesto di provenienza e il luogo in cui vivono, la loro rete di riferimento.

Questo affidamento di responsabilità avviene in maniera del tutto informale, non vi è un riconoscimento differente di mansioni nella contrattualizzazione. Il lavoratore fidelizzato abita sul territorio da anni, è anch’egli un ex-stagionale che si è stabilizzato, conosce le dinamiche della raccolta, conosce gli uffici e gli sportelli del territorio. Spesso rappresenta un punto di riferimento per i lavoratori agricoli stagionali, per i quali i servizi sono scarsi e il disorientamento è enorme, pur essendo fondamentali per l’economia agricola del territorio.

Spesso vi è un forte rapporto di fiducia reciproca tra il datore di lavoro e i lavoratori storici: si mangia insieme, si conoscono i nomi dei famigliari, ci si racconta nella quotidianità del lavoro. La gestione di queste dinamiche è complessa e può facilmente portare ad abusi come quelli evidenziati dall’indagine. La procura ha infatti messo in luce situazioni con lavoratori sfruttati sottoposti a condizioni di lavoro indegne: mancato rispetto delle norme in materia di sicurezza sul lavoro e di orario, retribuzione e contribuzione non corrispondente a quella prevista dalla contrattazione collettiva, metodi di sorveglianza e condizioni di alloggiamento degradanti.

UN FENOMENO PRESENTE ANCHE NEL SALUZZESE

Oggi il Procuratore di Cuneo in conferenza stampa ha parlato di un “fenomeno consolidalto nella zona” e di 19 lavoratori africani sfruttati e pagati meno di 5 euro l’ora. Oggi, come ogni mercoledì dell’anno, il Presidio della Caritas in corso Piemonte 59 sarà aperto per ascoltare le voci dei migranti del Saluzzese che di nuovo, con l’avvio della stagione, sono arrivati e stanno arrivando in cerca di lavoro nella raccolta.

Intervista La Stampa al Procuratore di Cuneo: “Caporalato, il procuratore di Cuneo: “Pagavano per lavorare, un fenomeno indegno e vergognoso”

In questo scenario, la Caritas di Saluzzo, attraverso il progetto Saluzzo Migrante, si impegna a continuare la partecipazione ai tavoli di lavoro locali e nazionali sul tema del lavoro bracciantile agricolo, ad assistere gli “ultimi” e costruire percorsi di legalità e dignità per lavoratori e imprese, con la volontà di ridurre le distanze e realizzare alternative sostenibili.

articolo La Stampa Cuneo – “Tre arresti per caporalato nel Saluzzese: migranti pagati meno di 5 euro all’ora”

video TargatoCN (fonte Polizia di Stato) – Operazione Momo: caporalato nel Saluzzese

articolo TargatoCN – “Caporalato nel Saluzzese: stagionali della frutta sottopagati e costretti a lavorare fino a 12 ore al giorno”

articolo La Stampa – dichiarazioni di Caritas Saluzzo – Saluzzo Migrante, Cgil e Flai Cgil Cuneo, Comitato Antirazzista

[foto di archivio]

Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

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