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bracciante Archivi - Saluzzo Migrante

#Live2020_4 CERCHIAMO COPERTE

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Cerchiamo coperte.

Per C. che con la sua tenda sfilacciata da quasi un mese dorme vicino ad un supermarket dove i cartelloni pubblicizzano 1 kg di pesche in offerta a 0,98 centesimi

Per D. che a 21 anni si trova a pregare il suo Dio su un cartone umido sotto un portico a Saluzzo dove è arrivato per la prima volta, convinto da un amico che qui avrebbe trovato un ingaggio.

Per S. di 23 anni che a Bergamo faceva il metalmeccanico, ma la crisi causata dal Covid ha lasciato senza lavoro.

Sono oltre 100 i giovani africani (originari delle zone subsahariane come Mali, Gambia, Senegal…) che abbiamo incontrato la notte in queste settimane, durante i nostri Presidi Mobili, mentre con i volontari distribuiamo mascherine, gilet catarifrangenti, ma soprattutto coperte.

Sono arrivati qui da Torino o da altre regioni, con la speranza di lavorare  nella raccolta, a cavallo tra i mirtilli e le mele, ma rimangono senza un tetto perché i posti nelle strutture dell’accoglienza diffusa (115 disponibili) non sono sufficienti, inoltre le aperture di alcuni siti sono state posticipate o non ancora attuate.

Alcuni hanno il permesso di soggiorno scaduto o non rinnovato, molti i nuovi arrivi che passano dal nostro Infopoint in corso Piemonte, alcuni ci mostrano un contratto in Comuni che (a differenza degli otto firmatari su 34 del distretto frutticolo cioè Saluzzo, Cuneo, Tarantasca, Busca, Costigliole Saluzzo, Lagnasco, Verzuolo e Savigliano) non hanno sottoscritto i protocolli con la Prefettura.

Molti ci dicono di avere un contratto con un datore di lavoro che li assumerà per la raccolta delle mele, ma è forte il loro timore a mostrarlo per paura di controlli in azienda.

I temporali di questi giorni li hanno esposti a piogge gelide, grandine e freddo, costringendoli a cercare un riparo anche sotto tettoie improvvisate, in condizioni indegne e promiscue, ancora più a rischio in questo periodo di diffusione del Covid-19.

Il nostro timore è per loro e per la salute dei cittadini: chiediamo che venga applicata una norma che già esiste, l’articolo 103 comma 20 del Decreto Rilancio, come già ribadito dalla Ministra Bellanova, che prevede un intervento per prevenire la nascita di insediamenti informali a tutela della salute di tutti.

[continua]

Luglio 25, 2020 in Live blog, New

#Live2020_4 CERCHIAMO COPERTE

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#Live2020_4 INCONTARE I BRACCIANTI

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1. CHI DORME FUORI
Da ormai qualche settimana, dopo aver chiuso il servizio di Infopoint, lasciamo l’ufficio per andare a parlare con i tanti ragazzi che dormono all’aperto. Quasi tutte le sere, attraverso i Presidi Mobili cerchiamo di informare, offrire assistenza legale, sanitaria, sindacale e di prima necessità a queste persone che vivono la loro fragilità in un momento storico che ne aggrava la situazione.
Incontriamo tra loro alcuni “storici” braccianti che ogni anno tornano a lavorare nelle nostre campagne, mentre molti altri sono qui per la prima volta.
Ad oggi abbiamo incontrato circa una ventina di lavoratori contrattualizzati che dormono in strada, e sappiamo che molti altri si stanno organizzando per arrivare. 
Ogni settimana scriviamo alla Prefettura e alla Regione per segnalare quanto da noi raccolto. Chiediamo di realizzare un sistema di accoglienza per i lavoratori agricoli stagionali sia pubblico che privato che coinvolga anche i sindacati agricoli e la riapertura delle strutture già presenti attraverso il coinvolgimento del dipartimento della protezione civile.
Come Caritas e come Progetto Presidio insistiamo anche sulla necessità di collaborare con gli imprenditori agricoli per quanto riguarda il rispetto dei diritti lavorativi di questi braccianti: l’equa retribuzione e la contribuzione che rispetta le giornate lavorative sono diritti fondamentali che possono permettere a queste persone di rendersi autonome anche nella ricerca di una casa.
In questa situazione pensiamo sia destinato ad aumentare il numero delle persone che dormiranno all’aperto a Saluzzo, specie in concomitanza con l’inizio della raccolta delle pesche.
Ribadiamo, come abbiamo detto questa mattina nell’intervento che ci ha visti al tavolo con il Sindaco di Saluzzo e il Vice Prefetto che hanno incontrato i manifestanti, che un alloggio dignitoso è una condizione fondamentale per la tutela del diritto alla salute dei braccianti agricoli e della salute pubblica. Tale situazione è attualmente insostenibile ed esprime forti criticità, come già segnalato alla Prefettura di Cuneo in una lettera che come Caritas abbiamo deciso di inviare.
2. COSA FACCIAMO
Dopo i primi, numerosi, arrivi la situazione dei braccianti stagionali a Saluzzo rimane ancora complessa. Molti dei ragazzi che abbiamo incontrato durante i nostri Presidi Mobili la sera in giro per Saluzzo o nello spazio del nostro Infopoint in corso Piemonte ci raccontano di essere arrivati qui per la prima volta: chi da Napoli, chi da Torino, perfino dalla Sardegna… Tutti sono in cerca di un lavoro stagionale, ma nessuno ha un posto dove stare.

Ad oggi abbiamo incontrato circa 70 ragazzi che dormono all’aperto in città (nei parchi pubblici, sotto i portici dei palazzi, nei parcheggi…) ai quali abbiamo donato una coperta e consigliato di venire al nostro Infopoint in modo da fornirgli assistenza dal punto di vista legale, lavorativo, sindacale e amministrativo. Quando arrivano li aiutiamo a iscriversi alla piattaforma “Io lavoro in agricoltura”, distribuiamo libretti per segnare il numero di ore lavorate durante la giornata, spieghiamo loro le novità che l’emergenza sanitaria ha portato con sé. 

Inoltre, sono già 6 le persone che hanno ricevuto assistenza sanitaria da parte del nostro ambulatorio medico o dal pronto soccorso che hanno spesso sottolineato come la cura dell’igiene e un adeguato risposo siano importanti per la guarigione.     
Senza una casa, però, il riposo e la possibilità di lavarsi vengono meno.

Molti arrivano da lontano e sono disposti a restare qui nonostante le condizioni precarie, il freddo e la pioggia di questi giorni: per loro Saluzzo non significa altro che la possibilità di trovare un lavoro, di sopravvivere, di rinnovare il permesso di soggiorno.

3. IL NOSTRO AIUTO
In queste settimane abbiamo cercato di capire come adattare alle condizioni create dall’emergenza Covid-19 i nostri servizi che solitamente apriamo proprio con l’inizio della stagione di raccolta, tra la primavera e l’estate.

Nelle ultime settimane dal nostro Infopoint in corso Piemonte il numero di persone in attesa aumenta ogni giorno e attraverso l’aiuto dei volontari riusciamo a permettere che l’attesa sia sicura per tutti quei braccianti che arrivano a chiederci aiuto, compilare in curriculum, ricaricare i telefonini o semplicemente fermarsi un attimo. Distribuiamo loro le mascherine frutto di tante donazioni di chi sostiene il nostro progetto Presidio e ci dimostra la sua vicinanza.

Un altro servizio indispensabile per la dignità di queste persone sono le docce. Abbiamo già incontrato persone che hanno problematiche di salute collegate al vivere senza un tetto, addirittura un #bracciante ci ha detto di essersi lavato in un torrente in questi giorni.
A questo proposito da lunedì il nostro servizio docce riaprirà in tutta sicurezza seguendo tutte le disposizioni necessarie per garantire la salute di tutti: attraverso il contributo dei volontari i braccianti potranno usufruire del servizio che sarà sanificato dopo ogni utilizzo.

Inoltre, molti stagionali costretti a dormire in strada spesso sono tornati al loro giaciglio senza più trovare i loro bagagli o altri effetti personali che avevano lasciato incustoditi per partire in bicicletta a cercare lavoro. È nata così la nostra idea di creare un deposito bagagli nella nostra #Caritas e da qualche giorno abbiamo iniziato a offrire loro la possibilità di depositarli al sicuro.

[continua]

Luglio 25, 2020 in Live blog, New

#Live2020_4 CERCHIAMO COPERTE

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Covid-19: la precarietà di chi è senza casa

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Nelle scorse settimane abbiamo più volte raccontato come l’attività della nostra Caritas e del Presidio “Saluzzo Migrante” non si sia fermata nonostante le restrizioni imposte dalle norme di prevenzione del contagio. 

In questi giorni a Saluzzo abbiamo assistito ai primi arrivi di braccianti in cerca di lavoro: tra questi, una persona che si è accampata per la notte al Foro Boario non trovando altre soluzioni, la scorsa settimana.  Lo abbiamo incontrato, grazie ad alcuni volontari, per conoscerlo e per conoscere la sua storia. 
A questo primo arrivo, la settimana successiva, se n’è aggiunto un secondo: una persona che anche in questo caso ha dormito per strada, non avendo chi potesse accoglierlo a Saluzzo.
Gli aspiranti braccianti stanno arrivano perché sanno che negli ultimi dieci anni a Saluzzo si è trovato lavoro in questo modo. Da quando il sistema dei flussi di lavoratori extracomunitari (che consente di programmare gli arrivi) non rappresenta più il canale principale di ingaggio, abbiamo osservato negli anni imprenditori agricoli che assumono gli stagionali già presenti in Italia che si spostano da nord a sud tra le raccolte, direttamente al Foro Boario, in strada, o aspettando che arrivino in cascina in bicicletta per proporsi (nonostante lo scorso anno sia partita la sperimentazione di incontro tra domanda e offerta di lavoro con il Centro per l’impiego di Saluzzo). Come sosteniamo da tempo, la mancanza di gestione della fase di reclutamento della manodopera genera un costo sociale enorme che si abbatte sul territorio e che, quest’anno, sta mostrando anche altri risolti preoccupanti dovuto all’emergenza sanitaria, legati alla necessaria tutela della salute di chi arriva e dei cittadini.

L’emergenza sanitaria ha tuttavia portato alla luce nuove povertà. In questa situazione diventa ancora più necessario tutelare le persone fragili: famiglie senza reddito, anziani soli, malati, detenuti, senza fissa dimora, lavoratori sfruttati o senza contratto che non riescono ad accedere a strumenti di sostegno al reddito. Sono tanti i nuovi poveri che la nostra Caritas incontra nei suoi servizi, dall’Emporio della Solidarietà al Centro di Ascolto, all’Infopoint di Saluzzo Migrante. 

Nella povertà, tuttavia, esistono diverse sfumature di bisogno ed uno degli aspetti che abbiamo riscontrato è il divario tra chi può restare a casa (perchè una casa ce l’ha), proteggendo se stesso e gli altri rispetto a chi non ha un tetto, costretto a vivere in strada.  

 Dormitori e senza fissa dimora

Il problema dei dormitori per i senza fissa dimora è quantomai attuale in questi mesi: servono spazi adeguati per consentire il distanziamento sociale, aspetto difficile da realizzare in luoghi che di norma servono a trovare un riparo temporaneo, un letto pulito, uno spazio in cui cucinare, lavarsi e pulire i vestiti. Spazi concepiti con l’idea di una ripartenza, mentre l’isolamento impone una certa stanzialità. Anche il nostro Presidio, come molti altri in Italia, si è adeguato alle nuove norme di prevenzione del contagio ri-organizzando gli spazi dell’Infopoint e del dormitorio maschile al piano terra di Casa Madre Teresa.

Qui i nostri operatori hanno affiancato gli ospiti informandoli sulle norme per prevenire il contagio, aiutandoli nella compilazione delle autocertificazioni, fornendo mascherine e igienizzante, monitorando giornalmente l’eventuale insorgere di sintomi, ampliando il più possibile gli spazi, adeguatamente sanificati, consentendo ai senza dimora di restare anche in orario diurno. Diversi ospiti di Casa Madre Teresa sono lavoratori agricoli, autorizzati anche durante la fase 1 dell’emergenza ad uscire quotidianamente per raggiungere il posto di lavoro. Alcuni sono impiegati nella stessa azienda agricola da quasi un anno, ma non hanno un reddito sufficiente per affittare un alloggio. Altri sono lavoratori senza contratto, reclutati, come ci riferiscono, da “un amico”. Altri sono persone con fragilità dal punto di vista sanitario, che necessiterebbero di uno specifico accompagnamento dei servizi socio-assistenziali.

Quella dei dormitori è una situazione che appare delicata, dove la sicurezza degli ospiti già accolti è prioritaria, ma resta la difficoltà di adeguare gli spazi alle norme previste per un’emergenza che richiede il distanziamento o l’isolamento domiciliare in caso di contagio. Le notizie giunte da Torino (dove è emersa la mancanza di posti letto idonei per i senza dimora), così come quanto riportano gli altri progetti Presidio di Caritas Italiana attivi alla Pista di Borgo Mezzanone, negli accampamenti di Rosarno, San Ferdinando, Borgo Tre Titoli, nella Piana del Sele, tra le serre del Ragusano restituiscono l’immagine di una situazione a livello nazionale, in cui mancano strumenti adeguati per tutelare i diritti dei più poveri.

Presidi e lavoro agricolo

Questa situazione accomuna Saluzzo ad altri territori in Italia: da settimane siamo in costante contatto con gli altri progetti Presidio di Caritas, tutti nel centro sud, dove nei principali bacini ortofrutticoli del Paese si portano avanti azioni di prossimità verso i migranti, i braccianti (spesso stranieri), i senza dimora, le persone costrette ai margini dalla povertà.  

Coordinati dalla referente nazionale Caterina Boca, i Presidi hanno iniziato a condividere riflessioni e strategie, cercando di reinventare le proprie modalità di azione per il contrasto a situazioni di potenziale sfruttamento dei braccianti agricoli, oltre alle problematiche generate dalla mancanza di condizioni adeguate a prevenire il contagio nelle tendopoli diffuse al sud. In particolare nelle realtà in cui gli accampamenti informali sono all’ordine del giorno, la situazione rischia di degenerare per via dell’assenza di servizi minimi come l’accesso all’acqua potabile, a bagni e docce in numeri sufficienti.  

Nonostante i Presidi Caritas abbiano previsto strategie d’azione immediate, l’impossibilità di spostarsi agilmente nei territori rende più complicato svolgere il monitoraggio delle condizioni di salute e di lavoro dei braccianti attraverso i cosiddetti “Presidi Mobili”, soprattutto perché spesso vivono in baraccopoli isolate, in zone lontane dai centri abitati. Per cercare di informarli in modo adeguato,  Caritas Italiana attraverso i Presidi ha realizzato video e distribuito materiale informativo tradotto in più lingue per spiegare la situazione e le norme necessarie a contenere il contagio. 

Le difficoltà di spostamento creano problemi anche ai braccianti, e non solo, che vivono ai margini: non hanno la possibilità di stampare le autocertificazioni e questo impedisce loro di recarsi al lavoro o fare la spesa, non riescono ad accedere a servizi di trasporto alternativi a quelli forniti illecitamente dai caporali per arrivare nei campi. Nel ragusano, ad esempio, il Presidio Caritas riporta di intere famiglie povere con bambini rimaste isolate tra le serre, nuclei che abitano in casolari o ripari di fortuna, mentre a Foggia la Caritas ha acquistato buoni spesa per i braccianti in condizione di povertà o che hanno perso il lavoro in nero. 

A preoccupare i Presidi di Caritas Italiana sono le dinamiche di lavoro nel comparto agricolo, in quanto mancano ad oggi informazioni chiare sulle modalità con le quali i lavoratori svolgeranno le attività nei campi o nelle aziende di allevamenti, specie in relazione alla disponibilità di dispositivi di sicurezza e al rispetto delle distanze minime. Alcuni Presidi Caritas sono intervenuti distribuendo autocertificazioni per consentire gli spostamenti lavorativi, hanno distribuito materiale tradotto in più lingue sulle norme di sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, restano dubbi sulla loro applicazione, in particolare l’uso di mascherine e guanti, il rispetto della distanza di sicurezza e, in generale, le condizioni igieniche nei luoghi di lavoro. Preoccupa anche la condizione dei lavoratori senza contratto che, per timore di perdere il lavoro, potrebbero accettare condizioni rischiose per la salute.

Resta forte la necessità di tutelare la salute pubblica anche attraverso la regolarizzazione dei lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno. Una fetta di manodopera che negli anni ha notevolmente sopperito al fabbisogno del comparto agricolo italiano. La proposta di Caritas, oltre alla regolarizzazione, resta quella di gestire i flussi interni di stagionali già presenti in Italia, persone che ogni anno si spostano da nord a sud, anche in tempi di Covid19.

Luglio 25, 2020 in Live blog, New

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#Live2020_2 Non ci sono più le stesse stagioni

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Ogni anno, a questo punto dell’anno, il nostro Presidio si confronta con l’avvio di una nuova stagione di raccolta che coincide con l’arrivo dei primi braccianti. Ma questa volta tutto è complicato dall’emergenza sanitaria e questa complessità ce la restituisce l’incontro con B., originario del Ghana, che abbiamo incontrato in una sera di inizio maggio.

Nei mesi primaverili, da anni, ci prepariamo per i Presidi mobili: in auto, appena fa sera, percorriamo per ore le strade di Saluzzo, soffermandoci nei luoghi che possono fornire un riparo improvvisato per una notte: le tettoie nella periferia, i parcheggi coperti, i magazzini, i parchi con le loro panchine nel verde. Indossiamo il gilet della Caritas per renderci riconoscibili, riempiamo le tasche di biglietti con il numero di telefono dell’Infopoint, ci avviciniamo agli spazi più bui e silenziosi alla ricerca di chi, da solo o in piccoli gruppi, ci mette di fronte alla sua solitudine e marginalità.

L’anno scorso, i primi tre erano arrivati a metà aprile, pochi cartoni stesi sul piazzale del Foro Boario. Quest’anno, invece, B. aspettava a inizio maggio un contratto, seduto su una panchina di pietra, nel viale alberato. È arrivato da Ventimiglia su indicazione di un suo conoscente, un ragazzo che dopo anni di lavoro a Saluzzo gli ha detto “se arrivi al Foro Boario e aspetti, ti offriranno un lavoro”.

In effetti B. è stato il primo ad arrivare al Foro Boario, ma non il primo a Saluzzo: negli scorsi mesi abbiamo incontrato altri braccianti chiamati dai datori di lavoro, ma loro sono riusciti a trovare ospitalità da amici o connazionali che vivono nel territorio. B. è il primo senza dimora che ha cercato nei cartoni sull’asfalto un modo per dormire al Foro Boario. In questa situazione di emergenza sanitaria, infatti, è estremamente difficile accogliere nei dormitori un senza dimora, per via degli spazi promiscui e delle camerate collettive: in questi luoghi servirebbe poter effettuare in tempi rapidi un tampone per escludere la positività al Covid-19 o spazi per un isolamento precauzionale.

Abbiamo incontrato B. a distanza, telefonicamente, grazie al supporto di giovani volontari e abbiamo così conosciuto il suo nome, la sua storia, il motivo per cui fosse in strada.

B. ci ha racconta di avere una famiglia in Ghana e la necessità di trovare un lavoro per poter rinnovare il permesso di soggiorno dal momento che la sua protezione umanitaria è stata abolita dal “Decreto Sicurezza”. B. spiega di essere tornato in Liguria (dove si trova la Questura di competenza) per rinnovare il suo permesso di soggiorno quando è stato colto dalla pandemia che ha bloccato tutti nei luoghi di domicilio. Il Covid19 è arrivato anche nel campo di accoglienza in cui si trovava, costringendolo all’isolamento. Tempo prezioso per chi ha una protezione umanitaria che, nonostante il prolungamento della validità dei permessi di soggiorno attuato dai decreti in materia di Coronavirus, necessiterà tra pochi mesi di essere convertita in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

Gli parliamo delle restrizioni imposte dalle norme per prevenire il contagio e della situazione in Italia: B. ci racconta di aver vissuto l’isolamento con la paura di ammalarsi, che non si sentiva al sicuro nel campo in cui si trovava a stretto contatto con centinaia di persone. Nemmeno la prospettiva di partire, senza sapere cosa avrebbe trovato, lo tranquillizzava: il timore di contrarre una malattia che impedisce di lavorare e sostenere così la famiglia, lo terrorizza. Al telefono gli spieghiamo che non può proteggersi dal contagio dormendo in strada, ma nemmeno abbiamo a disposizione alternative da offrirgli.

B. ci racconta che ha viaggiato senza alcun controllo fino a Saluzzo, ha trovato il Foro Boario e conosce quello che è gli hanno raccontato dei connazionali: gli imprenditori agricoli assumono i braccianti aspettando che arrivino nel campo a proporsi, chiedendo ad altri stagionali che lavorano per loro da tempo di chiamare degli “amici” o andando al Foro Boario. Un sistema di reclutamento della manodopera che offre spazio a fenomeni di sfruttamento e scarica il costo economico e sociale dell’accoglienza sul territorio, rendendo impossibile la programmazione degli arrivi e degli alloggiamenti, un incrocio tra domanda e offerta di lavoro legale e tracciato.

Per questa ragione B. ci dice che vuole aspettare al Foro Boario l’arrivo di qualcuno che gli offra un lavoro, vuole cercare una bicicletta per poter andare a proporsi nelle cascine.

Gli spieghiamo che esistono modalità sicure di ingaggio, ad esempio attraverso la piattaforma regionale per il reclutamento della manodopera agricola e che lo possiamo aiutare nell’iscrizione. Lo informiamo del fatto che nessuno assumerà una persona che dorme per strada, per questioni di sicurezza. Individuiamo per lui, con estrema fatica e dopo numerose telefonate, la disponibilità di accoglierlo da parte un dormitorio in un’altra città. I nostri volontari gli forniscono indicazioni adeguate e due pasti caldi, prima di vederlo ripartire.

B. è partito, ma continua ad aspettare una chiamata: non sappiamo dove dormirà nelle prossime sere, né se riuscirà a rinnovare il permesso di soggiorno. Sappiamo che questa stagione si presenta completamente diversa dalle altre: è chiara la necessità per il settore agricolo di trovare braccia per raccogliere la frutta che arriva sulle nostre tavole, mentre la questione dell’accoglienza di chi non ha una casa rimane aperta. 

[continua]

 

PER APPROFONDIRE: Covid-19: la precarietà di chi è senza casa

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Convegno sul lavoro stagionale

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Anche quest’anno la Caritas di Saluzzo, insieme agli altri enti del territorio che cooperano nell’ambito della tutela dei lavoratori stagionali, parteciperà al secondo convegno “PASsi Avanti” organizzato dal Comune di Saluzzo venerdì 14 febbraio 2020.

Interverranno per presentare il lavoro svolto dal progetto Presidio “Saluzzo Migrante” nel 2019, il direttore della Caritas Diocesana di Saluzzo Don Giuseppe Dalmasso e la coordinatrice dell’équipe Immigrazione Virginia Sabbatini.

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Sarà l’avvocatessa Caterina Boca, membro dell’ufficio politiche migratorie e protezione internazionale della Caritas Italiana e referente nazionale del Progetto Presidio, l’ospite d’onore del Convegno diocesano “PROGETTO PRESIDIO A SALUZZO: 5 ANNI DI LAVORO SUL TERRITORIO”.

Il Convegno, organizzato venerdì 18 ottobre presso la Sala Contrattazioni del Foro Boario, avrà inizio alle ore 10 con i saluti e l’introduzione curata dal Direttore della Caritas diocesana di Saluzzo don Giuseppe Dalmasso.

Seguirà la presentazione del rapporto “Vite Sottocosto” da parte di Caterina Boca. Il dossier fotografa l’operato dei 13 Presidi di Caritas in tutta Italia, nati per offrire supporto ai lavoratori migranti vittime e potenziali vittime di sfruttamento in ambito agricolo.

Virginia Sabbatini (coordinatrice Presidio Caritas Saluzzo) ripercorrerà i risultati dell’attività svolta dal 2014 dal progetto Presidio “Saluzzo Migrante”, l’unico nel nord Italia attivato da Caritas Italiana, che monitora, accompagna e prende in carico i lavoratori stagionali offrendo loro servizi gratuiti di assistenza legale, sanitaria, amministrativa, ascolto e dignità anche grazie a decine di giovani volontari.

La parola passerà agli attori diretti del territorio con le testimonianze di un imprenditore agricolo e di un bracciante.

Alle ore 11:45 spazio ad una tavola rotonda moderata da Anna Cattaneo (responsabile comunicazione Saluzzo Migrante) alla quale sono stati invitati ad intervenire il Comune di Saluzzo, il Consorzio Monviso Solidale, i sindacati CGIL/FLai-CGIL, CISL/Fai-CISL, UIL, il Centro per l’Impiego, ConfCooperative, i rappresentanti delle parti datoriali Coldiretti, Confagricoltura e Cia.

Luglio 25, 2020 in Live blog, New

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