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Covid-19: un’occasione mancata per dare dignità

By New, News

La stagionalità dell’agricoltura in Italia vive delle continue migrazioni interne di lavoratori stranieri che da anni sono i principali protagonisti della raccolta e trasformazione nel nostro Paese: negli anni, infatti, la manodopera straniera che internamente si sposta da un bacino ortofrutticolo all’altro, tra le regioni, ha affiancato (e in larga parte sostituito) i braccianti locali e i braccianti extracomunitari che arrivano tramite il “Decreto Flussi”.

Tuttavia, il divieto di spostamento causato dall’emergenza ha sottolineato le contraddizioni di una filiera che necessita di manodopera, ma non riconosce dignità ai lavoratori stranieri già presenti sul territorio nazionale (di cui molti irregolari), mettendo in forte crisi il settore agricolo.
Sappiamo che la maggior parte dei lavoratori e delle lavoratrici vivono in insediamenti spontanei, ghetti o tendopoli in condizioni di completo isolamento, ed in un momento in cui la sostenibilità di un intero settore appare così strettamente connessa alla loro sorte è fondamentale riconoscere il loro ruolo, attraverso tutele e l’accesso ai diritti, con azioni concrete e politiche adeguate.

A questo proposito anche Caritas Italiana ha aderito all’appello lanciato da Terra! Onlus, insieme a sindacati e realtà del Terzo Settore per chiedere al Presidente della Repubblica e ai Ministri dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, e del Lavoro, Nunzia Catalfo, una sanatoria per i braccianti stranieri, per far emergere chi è costretto a vivere e lavorare in condizioni di irregolarità. Se appare impraticabile la strada di un Decreto Flussi per i lavoratori stagionali, la sanatoria richiesta appare come una misura utile in un momento in cui occorre garantire sia il rinnovo dei permessi di soggiorno e che i posti di lavoro per un intero comparto a vocazione agricola. 

Servono soluzioni per l’alloggiamento e il reclutamento

Virginia Sabbatini, referente dell’équipe di Saluzzo Migrante, commenta: “Abbiamo letto, nelle scorse settimane, i diversi comunicati del nuovo Tavolo per l’Emergenza frutta del Monviso riguardanti le decisioni in merito alla non apertura delle Accoglienze Diffuse e del dormitorio PAS da parte dei sindaci di Saluzzo, Lagnasco, Costigliole e Verzuolo. Ci lascia perplessi, a due mesi dello scoppio della pandemia, la mancanza di progetti creati su misura per le esigenze del nostro territorio.

Esprimiamo soddisfazione nel riscontrare che il mondo agricolo, con senso di responsabilità, si sia mosso al fine di occuparsi integralmente del fenomeno e di tutti i risvolti connessi alla raccolta agricola. Assieme all’istituzione regionale, ai quattro sindaci dei “Comuni della frutta” che negli anni passati avevano attivato le accoglienze diffuse e per la prima volta da dieci anni alle Organizzazioni dei Produttori, che giocano un ruolo fondamentale nella filiera agroalimentare, è necessario iniziare a costruire una programmazione che possa gestire in modo adeguato il fenomeno, senza dimenticare le sfere più fragili della raccolta, i braccianti.

Da anni chiediamo interventi di sistema da parte di istituzioni regionali e prefettizie, mondo agricolo, sindaci, servizi sociali, riservando alla Caritas un ruolo di sussidiarietà e non di protagonismo, ed in questo senso, negli ultimi due anni, si sono fatti passi avanti, con l’istituzione di nuove accoglienze, in particolar modo grazie al rilevante intervento del Comune di Saluzzo, il Protocollo Regionale per la promozione del lavoro regolare in agricoltura, siglato dalla Regione Piemonte nell’anno passato, la sperimentazione su un incontro pubblico tra la domanda e l’offerta di lavoro avviata a Saluzzo nel 2019 dal Centro Per l’Impiego di Saluzzo, in sinergia con gli enti locali.

Tuttavia, ci rammarichiamo del fatto che a questo tavolo non siano stati coinvolti gli enti che maggiormente toccano con mano alcuni risvolti del fenomeno, tra cui la parte sindacale e la Caritas, che continuano ad offrire servizi e tutela ai braccianti: sembra che la voce di chi rappresenta i lavoratori coinvolti o le persone in stato di fragilità connesse alle operazioni di raccolta non debba potersi esprimere in tale sede.

Riteniamo in ogni modo che questo possa essere un primo passo, significativo, affinché gli enti di competenza possano individuare nuove forme per una gestione responsabile del fenomeno, a dieci anni dalla sua prima manifestazione e a maggior ragione durante un’emergenza sanitaria di questo tipo.

Come Caritas ascoltiamo quotidianamente anche la voce dei piccoli imprenditori agricoli locali, affaticati da una filiera agroalimentare che non restituisce un equo valore del prodotto, in conseguenza della quale spesso si rende difficile rispettare pienamente i contratti siglati con i loro dipendenti: ancor più difficile è occuparsi del loro alloggiamento, a maggior ragione in tempi di Covid-19, che richiedono una attenzione alla sicurezza e alla salvaguardia della salute nei luoghi di lavoro e nei luoghi di alloggiamento. Oggi è il tempo in cui non lasciare soli nessuno e i soggetti più fragili ci sembrano proprio essere  da una parte i lavoratori e dall’altra i piccoli coltivatori.

Le proposte che abbiamo letto in queste settimane dai sindacati agricoli, dai sindaci, dalle Organizzazioni dei produttori del territorio sembrano andare verso questa direzione, ritenendo che l’accoglienza in azienda possa essere una risposta idonea e sufficiente per la problematica alloggiativa della manodopera agricola stagionale e richiedendo una totale flessibilità tramite lo sblocco dei voucher (che si presume possano essere uno strumento per impiegare i soggetti più fragili delle nostre comunità come i precettori di reddito di cittadinanza, le persone in cassa integrazione, categorie che avrebbero invece bisogno di rapporti di lavoro stabili e che in ogni caso non sono in numero sufficiente a coprire il fabbisogno di manodopera, che solo nel saluzzese ammonta a 12.000 lavoratori impegnati nel settore frutticolo).

Non è più procrastinabile l’impegno da parte del mondo agricolo di rendere noto il reale fabbisogno delle aziende, in quale periodo si concentri maggiormente la richiesta e se i produttori frutticoli siano in grado di predisporre delle soluzione abitative per i braccianti o meno. In caso negativo, non si può, in un anno delicato come questo, rifiutare l’intervento delle Accoglienze Diffuse pubbliche, che andrebbero replicate nei Comuni che da anni negano il loro ausilio nella gestione responsabile della problematica connessa alle imprese dei loro territori.

Certamente tutto ciò sarebbe impossibile al di fuori di una gestione da parte delle Unità di crisi e con il supporto di enti quali la Protezione Civile o la Croce Rossa, in seguito all’individuazione di protocolli per la sicurezza dei lavoratori che vedano la partecipazione dei sindacati. Fondamentale è, infine, consentire l’accesso a siti di accoglienza in luoghi pubblici o privati da parte degli enti di tutela quali la Caritas, che può fornire un supporto di beni di prima necessità e di tipo sanitario, grazie all’Ambulatorio Medico Stagionale, o dei sindacati stessi, che svolgono un ruolo fondamentale per la promozione del lavoro regolare e la prevenzione a fenomeni di sfruttamento”.

Come Caritas, abbiamo scritto al Comune di Saluzzo, alla Prefettura di Cuneo e alla Regione Piemonte per segnalare che i nostri dormitori non sono idonei, alla luce dell’emergenza sanitaria, ad accogliere le persone senza dimora disponibili al lavoro agricolo che presumibilmente potrebbe arrivare nei prossimi giorni: ad oggi sono due i potenziali braccianti che sono arrivati e sono stati costretti ad alloggiare all’aperto. Speriamo si possa costituire al più presto un comitato di gestione, tramite l’unità di crisi, che possa costituire al più presto un tavolo di confronto che possa occuparsi della tutela di queste persone e della cittadinanza.

La piattaforma regionale Io Lavoro in agricoltura: una possibilità da implementare

Diversi appelli sono stati rivolti dal mondo agricolo circa la necessità di individuare manodopera a fronte dell’assenza del Decreto Flussi, che l’anno scorso ha portato 1200 lavoratori extracomunitari nella provincia di Cuneo per il lavoro stagionale. Dal momento che questa forza lavoro rappresenta una minima percentuale della manodopera stagionale, in tempi di emergenza sanitaria sarebbe prioritario organizzare i flussi interni di migranti che lavorano come stagionali e che ogni anno si spostano a tra le regioni italiane seguendo la geografia delle raccolte.

In questo senso andrebbe implementata la piattaforma creata dalla Regione per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro agricolo.

“Pur comprendendo le motivazioni che spingono a prediligere la manodopera locale – spiega Virginia Sabbatini-, ribadiamo che difficilmente la disponibilità di lavoratori dal territorio possa rispondere al grande fabbisogno stagionale del comparto. Parallelamente, i primi arrivi di questi giorni confermano come i braccianti stagionali continuino, nonostante l’emergenza sanitaria, a spostarsi tra le regioni seguendo le stagioni di raccolta. Una situazione destinata ad aumentare con l’allentamento delle restrizioni alla mobilità a cui potremmo assistere nei mesi futuri, a maggior ragione con una stagione di raccolta che si è allungata negli anni passati e si conclude ormai nei mesi invernali. 

E’ allora di importanza cruciale l’individuazione di un sistema di reclutamento a distanza , pubblico, che superi le consuetudini del territorio. In assenza di un sistema efficace e pubblico di incontro tra la domanda e l’offerta, gestito tramite piattaforme virtuali, osserviamo come da anni gli imprenditori agricoli da anni assumano i braccianti aspettando che arrivino nel campo a proporsi, chiedendo ad altri dipendenti fidelizzati di chiamare degli “amici” o andando al Foro Boario. Un sistema insostenibile, se si considera che la manodopera arriva fino a 12.000 unità, che i flussi extracomunitari rappresentano ormai meno del 10% di questo fabbisogno e che gli autoctoni sono poco interessati a questo tipo di lavoro. Tale sistema offre spazio a fenomeni di sfruttamento quali il caporalato e produce un costo sociale ingente per il territorio, rendendo impossibile la programmazione degli arrivi e degli alloggiamenti”. 

“Ci sembra estremamente positivo – prosegue Sabbatini – lo sviluppo, da parte della Regione Piemonte, della Piattaforma “Io lavoro in agricoltura”, per scongiurare arrivi non programmati: il nostro Presidio sta pubblicizzando l’iscrizione a chi quotidianamente ci telefona, da tutta Italia, per dirci che è stato contattato dal datore di lavoro, che ha visto un servizio televisivo sulla ricerca di manodopera a Saluzzo o che si sta organizzando per venire a cercare il lavoro. I nostri colleghi in altri territori d’Italia supportano i braccianti stagionali nella compilazione, nella speranza che sussista effettivamente la disponibilità da parte del mondo agricolo, dichiarata nei comunicati, ad assumere tramite l’uso di tale sistema e non con le forme non organizzate utilizzate in passato”.

Luglio 25, 2020 in Live blog, New

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#Live2020_1 Continuiamo a presidiare

By Live blog

In queste difficili settimane, in cui assistiamo ad una situazione che mai avremmo immaginato di vivere, il lavoro del nostro Presidio, come chiesto dal Direttore della nostra Caritas in linea con l’appello di Caritas Italiana, continua. I nostri servizi di supporto ai migranti proseguono, assecondando le normative del Governo, per garantire un sostegno continuo a quei lavoratori stagionali che si trovano ancora sul territorio saluzzese in condizioni di particolare fragilità sanitaria, legale o lavorativa.

La lettera del Presidente di Caritas Italiana, mons. Francesco Soddu, che chiede, pur con la dovuta prudenza, di non dimenticare gli ultimi, ci ha esortati a non perdere di vista l’obiettivo del nostro Presidio. Per questo motivo abbiamo deciso di continuare a lavorare anche in questi giorni, mantenendo aperti e operativi lo sportello Infopoint in corso Piemonte 59, proseguendo gli accompagnamenti al piano terra di Casa Madre Teresa, spostando in smartworking l’attività di sensibilizzazione e comunicazione. 

Abbiamo adeguato gli spazi di lavoro alle precauzioni richieste dal Governo, cercando di aiutare chi arriva nel nostro ufficio a capire, anche attraverso la distribuzione di materiali in diverse lingue, cosa stia accadendo e quali effetti questa situazione ha sulla loro vita (precauzioni da prendere, consigli sanitari, gestione degli spostamenti …).

I nostri operatori nell’ultima settimana hanno continuato a lavorare, anche a distanza, per riorganizzare e attrezzare adeguatamente i locali del Presidio. Dopo giornate segnate dal riassetto di spazi e servizi, vogliamo raccontare ciò che concretamente è stato fatto per riuscire a garantire, nella tutela di tutti, la continuità dei servizi di “Saluzzo Migrante”.

UNA NUOVA ORGANIZZAZIONE 

In linea con le nuove norme del Governo, recepite dalla Diocesi di Saluzzo, abbiamo deciso di limitare i giorni di apertura del nostro Infopoint in corso Piemonte 59, rendendolo accessibile solo il mercoledì dalle 17 alle 19:30, lasciando però attivo il numero di telefono del Presidio 24 ore su 24 (cell. 334 1197296). Invitiamo le persone a contattarci telefonicamente per prendere appuntamento e rimandare tutte le assistenze non urgenti, per evitare al massimo la mobilità.

I locali dell’Infopoint sono stati predisposti in modo da rispettare le distanze di sicurezza tra l’operatore e le persone che arrivano per chiedere informazioni e orientamento. Inoltre, gli operatori indossano sempre la mascherina durante i colloqui per limitare ulteriormente le possibilità di contagio. 

Le persone che accedono all’Infopoint sono accolte nella sala d’attesa ed invitate a mantenere la distanza minima. Inoltre a tutte viene misurata la febbre con un termometro a infrarossi prima di accedere al servizio.

L’obiettivo di queste misure è informare chiunque arrivi sulle precauzioni da rispettare e sui potenziali rischi di contagio, oltre a fornire a tutti i braccianti le autocertificazioni necessarie per potersi spostare sul territorio per motivi di lavoro. 

Abbiamo adottato le stesse misure anche in Casa Madre Teresa, il nuovo servizio della Caritas inaugurato un mese fa in via Sant’Agostino 27, dove al momento sono accolti 12 uomini nel dormitorio al piano terra ed al secondo piano una famiglia in condizioni di particolare fragilità. La struttura è stata dotata di tutti i prodotti necessari per mantenere e garantire l’igiene dei locali e delle persone. Un operatore di “Saluzzo Migrante” continua ad effettuare passaggi settimanali, dotato di mascherina e guanti, per aiutare gli ospiti che qui tendono a vivere una dinamica molto simile a quella di una grande famiglia. Proprio per via del numero di persone presenti, abbiamo ritenuto importante incontrare ogni ospite, singolarmente e in gruppo, per poter spiegare tutti i rischi che il Coronavirus comporta, quali sono le precauzioni da prendere all’interno e all’esterno della casa, come compilare ed utilizzare adeguatamente l’autocertificazione.

LE REAZIONI DI CHI AIUTIAMO 

Molti ragazzi, in particolare quelli che vivono in Casa Madre Teresa, all’inizio erano evidentemente disorientati da questa situazione ed hanno chiesto molte informazioni sul contagio. A questo proposito abbiamo distribuito loro del materiale informativo che, anche in diverse lingue sia europee (italiano, francese e inglese), ma anche arabo e dialetti africani, per spiegare in modo specifico cos’è il Coronavirus, come si diffonde il contagio e quindi quali precauzioni è bene adottare nella vita quotidiana che, ovviamente, deve cambiare e riadattarsi.

I nostri operatori hanno pensato che fosse molto importante intervenire con momenti di informazione per tutti perché, così come purtroppo abbiamo accadere in tante città, le reazioni delle persone state molteplici: alcuni hanno preso la situazione molto seriamente, altri meno: è stato fondamentale garantire a tutti un livello adeguato di conoscenza. In quest’ultima settimana c’è stata sicuramente molta confusione, veicolata attraverso tanti canali di informazione e per questo motivo abbiamo deciso di tranquillizzarli facendoci trovare pronti per rispondere alle loro domande. 

ESSERE OPERATORI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

La prima cosa che abbiamo sentito di dover fare è stato informare le persone che abitualmente incontriamo attraverso i nostri servizi, in particolare chi è ospite in Casa Madre Teresa, in quanto si trovano in condizioni di fragilità di diverso tipo e alle quali vogliamo garantire un supporto costante, rafforzato ancora di più in questo periodo.

È stato molto importante riuscire a trasmettere un messaggio di responsabilità collettiva, condivisa, cercando come operatori di placare quanto più possibile ansie e prevenire situazioni di criticità. 

Il nostro operare comporta spesso dei rischi, ma in questo momento rendiamo conto della necessità di continuare ad accogliere, orientare, aiutare nonostante il contatto con le persone che incontriamo sia limitato dalle contingenze. Queste “giuste distanze” ci impongono delle restrizioni, ma non limitano il nostro impegno nel continuare a portare un aiuto nonostante a persone che più di altre vedono la loro situazione diventare ancora più fragile per via dell’emergenza.

Sentiamo di lavorare in un clima difficile, ma allo stesso tempo ringraziamo il Vescovo, il Direttore della nostra Caritas, i volontari e tutti i colleghi che ci fanno percepire la loro forte solidarietà. 

CONSIDERAZIONI SUL TERRITORIO

“La nostra risposta è continuare a presidiare, pur nel rispetto delle norme vigenti, ma per poter garantire la tutela di chi vive in forti situazioni di marginalità, in particolare i senza fissa dimora e i braccianti. – spiega Virginia Sabbatini, coordinatrice dell’équipe di Saluzzo Migrante – Cerchiamo di ridurre le distanze attraverso il numero di Presidio, che in questo momento sta risultando essere uno strumento molto utile, veicolando e traducendo le normative in modo che le persone straniere possano comprendere cosa sta accadendo e poi confrontandoci costantemente con gli altri Presidi nazionali. 

Questo perchè, pensando alla stagione di raccolta che sta arrivando siamo doppiamente preoccupati: da una parte le aziende avranno bisogno di rispondere ad un fabbisogno e dall’altra, se le condizioni rimangono queste, probabilmente sarà complesso adibire i luoghi di accoglienza per la stagione.   

Sappiamo che qui a Saluzzo gli arrivi di solito iniziano proprio in questa stagione e siamo già stati contattati da agricoltori che ci chiedevano come reperire manodopera: c’è quindi il timore di non poter intervenire per presidiare gli arrivi e tutelare i diritti di quei lavoratori che, arrivando in questo periodo, sarebbero sprovvisti di una dimora. Speriamo inizino tavoli di confronto con le Amministrazioni locali, l’Istituzione regionale e il comparto agricolo, per valutare la situazione e agire di conseguenza. 

Un’ultima preoccupazione è la sicurezza sui luoghi di lavoro: ci chiediamo come poter informare i braccianti sul fatto che la loro salute vada tutelata anche negli ambienti di lavoro, anche per preservare e garantire la salute collettiva. Attualmente riusciamo a contattare i lavoratori telefonicamente, inoltrando delle versioni scritte in italiano semplificato del Protocollo per la sicurezza nelle aziende siglato tra sindacati e aziende in accordo con il Governo e chiedendo loro di osservare circa il rispetto delle direttive. In un momento delicato come questo è responsabilità delle imprese agricole quella di garantire il rispetto di tali previsioni e non esporre al rischio di propri dipendenti e la collettività, sia nel campo che nei magazzini o nei frigoriferi.

È evidente che siamo di fronte ad una situazione molto complessa, e quei lavoratori che già normalmente faticano a rinunciare a condizioni di lavoro inique, si ritroverebbero in difficoltà nel caso in cui dovessero scegliere  fra la propria salute e un impiego.”.

[continua]

Luglio 25, 2020 in Live blog, New

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Gli interventi al convegno “PASsi Avanti”

By New, News

Anche la Caritas di Saluzzo, con il progetto Presidio “Saluzzo Migrante”, ha partecipato venerdì 14 febbraio al convegno “PASsi Avanti” organizzato dal Comune per presentare i dati e l’attività svolta nel 2019 a supporto dei braccianti stagionali arrivati per la raccolta della frutta.

Sono intervenuti rispettivamente Don Giuseppe Dalmasso, vicario del Vescovo e Direttore della Caritas, e Virginia Sabbatini, coordinatrice dell’équipe di “Saluzzo Migrante”, illustrando l’ultimo anno di attività a favore delle persone in difficoltà sul territorio, ponendo l’accento sull’evoluzione di una situazione degli stagionali creata dal prolungamento delle colture e dalle conseguenze sui propri status dei due Decreti Sicurezza.

Slide Dati 2019 Saluzzo Migrante

Slide PASSI AVANTI

intervento integrale del DIRETTORE CARITAS

intervento integrale di VIRGINIA SABBATINI

L’intervento della Caritas è stato aperto dal discorso di Don Giuseppe Dalmasso, Direttore e vicario del Vescovo, che ha sottolineato: “Grazie a Dio questa migrazione per noi non è occupazione, ma è manodopera, è aiuto e risorsa. Fin dall’inizio io ripeto più o meno le solite cose: io lo vedo in chiave  positiva, Papa Francesco ci è maestro in questo, e lo vedo non come allarme, come paura, ma come momento propizio da vivere, che ci interroga anche, come cittadini, come cristiani, come uomini”. 

Il Direttore ha ringraziato il Comune, le Forze dell’ordine, il Consorzio Monviso Solidale  e tutti gli altri attori del territorio che si spendono quotidianamente per assicurare dignità a questi lavoratori, collaborando con la Caritas. “Io quando vado al PAS – ha dichiarato Don Dalmasso – quando vado con questi giovani, per me è anche una lezione di vita. Non ho niente come prete da insegnare a loro perché insegnano loro a me l’essenzialità, il rapporto umano, il guardarsi in faccia e sapere la storia dell’altro. Questo grazie a tutti voi e a questi giovani che siedono al tavolo, il Sindaco Calderoni parlava di questo “Tavolo della buona volontà” per cercare soluzioni”.

Virginia Sabbatini, coordinatrice dell’équipe di Saluzzo Migrante, ha illustrato i dati del 2019, mettendo in evidenza l’apprezzamento per il lavoro di rete svolto dalle tante realtà del territorio “che di fronte a queste nostre nuove sfide (…) si pongono in una dimensione di complementarietà e sussidiarietà (…). Riteniamo sia di incredibile valore la capacità di questo territorio di fare rete, di avere sindaci, sigle datoriali, sindacati dei lavoratori, dirigenti di uffici pubblici e rappresentati del terzo settore, nonché le forze dell’ordine sempre presenti. Di avere cittadini che non abbandonano questo territorio al degrado, alla casualità di emergenze che si ripetono da dieci anni, ma che decidono di sedersi allo stesso tavolo e di analizzare e confrontarsi per costruire soluzioni spesso fuori dalla portata ognuno di noi, questo al fine di migliorare il territorio in cui abitiamo e le condizioni di vita di chi in questo territorio lavora”.

Luglio 25, 2020 in Live blog, New

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#Live2019_10 Lunghe giornate di Presidio

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Un’estate in Boutique

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La ciclofficina cerca bici e volontari

By News, Volontari

Anche quest’anno Saluzzo Migrante ha riattivato la Ciclofficina per i migranti che arrivano nel Saluzzese ed hanno necessità di un mezzo di trasporto per lavorare nella raccolta stagionale della frutta.

Nella Ciclofficina ogni anno decine di biciclette vengono ritirate, riparate e date in prestito su cauzione.

Un servizio reso possibile grazie ai volontari che regalano una seconda vita alle biciclette donate alla Caritas di Saluzzo, fondamentale (per lo più unico) mezzo di trasporto dei braccianti per raggiungere il posto di lavoro nei frutteti.

Nel deposito, ad oggi Saluzzo Migrante ha in custodia 110 biciclette di proprietà di altrettanti braccianti, 40 sono quelle date in prestito tramite il servizio di bike sharing.

DONARE UNA BICICLETTA

La Ciclofficina raccoglie biciclette usate che vengono riparate, rimettendole (quasi) a nuovo.

Chi volesse donare una bicicletta può portarla all’Infopoint di Saluzzo Migrante in corso Piemonte 59, in qualunque giorno della settimana, nel pomeriggio.

FARE VOLONTARIATO IN CICLOFFICINA

La Ciclofficina è attiva ogni mercoledì a partire dalle 14:30 presso il “Pozzo” della Caritas di Saluzzo in corso Piemonte 59.

Chi volesse fare volontariato può :

scrivere a info@saluzzomigrante.it

contattare Andrea cell. 328 216 7983 (referente Area Volontari)

Sono tante le biciclette da “far rinascere” e che, a partire dai primi arrivi estivi degli staginali, verranno date in prestito a chi ne avrà bisogno attraverso un servizio di bike sharing su cauzione, offrendo la possibilità di ricevere piccole riparazioni in caso di guasto. Inoltre la Ciclofficina fa anche da deposito, per chi desidera lasciare la bicicletta in custodia fino al ritorno il prossimo anno per la stagione della raccolta della frutta.

Luglio 25, 2020 in Live blog, New

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