Tag

agricoltura Archivi - Saluzzo Migrante

Live10 Saluzzo Migrante Case Abitare a Saluzzo

Covid-19: un’occasione mancata per dare dignità

By New, News

La stagionalità dell’agricoltura in Italia vive delle continue migrazioni interne di lavoratori stranieri che da anni sono i principali protagonisti della raccolta e trasformazione nel nostro Paese: negli anni, infatti, la manodopera straniera che internamente si sposta da un bacino ortofrutticolo all’altro, tra le regioni, ha affiancato (e in larga parte sostituito) i braccianti locali e i braccianti extracomunitari che arrivano tramite il “Decreto Flussi”.

Tuttavia, il divieto di spostamento causato dall’emergenza ha sottolineato le contraddizioni di una filiera che necessita di manodopera, ma non riconosce dignità ai lavoratori stranieri già presenti sul territorio nazionale (di cui molti irregolari), mettendo in forte crisi il settore agricolo.
Sappiamo che la maggior parte dei lavoratori e delle lavoratrici vivono in insediamenti spontanei, ghetti o tendopoli in condizioni di completo isolamento, ed in un momento in cui la sostenibilità di un intero settore appare così strettamente connessa alla loro sorte è fondamentale riconoscere il loro ruolo, attraverso tutele e l’accesso ai diritti, con azioni concrete e politiche adeguate.

A questo proposito anche Caritas Italiana ha aderito all’appello lanciato da Terra! Onlus, insieme a sindacati e realtà del Terzo Settore per chiedere al Presidente della Repubblica e ai Ministri dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, e del Lavoro, Nunzia Catalfo, una sanatoria per i braccianti stranieri, per far emergere chi è costretto a vivere e lavorare in condizioni di irregolarità. Se appare impraticabile la strada di un Decreto Flussi per i lavoratori stagionali, la sanatoria richiesta appare come una misura utile in un momento in cui occorre garantire sia il rinnovo dei permessi di soggiorno e che i posti di lavoro per un intero comparto a vocazione agricola. 

Servono soluzioni per l’alloggiamento e il reclutamento

Virginia Sabbatini, referente dell’équipe di Saluzzo Migrante, commenta: “Abbiamo letto, nelle scorse settimane, i diversi comunicati del nuovo Tavolo per l’Emergenza frutta del Monviso riguardanti le decisioni in merito alla non apertura delle Accoglienze Diffuse e del dormitorio PAS da parte dei sindaci di Saluzzo, Lagnasco, Costigliole e Verzuolo. Ci lascia perplessi, a due mesi dello scoppio della pandemia, la mancanza di progetti creati su misura per le esigenze del nostro territorio.

Esprimiamo soddisfazione nel riscontrare che il mondo agricolo, con senso di responsabilità, si sia mosso al fine di occuparsi integralmente del fenomeno e di tutti i risvolti connessi alla raccolta agricola. Assieme all’istituzione regionale, ai quattro sindaci dei “Comuni della frutta” che negli anni passati avevano attivato le accoglienze diffuse e per la prima volta da dieci anni alle Organizzazioni dei Produttori, che giocano un ruolo fondamentale nella filiera agroalimentare, è necessario iniziare a costruire una programmazione che possa gestire in modo adeguato il fenomeno, senza dimenticare le sfere più fragili della raccolta, i braccianti.

Da anni chiediamo interventi di sistema da parte di istituzioni regionali e prefettizie, mondo agricolo, sindaci, servizi sociali, riservando alla Caritas un ruolo di sussidiarietà e non di protagonismo, ed in questo senso, negli ultimi due anni, si sono fatti passi avanti, con l’istituzione di nuove accoglienze, in particolar modo grazie al rilevante intervento del Comune di Saluzzo, il Protocollo Regionale per la promozione del lavoro regolare in agricoltura, siglato dalla Regione Piemonte nell’anno passato, la sperimentazione su un incontro pubblico tra la domanda e l’offerta di lavoro avviata a Saluzzo nel 2019 dal Centro Per l’Impiego di Saluzzo, in sinergia con gli enti locali.

Tuttavia, ci rammarichiamo del fatto che a questo tavolo non siano stati coinvolti gli enti che maggiormente toccano con mano alcuni risvolti del fenomeno, tra cui la parte sindacale e la Caritas, che continuano ad offrire servizi e tutela ai braccianti: sembra che la voce di chi rappresenta i lavoratori coinvolti o le persone in stato di fragilità connesse alle operazioni di raccolta non debba potersi esprimere in tale sede.

Riteniamo in ogni modo che questo possa essere un primo passo, significativo, affinché gli enti di competenza possano individuare nuove forme per una gestione responsabile del fenomeno, a dieci anni dalla sua prima manifestazione e a maggior ragione durante un’emergenza sanitaria di questo tipo.

Come Caritas ascoltiamo quotidianamente anche la voce dei piccoli imprenditori agricoli locali, affaticati da una filiera agroalimentare che non restituisce un equo valore del prodotto, in conseguenza della quale spesso si rende difficile rispettare pienamente i contratti siglati con i loro dipendenti: ancor più difficile è occuparsi del loro alloggiamento, a maggior ragione in tempi di Covid-19, che richiedono una attenzione alla sicurezza e alla salvaguardia della salute nei luoghi di lavoro e nei luoghi di alloggiamento. Oggi è il tempo in cui non lasciare soli nessuno e i soggetti più fragili ci sembrano proprio essere  da una parte i lavoratori e dall’altra i piccoli coltivatori.

Le proposte che abbiamo letto in queste settimane dai sindacati agricoli, dai sindaci, dalle Organizzazioni dei produttori del territorio sembrano andare verso questa direzione, ritenendo che l’accoglienza in azienda possa essere una risposta idonea e sufficiente per la problematica alloggiativa della manodopera agricola stagionale e richiedendo una totale flessibilità tramite lo sblocco dei voucher (che si presume possano essere uno strumento per impiegare i soggetti più fragili delle nostre comunità come i precettori di reddito di cittadinanza, le persone in cassa integrazione, categorie che avrebbero invece bisogno di rapporti di lavoro stabili e che in ogni caso non sono in numero sufficiente a coprire il fabbisogno di manodopera, che solo nel saluzzese ammonta a 12.000 lavoratori impegnati nel settore frutticolo).

Non è più procrastinabile l’impegno da parte del mondo agricolo di rendere noto il reale fabbisogno delle aziende, in quale periodo si concentri maggiormente la richiesta e se i produttori frutticoli siano in grado di predisporre delle soluzione abitative per i braccianti o meno. In caso negativo, non si può, in un anno delicato come questo, rifiutare l’intervento delle Accoglienze Diffuse pubbliche, che andrebbero replicate nei Comuni che da anni negano il loro ausilio nella gestione responsabile della problematica connessa alle imprese dei loro territori.

Certamente tutto ciò sarebbe impossibile al di fuori di una gestione da parte delle Unità di crisi e con il supporto di enti quali la Protezione Civile o la Croce Rossa, in seguito all’individuazione di protocolli per la sicurezza dei lavoratori che vedano la partecipazione dei sindacati. Fondamentale è, infine, consentire l’accesso a siti di accoglienza in luoghi pubblici o privati da parte degli enti di tutela quali la Caritas, che può fornire un supporto di beni di prima necessità e di tipo sanitario, grazie all’Ambulatorio Medico Stagionale, o dei sindacati stessi, che svolgono un ruolo fondamentale per la promozione del lavoro regolare e la prevenzione a fenomeni di sfruttamento”.

Come Caritas, abbiamo scritto al Comune di Saluzzo, alla Prefettura di Cuneo e alla Regione Piemonte per segnalare che i nostri dormitori non sono idonei, alla luce dell’emergenza sanitaria, ad accogliere le persone senza dimora disponibili al lavoro agricolo che presumibilmente potrebbe arrivare nei prossimi giorni: ad oggi sono due i potenziali braccianti che sono arrivati e sono stati costretti ad alloggiare all’aperto. Speriamo si possa costituire al più presto un comitato di gestione, tramite l’unità di crisi, che possa costituire al più presto un tavolo di confronto che possa occuparsi della tutela di queste persone e della cittadinanza.

La piattaforma regionale Io Lavoro in agricoltura: una possibilità da implementare

Diversi appelli sono stati rivolti dal mondo agricolo circa la necessità di individuare manodopera a fronte dell’assenza del Decreto Flussi, che l’anno scorso ha portato 1200 lavoratori extracomunitari nella provincia di Cuneo per il lavoro stagionale. Dal momento che questa forza lavoro rappresenta una minima percentuale della manodopera stagionale, in tempi di emergenza sanitaria sarebbe prioritario organizzare i flussi interni di migranti che lavorano come stagionali e che ogni anno si spostano a tra le regioni italiane seguendo la geografia delle raccolte.

In questo senso andrebbe implementata la piattaforma creata dalla Regione per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro agricolo.

“Pur comprendendo le motivazioni che spingono a prediligere la manodopera locale – spiega Virginia Sabbatini-, ribadiamo che difficilmente la disponibilità di lavoratori dal territorio possa rispondere al grande fabbisogno stagionale del comparto. Parallelamente, i primi arrivi di questi giorni confermano come i braccianti stagionali continuino, nonostante l’emergenza sanitaria, a spostarsi tra le regioni seguendo le stagioni di raccolta. Una situazione destinata ad aumentare con l’allentamento delle restrizioni alla mobilità a cui potremmo assistere nei mesi futuri, a maggior ragione con una stagione di raccolta che si è allungata negli anni passati e si conclude ormai nei mesi invernali. 

E’ allora di importanza cruciale l’individuazione di un sistema di reclutamento a distanza , pubblico, che superi le consuetudini del territorio. In assenza di un sistema efficace e pubblico di incontro tra la domanda e l’offerta, gestito tramite piattaforme virtuali, osserviamo come da anni gli imprenditori agricoli da anni assumano i braccianti aspettando che arrivino nel campo a proporsi, chiedendo ad altri dipendenti fidelizzati di chiamare degli “amici” o andando al Foro Boario. Un sistema insostenibile, se si considera che la manodopera arriva fino a 12.000 unità, che i flussi extracomunitari rappresentano ormai meno del 10% di questo fabbisogno e che gli autoctoni sono poco interessati a questo tipo di lavoro. Tale sistema offre spazio a fenomeni di sfruttamento quali il caporalato e produce un costo sociale ingente per il territorio, rendendo impossibile la programmazione degli arrivi e degli alloggiamenti”. 

“Ci sembra estremamente positivo – prosegue Sabbatini – lo sviluppo, da parte della Regione Piemonte, della Piattaforma “Io lavoro in agricoltura”, per scongiurare arrivi non programmati: il nostro Presidio sta pubblicizzando l’iscrizione a chi quotidianamente ci telefona, da tutta Italia, per dirci che è stato contattato dal datore di lavoro, che ha visto un servizio televisivo sulla ricerca di manodopera a Saluzzo o che si sta organizzando per venire a cercare il lavoro. I nostri colleghi in altri territori d’Italia supportano i braccianti stagionali nella compilazione, nella speranza che sussista effettivamente la disponibilità da parte del mondo agricolo, dichiarata nei comunicati, ad assumere tramite l’uso di tale sistema e non con le forme non organizzate utilizzate in passato”.

Maggio 28, 2020 in Live blog

#Live2020_3 Arrivi e primi presidi mobili

A differenza delle previsioni che abbiamo letto in diversi comunicati stampa durante queste settimane, né l'emergenza sanitaria né le restrizioni alla mobilità hanno scoraggiato l'arrivo di braccianti in cerca di…
Read More
Maggio 11, 2020 in New, News

Covid-19: un’occasione mancata per dare dignità

La stagionalità dell’agricoltura in Italia vive delle continue migrazioni interne di lavoratori stranieri che da anni sono i principali protagonisti della raccolta e trasformazione nel nostro Paese: negli anni, infatti,…
Read More
Maggio 9, 2020 in New, News

Covid-19: la precarietà di chi è senza casa

Nelle scorse settimane abbiamo più volte raccontato come l’attività della nostra Caritas e del Presidio “Saluzzo Migrante” non si sia fermata nonostante le restrizioni imposte dalle norme di prevenzione del…
Read More
Maggio 9, 2020 in Live blog, New

#Live2020_2 Non ci sono più le stesse stagioni

Ogni anno, a questo punto dell’anno, il nostro Presidio si confronta con l’avvio di una nuova stagione di raccolta che coincide con l’arrivo dei primi braccianti. Ma questa volta tutto…
Read More

Covid-19: la precarietà di chi è senza casa

By New, News

Nelle scorse settimane abbiamo più volte raccontato come l’attività della nostra Caritas e del Presidio “Saluzzo Migrante” non si sia fermata nonostante le restrizioni imposte dalle norme di prevenzione del contagio. 

In questi giorni a Saluzzo abbiamo assistito ai primi arrivi di braccianti in cerca di lavoro: tra questi, una persona che si è accampata per la notte al Foro Boario non trovando altre soluzioni, la scorsa settimana.  Lo abbiamo incontrato, grazie ad alcuni volontari, per conoscerlo e per conoscere la sua storia. 
A questo primo arrivo, la settimana successiva, se n’è aggiunto un secondo: una persona che anche in questo caso ha dormito per strada, non avendo chi potesse accoglierlo a Saluzzo.
Gli aspiranti braccianti stanno arrivano perché sanno che negli ultimi dieci anni a Saluzzo si è trovato lavoro in questo modo. Da quando il sistema dei flussi di lavoratori extracomunitari (che consente di programmare gli arrivi) non rappresenta più il canale principale di ingaggio, abbiamo osservato negli anni imprenditori agricoli che assumono gli stagionali già presenti in Italia che si spostano da nord a sud tra le raccolte, direttamente al Foro Boario, in strada, o aspettando che arrivino in cascina in bicicletta per proporsi (nonostante lo scorso anno sia partita la sperimentazione di incontro tra domanda e offerta di lavoro con il Centro per l’impiego di Saluzzo). Come sosteniamo da tempo, la mancanza di gestione della fase di reclutamento della manodopera genera un costo sociale enorme che si abbatte sul territorio e che, quest’anno, sta mostrando anche altri risolti preoccupanti dovuto all’emergenza sanitaria, legati alla necessaria tutela della salute di chi arriva e dei cittadini.

L’emergenza sanitaria ha tuttavia portato alla luce nuove povertà. In questa situazione diventa ancora più necessario tutelare le persone fragili: famiglie senza reddito, anziani soli, malati, detenuti, senza fissa dimora, lavoratori sfruttati o senza contratto che non riescono ad accedere a strumenti di sostegno al reddito. Sono tanti i nuovi poveri che la nostra Caritas incontra nei suoi servizi, dall’Emporio della Solidarietà al Centro di Ascolto, all’Infopoint di Saluzzo Migrante. 

Nella povertà, tuttavia, esistono diverse sfumature di bisogno ed uno degli aspetti che abbiamo riscontrato è il divario tra chi può restare a casa (perchè una casa ce l’ha), proteggendo se stesso e gli altri rispetto a chi non ha un tetto, costretto a vivere in strada.  

 Dormitori e senza fissa dimora

Il problema dei dormitori per i senza fissa dimora è quantomai attuale in questi mesi: servono spazi adeguati per consentire il distanziamento sociale, aspetto difficile da realizzare in luoghi che di norma servono a trovare un riparo temporaneo, un letto pulito, uno spazio in cui cucinare, lavarsi e pulire i vestiti. Spazi concepiti con l’idea di una ripartenza, mentre l’isolamento impone una certa stanzialità. Anche il nostro Presidio, come molti altri in Italia, si è adeguato alle nuove norme di prevenzione del contagio ri-organizzando gli spazi dell’Infopoint e del dormitorio maschile al piano terra di Casa Madre Teresa.

Qui i nostri operatori hanno affiancato gli ospiti informandoli sulle norme per prevenire il contagio, aiutandoli nella compilazione delle autocertificazioni, fornendo mascherine e igienizzante, monitorando giornalmente l’eventuale insorgere di sintomi, ampliando il più possibile gli spazi, adeguatamente sanificati, consentendo ai senza dimora di restare anche in orario diurno. Diversi ospiti di Casa Madre Teresa sono lavoratori agricoli, autorizzati anche durante la fase 1 dell’emergenza ad uscire quotidianamente per raggiungere il posto di lavoro. Alcuni sono impiegati nella stessa azienda agricola da quasi un anno, ma non hanno un reddito sufficiente per affittare un alloggio. Altri sono lavoratori senza contratto, reclutati, come ci riferiscono, da “un amico”. Altri sono persone con fragilità dal punto di vista sanitario, che necessiterebbero di uno specifico accompagnamento dei servizi socio-assistenziali.

Quella dei dormitori è una situazione che appare delicata, dove la sicurezza degli ospiti già accolti è prioritaria, ma resta la difficoltà di adeguare gli spazi alle norme previste per un’emergenza che richiede il distanziamento o l’isolamento domiciliare in caso di contagio. Le notizie giunte da Torino (dove è emersa la mancanza di posti letto idonei per i senza dimora), così come quanto riportano gli altri progetti Presidio di Caritas Italiana attivi alla Pista di Borgo Mezzanone, negli accampamenti di Rosarno, San Ferdinando, Borgo Tre Titoli, nella Piana del Sele, tra le serre del Ragusano restituiscono l’immagine di una situazione a livello nazionale, in cui mancano strumenti adeguati per tutelare i diritti dei più poveri.

Presidi e lavoro agricolo

Questa situazione accomuna Saluzzo ad altri territori in Italia: da settimane siamo in costante contatto con gli altri progetti Presidio di Caritas, tutti nel centro sud, dove nei principali bacini ortofrutticoli del Paese si portano avanti azioni di prossimità verso i migranti, i braccianti (spesso stranieri), i senza dimora, le persone costrette ai margini dalla povertà.  

Coordinati dalla referente nazionale Caterina Boca, i Presidi hanno iniziato a condividere riflessioni e strategie, cercando di reinventare le proprie modalità di azione per il contrasto a situazioni di potenziale sfruttamento dei braccianti agricoli, oltre alle problematiche generate dalla mancanza di condizioni adeguate a prevenire il contagio nelle tendopoli diffuse al sud. In particolare nelle realtà in cui gli accampamenti informali sono all’ordine del giorno, la situazione rischia di degenerare per via dell’assenza di servizi minimi come l’accesso all’acqua potabile, a bagni e docce in numeri sufficienti.  

Nonostante i Presidi Caritas abbiano previsto strategie d’azione immediate, l’impossibilità di spostarsi agilmente nei territori rende più complicato svolgere il monitoraggio delle condizioni di salute e di lavoro dei braccianti attraverso i cosiddetti “Presidi Mobili”, soprattutto perché spesso vivono in baraccopoli isolate, in zone lontane dai centri abitati. Per cercare di informarli in modo adeguato,  Caritas Italiana attraverso i Presidi ha realizzato video e distribuito materiale informativo tradotto in più lingue per spiegare la situazione e le norme necessarie a contenere il contagio. 

Le difficoltà di spostamento creano problemi anche ai braccianti, e non solo, che vivono ai margini: non hanno la possibilità di stampare le autocertificazioni e questo impedisce loro di recarsi al lavoro o fare la spesa, non riescono ad accedere a servizi di trasporto alternativi a quelli forniti illecitamente dai caporali per arrivare nei campi. Nel ragusano, ad esempio, il Presidio Caritas riporta di intere famiglie povere con bambini rimaste isolate tra le serre, nuclei che abitano in casolari o ripari di fortuna, mentre a Foggia la Caritas ha acquistato buoni spesa per i braccianti in condizione di povertà o che hanno perso il lavoro in nero. 

A preoccupare i Presidi di Caritas Italiana sono le dinamiche di lavoro nel comparto agricolo, in quanto mancano ad oggi informazioni chiare sulle modalità con le quali i lavoratori svolgeranno le attività nei campi o nelle aziende di allevamenti, specie in relazione alla disponibilità di dispositivi di sicurezza e al rispetto delle distanze minime. Alcuni Presidi Caritas sono intervenuti distribuendo autocertificazioni per consentire gli spostamenti lavorativi, hanno distribuito materiale tradotto in più lingue sulle norme di sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, restano dubbi sulla loro applicazione, in particolare l’uso di mascherine e guanti, il rispetto della distanza di sicurezza e, in generale, le condizioni igieniche nei luoghi di lavoro. Preoccupa anche la condizione dei lavoratori senza contratto che, per timore di perdere il lavoro, potrebbero accettare condizioni rischiose per la salute.

Resta forte la necessità di tutelare la salute pubblica anche attraverso la regolarizzazione dei lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno. Una fetta di manodopera che negli anni ha notevolmente sopperito al fabbisogno del comparto agricolo italiano. La proposta di Caritas, oltre alla regolarizzazione, resta quella di gestire i flussi interni di stagionali già presenti in Italia, persone che ogni anno si spostano da nord a sud, anche in tempi di Covid19.

Maggio 28, 2020 in Live blog

#Live2020_3 Arrivi e primi presidi mobili

A differenza delle previsioni che abbiamo letto in diversi comunicati stampa durante queste settimane, né l'emergenza sanitaria né le restrizioni alla mobilità hanno scoraggiato l'arrivo di braccianti in cerca di…
Read More
Maggio 11, 2020 in New, News

Covid-19: un’occasione mancata per dare dignità

La stagionalità dell’agricoltura in Italia vive delle continue migrazioni interne di lavoratori stranieri che da anni sono i principali protagonisti della raccolta e trasformazione nel nostro Paese: negli anni, infatti,…
Read More
Maggio 9, 2020 in New, News

Covid-19: la precarietà di chi è senza casa

Nelle scorse settimane abbiamo più volte raccontato come l’attività della nostra Caritas e del Presidio “Saluzzo Migrante” non si sia fermata nonostante le restrizioni imposte dalle norme di prevenzione del…
Read More
Maggio 9, 2020 in Live blog, New

#Live2020_2 Non ci sono più le stesse stagioni

Ogni anno, a questo punto dell’anno, il nostro Presidio si confronta con l’avvio di una nuova stagione di raccolta che coincide con l’arrivo dei primi braccianti. Ma questa volta tutto…
Read More

#Live2020_2 Non ci sono più le stesse stagioni

By Live blog, New

Ogni anno, a questo punto dell’anno, il nostro Presidio si confronta con l’avvio di una nuova stagione di raccolta che coincide con l’arrivo dei primi braccianti. Ma questa volta tutto è complicato dall’emergenza sanitaria e questa complessità ce la restituisce l’incontro con B., originario del Ghana, che abbiamo incontrato in una sera di inizio maggio.

Nei mesi primaverili, da anni, ci prepariamo per i Presidi mobili: in auto, appena fa sera, percorriamo per ore le strade di Saluzzo, soffermandoci nei luoghi che possono fornire un riparo improvvisato per una notte: le tettoie nella periferia, i parcheggi coperti, i magazzini, i parchi con le loro panchine nel verde. Indossiamo il gilet della Caritas per renderci riconoscibili, riempiamo le tasche di biglietti con il numero di telefono dell’Infopoint, ci avviciniamo agli spazi più bui e silenziosi alla ricerca di chi, da solo o in piccoli gruppi, ci mette di fronte alla sua solitudine e marginalità.

L’anno scorso, i primi tre erano arrivati a metà aprile, pochi cartoni stesi sul piazzale del Foro Boario. Quest’anno, invece, B. aspettava a inizio maggio un contratto, seduto su una panchina di pietra, nel viale alberato. È arrivato da Ventimiglia su indicazione di un suo conoscente, un ragazzo che dopo anni di lavoro a Saluzzo gli ha detto “se arrivi al Foro Boario e aspetti, ti offriranno un lavoro”.

In effetti B. è stato il primo ad arrivare al Foro Boario, ma non il primo a Saluzzo: negli scorsi mesi abbiamo incontrato altri braccianti chiamati dai datori di lavoro, ma loro sono riusciti a trovare ospitalità da amici o connazionali che vivono nel territorio. B. è il primo senza dimora che ha cercato nei cartoni sull’asfalto un modo per dormire al Foro Boario. In questa situazione di emergenza sanitaria, infatti, è estremamente difficile accogliere nei dormitori un senza dimora, per via degli spazi promiscui e delle camerate collettive: in questi luoghi servirebbe poter effettuare in tempi rapidi un tampone per escludere la positività al Covid-19 o spazi per un isolamento precauzionale.

Abbiamo incontrato B. a distanza, telefonicamente, grazie al supporto di giovani volontari e abbiamo così conosciuto il suo nome, la sua storia, il motivo per cui fosse in strada.

B. ci ha racconta di avere una famiglia in Ghana e la necessità di trovare un lavoro per poter rinnovare il permesso di soggiorno dal momento che la sua protezione umanitaria è stata abolita dal “Decreto Sicurezza”. B. spiega di essere tornato in Liguria (dove si trova la Questura di competenza) per rinnovare il suo permesso di soggiorno quando è stato colto dalla pandemia che ha bloccato tutti nei luoghi di domicilio. Il Covid19 è arrivato anche nel campo di accoglienza in cui si trovava, costringendolo all’isolamento. Tempo prezioso per chi ha una protezione umanitaria che, nonostante il prolungamento della validità dei permessi di soggiorno attuato dai decreti in materia di Coronavirus, necessiterà tra pochi mesi di essere convertita in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

Gli parliamo delle restrizioni imposte dalle norme per prevenire il contagio e della situazione in Italia: B. ci racconta di aver vissuto l’isolamento con la paura di ammalarsi, che non si sentiva al sicuro nel campo in cui si trovava a stretto contatto con centinaia di persone. Nemmeno la prospettiva di partire, senza sapere cosa avrebbe trovato, lo tranquillizzava: il timore di contrarre una malattia che impedisce di lavorare e sostenere così la famiglia, lo terrorizza. Al telefono gli spieghiamo che non può proteggersi dal contagio dormendo in strada, ma nemmeno abbiamo a disposizione alternative da offrirgli.

B. ci racconta che ha viaggiato senza alcun controllo fino a Saluzzo, ha trovato il Foro Boario e conosce quello che è gli hanno raccontato dei connazionali: gli imprenditori agricoli assumono i braccianti aspettando che arrivino nel campo a proporsi, chiedendo ad altri stagionali che lavorano per loro da tempo di chiamare degli “amici” o andando al Foro Boario. Un sistema di reclutamento della manodopera che offre spazio a fenomeni di sfruttamento e scarica il costo economico e sociale dell’accoglienza sul territorio, rendendo impossibile la programmazione degli arrivi e degli alloggiamenti, un incrocio tra domanda e offerta di lavoro legale e tracciato.

Per questa ragione B. ci dice che vuole aspettare al Foro Boario l’arrivo di qualcuno che gli offra un lavoro, vuole cercare una bicicletta per poter andare a proporsi nelle cascine.

Gli spieghiamo che esistono modalità sicure di ingaggio, ad esempio attraverso la piattaforma regionale per il reclutamento della manodopera agricola e che lo possiamo aiutare nell’iscrizione. Lo informiamo del fatto che nessuno assumerà una persona che dorme per strada, per questioni di sicurezza. Individuiamo per lui, con estrema fatica e dopo numerose telefonate, la disponibilità di accoglierlo da parte un dormitorio in un’altra città. I nostri volontari gli forniscono indicazioni adeguate e due pasti caldi, prima di vederlo ripartire.

B. è partito, ma continua ad aspettare una chiamata: non sappiamo dove dormirà nelle prossime sere, né se riuscirà a rinnovare il permesso di soggiorno. Sappiamo che questa stagione si presenta completamente diversa dalle altre: è chiara la necessità per il settore agricolo di trovare braccia per raccogliere la frutta che arriva sulle nostre tavole, mentre la questione dell’accoglienza di chi non ha una casa rimane aperta. 

[continua]

 

PER APPROFONDIRE: Covid-19: la precarietà di chi è senza casa

Maggio 28, 2020 in Live blog

#Live2020_3 Arrivi e primi presidi mobili

A differenza delle previsioni che abbiamo letto in diversi comunicati stampa durante queste settimane, né l'emergenza sanitaria né le restrizioni alla mobilità hanno scoraggiato l'arrivo di braccianti in cerca di…
Read More
Maggio 11, 2020 in New, News

Covid-19: un’occasione mancata per dare dignità

La stagionalità dell’agricoltura in Italia vive delle continue migrazioni interne di lavoratori stranieri che da anni sono i principali protagonisti della raccolta e trasformazione nel nostro Paese: negli anni, infatti,…
Read More
Maggio 9, 2020 in New, News

Covid-19: la precarietà di chi è senza casa

Nelle scorse settimane abbiamo più volte raccontato come l’attività della nostra Caritas e del Presidio “Saluzzo Migrante” non si sia fermata nonostante le restrizioni imposte dalle norme di prevenzione del…
Read More
Maggio 9, 2020 in Live blog, New

#Live2020_2 Non ci sono più le stesse stagioni

Ogni anno, a questo punto dell’anno, il nostro Presidio si confronta con l’avvio di una nuova stagione di raccolta che coincide con l’arrivo dei primi braccianti. Ma questa volta tutto…
Read More

Gli interventi al convegno “PASsi Avanti”

By New, News

Anche la Caritas di Saluzzo, con il progetto Presidio “Saluzzo Migrante”, ha partecipato venerdì 14 febbraio al convegno “PASsi Avanti” organizzato dal Comune per presentare i dati e l’attività svolta nel 2019 a supporto dei braccianti stagionali arrivati per la raccolta della frutta.

Sono intervenuti rispettivamente Don Giuseppe Dalmasso, vicario del Vescovo e Direttore della Caritas, e Virginia Sabbatini, coordinatrice dell’équipe di “Saluzzo Migrante”, illustrando l’ultimo anno di attività a favore delle persone in difficoltà sul territorio, ponendo l’accento sull’evoluzione di una situazione degli stagionali creata dal prolungamento delle colture e dalle conseguenze sui propri status dei due Decreti Sicurezza.

Slide Dati 2019 Saluzzo Migrante

Slide PASSI AVANTI

intervento integrale del DIRETTORE CARITAS

intervento integrale di VIRGINIA SABBATINI

L’intervento della Caritas è stato aperto dal discorso di Don Giuseppe Dalmasso, Direttore e vicario del Vescovo, che ha sottolineato: “Grazie a Dio questa migrazione per noi non è occupazione, ma è manodopera, è aiuto e risorsa. Fin dall’inizio io ripeto più o meno le solite cose: io lo vedo in chiave  positiva, Papa Francesco ci è maestro in questo, e lo vedo non come allarme, come paura, ma come momento propizio da vivere, che ci interroga anche, come cittadini, come cristiani, come uomini”. 

Il Direttore ha ringraziato il Comune, le Forze dell’ordine, il Consorzio Monviso Solidale  e tutti gli altri attori del territorio che si spendono quotidianamente per assicurare dignità a questi lavoratori, collaborando con la Caritas. “Io quando vado al PAS – ha dichiarato Don Dalmasso – quando vado con questi giovani, per me è anche una lezione di vita. Non ho niente come prete da insegnare a loro perché insegnano loro a me l’essenzialità, il rapporto umano, il guardarsi in faccia e sapere la storia dell’altro. Questo grazie a tutti voi e a questi giovani che siedono al tavolo, il Sindaco Calderoni parlava di questo “Tavolo della buona volontà” per cercare soluzioni”.

Virginia Sabbatini, coordinatrice dell’équipe di Saluzzo Migrante, ha illustrato i dati del 2019, mettendo in evidenza l’apprezzamento per il lavoro di rete svolto dalle tante realtà del territorio “che di fronte a queste nostre nuove sfide (…) si pongono in una dimensione di complementarietà e sussidiarietà (…). Riteniamo sia di incredibile valore la capacità di questo territorio di fare rete, di avere sindaci, sigle datoriali, sindacati dei lavoratori, dirigenti di uffici pubblici e rappresentati del terzo settore, nonché le forze dell’ordine sempre presenti. Di avere cittadini che non abbandonano questo territorio al degrado, alla casualità di emergenze che si ripetono da dieci anni, ma che decidono di sedersi allo stesso tavolo e di analizzare e confrontarsi per costruire soluzioni spesso fuori dalla portata ognuno di noi, questo al fine di migliorare il territorio in cui abitiamo e le condizioni di vita di chi in questo territorio lavora”.

Maggio 28, 2020 in Live blog

#Live2020_3 Arrivi e primi presidi mobili

A differenza delle previsioni che abbiamo letto in diversi comunicati stampa durante queste settimane, né l'emergenza sanitaria né le restrizioni alla mobilità hanno scoraggiato l'arrivo di braccianti in cerca di…
Read More
Maggio 11, 2020 in New, News

Covid-19: un’occasione mancata per dare dignità

La stagionalità dell’agricoltura in Italia vive delle continue migrazioni interne di lavoratori stranieri che da anni sono i principali protagonisti della raccolta e trasformazione nel nostro Paese: negli anni, infatti,…
Read More
Maggio 9, 2020 in New, News

Covid-19: la precarietà di chi è senza casa

Nelle scorse settimane abbiamo più volte raccontato come l’attività della nostra Caritas e del Presidio “Saluzzo Migrante” non si sia fermata nonostante le restrizioni imposte dalle norme di prevenzione del…
Read More
Maggio 9, 2020 in Live blog, New

#Live2020_2 Non ci sono più le stesse stagioni

Ogni anno, a questo punto dell’anno, il nostro Presidio si confronta con l’avvio di una nuova stagione di raccolta che coincide con l’arrivo dei primi braccianti. Ma questa volta tutto…
Read More

Incontro a Mantova

By

La nostra Caritas parteciperà all’incontro organizzato a Mantova dagli scout dell’Agesci portando la propria testimonianza sull’attività svolta dal progetto Presidio “Saluzzo Migrante” in supporto ai braccianti stagionali.

Interverranno Andrea Garassino, responsabile Giovani e Volontariato, Maria Cristina Galeasso, ex tirocinante, Anna Cattaneo, responsabile comunicazione.

#Live2019_9 Una Stagione in Bicicletta

By Live blog
Maggio 28, 2020 in Live blog

#Live2020_3 Arrivi e primi presidi mobili

A differenza delle previsioni che abbiamo letto in diversi comunicati stampa durante queste settimane, né l'emergenza sanitaria né le restrizioni alla mobilità hanno scoraggiato l'arrivo di braccianti in cerca di…
Read More
Maggio 11, 2020 in New, News

Covid-19: un’occasione mancata per dare dignità

La stagionalità dell’agricoltura in Italia vive delle continue migrazioni interne di lavoratori stranieri che da anni sono i principali protagonisti della raccolta e trasformazione nel nostro Paese: negli anni, infatti,…
Read More
Maggio 9, 2020 in New, News

Covid-19: la precarietà di chi è senza casa

Nelle scorse settimane abbiamo più volte raccontato come l’attività della nostra Caritas e del Presidio “Saluzzo Migrante” non si sia fermata nonostante le restrizioni imposte dalle norme di prevenzione del…
Read More
Maggio 9, 2020 in Live blog, New

#Live2020_2 Non ci sono più le stesse stagioni

Ogni anno, a questo punto dell’anno, il nostro Presidio si confronta con l’avvio di una nuova stagione di raccolta che coincide con l’arrivo dei primi braccianti. Ma questa volta tutto…
Read More

#Live2019_8 Sacerdoti al PAS

By Live blog
Maggio 28, 2020 in Live blog

#Live2020_3 Arrivi e primi presidi mobili

A differenza delle previsioni che abbiamo letto in diversi comunicati stampa durante queste settimane, né l'emergenza sanitaria né le restrizioni alla mobilità hanno scoraggiato l'arrivo di braccianti in cerca di…
Read More
Maggio 11, 2020 in New, News

Covid-19: un’occasione mancata per dare dignità

La stagionalità dell’agricoltura in Italia vive delle continue migrazioni interne di lavoratori stranieri che da anni sono i principali protagonisti della raccolta e trasformazione nel nostro Paese: negli anni, infatti,…
Read More
Maggio 9, 2020 in New, News

Covid-19: la precarietà di chi è senza casa

Nelle scorse settimane abbiamo più volte raccontato come l’attività della nostra Caritas e del Presidio “Saluzzo Migrante” non si sia fermata nonostante le restrizioni imposte dalle norme di prevenzione del…
Read More
Maggio 9, 2020 in Live blog, New

#Live2020_2 Non ci sono più le stesse stagioni

Ogni anno, a questo punto dell’anno, il nostro Presidio si confronta con l’avvio di una nuova stagione di raccolta che coincide con l’arrivo dei primi braccianti. Ma questa volta tutto…
Read More

#Live2019_7 Accoglienza diffusa: accompagnare all’autonomia

By Live blog
Maggio 28, 2020 in Live blog

#Live2020_3 Arrivi e primi presidi mobili

A differenza delle previsioni che abbiamo letto in diversi comunicati stampa durante queste settimane, né l'emergenza sanitaria né le restrizioni alla mobilità hanno scoraggiato l'arrivo di braccianti in cerca di…
Read More
Maggio 11, 2020 in New, News

Covid-19: un’occasione mancata per dare dignità

La stagionalità dell’agricoltura in Italia vive delle continue migrazioni interne di lavoratori stranieri che da anni sono i principali protagonisti della raccolta e trasformazione nel nostro Paese: negli anni, infatti,…
Read More
Maggio 9, 2020 in New, News

Covid-19: la precarietà di chi è senza casa

Nelle scorse settimane abbiamo più volte raccontato come l’attività della nostra Caritas e del Presidio “Saluzzo Migrante” non si sia fermata nonostante le restrizioni imposte dalle norme di prevenzione del…
Read More
Maggio 9, 2020 in Live blog, New

#Live2020_2 Non ci sono più le stesse stagioni

Ogni anno, a questo punto dell’anno, il nostro Presidio si confronta con l’avvio di una nuova stagione di raccolta che coincide con l’arrivo dei primi braccianti. Ma questa volta tutto…
Read More

Riattivata l'”Accoglienza diffusa” (parte 2)

By News

Dopo aver descritto come funziona l’ “Accoglienza Diffusa” nella scorsa News pubblicata sul nostro sito, un ulteriore approfondimento su questo modello per soluzioni temporanee abitative destinate ai braccianti che non hanno trovato altre soluzioni al loro arrivo durante la stagione di raccolta nel Saluzzese.

I PUNTI DI FORZA

Una delle ricchezze del sistema di “Accoglienza Diffusa” è la circolarità delle persone: i posti letto, infatti, non sono sempre occupati dagli stessi braccianti, anche perché lavorano in momenti dell’anno diversi a seconda dei tipi di raccolta. Ne risulta che il numero di lavoratori ospitati a rotazione supera il numero di posti messi a disposizione dal sistema.

Molto più importanti sono altri effetti positivi generati dall’inserimento in queste strutture, come la creazione di un contesto più vicino al concetto di “casa”, con una maggiore intimità, autonomia e dignità del vivere, stimolando inoltre un rapporto di collaborazione tra gli ospiti nella gestione e pulizia degli spazi comuni. Soprattutto i siti necessitano ancora di miglioramenti: più servizi e punti cottura, soluzioni strutturali per il freddo autunnale.

Dal punto di vista logistico, specie a Costigliole e Verzuolo, i braccianti si trovano a risiedere molto più vicino al luogo di lavoro, risparmiando così molti chilometri in bicicletta per raggiungere i frutteti rispetto a quando partivano dal Foro Boario di Saluzzo. Un aspetto che incide anche sulla riduzione del rischio di incidenti mentre raggiungono il posto di lavoro. Infine, per gli operatori dell’ “Accoglienza Diffusa” si crea l’opportunità di conoscere meglio le persone ospitate, i loro bisogni, la loro situazione lavorativa, rendendo più efficaci e tempestivi gli interventi (di carattere amministrativo, sanitario …) sul singolo.

LE DIFFERENZE RISPETTO AI “CAMPUS” COLDIRETTI

I quattro siti dell’ “Accoglienza Diffusa” nei Comuni di Saluzzo, Lagnasco, Costigliole e Verzuolo presentano notevoli differenze tra loro: due sono luoghi di passaggio significativi perché sono “siti-case” (a Costigliole si tratta di un appartamento in centro messo a disposizione dal Comune e di un ex casello ferroviario, l’altra è l’ex Casa del Custode del Cimitero a Saluzzo). Queste strutture rappresentano, in alcuni casi, una condizione molto importante per consentire al bracciante di trovare una sistemazione autonoma e continuativa sul territorio attraverso l’affitto di un’abitazione privata.

La Casa del Cimitero è la struttura più ampia dei 4 siti e in alcuni momenti della stagione ospita oltre 40 persone: l’affollamento può generare tensioni per l’utilizzo degli spazi comuni; Inoltre una zona della “casa” non ha il riscaldamento e quindi è difficilmente utilizzata in autunno e inverno.

A Verzuolo e Lagnasco, invece, le strutture sono costituite da container collocati in due piazzali, come descritto nella prima parte della News. In tutti i casi si tratta di soluzioni abitative fortemente diverse dal PAS, il dormitorio allestito dal Comune di Saluzzo in un’ex caserma accanto al Foro Boario.

Quelle nei container seguono il modello dei “campus” della Coldiretti a Saluzzo (vicino allo stadio “Damiano”) e a Lagnasco dove Caritas, sindacati e il Consorzio Monviso Solidale non rientrano né nella gestione né nell’attività di supporto (in tutto contano 78 posti, di cui 48 a Saluzzo e 30 a Lagnasco).

Nei “campus” della Coldiretti il sistema d’ingresso del lavoratore è completamente diverso rispetto a quello previsto nelle strutture dell’ “Accoglienza Diffusa”, infatti è totalmente in capo all’imprenditore agricolo. Ogni anno, in primavera, la Coldiretti invia una lettera alle aziende socie per invitarle a prenotare un posto nei “campus”, supportando le spese con un contributo giornaliero di 2.50€ (stessa cifra che viene chiesta come contributo volontario alle aziende dai sindaci dei 4 Comuni coinvolti nell’ “Accoglienza Diffusa”). La Coldiretti, a seconda delle prenotazioni ricevute dalle aziende, si fa carico di tutta la gestione del “campus”, contattando il bracciante che così può arrivare nel Saluzzese e trovare già un posto letto assegnato.

Sulle centinaia di aziende iscritte alla Coldiretti, però, solo una trentina seguono questa modalità. Il sistema crea condizioni migliori di accoglienza per i braccianti che lavorano presso le aziende che aderiscono, ma riguarda solo una minima parte dei braccianti che prima dormivano al PAS o all’aperto lungo il viale del Foro Boario. Spesso, infatti, sono i braccianti più fidelizzati a trovare un posto nei “campus” Coldiretti.

Questo sistema, se potenziato, sarebbe premiale perché consentirebbe di organizzare l’assegnazione di un posto letto prima dell’arrivo del bracciante sul territorio, evitando lunghe giornate in cui finiscono per accamparsi in città mentre cercano un posto letto al riparo.

I Campus della Coldiretti, inoltre, hanno un periodo di apertura che non sempre coincide con l’intero arco della stagione di raccolta: aprono a luglio e chiudono a fine ottobre. L’anno scorso, ad esempio, la nuova tipologia di mela invernale ha protratto oltre l’estate il periodo di impiego di numerosi lavoratori.

GLI EFFETTI DEL MODELLO “ACCOGLIENZA DIFFUSA”

Come testimoniano gli operatori della Caritas, con l’ingresso dei braccianti nelle strutture dell’ “Accoglienza Diffusa” si può notare spesso un profondo cambiamento della persona. Chi, come succede alla maggior parte dei casi, prima ha dormito a terra oppure ha vissuto in un ghetto, dopo pochi mesi di lavoro e di vita in un luogo dignitoso, con un monitoraggio e un accompagnamento costante, inizia a parlare più facilmente della propria vita, si apre, vive finalmente una condizione diversa, anche se temporanea, di ri-avvicinamento a una “normalità” alla quale spesso non era più abituato. Una “normalità” che permette a questi lavoratori di ritrovare nuovi stimoli, spesso manifestati dalla volontà di intraprendere un percorso di studi, ottenere la patente di guida, dedicarsi alla ricerca di un’abitazione propria, solitamente da condividere con altri lavoratori per abbattere i costi di affitto e gestione.

Un aspetto molto positivo e interessante è che si tratta dell’unico modello che unisce pubblico (Consorzio Monviso Solidale e Comuni), privato sociale (Caritas e sindacati) e imprenditoria agricola. I sindaci, infatti, acquisiscono i dati di chi usufruisce di un posto letto nelle strutture nel loro Comune (ogni migrante firma un “patto di accoglienza” con regole e tutele per i gestori) e, a loro discrezione, possono poi contattare l’azienda presso cui lavora il migrante per chiedere un contributo alle spese per l’accoglienza. Lo scorso anno, ad esempio, a Lagnasco i contributi delle aziende hanno coperto (insieme ai fondi regionali ed al contributo giornaliero dei migranti) tutte le spese per le strutture. Il contributo dato dal lavoratore stagionale è anche un meccanismo per farlo diventare parte attiva del processo di integrazione abitativa.

CONSIDERAZIONI

Il modello dell’“Accoglienza Diffusa” presenta quindi caratteristiche positive come la replicabilità, la sostenibilità economica, la possibilità di essere rimodulato, un ruolo attivo del bracciante e un’integrazione tra pubblico, privato sociale e imprese agricole. Restano, tuttavia, alcune questioni aperte rispetto alle quali la Caritas di Saluzzo pone molta attenzione: il monitoraggio degli ingressi e della “regolarità” delle assunzioni per i migranti accolti, la necessità di un accompagnamento all’uscita al termine del contratto, la cura della relazione per incidere positivamente sulla convivenza tra persone che si trovano per la prima volta a dividere gli stessi spazi.

Il modello dell’“Accoglienza Diffusa” appare ad oggi l’unico in grado di generare un “sistema dell’accoglienza” quando non si attiva quello in azienda, unendo aspetti di presa in carico della persona nelle sue diverse esigenze e un positivo impatto anche sul fronte lavorativo (basti pensare alla minore fatica negli spostamenti per il lavoratore). Un sistema che offre la possibilità di un monitoraggio e accompagnamento  efficace soprattutto rispetto all’emersione di eventuali forme di sfruttamento lavorativo.

Maggio 28, 2020 in Live blog

#Live2020_3 Arrivi e primi presidi mobili

A differenza delle previsioni che abbiamo letto in diversi comunicati stampa durante queste settimane, né l'emergenza sanitaria né le restrizioni alla mobilità hanno scoraggiato l'arrivo di braccianti in cerca di…
Read More
Maggio 11, 2020 in New, News

Covid-19: un’occasione mancata per dare dignità

La stagionalità dell’agricoltura in Italia vive delle continue migrazioni interne di lavoratori stranieri che da anni sono i principali protagonisti della raccolta e trasformazione nel nostro Paese: negli anni, infatti,…
Read More
Maggio 9, 2020 in New, News

Covid-19: la precarietà di chi è senza casa

Nelle scorse settimane abbiamo più volte raccontato come l’attività della nostra Caritas e del Presidio “Saluzzo Migrante” non si sia fermata nonostante le restrizioni imposte dalle norme di prevenzione del…
Read More
Maggio 9, 2020 in Live blog, New

#Live2020_2 Non ci sono più le stesse stagioni

Ogni anno, a questo punto dell’anno, il nostro Presidio si confronta con l’avvio di una nuova stagione di raccolta che coincide con l’arrivo dei primi braccianti. Ma questa volta tutto…
Read More

Riattivata l'”Accoglienza diffusa” (parte 1)

By News

Anche quest’anno sono state aperte le strutture del progetto “Accoglienza Diffusa”. Il progetto, che coinvolge i Comuni di Saluzzo, Verzuolo, Costigliole Saluzzo e Lagnasco, prevede la messa a disposizione di strutture per offrire una soluzione abitativa temporanea ai braccianti che, non avendo trovato altre soluzioni, hanno un contratto di lavoro con un’azienda agricola con sede in uno dei 4 Comuni.

La gestione delle strutture quest’anno è in capo al Consorzio Monviso Solidale insieme ai Comuni coinvolti: i posti totali previsti per la stagione agricola 2019 sono 132.

I LUOGHI DELL’ACCOGLIENZA DIFFUSA

SALUZZO: la parte più consistente del progetto, in termini numerici, è l’ex-Casa del Custode del Cimitero con 23 posti dislocati su tre piani dell’abitazione, insieme ad altri 17 nella zona adiacente. Nel 2019 è stato realizzato un ampliamento della struttura, con bagni e docce che il Comune ha finanziato con i fondi della legge regionale Allemano del 2016. La cucina è esterna.

COSTIGLIOLE: qui il Comune ha messo a disposizione 8 posti in un alloggio in centro, vicino al Municipio. I fondi per i lavori di ristrutturazione sono sempre quelli previsti dalla legge regionale Allemano (promossa dall’ex sindaco di Saluzzo) che prevede un contributo di 25mila euro annui per i Comuni che attivano strutture per l’accoglienza abitativa degli stagionali, con l’obbligo che non siano utilizzate per più di 6 mesi all’anno. Altri 11-12 posti sono disponibili nell’ex casello ferroviario, “storica” struttura di accoglienza per i braccianti.

LAGNASCO: le strutture sono costituite da container forniti, ormai da 3 anni, dalla Cooperativa Lagnasco Group attraverso un contratto di comodato d’uso gratuito con la Caritas di Saluzzo. Sono sistemati vicino alla sede della Lagnasco Group e al cimitero (in modo da rendere accessibili i collegamenti con le utenze come fognature, elettricità, acqua). Qui in totale sono disponibili 36-42 posti. I container non hanno riscaldamento e refrigeramento, hanno wc, docce e acqua potabile, oltre ad alcuni punti cottura realizzati sotto una struttura in ferro.

VERZUOLO: anche qui ci sono i container, sistemati vicino alla palestra comunale. I posti sono 30, uno dei container è utilizzato con spazio-cucina, all’esterno vi è un gazebo utilizzato cone refettorio. Sono presenti bagni e docce.

IL RUOLO DELLA CARITAS DI SALUZZO

Operatori e volontari si occupano (in accordo con il Consorzio Monviso Solidale) dei passaggi settimanali in ognuno dei quattro siti, incontrando i migranti, instaurando con loro un rapporto diretto, verificando i beni di prima necessità di cui hanno bisogno. Inoltre si occupano degli interventi in casi di malattia, ad esempio predisponendo il passaggio del bracciante dall’Accoglienza Diffusa a Casa Madre Teresa o invitandolo a presentarsi all’Ambulatorio Medico in Caritas.

Anche i Presidi mobili, realizzati settimanalmente, sono svolti per i lavoratori alloggiati nelle Accoglienze Diffuse: momenti di incontro, spesso la sera, per confrontarsi sulla giornata di lavoro, per offrire un piccolo quaderno per segnare le ore lavorate, per parlare del rinnovo dei contratti o dei documenti. 

La Caritas, inoltre, partecipa alle riunioni con il Consorzio Monviso Solidale, confrontandosi con gli operatori che monitorano le strutture dell’Accoglienza Diffusa ed occupandosi della sistemazione logistica (ad esempio delle pulizie). Infine la Caritas fornisce ad ogni persona che entra in una delle strutture dell’Accoglienza Diffusa un kit di ingress costituito da copri-materasso, coperta, cuscino, federa, lenzuolo, sapone, asciugamano, dentifricio e spazzolino.

CHI ENTRA NELL’ACCOGLIENZA DIFFUSA

Ad usufruire di queste strutture sono i lavoratori che fanno domanda presso il PAS o presso lo sportello Infopoint della Caritas, mostrando un contratto di lavoro di medio o lungo periodo cioè superiore al mese, stipulato da un’azienda che ha sede in uno dei 4 Comuni coinvolti e che non ha trovato accoglienza in altro modo, ad esempio in azienda. Questo sistema è dunque limitato perchè vincolato al Comune in cui si trova l’azienda che offre lavoro. Gli altri Comuni dell’area saluzzese, circa 20, non hanno aderito al progetto.

La domanda del braccianti per un posto letto nell’Accoglienza Diffusa viene recepita dal Consorzio Monviso Solidale che seleziona i migranti. Ogni anno le domande superano di gran lunga i posti disponibili (solo a Costigliole restano esclusi pochi lavoratori perché la maggior parte trova ospitalità “in cascina” cioè presso le aziende per cui lavora).

Il lavoratore che trova posto in una delle strutture dell’Accoglienza Diffusa contribuisce alle spese con 0,70 € al giorno e il Comune dove dimora invita, tramite contributo volontario, il suo datore di lavoro a un versamento di 2,5 € al giorno.

[20 Agosto 2019 – la seconda parte della news sarà pubblicata a breve]

Maggio 28, 2020 in Live blog

#Live2020_3 Arrivi e primi presidi mobili

A differenza delle previsioni che abbiamo letto in diversi comunicati stampa durante queste settimane, né l'emergenza sanitaria né le restrizioni alla mobilità hanno scoraggiato l'arrivo di braccianti in cerca di…
Read More
Maggio 11, 2020 in New, News

Covid-19: un’occasione mancata per dare dignità

La stagionalità dell’agricoltura in Italia vive delle continue migrazioni interne di lavoratori stranieri che da anni sono i principali protagonisti della raccolta e trasformazione nel nostro Paese: negli anni, infatti,…
Read More
Maggio 9, 2020 in New, News

Covid-19: la precarietà di chi è senza casa

Nelle scorse settimane abbiamo più volte raccontato come l’attività della nostra Caritas e del Presidio “Saluzzo Migrante” non si sia fermata nonostante le restrizioni imposte dalle norme di prevenzione del…
Read More
Maggio 9, 2020 in Live blog, New

#Live2020_2 Non ci sono più le stesse stagioni

Ogni anno, a questo punto dell’anno, il nostro Presidio si confronta con l’avvio di una nuova stagione di raccolta che coincide con l’arrivo dei primi braccianti. Ma questa volta tutto…
Read More