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accoglienza Archivi - Saluzzo Migrante

#Live2021_1 Una nuova stagione alle porte

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Con l’arrivo della primavera, anche a Saluzzo gli alberi da frutto iniziano a gemmare e, nei campi, agricoltori e operai iniziano i lavori di cura delle piante, come le potature. La stagione di raccolta dei piccoli frutti si avvicina e, di conseguenza, gli spostamenti dei braccianti che “migrano” inseguendo le stagioni in cerca di un lavoro  (i dati relativi all’attività del presidio 2020 sono sono pubblicati qui).

Nel frattempo la nostra Caritas continua la sua attività di ri-progettazione dei servizi, come per la Casa di Prima Accoglienza, che sarà intitolata a Mons. Bona. Qui grazie alla collaborazione con la Comunità Cenacolo e i frati minori del convento di San Bernardino, da inizio marzo in corso Piemonte 63 è stato riaperto il dormitorio maschile con 11 posti destinati a persone senza dimora, stabili nel territorio, oltre ad una mensa che potrà servire pasti a pranzo e a cena per chi è in difficoltà.

Altra struttura di accoglienza rimane Casa Madre Teresa di Calcutta, aperta nel febbraio dello scorso anno per persone che si trovano in particolari condizioni di vulnerabilità socio-sanitaria. Al momento la struttura accoglie due famiglie con bambini e quattro uomini, ex-braccianti agricoli con problematiche sanitarie, anche legate alla sfera psicologica, che l’équipe di Saluzzo Migrante sta accompagnando.

Nonostante l’apertura di queste due strutture, a nostro avviso, anche quest’anno la situazione dei senza dimora resta preoccupante. Nelle prime settimane di marzo la nostra équipe ha incontrato oltre 6 persone arrivate a Saluzzo senza un luogo in cui dormire. Alcuni sono arrivati appena è iniziata la nuova stagione, con le prime settimane di caldo, nella speranza di un ingaggio in agricoltura, mentre la maggior parte sono arrivati perché avevano appuntamento con la Questura di Cuneo per il rinnovo del permessi di soggiorno.

Il loro arrivo è conseguente alle domande di rinnovo che avevano fatto la scorsa estate, mentre raccoglievano la frutta nel nostro territorio, e che, a causa dei forti ritardi in tutta Italia nelle pratiche di rinnovo, sono stati rinviati di oltre 6 mesi. Tra questi braccianti ci sono persone che hanno fatto domanda per la sanatoria e che ancora oggi non hanno ricevuto alcuna risposta (come denunciato dalla campagna “Ero straniero” alla quale anche la nostra Caritas aveva aderito.

Queste persone, non trovando posti disponibili nei dormitori, hanno finito per dormire in strada, nonostante le temperature ancora gelide e il proseguire della pandemia, con tutte le conseguenze di rischio per sé e la collettività che questa situazione comporta.

Anche questa volta la nostra Caritas ha messo a disposizione la mensa e le docce, oltre all’assistenza degli operatori di Saluzzo Migrante tramite l’Infopoint. Si è cercato di accompagnarli nelle pratiche legate ai permessi, di sostenerli in una progettazione del proprio percorso di vita e lavoro più efficace o di individuare luoghi in cui essere ospitati. Alcuni sono ritornati nel Sud Italia, in particolare nel Foggiano, a Rosarno, a San Ferdinando. Altri invece si sono spostati a Cuneo, dove il Comune insieme alle realtà del Terzo settore, ha creato una rete di dormitori di prima accoglienza, ma la situazione resta precaria. Altri arrivi potrebbero essere incentivati da situazioni come il un nuovo sgombero nella zona del Movicentro, accanto alla stazione ferroviaria.

Saluzzo Migrante continua a monitorare le notizie che arrivano dal Sud, anche confrontarsi con gli operatori delle altre realtà attive in Italia, come Medu, Intersos, Cuamm, Medici per i diritti umani, Associazione TerraOnlus! Insieme a loro, nell’ambito del progetto di ricerca “HOASI”, è emerso come, ad un anno dallo scoppio della pandemia, attorno alle zone di raccolta, le baraccopoli prive di servizi igienico-sanitari sono ancora la norma ed i braccianti agricoli che qui vivono sono ancora in condizioni drammatiche.

Proprio per questo motivo, apprendiamo con favore l’avvio di un confronto tra la Prefettura di Cuneo e i Comuni frutticoli sul sistema di accoglienza diffusa che possa rispondere in modo strutturato e condiviso all’arrivo e alla permanenza dei lavoratori agricoli stagionali. Positiva è anche la messa a bando di contributi rivolti alle imprese agricole per strutturare luoghi di accoglienza per i dipendenti stagionali. La speranza è che il sistema di accoglienza diffusa possa allargarsi oltre la decina di Comuni finora coinvolti (con 180 posti a disposizione, purtroppo ancora insufficienti a far fronte al numero di lavoratori stagionali senza dimora).

Come Caritas, continuiamo a continueremo a chiedere “una stagione di dignità”, per non assistere al ripetersi di un’altra stagione in cui lavoratori stagionali siano costretti a vivere per oltre 5 mesi sotto un porticato oppure a dormire in un parco.

Il Presidio “Saluzzo Migrante” continuerà anche in questa stagione di raccolta la sua attività di advocacy, affiancata ai servizi di supporto ai bracccianti : la Ciclofficina, l’Ambulatorio medico, la “Boutique du monde”, lo sportello di orientamento lavorativo, gli accompagnamenti sanitari … resi possibili grazie al costante lavoro degli operatori e al fondamentale supporto di tanti volontari e volontarie.

[immagini di archivio]

Cerchiamo personale medico volontario

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Siamo alla ricerca di nuovi volontari per i servizi di Saluzzo Migrante! Nonostante la pandemia, anche se la stagione di raccolta non è ancora iniziata, i nostri servizi non si…

Progetto “Bee My Job”

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Per il primo anno anche la Caritas di Saluzzo, tramite il progetto Presidio "Saluzzo Migrante", è partner del progetto "Bee My Job" promosso da APS Cambalache che per il settimo…

FIRMA online la petizione

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L’appello “Per una stagione di dignità” è diventato anche una petizione online aperta alla sottoscrizione da parte di qualunque cittadino che voglia sostenere la richiesta di soluzioni immediate per i braccianti stagionali arrivati a Saluzzo e attualmente senza dimora, accampati all’aperto in condizioni indegne.

Invitiamo a sottoscrivere e diffondere la petizione su Change.org : https://www.change.org/MigrantiSaluzzo

Aprile 7, 2021 in New, News

Cerchiamo personale medico volontario

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Marzo 22, 2021 in Live blog, New

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Marzo 3, 2021 in News

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Don Ciotti e Petrini aderiscono all’appello

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Riportiamo di seguito il video messaggio di Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e dell’Associazione Libera contro le mafie, e il messaggio di Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, trasmessi durante la conferenza stampa di presentazione dell’appello “Per una stagione di dignità” lunedì 29 giugno presso la Caritas di Saluzzo.

Il messaggio di Don Luigi Ciotti Libera Contro le Mafie a sostegno dell'appello "Per una stagione di dignità"#caritas…

Pubblicato da Saluzzo Migrante – progetto di Caritas Saluzzo su Lunedì 29 giugno 2020

Di seguito il messaggio di Carlin Petrini, di cui ha dato lettura Francesco Nota, fiduciario della Condotta saluzzese di Slow Food Piemonte e Valle d’Aosta

“Come ogni anno, purtroppo, torna quella che è una vera e propria emergenza umanitaria, aggravata ulteriormente dagli strascichi della pandemia che stiamo ancora combattendo. Un dramma che coinvolge tutti al di là di ogni responsabilità locale e che non può vedere solo il Comune di Saluzzo reagire e interessarsi. Non si può continuare a far finta che quello saluzzese sia soltanto un problema di un piccolo Comune: è una questione complessa, che ha radici profonde e che deve necessariamente interessare lo Stato e ogni cittadino che si definisce tale. Solo allora si potrà sperare in un’accoglienza diffusa, organizzata e funzionante”.

Aprile 7, 2021 in New, News

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Febbraio 10, 2021 in News

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Appello per i braccianti

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Nel cortile della Caritas di Saluzzo, in corso Piemonte 59, nel pomeriggio di lunedì 29 giugno una serie di enti del Terzo Settore e sigle sindacali si sono riunite per presentare l’appello “Per una stagione di dignità” denunciando la condizione di oltre un centinaio di braccianti africani arrivati a Saluzzo per la raccolta stagionale della frutta, che da settimane dormono accampati in condizioni indegne nei parchi cittadini e sotto i porticati dei palazzi del centro perché senza dimora.

L’appello è aperto alla sottoscrizione di tutti gli enti del Terzo Settore, sindacati e realtà che vorranno aderire.

Per farlo è sufficiente inviare una mail a info@saluzzomigrante.it : pubblicheremo qui l’elenco aggiornato.

Qui il testo integrale APPELLO PER UNA STAGIONE DI DIGNITA

Hanno aderito (aggiornamento al 29/06/2020):

CARITAS DI SALUZZO

DELEGAZIONE REGIONALE CARITAS PIEMONTE E VALLE D’AOSTA

CARITAS CUNEO

ASSOCIAZIONE PAPA GIOVANNI XXIII

LIBERA PIEMONTE

GRUPPO ABELE

SLOW FOOD PIEMONTE E VALLE D’AOSTA

UNIVERSITA’ DI SCIENZE GASTRONOMICHE DI POLLENZO

ACLI PIEMONTE

ACLI PROVINCIALE CUNEO

ARCI CUNEO MONVISO

ANPI PROVINCIALE CUNEO

PASTORALE SOCIALE E DEL LAVORO DEL PIEMONTE E DELLA VALLE D’AOSTA

ASSOCIAZIONE MAI TARDI AMICI DI NUTO REVELLI

FONDAZIONE NUTO REVELLI

ISTITUTO STORICO DELLA RESISTENZA DI CUNEO

ASSOCIAZIONE ORIZZONTI DI PACE

CILD – COALIZIONE ITALIANA LIBERTÁ E DIRITTI CIVILI

RETE MINERALI CLANDESTINI CUNEO

LVIA

AIFO CUNEO

ASSOCIAZIONE MICÓ

LEGAMBIENTE – CIRCOLO DI CUNEO

COMUNITÁ DI MAMBRE

PRO NATURA CUNEO

EMMAUS CUNEO

COORDINEMNTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE – FOSSANO

ASSOCIAZIONE QUI E LA’ – BOVES

CGIL CUNEO

FLAI CGIL CUNEO

CISL CUNEO

FAI CISL CUNEO

ANOLF CUNEO

UILA UIL CUNEO

UIL CUNEO

 

Aggiornamento al 30/06/2020

APICE – ASSOCIAZIONE PER L’INCONTRO DELLE CULTURE IN EUROPA

COOPERATIVA SOCIALE FIORDALISO

RIFUGIATI IN RETE

6000 SARDINE CUNEO

6000 SARDINE PIEMONTE

SINISTRA ITALIANA PROVINCIA DI CUNEO

PROGETTOMONDO.MLAL

ASSOCIAZIONE SICUREZZA E LAVORO

Aggiornamento al 01/07/2020

CARITAS FOSSANO

AZIONE CATTOLICA DI SALUZZO

ASSOCIAZIONE ONLUS IL PULMINO VERDE

ASSOCIAZIONE SPORT SENZA BARRIERE APG23 ONLUS

MAIS ONG

CONSORZIO ONG PIEMONTESI

 

Aggiornamento al 02/07/2020

“CANTIERE CIVILE” – LABORATORIO DI CITTADINANZA

SEGNAL’ETICA ODV

ASSOCIAZIONE CULTURALE EUFEMIA A.P.S.

Aggiornamento al 03/07/2020

EMMAUS ITALIA

ASF ITALIA – PIEMONTE (ASSOCIAZIONE ARCHITETTURA SENZA FRONTIERE)

ASHAR GAN ONLUS

MOVIMENTO DEI FOCOLARI PIEMONTE

Aprile 7, 2021 in New, News

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Marzo 22, 2021 in Live blog, New

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Marzo 3, 2021 in News

Cerchiamo volontari

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Febbraio 10, 2021 in News

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Per una stagione di dignità

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La Caritas di Saluzzo riferisce forte preoccupazione in merito alla situazione degli stagionali agricoli. Una serie di fattori, conosciuti da anni, sta favorendo arrivi disorganizzati in città, con persone che in queste settimane, senza dimora, stanno dormendo all’aperto in attesa di trovare un lavoro o perché contrattualizzati, ma senza essere ospitati in azienda.

Una situazione creata dalle modalità di reclutamento che ancora oggi, dopo anni, avvengono attraverso canali non tracciabili (a differenza delle piattaforme virtuali di incontro domanda e offerta, come quella regionale “Io lavoro in agricoltura”).

Per questo motivo la Caritas di Saluzzo sottolinea l’assoluta necessità di abbandonare l’uso di questo sistema informale, con i braccianti che vengono assunti consegnando al datore una fotocopia del proprio documento direttamente in azienda, girando in bicicletta “porta a porta” a proporsi per un lavoro, in tutto il territorio. Una prassi che, sottolinea la Caritas di Saluzzo, genera nei braccianti l’aspettativa di riuscire a trovare un lavoro solo se arriveranno il prima possibile nel Saluzzese, rendendo inefficaci i tentativi di utilizzare la piattaforma regionale “Io lavoro in agricoltura”.

Come sosteniamo da mesi – riferisce Virginia Sabbatini, referente del presidio “Saluzzo Migrante” – il fenomeno degli arrivi disorganizzati, con persone sprovviste di una sistemazione non si può arginare semplicemente con la buona volontà: servono interventi a livello centrale per la gestione dei flussi interni di persone nel nostro Paese, persone che da anni fanno il mestiere del bracciante agricolo e si muovono seguendo la geografia delle raccolte. Servono normative che delineino in modo chiaro le responsabilità e le modalità di azione in merito alle questioni alloggiative, all’incontro tra domanda e offerta, alle condizioni di lavoro”.

Nonostante la Caritas di Saluzzo rilevi come positivi gli sviluppi avuti con la firma del Protocollo sulla sicurezza, elaborato di concerto con i sindacati dei lavorati, i sindacati agricoli e con le istituzioni competenti, sottolinea come tuttavia queste misure non siano sufficienti.

“Nel corso dei nostri ultimi Presidi mobili – riferisce Sabbatini – abbiamo rilevato come la situazione stia rapidamente evolvendo: sono oltre 50 le persone senza dimora che dormono all’aperto in città, nei parchi o sotto i portici dei complessi condominiali. La pioggia e il freddo rendono preoccupante uno scenario già precario: le persone cercano di ripararsi e scaldarsi, accampandosi a gruppi, uno vicino all’altro, avvolgendosi nelle coperte che distribuiamo, sotto gli alberi o direttamente sull’asfalto dei parcheggi.

Ci stupisce come, mentre si sta ancora affrontando il superamento dell’emergenza sanitaria, non si intervenga invece nell’assicurarsi che vi siano le condizioni effettive per permettere a queste persone di tutelare la loro salute e quella della cittadinanza. Queste persone, senza dimora, non hanno un posto dove dormire, lavarsi, rispettare il distanziamento sociale, controllare con costanza il proprio stato di salute. I loro pochi averi vengono inzuppati dalla pioggia, i bagagli lasciati incustoditi e a rischio di furti, anche da parte di altri stagionali.

Ad aggravare questo quadro già altamente fragile – sottolinea Sabbatini – vi è il fatto che la metà delle persone che abbiamo incontrato durante i nostri Presidi mobili sta lavorando con un regolare contratto di lavoro. Molti sono reticenti a mostrarlo, per cui non è sempre facile per noi capire in quale Comune stiano lavorando.

La Caritas di Saluzzo mette in evidenza come questa situazione non si possa protrarre ulteriormente: i nuovi arrivi sono costanti e aspetti critici come la mancanza di accesso ai servizi igienici e di una sistemazione per la notte rischiano di generare tensioni sociali e conflitti. Risulta quindi impellente per la Caritas di Saluzzo intervenire su questi aspetti che generano vulnerabilità e instabilità, per salvaguardare sia la salute individuale sia quella collettiva. La dignità di questi uomini e del territorio, passano attraverso l’impegno portato avanti in sinergia con le istituzioni e i tanti imprenditori agricoli impegnati per una stagione di raccolta rispettosa dei diritti.

Aprile 7, 2021 in New, News

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Marzo 3, 2021 in News

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Febbraio 10, 2021 in News

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La lettera di Caritas Saluzzo alle istituzioni

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Pubblichiamo la lettera e i documenti di analisi e proposta inviati dalla Caritas di Saluzzo, sottoscritti dalla Caritas di Cuneo e dal delegato regionale delle Caritas di Piemonte e Valle d’Aosta, alle autorità regionali (il Presidente Cirio, l’Assessore all’Agricoltura Protopapa, l’Assessore alla Sanità Icardi e l’Assessora alle Politiche sociali Caucino), alla Prefettura e al Dott. Guerra, commissario straordinario per gli aspetti sanitari relativi all’emergenza migranti della frutta per l’estate 2020.

I documenti inviati hanno lo scopo di fornire un’analisi circa alcune problematiche rilevate dalle Caritas che li hanno sottoscritti o che nei prossimi mesi si potrebbero rilevare alla luce dell’inizio della raccolta agricola stagionale, nella consapevolezza che in relazione ad alcune istanze i Tavoli del territorio stiano già valutando proposte di intervento. 

I documenti sono stati accompagnati dal ringraziamento per lo straordinario impegno nella ricerca e nella progettazione di interventi a sostegno del territorio, ribadendo la disponibilità delle Caritas ad una piena collaborazione, per quanto di propria competenza, al fine di promuovere azioni volte alla salvaguardia della legalità, della salute e della dignità delle persone coinvolte e delle nostre comunità.

Lettera Caritas per le istituzioni

Allegato A – relazione Caritas per istituzioni

Relazione Caritas per le istituzioni

Aprile 7, 2021 in New, News

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Febbraio 10, 2021 in News

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Live10 Saluzzo Migrante Case Abitare a Saluzzo

Covid-19: un’occasione mancata per dare dignità

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La stagionalità dell’agricoltura in Italia vive delle continue migrazioni interne di lavoratori stranieri che da anni sono i principali protagonisti della raccolta e trasformazione nel nostro Paese: negli anni, infatti, la manodopera straniera che internamente si sposta da un bacino ortofrutticolo all’altro, tra le regioni, ha affiancato (e in larga parte sostituito) i braccianti locali e i braccianti extracomunitari che arrivano tramite il “Decreto Flussi”.

Tuttavia, il divieto di spostamento causato dall’emergenza ha sottolineato le contraddizioni di una filiera che necessita di manodopera, ma non riconosce dignità ai lavoratori stranieri già presenti sul territorio nazionale (di cui molti irregolari), mettendo in forte crisi il settore agricolo.
Sappiamo che la maggior parte dei lavoratori e delle lavoratrici vivono in insediamenti spontanei, ghetti o tendopoli in condizioni di completo isolamento, ed in un momento in cui la sostenibilità di un intero settore appare così strettamente connessa alla loro sorte è fondamentale riconoscere il loro ruolo, attraverso tutele e l’accesso ai diritti, con azioni concrete e politiche adeguate.

A questo proposito anche Caritas Italiana ha aderito all’appello lanciato da Terra! Onlus, insieme a sindacati e realtà del Terzo Settore per chiedere al Presidente della Repubblica e ai Ministri dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, e del Lavoro, Nunzia Catalfo, una sanatoria per i braccianti stranieri, per far emergere chi è costretto a vivere e lavorare in condizioni di irregolarità. Se appare impraticabile la strada di un Decreto Flussi per i lavoratori stagionali, la sanatoria richiesta appare come una misura utile in un momento in cui occorre garantire sia il rinnovo dei permessi di soggiorno e che i posti di lavoro per un intero comparto a vocazione agricola. 

Servono soluzioni per l’alloggiamento e il reclutamento

Virginia Sabbatini, referente dell’équipe di Saluzzo Migrante, commenta: “Abbiamo letto, nelle scorse settimane, i diversi comunicati del nuovo Tavolo per l’Emergenza frutta del Monviso riguardanti le decisioni in merito alla non apertura delle Accoglienze Diffuse e del dormitorio PAS da parte dei sindaci di Saluzzo, Lagnasco, Costigliole e Verzuolo. Ci lascia perplessi, a due mesi dello scoppio della pandemia, la mancanza di progetti creati su misura per le esigenze del nostro territorio.

Esprimiamo soddisfazione nel riscontrare che il mondo agricolo, con senso di responsabilità, si sia mosso al fine di occuparsi integralmente del fenomeno e di tutti i risvolti connessi alla raccolta agricola. Assieme all’istituzione regionale, ai quattro sindaci dei “Comuni della frutta” che negli anni passati avevano attivato le accoglienze diffuse e per la prima volta da dieci anni alle Organizzazioni dei Produttori, che giocano un ruolo fondamentale nella filiera agroalimentare, è necessario iniziare a costruire una programmazione che possa gestire in modo adeguato il fenomeno, senza dimenticare le sfere più fragili della raccolta, i braccianti.

Da anni chiediamo interventi di sistema da parte di istituzioni regionali e prefettizie, mondo agricolo, sindaci, servizi sociali, riservando alla Caritas un ruolo di sussidiarietà e non di protagonismo, ed in questo senso, negli ultimi due anni, si sono fatti passi avanti, con l’istituzione di nuove accoglienze, in particolar modo grazie al rilevante intervento del Comune di Saluzzo, il Protocollo Regionale per la promozione del lavoro regolare in agricoltura, siglato dalla Regione Piemonte nell’anno passato, la sperimentazione su un incontro pubblico tra la domanda e l’offerta di lavoro avviata a Saluzzo nel 2019 dal Centro Per l’Impiego di Saluzzo, in sinergia con gli enti locali.

Tuttavia, ci rammarichiamo del fatto che a questo tavolo non siano stati coinvolti gli enti che maggiormente toccano con mano alcuni risvolti del fenomeno, tra cui la parte sindacale e la Caritas, che continuano ad offrire servizi e tutela ai braccianti: sembra che la voce di chi rappresenta i lavoratori coinvolti o le persone in stato di fragilità connesse alle operazioni di raccolta non debba potersi esprimere in tale sede.

Riteniamo in ogni modo che questo possa essere un primo passo, significativo, affinché gli enti di competenza possano individuare nuove forme per una gestione responsabile del fenomeno, a dieci anni dalla sua prima manifestazione e a maggior ragione durante un’emergenza sanitaria di questo tipo.

Come Caritas ascoltiamo quotidianamente anche la voce dei piccoli imprenditori agricoli locali, affaticati da una filiera agroalimentare che non restituisce un equo valore del prodotto, in conseguenza della quale spesso si rende difficile rispettare pienamente i contratti siglati con i loro dipendenti: ancor più difficile è occuparsi del loro alloggiamento, a maggior ragione in tempi di Covid-19, che richiedono una attenzione alla sicurezza e alla salvaguardia della salute nei luoghi di lavoro e nei luoghi di alloggiamento. Oggi è il tempo in cui non lasciare soli nessuno e i soggetti più fragili ci sembrano proprio essere  da una parte i lavoratori e dall’altra i piccoli coltivatori.

Le proposte che abbiamo letto in queste settimane dai sindacati agricoli, dai sindaci, dalle Organizzazioni dei produttori del territorio sembrano andare verso questa direzione, ritenendo che l’accoglienza in azienda possa essere una risposta idonea e sufficiente per la problematica alloggiativa della manodopera agricola stagionale e richiedendo una totale flessibilità tramite lo sblocco dei voucher (che si presume possano essere uno strumento per impiegare i soggetti più fragili delle nostre comunità come i precettori di reddito di cittadinanza, le persone in cassa integrazione, categorie che avrebbero invece bisogno di rapporti di lavoro stabili e che in ogni caso non sono in numero sufficiente a coprire il fabbisogno di manodopera, che solo nel saluzzese ammonta a 12.000 lavoratori impegnati nel settore frutticolo).

Non è più procrastinabile l’impegno da parte del mondo agricolo di rendere noto il reale fabbisogno delle aziende, in quale periodo si concentri maggiormente la richiesta e se i produttori frutticoli siano in grado di predisporre delle soluzione abitative per i braccianti o meno. In caso negativo, non si può, in un anno delicato come questo, rifiutare l’intervento delle Accoglienze Diffuse pubbliche, che andrebbero replicate nei Comuni che da anni negano il loro ausilio nella gestione responsabile della problematica connessa alle imprese dei loro territori.

Certamente tutto ciò sarebbe impossibile al di fuori di una gestione da parte delle Unità di crisi e con il supporto di enti quali la Protezione Civile o la Croce Rossa, in seguito all’individuazione di protocolli per la sicurezza dei lavoratori che vedano la partecipazione dei sindacati. Fondamentale è, infine, consentire l’accesso a siti di accoglienza in luoghi pubblici o privati da parte degli enti di tutela quali la Caritas, che può fornire un supporto di beni di prima necessità e di tipo sanitario, grazie all’Ambulatorio Medico Stagionale, o dei sindacati stessi, che svolgono un ruolo fondamentale per la promozione del lavoro regolare e la prevenzione a fenomeni di sfruttamento”.

Come Caritas, abbiamo scritto al Comune di Saluzzo, alla Prefettura di Cuneo e alla Regione Piemonte per segnalare che i nostri dormitori non sono idonei, alla luce dell’emergenza sanitaria, ad accogliere le persone senza dimora disponibili al lavoro agricolo che presumibilmente potrebbe arrivare nei prossimi giorni: ad oggi sono due i potenziali braccianti che sono arrivati e sono stati costretti ad alloggiare all’aperto. Speriamo si possa costituire al più presto un comitato di gestione, tramite l’unità di crisi, che possa costituire al più presto un tavolo di confronto che possa occuparsi della tutela di queste persone e della cittadinanza.

La piattaforma regionale Io Lavoro in agricoltura: una possibilità da implementare

Diversi appelli sono stati rivolti dal mondo agricolo circa la necessità di individuare manodopera a fronte dell’assenza del Decreto Flussi, che l’anno scorso ha portato 1200 lavoratori extracomunitari nella provincia di Cuneo per il lavoro stagionale. Dal momento che questa forza lavoro rappresenta una minima percentuale della manodopera stagionale, in tempi di emergenza sanitaria sarebbe prioritario organizzare i flussi interni di migranti che lavorano come stagionali e che ogni anno si spostano a tra le regioni italiane seguendo la geografia delle raccolte.

In questo senso andrebbe implementata la piattaforma creata dalla Regione per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro agricolo.

“Pur comprendendo le motivazioni che spingono a prediligere la manodopera locale – spiega Virginia Sabbatini-, ribadiamo che difficilmente la disponibilità di lavoratori dal territorio possa rispondere al grande fabbisogno stagionale del comparto. Parallelamente, i primi arrivi di questi giorni confermano come i braccianti stagionali continuino, nonostante l’emergenza sanitaria, a spostarsi tra le regioni seguendo le stagioni di raccolta. Una situazione destinata ad aumentare con l’allentamento delle restrizioni alla mobilità a cui potremmo assistere nei mesi futuri, a maggior ragione con una stagione di raccolta che si è allungata negli anni passati e si conclude ormai nei mesi invernali. 

E’ allora di importanza cruciale l’individuazione di un sistema di reclutamento a distanza , pubblico, che superi le consuetudini del territorio. In assenza di un sistema efficace e pubblico di incontro tra la domanda e l’offerta, gestito tramite piattaforme virtuali, osserviamo come da anni gli imprenditori agricoli da anni assumano i braccianti aspettando che arrivino nel campo a proporsi, chiedendo ad altri dipendenti fidelizzati di chiamare degli “amici” o andando al Foro Boario. Un sistema insostenibile, se si considera che la manodopera arriva fino a 12.000 unità, che i flussi extracomunitari rappresentano ormai meno del 10% di questo fabbisogno e che gli autoctoni sono poco interessati a questo tipo di lavoro. Tale sistema offre spazio a fenomeni di sfruttamento quali il caporalato e produce un costo sociale ingente per il territorio, rendendo impossibile la programmazione degli arrivi e degli alloggiamenti”. 

“Ci sembra estremamente positivo – prosegue Sabbatini – lo sviluppo, da parte della Regione Piemonte, della Piattaforma “Io lavoro in agricoltura”, per scongiurare arrivi non programmati: il nostro Presidio sta pubblicizzando l’iscrizione a chi quotidianamente ci telefona, da tutta Italia, per dirci che è stato contattato dal datore di lavoro, che ha visto un servizio televisivo sulla ricerca di manodopera a Saluzzo o che si sta organizzando per venire a cercare il lavoro. I nostri colleghi in altri territori d’Italia supportano i braccianti stagionali nella compilazione, nella speranza che sussista effettivamente la disponibilità da parte del mondo agricolo, dichiarata nei comunicati, ad assumere tramite l’uso di tale sistema e non con le forme non organizzate utilizzate in passato”.

Aprile 7, 2021 in New, News

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Febbraio 10, 2021 in News

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#Live2020_2 Non ci sono più le stesse stagioni

By Live blog, New

Ogni anno, a questo punto dell’anno, il nostro Presidio si confronta con l’avvio di una nuova stagione di raccolta che coincide con l’arrivo dei primi braccianti. Ma questa volta tutto è complicato dall’emergenza sanitaria e questa complessità ce la restituisce l’incontro con B., originario del Ghana, che abbiamo incontrato in una sera di inizio maggio.

Nei mesi primaverili, da anni, ci prepariamo per i Presidi mobili: in auto, appena fa sera, percorriamo per ore le strade di Saluzzo, soffermandoci nei luoghi che possono fornire un riparo improvvisato per una notte: le tettoie nella periferia, i parcheggi coperti, i magazzini, i parchi con le loro panchine nel verde. Indossiamo il gilet della Caritas per renderci riconoscibili, riempiamo le tasche di biglietti con il numero di telefono dell’Infopoint, ci avviciniamo agli spazi più bui e silenziosi alla ricerca di chi, da solo o in piccoli gruppi, ci mette di fronte alla sua solitudine e marginalità.

L’anno scorso, i primi tre erano arrivati a metà aprile, pochi cartoni stesi sul piazzale del Foro Boario. Quest’anno, invece, B. aspettava a inizio maggio un contratto, seduto su una panchina di pietra, nel viale alberato. È arrivato da Ventimiglia su indicazione di un suo conoscente, un ragazzo che dopo anni di lavoro a Saluzzo gli ha detto “se arrivi al Foro Boario e aspetti, ti offriranno un lavoro”.

In effetti B. è stato il primo ad arrivare al Foro Boario, ma non il primo a Saluzzo: negli scorsi mesi abbiamo incontrato altri braccianti chiamati dai datori di lavoro, ma loro sono riusciti a trovare ospitalità da amici o connazionali che vivono nel territorio. B. è il primo senza dimora che ha cercato nei cartoni sull’asfalto un modo per dormire al Foro Boario. In questa situazione di emergenza sanitaria, infatti, è estremamente difficile accogliere nei dormitori un senza dimora, per via degli spazi promiscui e delle camerate collettive: in questi luoghi servirebbe poter effettuare in tempi rapidi un tampone per escludere la positività al Covid-19 o spazi per un isolamento precauzionale.

Abbiamo incontrato B. a distanza, telefonicamente, grazie al supporto di giovani volontari e abbiamo così conosciuto il suo nome, la sua storia, il motivo per cui fosse in strada.

B. ci ha racconta di avere una famiglia in Ghana e la necessità di trovare un lavoro per poter rinnovare il permesso di soggiorno dal momento che la sua protezione umanitaria è stata abolita dal “Decreto Sicurezza”. B. spiega di essere tornato in Liguria (dove si trova la Questura di competenza) per rinnovare il suo permesso di soggiorno quando è stato colto dalla pandemia che ha bloccato tutti nei luoghi di domicilio. Il Covid19 è arrivato anche nel campo di accoglienza in cui si trovava, costringendolo all’isolamento. Tempo prezioso per chi ha una protezione umanitaria che, nonostante il prolungamento della validità dei permessi di soggiorno attuato dai decreti in materia di Coronavirus, necessiterà tra pochi mesi di essere convertita in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

Gli parliamo delle restrizioni imposte dalle norme per prevenire il contagio e della situazione in Italia: B. ci racconta di aver vissuto l’isolamento con la paura di ammalarsi, che non si sentiva al sicuro nel campo in cui si trovava a stretto contatto con centinaia di persone. Nemmeno la prospettiva di partire, senza sapere cosa avrebbe trovato, lo tranquillizzava: il timore di contrarre una malattia che impedisce di lavorare e sostenere così la famiglia, lo terrorizza. Al telefono gli spieghiamo che non può proteggersi dal contagio dormendo in strada, ma nemmeno abbiamo a disposizione alternative da offrirgli.

B. ci racconta che ha viaggiato senza alcun controllo fino a Saluzzo, ha trovato il Foro Boario e conosce quello che è gli hanno raccontato dei connazionali: gli imprenditori agricoli assumono i braccianti aspettando che arrivino nel campo a proporsi, chiedendo ad altri stagionali che lavorano per loro da tempo di chiamare degli “amici” o andando al Foro Boario. Un sistema di reclutamento della manodopera che offre spazio a fenomeni di sfruttamento e scarica il costo economico e sociale dell’accoglienza sul territorio, rendendo impossibile la programmazione degli arrivi e degli alloggiamenti, un incrocio tra domanda e offerta di lavoro legale e tracciato.

Per questa ragione B. ci dice che vuole aspettare al Foro Boario l’arrivo di qualcuno che gli offra un lavoro, vuole cercare una bicicletta per poter andare a proporsi nelle cascine.

Gli spieghiamo che esistono modalità sicure di ingaggio, ad esempio attraverso la piattaforma regionale per il reclutamento della manodopera agricola e che lo possiamo aiutare nell’iscrizione. Lo informiamo del fatto che nessuno assumerà una persona che dorme per strada, per questioni di sicurezza. Individuiamo per lui, con estrema fatica e dopo numerose telefonate, la disponibilità di accoglierlo da parte un dormitorio in un’altra città. I nostri volontari gli forniscono indicazioni adeguate e due pasti caldi, prima di vederlo ripartire.

B. è partito, ma continua ad aspettare una chiamata: non sappiamo dove dormirà nelle prossime sere, né se riuscirà a rinnovare il permesso di soggiorno. Sappiamo che questa stagione si presenta completamente diversa dalle altre: è chiara la necessità per il settore agricolo di trovare braccia per raccogliere la frutta che arriva sulle nostre tavole, mentre la questione dell’accoglienza di chi non ha una casa rimane aperta. 

[continua]

 

PER APPROFONDIRE: Covid-19: la precarietà di chi è senza casa

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Inaugurati i nuovi spazi di Casa Madre Teresa

By New, News

Alla presenza delle autorità civili e militari, degli operatori e dei volontari della Caritas, sabato 22 febbraio il Vescovo di Saluzzo, Mons. Cristiano Bodo ha inaugurato i nuovi spazi di Casa Madre Teresa di Calcutta.

Il primo e il secondo piano della struttura di proprietà della Diocesi, in via Sant’Agostino 27, completano il progetto di un nuovo servizio della Caritas dedicato alla costruzione di comunità, una risposta concreta ai bisogni abitativi segnalati dal Centro d’Ascolto.

Un progetto sperimentale e ambizioso, che vedrà lavorare insieme un’équipe composta da operatori e volontari della Caritas, coordinata da Piero Bottiroli, referente del progetto, oltre alla presenza di un custode, Alessandro Carle, 22enne di Barge.

Prima della benedizione alla struttura e ai presenti, tra i quali l’ex Vescovo Guerrini, Mons. Cristiano Bodo ha ringraziato tutte le persone che si sono spese per la realizzazione dell’opera: “la vostra presenza dà significato ed importanza a questo luogo che prosegue il cammino di attenzione ai bisognosi, alle necessità del nostro territorio attraverso la collaborazione con la Caritas”.

“Casa Madre Teresa – ha detto il Vescovo – ha il suo significato in questa figura carismatica che ha incarnato la carità. Anche la simbologia di questo luogo è significativa: due braccia che formano una casa che dà certezza, sicurezza, calore. Due braccia che sono quelle di tutti coloro che si sono adoperati e si adopereranno perchè questo luogo sia sempre un luogo di accoglienza, dove trovare serenità, dove ci si può trovare a casa”.

Don Giuseppe Dalmasso, Direttore della Caritas, ha ringraziato tutte le maestranze che hanno preso parte ai lavori di ristrutturazione degli ultimi due piani, oltre agli operatori e ai volontari della Caritas, in primis il vicedirettore Carlo Rubiolo.

Don Dalmasso ha inoltre sottolineato l’importante e ferma volontà del Vescovo nell’avvio di questo progetto “dove ha voluto mettere in pratica il suo motto, preso da San Paolo, che dice “la carità non abbia limiti”. Come primo gesto concreto in Diocesi ha voluto che questa struttura, nel passato prima una fattoria poi una scuola e un centro di avviamento professionale, avesse ora una funzione sociale”.

I saluti dell’autorità cittadina sono stati portati dall’Assessora Fiammetta Rosso, con delega alle Politiche sociali, che ha ringraziato la Diocesi e la Caritas per l’attività “coerente e costante, portata avanti nel silenzio e nell’impegno quotidiano”, evidenziando come “ci siano opere tangibili che non hanno bisogno di parole aggiuntive. Siamo qui a completare una promessa fatta due anni fa di dare ospitalità e portare solidarietà alle persone più in difficoltà”.

Il Presidente Gianpiero Piola ha portato i saluti del Consorzio Monviso Solidale, accostando l’inaugurazione all’immagine di “tanti tasselli che si mettono vicini e che aiutano a creare la coesione sociale di cui c’è bisogno nel territorio”.

Dopo la cerimonia di inaugurazione, i presenti sono stati accompagnati da operatori e volontari della Caritas a visitare i tre piani della struttura. Al piano terra un dormitorio maschile in grado di accogliere 24 persone, 12 nel periodo invernale. Al primo piano una coabitazione con 4 stanze destinate a persone che necessitano di consolidare un percorso di autonomia lavorativa e abitativa, oltre ad una sala polivalente che sarà utilizzata per iniziative e corsi dedicati anche ad approfondire i temi dell’abitare sociale. Al secondo piano due alloggi destinati a famiglie in difficoltà, di cui uno già abitato da un nucleo con tre bambini piccoli.

Una nota di colore : i letti delle stanze appena inaugurate sono stati colorati dalle coperte donate dall’associazione Little Dresses for Africa – Italia. I quadrotti di lana sono stati realizzati grazie alla collaborazione tra volontarie provenienti da Piemonte, Calabria, Sicilia Lombardia e Veneto che hanno assemblato le coperte donandole poi alla Caritas di Saluzzo.

Aprile 7, 2021 in New, News

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