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#Live2018_9 La nuova mela e l’insicurezza di chi la raccoglie

By | Autoctoni, News | No Comments

Nel Saluzzese, in genere, novembre è il mese in cui la stagione è già conclusa: la frutta estiva è raccolta, chiudono i campi di accoglienza dei braccianti organizzati dalla Coldiretti, i Tavoli di confronto istituzionale iniziano ad elaborare i dati annuali.

Non è così, invece, per il nostro Presidio Caritas e per gli Enti che anche quest’anno si sono attivati con l’obiettivo di gestire e rispondere con soluzioni concrete alle difficoltà dei lavoratori stagionali.

Per noi l’autunno è il tempo della nuova raccolta, dell’intensificarsi delle attività del nostro Presidio, del freddo e delle nuove vulnerabilità.

IN SELLA ALLE BICI, SI CONTINUA A LAVORARE

In questo periodo, infatti, ha preso il via la raccolta di una nuova varietà di mela introdotta nel Saluzzese dall’Australia: una mela dalla buccia rosso porpora, caratterizzata da tempi di maturazione che la rendono commerciabile proprio mentre tutte le altre varietà sono già state vendute. Questa nuova mela invernale dovrebbe quindi permettere alle aziende agricole di ottimizzare l’organizzazione della raccolta che inizia dopo quella della frutta estiva. Eppure la quotidianità degli accessi ai nostri servizi racconta una realtà ben diversa.

Sono infatti ancora tanti, in autunno, i braccianti che affollano l’Infopoint arrivando a bordo delle loro biciclette con le camere d’aria ormai consumate e il terriccio delle strade di campagna ancora attaccato. Hanno contratti stipulati da pochi giorni, hanno rinnovi che in alcuni casi arriveranno all’inverno. Chi parte può lasciare la sua “preziosa” bicicletta, unico mezzo di trasporto per lavorare, in un deposito che abbiamo messo a disposizione, ritirandola l’anno successivo, quando tornerà nel Saluzzese per la raccolta dei piccoli frutti, in realtà tra pochi mesi.

A tutto ciò si aggiunge la difficoltà di accesso agli sportelli pubblici che, non sapendo della nuova varietà di mela invernale, sostengono di non poter più erogare servizi ai migranti non residenti in quanto la stagione di lavoro sarebbe già terminata. Le buste paga, invece, raccontano di giornate diverse da quelle effettivamente lavorate, ma correggerle richiederebbe ai braccianti di fermarsi a Saluzzo altre settimane in una sistemazione troppo precaria.

VIA LATTANZI: UN CROCEVIA DI INCERTEZZE

L’ascolto, cuore delle nostre attività, avviene anche attraverso il Presidio Mobile che ci offre l’occasione di incontrare le persone con maggiori fragilità, quelle che non hanno trovato un posto nelle accoglienze in azienda o al dormitorio PAS del Comune. Quasi ogni sera andiamo alla fabbrica occupata in via Lattanzi a Saluzzo: un luogo in cui l’esistenza è precaria, i contratti di lavoro attivi sono ancora numerosi, dove si “ammassano” persone stanche, preoccupate, ma forti. Incontriamo vecchie e nuove fragilità: la paga che non arriva a tutti, la preparazione dei bagagli per trasferirsi in altri luoghi di lavoro stagionale in Italia o in Europa, la salute che peggiora con il freddo, il buio che arriva presto e la bicicletta difficile da governare sotto la pioggia, la mancanza di servizi igienici, le voci sui cambi di rotta dettati dalle nuove normative governative.

Attendiamo il tempo dei bilanci, preoccupati per chi è sprovvisto di una sistemazione adeguata ad affrontare il freddo. La nuova mela, arrivata dall’Australia, con il suo sapore esotico non avrà certo lo stesso “sapore” delle condizioni in cui viveva chi l’ha raccolta a novembre.

[continua]

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novembre 15, 2018 in Autoctoni, News

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Storia Yusupha migranti saluzzo migrante progetto presidio caritas saluzzo italiana

La storia di Yusupha

By | Autoctoni, News | No Comments

Ogni anno la nostra équipe e i nostri volontari ascoltano centinaia di storie di migranti africani arrivati nel Saluzzese per la raccolta stagionale della frutta. Storie che ci restituiscono l’importanza del supporto offerto dai nostri servizi a chi, come Yusupha, è in cerca di un futuro migliore dopo aver superato così tante difficoltà.

27 anni, originario del Gambia, Yusupha ha raccontato la sua storia a Stefano, tirocinante di Saluzzo Migrante mentre si trovava in Caritas per ottenere qualche capo di abbigliamento dalla nostra “Boutiqué du Monde”. Ad ottobre Yusupha viveva al dormitorio PAS e stava ancora lavorando nelle campagne saluzzesi. Quando finirà il suo contratto, ci ha raccontato, tornerà a Perugia.

LA PRIGIONE IN GAMBIA

Yusupha ci racconta che in Gambia è andato a scuola arrivando al college dove ha studiato informatica, management ed economia. Poi per cinque anni ha lavorato in un albergo a 5 stelle come receptionist e addetto al back office. La struttura era frequentata soprattutto da europei e la polizia gambiana cercava con insistenza informazioni e testimonianze da parte del personale riguardo la presunta presenza di omosessuali. Yusupha è stato incarcerato per 20 mesi finché suo zio non ha pagato una cauzione per farlo rilasciare in libertà vigilata. Ogni giorno doveva andare a firmare alla stazione di polizia. La madre, preoccupata, ha insistito affinché lasciasse il Paese così nel 2013 è emigrato in Senegal. Qui collaborava con il governo gambiano, rintracciando chi era ricercato e facilitandone l’estradizione. Per questo motivo prima è andato in Angola poi in Libia dove è rimasto 4 mesi fino allo scoppio della guerra.

DALLA LIBIA AL BARCONE PER L’ITALIA

In Libia Yusupha ha lavorato ed è stata la sua datrice di lavoro a proporgli di andare in Italia. Lui però aveva paura a causa dei tanti naufragi nel Mediterraneo. La signora però lo ha rassicurato, garantendogli “che la barca era condotta da amici affidabili ed era una barca speciale”.
Yusupha non poteva pagare il viaggio perché inviava alla madre tutto ciò che guadagnava. Racconta che è stata la signora stessa a pagargli il viaggio per l’Italia dove nel 2015 è arrivato a Salerno. Qui ha trovato ospitalità tramite alcuni ragazzi arabi che gli hanno consigliato di rivolgersi alla polizia per chiedere asilo.

In Questura Yusupha ha spiegato il suo percorso e i mediatori lo hanno inserito in un progetto di accoglienza gestito da un’associazione di Perugia. Per un anno e mezzo è stato seguito da questa associazione, ha studiato italiano poi ha frequentato un corso di termoidraulica. Dopo uno stage di due mesi è stato assunto per tre mesi, poi il contratto gli è stato rinnovato anche per la stagione successiva. La ditta però gli ha chiesto di sospendere il lavoro per tre mesi prima di rinnovare il contratto. Per questo motivo Yusupha ha deciso di venire a Saluzzo con l’intenzione di tornare a Perugia in ottobre per riprendere il lavoro nella ditta.

L’ITALIA SECONDO YUSUPHA

Yusupha racconta di aver conosciuto il nostro Paese già in Gambia grazie ai “tanti ristoranti tipici”. Il suo sogno era però quello di emigrare in Inghilterra o negli Stati Uniti dove, per via della lingua, avrebbe potuto proseguire i suoi studi. Ora però sogna di accumulare ulteriore esperienza nel settore della termoidraulica, ma anche di laurearsi in economia o informatica. Racconta che gli piacerebbe tornare in Gambia, un giorno, per insegnare ai suoi connazionali.

In Italia dice di aver conosciuto tante persone e che, come in ogni luogo, ci sono “quelle gentili, ma anche quelle scontrose, chiuse e razziste”. A Perugia dice di aver vissuto il periodo più bello da quando è in Italia perché nel condominio in cui viveva, molti contavano su di lui per piccoli lavoretti e ha fatto anche il volontario per il Comune.

“É naturale che ci siano dei razzisti ovunque si vada, anche in Gambia ci sono – dice Yusupha. É un razzismo diverso, etnico, ma c’è. Io però rispetto chiunque e se posso aiutare, aiuto”.

Secondo Yusupha Saluzzo è bella e ci sono tante persone gentili. Anche al lavoro dice di trovarsi bene, che il capo è bravo e dà ai suoi dipendenti cibo ed acqua tutti i giorni: “Non tutti i capi sono così” spiega Yusupha.

Storia Yusupha migranti saluzzo migrante progetto presidio caritas saluzzo italiana
novembre 15, 2018 in Autoctoni, News

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integrazione istruzione saluzzo migrante corridoi umanitari caritas saluzzo news

L’integrazione passa dall’istruzione

By | Autoctoni, News | No Comments

Il percorso di accompagnamento delle famiglie eritree, arrivate dall’Etiopia e accolte a Saluzzo grazie al progetto dei “Corridoi Umanitari” della CEI, si snoda attraverso tappe significative. Tra queste, la possibilità di studiare.

Alazar ha iniziato in questi giorni l’Università, mentre Abigayl, sua sorella, sta affrontando con cura ed entusiasmo la terza settimana di scuola superiore a Saluzzo. I professori volontari che l’hanno preparata durante tutta l’estate la sostengono nell’apprendimento delle materie per lei più difficili, come francese e psicologia.

Il piccolo Ayiman, è al primo giorno di asilo: il grembiule azzurro è immacolato e ha scoperto che le tasche possono contenere moltissime macchinine.

I genitori di entrambe le famiglie stanno per iniziare nuovamente la scuola di italiano promossa dal CPIA Cuneo-Saluzzo e i corsi di formazione professionale. Sono consapevoli che solo attraverso l’apprendimento della lingua italiana e di nuovi mestieri sarà possibile costruire un futuro autonomo e integrarsi nel tessuto sociale ed economico della città.

Questi nuovi inizi realizzano il sogno di genitori partiti da lontano per salvare i propri figli ancora in vita, per permettere loro di studiare, vivere in pace e organizzare il proprio futuro.

Come Caritas di Saluzzo auguriamo ad Alazar, Abigayil, Ayiman e a tutti gli studenti che sono tornati in classe un buon anno scolastico. Istruirsi non è un privilegio di pochi: è un diritto di tutti.

Un ringraziamento particolare va al Rotary di Saluzzo  (http://www.rotarysaluzzo.it) che ha sostenuto nel 2018 il progetto formativo dei giovani.

 

 

“Che sia l’ultima volta che un bambino o una bambina spendono la loro infanzia in una fabbrica.
Che sia l’ultima volta che una bambina è costretta a sposarsi.
Che sia l’ultima volta che un bambino innocente muore in guerra.
Che sia l’ultima volta che una classe resta vuota.
Che sia l’ultima volta che a una bambina viene detto che l’istruzione è un crimine, non un diritto.
Che sia l’ultima volta che un bambino non può andare a scuola.
Diamo inizio a questa fine. Che finisca con noi. Costruiamo un futuro migliore proprio qui, proprio ora.”

Malala Yousafzai

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novembre 15, 2018 in Autoctoni, News

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Casa Madre Teresa primi ospiti saluzzo migrante progetto presidio diocesi di saluzzo migranti

Casa Madre Teresa: i primi ospiti

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Dal mese di luglio l’accoglienza e l’assistenza sanitaria di persone particolarmente vulnerabili hanno vista attiva anche la nuova struttura di Casa Madre Teresa, gestita dalla nostra Caritas in via Sant’Agostino 27.

I primi ospiti sono già arrivati a Casa Madre Teresa: un nuovo passo, fondamentale, per permettere una presa in carico efficace, dal punto di vista alloggiativo e sanitario.

A Casa Madre Teresa ci sono storie come quella di L. che si è ammalato di broncopolmonite e, pur continuando a lavorare, sta seguendo una terapia che sarebbe poco utile se continuasse a dormire a terra su un cartone, all’aperto, lavandosi con acqua fredda.

Ci sono storie come quella di M., precedentemente accolto al PAS (Prima Accoglienza Stagionali), al quale è stata diagnosticata una neurofibromatosi e necessita di un luogo privato dove poter ricominciare a prendersi cura di sé, procedendo con adeguati controlli e cure mediche.

I servizi di assistenza sanitaria offerti dalla nostra Caritas, come quello a Casa Madre Teresa e l’Ambulatorio, sono tutti realizzati grazie alla collaborazione con la Fondazione San Martino, l’ASL CN1, gli sportelli amministrativi e sanitari del territorio, il Consorzio Monviso Solidale e i numerosi volontari che rispondono ad ogni chiamata.

Lavoro , salute, diritti. Vai alla Live6 (link)

Scopri di più sul nostro Sportello Sanitario (link)

Copertina Casa Madre Teresa Saluzzo Migrante Caritas 2018
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Casa Madre Teresa primi ospiti saluzzo migrante progetto presidio diocesi di saluzzo migranti
novembre 15, 2018 in Autoctoni, News

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Magliette 2018 wear saluzzo migrante we are caritas saluzzo migranti t-shirt

WeAr Saluzzo Migrante. Ecco le nuove magliette di Saluzzo Migrante

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Sono pronte le nuove magliette di Saluzzo Migrante!

WeAr Saluzzo Migrante: indossare le nostre magliette significa restare umani e condividere e promuovere la cultura dell’accoglienza, del rispetto e dell’inclusione nel nostro Paese”

Le t-shirt sono state serigrafate a mano in Caritas insieme da Valeria Cardetti, illustratrice ed esperta in serigrafia.

Abbiamo deciso di acquistarle tramite Continental Clothing che le fa produrre da EarthPositive, garantendo così un tessuto 100% in cotone biologico, con certificazione etica e un’emissione di anidride carbonica ridotta del 90%

Su questo tessuto etico, morbido e fresco sono state stampate due tipi di grafiche:
la classica visual della bicicletta, logo del nostro progetto e, nuova, una grafica che rappresenta l’incontro tra l’Africa e il Monviso. Sul retro sono invece riportati il logo di Saluzzo Migrante e della Caritas Diocesana di Saluzzo.

Potete vedere tutti i modelli nelle foto, nello specifico:

  • VERDE: con bicicletta verde chiaro o con il Monviso giallo;
  • BORDEAUX: con bicicletta gialla o con il Monviso azzurro;
  • BIANCA: con bicicletta in azzurro o con il Monviso blu scuro.

Sono disponibili le taglie S, M e L.

Le magliette non hanno un  prezzo, si può dare un’ offerta a partire da €10!

Potete scegliere la vostra t-shirt il mercoledì e il venerdì dalle 17 alle 19.30 presso il nostro Infopoint di corso Piemonte 59 a Saluzzo.

!!! Ne abbiamo stampate circa 150 perciò se non volete perdere l’occasione, prenotate subito la vostra preferita scrivendo a caritas@saluzzomigrante.it indicando nella mail nome e cognome, taglia, colore e modello (bicicletta o Africa-Monviso).

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novembre 15, 2018 in Autoctoni, News

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5 mesi corridoi umanitari saluzzo migrante caritas quintino sella monviso

5 mesi di cammino. 5 mesi di comunità

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27 febbraio 2018 – 27 luglio 2018: 5 mesi insieme alla famiglia Solomon arrivata dall’Eritrea a Saluzzo grazie ai corridoi umanitari.

Il loro percorso verso l’integrazione passa anche attraverso i sentieri di montagna. I figli Alazar e Abigayl, alcuni insegnanti e giovani volontari mercoledì 1 agosto hanno raggiunto il rifugio Quintino Sella, all’ombra del Monviso.

In questi mesi si è camminato insieme, passo dopo passo, nella costruzione di quel processo complesso che è l’integrazione: l’accoglienza come strumento di autonomia e inserimento sociale, l’educazione all’intercultura come risorsa per il territorio e le comunità locali, la condivisione di valori e la riscoperta di diritti.

Quando si cammina in montagna, nessuno resta solo. La borraccia è piena di acqua per sé e per gli altri. Il camminatore più debole è in mezzo al gruppo, si va al passo del più lento. Il camminatore più esperto mostra la via, guida con cura e silenzio.

Al ritorno, nessuna traccia del passaggio rimane sulla montagna. Resta il vissuto di un’esperienza di comunità che è dialogo, scoperta di sé e degli altri, pienezza di vita.

Lungo la strada Alex e Aby non riescono a sgomberare la mente da ciò che è stato il loro passato, raccontano e fanno domande. Nei loro occhi c’è anche, sempre, un po’ di nostalgia, la voglia di tornare, un giorno, nella loro splendida terra: l’Eritrea. I loro genitori intanto li aspettano a casa, a Saluzzo, curando l’orto. Controllano l’albero di pere, nel giardino, raccontando quanto è succoso un avocado, quando si raccolgono i manghi, come far seccare le spezie.

Andare in montagna comporta la fatica della salita: ogni passo è sacrificio e bellezza, impegno, tenacia. Si conquista la vetta con la sola forza delle proprie gambe e dell’incoraggiamento dei compagni di cammino.

Ancora non può sapere dove ci porterà questo “viaggio condiviso di accoglienza”: cinque mesi sono già passati.

Oggi si brinda con l’acqua del Po che Alex e Aby hanno preso alla sorgente, al Pian del Re.

Grazie agli insegnanti, che ogni settimana dedicano ore all’insegnamento della lingua italiana, alla preparazione di Abigayl per la quarta superiore e di Alazar per il test di scienze infermieristiche.

Grazie a Silvia e a chi segue le necessità sanitarie della famiglia. Grazie a Bruno, a Maurizio, al loro vicino di casa saluzzese per la pazienza degli insegnamenti sull’orto e le mani sporche di terra.

Grazie alle signore che condividono le ricette con la loro mamma eritrea. Grazie a chi ha portato un vestito, un libro, un saluto, un consiglio. Grazie alla città di Saluzzo, alle nostre piccole comunità, a Caritas Italiana.

Per chi volesse gustare un caffè eritreo: scriveteci a caritas@saluzzomigrante.it !

corridoi umanitari saluzzo migrante caritas monviso
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Casa Madre Teresa: un luogo di cura e protezione

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Si chiama Casa Madre Teresa di Calcutta il progetto di accoglienza, partito un anno fa a Saluzzo, che sarà inaugurato sabato 28 luglio alle 11 in via Sant’Agostino 27, alla presenza del Vescovo Monsignor Cristiano Bodo che ha fortemente sostenuto l’iniziativa, dedicandola alla suora simbolo dell’impegno per gli ultimi.

La struttura, realizzata al pian terreno dell’Ex-IAL (Istituto Addestramento Lavoratori) adiacente al cortile del Seminario, offrirà 24 posti letto suddivisi in due camerate, destinati non solo ai migranti che ogni anno arrivano in zona per cercare lavoro nella raccolta della frutta, ma a tutte le persone in situazioni di grave vulnerabilità.

L’obiettivo è intervenire con urgenza per dare una risposta immediata sia alle precarie condizioni abitative dei migranti non residenti sul territorio, ma anche a categorie particolarmente fragili come i minori, i malati, le vittime di sfruttamento lavorativo, della tratta o persone colpite da gravi reati.

Casa Madre Teresa nasce quindi come progetto di sostegno che possa evitare l’aggravarsi di condizioni precarie, intervenendo in un’ottica protettiva, attivando così una presa in carico a 360° della persona.

La struttura, realizzata in locali concessi dal Seminario vescovile, oltre ai 24 posti letto, comprende uno spazio comune allestito con un’area cucina/refettorio e una lavanderia, uno spazio di convivialità, socialità e cura. Qui gli ospiti potranno trovare un luogo pensato per dare dignità, dove dovranno provvedere essi stessi alle pulizie e alla preparazione dei pasti.

Un progetto importante per i giovani di Saluzzo Migrante, che si affianca al quotidiano lavoro di supporto e informazione con l’Infopoint.

Da sottolineare che Casa Madre Teresa offrirà un luogo temporaneo di accoglienza, limitato ad alcuni giorni o settimane, che non si vuole sostituire al Pas (il dormitorio creato dal Comune di Saluzzo e dalla Regione nell’ex caserma Filippi), né all’accoglienza diffusa o alle sistemazioni fornite dalla Coldiretti. Casa Madre Teresa sarà rivolta a coloro che vivono una problematica di alta vulnerabilità. Gli ospiti potranno essere segnalati dal Progetto Presidio della Caritas di Saluzzo o dallo sportello medico in corso Piemonte 63, ma anche dall’ospedale o dal Consorzio socio-assistenziale Monviso Solidale.

Casa Madre Teresa sarà custodita 24 ore al giorno per servizi di emergenza anche notturni, inoltre ogni martedì pomeriggio i giovani di Saluzzo Migrante contribuiranno alle pulizie insieme agli ospiti, mentre una cooperativa di Fossano si occuperà del cambio della biancheria.

Cura e protezione sono le parole chiave di questo nuovo luogo, che nasce per creare nuove autonomie. Casa Madre Teresa è fatta di “muri” non per dividere, ma per creare comunità.

[fotografia di copertina di Pietro Battisti]

Copertina Casa Madre Teresa Saluzzo Migrante Caritas 2018
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Copertina articolo PAS Saluzzo Migrante Caritas Saluzzo

Il PAS, il Comune di Saluzzo e la Caritas

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La stagione è cominciata con una novità, il PAS – Prima Accoglienza Stagionali.

Un progetto presentato dal Comune di Saluzzo, dalla Regione Piemonte e da altre realtà del territorio per offrire ai migranti stagionali un dormitorio nel periodo di lavoro, o di ricerca del lavoro, nel saluzzese.

Il progetto nasce dalla volontà di superare l’accampamento informale che occupava l’area del foro boario, restituendo dignità a questi uomini.

Gli operatori e i volontari della Caritas non gestiscono il PAS, ma entrano per incontrare gli ospiti e per confrontarsi con gli operatori del dormitorio, nello sforzo comune di migliorare le condizioni abitative e la sicurezza delle persone che, negli anni passati, affollavano accampamenti informali e pericolosi.

Si affianca al dormitorio il progetto di Accoglienza Diffusa Coltiviamo Solidarietà, gestito dalla Caritas in collaborazione con i Comuni di Saluzzo, Costigliole, Lagnasco e Verzuolo, per i lavoratori con contratti medio-lunghi.

“Aprire una porta, montare dei letti, incontrare i migranti oggi è un atto di coraggio, di impegno che va oltre la normale amministrazione dei problemi di una città” sottolinea Monsignor Bodo, Vescovo di Saluzzo.

Il Direttore della Caritas Don Beppe Dalmasso spiega dopo aver visitato il PAS: “Arrivare al Foro Boario oggi, dopo 9 anni che incontriamo persone accampate a terra nelle baracche o nelle nostre tende, inizia ad essere diverso: si vede l’impegno dell’ Amministrazione Comunale per provare a cambiare la situazione abitativa delle persone che arrivano sul nostro territorio”.

In queste settimane, dopo la presentazione ufficiale del PAS avvenuta sabato 9 giugno, l’iniziativa è stata raccontata in TV e sui giornali, vi segnaliamo alcuni link per approfondire la situazione:

Ulteriori approfondimenti nella nostra rassegna stampa.

 

( Foto di Francesco Doglio tratte da La Stampa del 9 giugno )

 

Dormitorio PAS Saluzzo Prima Accoglienza Stagionali Saluzzo Migrante Caritas Saluzzo Progetto Presidio
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PIER Helen Caritas Cooperativa Armonia Associaizone Penelope Inserimento lavorativo Tapparelli Saluzzo

PIER – La storia di Helen

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Il progetto PIER (Protection, Integration and Education for Refugees) è una rete progettuale internazionale, composta da Caritas Italiana, Caritas Austria e l’ONG greca Fondazione ARSIS, che hanno definito interventi comuni con l’obiettivo di incontrare, sostenere e accompagnare migranti e richiedenti asilo in un processo di integrazione attraverso: accompagnamento socio-psicologico, scolarizzazione e, in particolare, inserimento lavorativo.

Helen è una delle beneficiarie di questo progetto, ragazza nigeriana di 25 anni, arrivata a Saluzzo nel luglio 2016  è ospitata nel Centro di Accoglienza Straordinario (CAS) della Cooperativa Armonia. In questo CAS vengono organizzate molteplici attività, in collaborazione con l’associazione Penelope, come corsi di cucito, cucina, di italiano, ecc…

Helen prima di arrivare in Italia viveva a Benin City, una delle principali città della Nigeria in cui il fenomeno della prostituzione e della tratta delle donne è di rilevante importanza. Per fortuna Helen ha avuto un destino diverso, ha avuto l’opportunità di studiare infermieristica  e lavorava all’interno di una struttura ospedaliera.

Riprendendo gli ultimi anni che Helen ha vissuto in Nigeria, la referente del progetto Elisa Dalmasso ha provato ed è riuscita ad inserirla in qualcosa che per lei era familiare, infatti dal 1 febbraio 2018, per un periodo di sei mesi, lavorerà con una borsa lavoro all’interno della Residenza Tapparelli d’Azeglio di Saluzzo, una struttura polivalente in grado di ospitare fino a 177 persone autosufficienti e non, per la maggior parte anziani.

Il suo lavoro consiste nell’offrire supporto alle operatrici socio sanitarie dell’Istituto alla preparazione e distribuzione dei pasti, lava piatti e stoviglie, aiuta nella pulizia e preparazione delle camere. Le sue colleghe sono molto felici di lei, dicono che sia gentile, disponibile e sempre sorridente.

E’ presente nella struttura dal lunedì al venerdì, per circa 5 ore al giorno, e si sposta da casa a lavoro, e viceversa, con i bus o con i suoi colleghi. Durante la settimana segue anche un corso di italiano presso la Cooperativa Armonia, tre incontri da circa un’ora e mezza.

Nei prossimi mesi vi racconteremo altre 3 storie che riguardano rifugiati che grazie al progetto PIER hanno iniziato un’esperienza lavorativa a Saluzzo.

PIER Helen Caritas Cooperativa Armonia Associaizone Penelope Inserimento lavorativo Tapparelli Saluzzo
PIER Helen Caritas Cooperativa Armonia Associaizone Penelope Inserimento lavorativo Tapparelli Saluzzo
PIER Helene Caritas Cooperativa Armonia Associaizone Penelope Inserimento lavorativo Tapparelli Saluzzo
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