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#Live2018_10 Sgombero: il racconto + Abitare Saluzzo

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La prima neve è scesa su Saluzzo e le montagne sono tornate a imbiancarsi. Alcune mele però resistono sugli alberi: è la “coda” di questa stagione di raccolta che dura fino a dicembre. Una “coda” piena di fatti.

Mercoledì 5 dicembre l’ex Fabbrica di Via Lattanzi, occupata il 10 luglio nel pieno della stagione di raccolta, è stata sgomberata dopo quasi 150 giorni, quando la stagione non è ancora finita per tutti. All’arrivo delle forze dell’ordine molte persone che abitavano la ex-Fabbrica non c’erano, erano al lavoro. Le altre sono state identificate e allontanate per permettere alla proprietà di mettere i sigilli.

Il Presidio della Caritas di Saluzzo non è stato avvertito circa la data dell’intervento e gli operatori si sono presentati in seguito alla segnalazione da parte di alcuni cittadini che avevano visto l’arrivo di numerosi mezzi delle forze dell’ordine in città. Ecco il racconto:

Al nostro arrivo, abbiamo interagito con le forze dell’ordine locali e con i vigili urbani che ci hanno autorizzato a restare nell’area. Lo scopo principale è stato quello di consentire un recupero di beni ed effetti personali delle persone che vivevano in via Lattanzi, ma che non erano presenti nel momento dello sgombero in quanto a lavoro. Questi beni spesso rappresentano tutto ciò che i migranti possiedono: molti zaini erano pieni di documenti o di fotografie. Tutto ciò che era rimasto all’interno della ex-Fabbrica al nostro arrivo sarebbe stato destinato verso l’isola ecologica e i migranti che erano già all’esterno non avevano la possibilità di rientrare per prendere alcuni beni rimasti negli “stanzoni”.

E’ anche su loro richiesta che siamo restati.

Lo scopo secondario era quello di assistere alle operazioni e alle modalità con cui esse sono state poste in essere e di prendere contatto con le persone “oggetto dello sgombero”, per permettere loro una prima assistenza e una tutela anche legale.

Ci siamo avvicinati ai cancelli, e abbiamo così compreso che lo sgombero era in atto già da diverso tempo, in quanto le forze dell’ordine avevano già identificato e allontanato dalla ex-Fabbrica i migranti presenti, permettendo loro di recuperare alcuni effetti personali. Le forze dell’ordine hanno così acconsentito a fare rientrare alcuni dei migranti presenti, insieme a noi, per prendere altro materiale che era rimasto all’interno prima che la proprietà mettesse i sigilli. Insieme a loro siamo entrati nell’ ex-Fabbrica come fatto decine di altre volte. Tutto era deserto ma i segni dell'”abitare” erano evidenti ed è stato possibile recuperare uno zaino, una borsa di cibo, alcuni vestiti dei documenti.

Non vi è stata alcuna collaborazione al fine di un “sollecito svolgimento delle operazioni”, ma una presenza necessaria come attenzione e cura verso chi ha vissuto la durissima situazione dell’ex Fabbrica e che si è ritrovato sul marciapiede antistante, con i pochi beni che aveva potuto prendere, con scarsa consapevolezza di quanto stesse accadendo.

Abbiamo aiutato i migranti a portare i loro zaini in alcuni luoghi di accoglienza individuati in via emergenziale, passando attraverso il Presidio, nell’Infopoint di corso Piemonte, dove i braccianti hanno potuto farsi una doccia calda, bere un the e raccontare le loro storie. Abbiamo ascoltato e fornito loro i recapiti per una pronta assistenza legale.

Tra loro c’era chi non ha trovato posto nelle accoglienze organizzate e ha vissuto in via Lattanzi sin dal suo arrivo a Saluzzo, c’era chi ha vissuto al P.A.S, nei campi Coldiretti oppure dal datore di lavoro e alla chiusura di questi posti è stato costretto a cercare un riparo dal freddo rigido nell’ex-Fabbrica, in attesa della fine del lavoro o di ricevere paga e busta paga.

C’era O. che di giorno lavora in nero come muratore. Lavora su un territorio vasto, spostandosi con il suo datore sino a Moncalieri o a Cuneo. Dormiva nell’ex-Fabbrica perché sapeva quanto sia impossibile riuscire ad affittare un appartamento senza un contratto di lavoro e nonostante molte sollecitazioni “il capo ha detto che non può farmi il contratto perché ha paura della busta paga, ma continua a dirmi che ci penserà”. Quando rientrava in via Lattanzi si scaldava i piedi vicino al braciere sul quale cucinava del riso come cena.

Con lui abbiamo incontrato anche M. che, ultimata la raccolta, stava aspettando di essere pagato per poi partire verso la Calabria. Aveva finito di lavorare da due settimane. Abbiamo telefonato al suo datore di lavoro: sapeva che M. stava dormendo al freddo, senza ripari, nella fabbrica occupata. Gli ha dato appuntamento per martedì prossimo per pagamenti e buste paga.

C’era J. che aveva un appuntamento in Questura dopo pochi giorni per il rilascio del permesso di soggiorno e alla chiusura del P.A.S. ha preferito aspettare alcuni giorni per comprare un biglietto per Nardò: per una nuova raccolta.

C’era S., che ha iniziato un lavoro di apprendistato e da un mese ci ha chiesto di affittare una casa.
Anche a S. era stato preparato, una settimana fa, un posto nella ex Casa del Custode del Cimitero, una delle strutture ancora aperte messa a disposizione dal Comune di Saluzzo. Purtroppo, a seguito della chiusura dei campi Coldiretti e del P.A.S., la Casa è stata riempita oltre le sue capacità e il posto offerto a S. era in un “capanno” freddo, che di notte raggiunge anche i 2-4°: S. era tornato in via Lattanzi perchè “lì è più caldo”.

P. era molto agitato, teso. Parla inglese e nessuno gli stava spiegando cosa stesse accadendo. Anche lui era già sul marciapiede, in attesa di indicazioni. Abbiamo dato anche a lui la stessa assistenza, gli abbiamo consegnato i nostri numeri di telefono prima che corresse via. Non è arrivato in Presidio come gli altri. Abbiamo appreso nel pomeriggio che verso mezzogiorno è tornato alla ex-Fabbrica, in forte stato di agitazione, è stato fermato ed è stato oggetto di un TSO: dopo l’intervento dei medici che lo hanno sedato è stato trasportato in Ospedale. Ci siamo messi in contatto con il reparto dell’ospedale e ieri siamo andati a trovarlo.

Più tardi è arrivato in Presidio C. che era stato accompagnato in caserma perché privo di documenti. In mano aveva i fogli con la notifica del “decreto di espulsione”. Da anni C. ritorna, da anni trova impiego nelle nostre campagne.

Alla sera mentre queste persone trovavano posti alla Casa del Custode del Comune di Saluzzo e in Casa Madre Teresa, le uniche accoglienze ancora aperte, sono arrivati B., J., S., D.: avevano terminato la giornata di lavoro e cercavano i loro zaini. Hanno trovato la ex-Fabbrica chiusa, hanno telefonato alcuni amici che li hanno indirizzati in Caritas: abbiamo cercato tra il cumulo di beni recuperati qualche effetto personale e li abbiamo accompagnati ad un letto. Alcuni di loro hanno contratti, per altri di loro il contratto è finito ma “il capo ha bisogno ancora di qualche giornata di lavoro”.

Ci sono altre storie, altre voci, domande alle quali non sappiamo rispondere. Tra tutte, quella di D. “noi abbiamo lavorato anche per tutti voi, perchè ora ci buttano via?”.

Questa cronaca e questa stagione non si chiudono oggi, quest’anno sono stati numerosi gli enti che hanno lavorato per costruire proposte abitative e migliorare la condizione degli stagionali. Tuttavia, le temperature invernali e il protrarsi della raccolta trovano molte di queste accoglienze e di queste soluzioni non ancora adeguate.

La Caritas di Saluzzo denuncia con forte preoccupazione la mancanza di tutele e di dignità a cui spesso molti lavoratori sono costretti: ancora oggi necessarie braccia da lavoro, anziché uomini. L’abitare diventa così una necessità sempre più difficile da soddisfare per questi lavoratori.

PROGETTO  ABITARE SALUZZO: cASe

Per questo motivo, la Caritas sta strutturando il progettoAbitare Saluzzo: cASe”: un’iniziativa semplice, alla ricerca di appartamenti per lavoratori assunti per un periodo medio/lungo. Stiamo lavorando con persone, realtà del sociale e agenzie del territorio, provando a condividere nuove prospettive di intervento. “Abitare Saluzzo: cASe” nasce proprio perché in quei container dell’accoglienza diffusa a Lagnasco, così come nella ex Casa del Custode al Cimitero, abitano persone che hanno un contratto regolare fino ad aprile del 2019. Incontrando questi lavoratori cerchiamo di capire i loro bisogni e di provare a costruire con loro e per loro un futuro diverso.

Quella che cercano non è solo una “casa vera”, ma la possibilità di uscire da una condizione precaria che deriva dal continuo spostarsi, dal migrare da una parte all’altra dell’Italia, aspetto che rende difficile stabilizzarsi in un luogo. Crediamo che sia necessario continuare a progettare proposte che permettano a questi lavoratori stagionali di insediarsi stabilmente, anche nelle nostre città per chi lo desidera, iniziando così un percorso di protagonismo, di cittadinanza attiva, che parta dalla creazione di legami solidi con le persone del posto.

[continua]

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dicembre 6, 2018 in Live blog

#Live2018_10 Sgombero: il racconto + Abitare Saluzzo

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novembre 26, 2018 in Autoctoni, News

Vite Sottocosto – 2° Rapporto Presidio

Lunedì 26 novembre è stato presentato a Roma il 2° Rapporto del progetto Presidio di Caritas Italiana dal titolo “Vite sottocosto” e lanciato il terzo biennio del progetto Presidio: Presidio... Read More
novembre 15, 2018 in Live blog

#Live2018_9 La nuova mela e l’insicurezza di chi la raccoglie

Nel Saluzzese, in genere, novembre è il mese in cui la stagione è già conclusa: la frutta estiva è raccolta, chiudono i campi di accoglienza dei braccianti organizzati dalla Coldiretti,... Read More
ottobre 29, 2018 in Live blog

#Live2018_8 Ascolto, voci e numeri

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Vite Sottocosto – 2° Rapporto Presidio

By | Autoctoni, News | No Comments

Lunedì 26 novembre è stato presentato a Roma il 2° Rapporto del progetto Presidio di Caritas Italiana dal titolo “Vite sottocosto” e lanciato il terzo biennio del progetto Presidio: Presidio 3.0

Il progetto Presidio è stato ideato da Caritas Italiana con l’obiettivo di garantire strutture permanenti di ascolto, orientamento e tutela dei lavoratori vittime di sfruttamento lavorativo. Aperto nel 2014 sui territori italiani maggiormente coinvolti dal fenomeno ha lavorato anche per stimolare le istituzioni a strutturare politiche di intervento sostenibili ed efficaci.
Oggi la Caritas di Saluzzo è una delle 13 caritas diocesane  dove è stato riconfermato il progetto anche per tutto il 2019.

Il 2° Rapporto “Vite sottocosto” è un manuale universitario, curato dall’Università di Urbino; raccoglie dati, storie, analisi dell’attuale legislazione e approfondisce il lavoro di alcuni Presidi, tra cui quello di Saluzzo.  Si evidenziano le principali problematiche delle filiera agricola con un’attenzione specifica ai lavarotari:  “sono stati 4.954, di 47 nazionalità differenti, i lavoratori incontrati nei 4 anni del Progetto Presidio (…). Il 60% non possiede un contratto di lavoro. Il 71% viene retribuito a giornata, il 9% a cottimo, il 10% ad ore“.

Durante la presentazione del  Rapporto, Oliviero Forti (responsabile per le politiche migratorie e la protezione internazionale di Caritas Italiana) ha ribadito: “Il nostro impegno sarà di girare l’Italia, girare le nostre comunità, lavorare con le istituzioni, con il privato sociale e il profit per cercare insieme, in maniera sinergica, delle risposte che possano essere realmente risolutive per l’esistenza di queste persone che vivono nei ghetti in condizioni drammatiche. Quelle realtà devono essere conosciute nelle parrocchie, nelle scuole, per ripartire dalla cultura dei diritti umani e dalla legalità”.

Qui il link all’intervista a Oliviero Forti (fonte AgenSIR):
Presidio 3.0. Intervista a Forti (Caritas): “lavorare insieme contro lo sfruttamento”

Link al comunicato stampa della Caritas Italiana:
Comunicato Stampa Caritas Italiana

Alleghiamo in questo articolo un estratto del 2° Rapporto (pp. 112-130), riguardante il Presidio Caritas di Saluzzo, intitolato “I migranti a Saluzzo”.

E’ possibile leggerlo e scaricarlo a questo link: “Vite Sottocosto“.

vite sottocosto rapporto presidio 3.0 caritas italiana
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dicembre 6, 2018 in Live blog

#Live2018_10 Sgombero: il racconto + Abitare Saluzzo

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novembre 26, 2018 in Autoctoni, News

Vite Sottocosto – 2° Rapporto Presidio

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novembre 15, 2018 in Live blog

#Live2018_9 La nuova mela e l’insicurezza di chi la raccoglie

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ottobre 29, 2018 in Live blog

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#Live2018_9 La nuova mela e l’insicurezza di chi la raccoglie

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Nel Saluzzese, in genere, novembre è il mese in cui la stagione è già conclusa: la frutta estiva è raccolta, chiudono i campi di accoglienza dei braccianti organizzati dalla Coldiretti, i Tavoli di confronto istituzionale iniziano ad elaborare i dati annuali.

Non è così, invece, per il nostro Presidio Caritas e per gli Enti che anche quest’anno si sono attivati con l’obiettivo di gestire e rispondere con soluzioni concrete alle difficoltà dei lavoratori stagionali.

Per noi l’autunno è il tempo della nuova raccolta, dell’intensificarsi delle attività del nostro Presidio, del freddo e delle nuove vulnerabilità.

IN SELLA ALLE BICI, SI CONTINUA A LAVORARE

In questo periodo, infatti, ha preso il via la raccolta di una nuova varietà di mela introdotta nel Saluzzese dall’Australia: una mela dalla buccia rosso porpora, caratterizzata da tempi di maturazione che la rendono commerciabile proprio mentre tutte le altre varietà sono già state vendute. Questa nuova mela invernale dovrebbe quindi permettere alle aziende agricole di ottimizzare l’organizzazione della raccolta che inizia dopo quella della frutta estiva. Eppure la quotidianità degli accessi ai nostri servizi racconta una realtà ben diversa.

Sono infatti ancora tanti, in autunno, i braccianti che affollano l’Infopoint arrivando a bordo delle loro biciclette con le camere d’aria ormai consumate e il terriccio delle strade di campagna ancora attaccato. Hanno contratti stipulati da pochi giorni, hanno rinnovi che in alcuni casi arriveranno all’inverno. Chi parte può lasciare la sua “preziosa” bicicletta, unico mezzo di trasporto per lavorare, in un deposito che abbiamo messo a disposizione, ritirandola l’anno successivo, quando tornerà nel Saluzzese per la raccolta dei piccoli frutti, in realtà tra pochi mesi.

A tutto ciò si aggiunge la difficoltà di accesso agli sportelli pubblici che, non sapendo della nuova varietà di mela invernale, sostengono di non poter più erogare servizi ai migranti non residenti in quanto la stagione di lavoro sarebbe già terminata. Le buste paga, invece, raccontano di giornate diverse da quelle effettivamente lavorate, ma correggerle richiederebbe ai braccianti di fermarsi a Saluzzo altre settimane in una sistemazione troppo precaria.

VIA LATTANZI: UN CROCEVIA DI INCERTEZZE

L’ascolto, cuore delle nostre attività, avviene anche attraverso il Presidio Mobile che ci offre l’occasione di incontrare le persone con maggiori fragilità, quelle che non hanno trovato un posto nelle accoglienze in azienda o al dormitorio PAS del Comune. Quasi ogni sera andiamo alla fabbrica occupata in via Lattanzi a Saluzzo: un luogo in cui l’esistenza è precaria, i contratti di lavoro attivi sono ancora numerosi, dove si “ammassano” persone stanche, preoccupate, ma forti. Incontriamo vecchie e nuove fragilità: la paga che non arriva a tutti, la preparazione dei bagagli per trasferirsi in altri luoghi di lavoro stagionale in Italia o in Europa, la salute che peggiora con il freddo, il buio che arriva presto e la bicicletta difficile da governare sotto la pioggia, la mancanza di servizi igienici, le voci sui cambi di rotta dettati dalle nuove normative governative.

Attendiamo il tempo dei bilanci, preoccupati per chi è sprovvisto di una sistemazione adeguata ad affrontare il freddo. La nuova mela, arrivata dall’Australia, con il suo sapore esotico non avrà certo lo stesso “sapore” delle condizioni in cui viveva chi l’ha raccolta a novembre.

[continua]

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dicembre 6, 2018 in Live blog

#Live2018_10 Sgombero: il racconto + Abitare Saluzzo

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novembre 26, 2018 in Autoctoni, News

Vite Sottocosto – 2° Rapporto Presidio

Lunedì 26 novembre è stato presentato a Roma il 2° Rapporto del progetto Presidio di Caritas Italiana dal titolo “Vite sottocosto” e lanciato il terzo biennio del progetto Presidio: Presidio... Read More
novembre 15, 2018 in Live blog

#Live2018_9 La nuova mela e l’insicurezza di chi la raccoglie

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ottobre 29, 2018 in Live blog

#Live2018_8 Ascolto, voci e numeri

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#Live2018_8 Ascolto, voci e numeri

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La stagione si avvia al termine e per i molti è già tempo di bilanci. Rispondiamo, in Presidio e a chi in riunione ci fa domande: “Quanti ce ne sono ancora? In quali luoghi abitano? Il dormitorio PAS è pieno? In quanti lavorano?”.

Sono domande “bianche” perché zeppe di numeri. Numeri che fanno sì notizia, ma che non restituiscono la singolarità di ogni storia, di ogni persona che abbiamo finora incontrato, ascoltato, aiutato.

Tra queste, ogni giorno, con l’arrivo della sera troviamo nel nostro Presidio Caritas o al telefono dello sportello, le domande “nere”. Sono quelle di chi ha trovato ospitalità in Casa Madre Teresa, almeno 12-15 persone in questi settimane di autunno, arrivate qui perché malate o perché hanno deciso di denunciare una situazione lavorativa che non vogliono più accettare. Poi ci sono le persone ospitate nei 4 siti del progetto “Accoglienza Diffusa”: 114. Ascoltiamo anche loro, mentre ci salutano dalle strutture comunali messe a disposizione, mentre saldano il conto della loro spesa mensile e partono per chissà dove. A volte sappiamo dove andranno, a volte, no … l’unica certezza è che il loro posto in poco tempo sarà occupato da un’altra persona in cerca di un luogo in cui dormire, con un contratto in mano già da qualche mese.

Ascoltiamo le voci di chi lavora, spesso le stesse ascoltate dagli operatori del dormitorio PAS: chiedono quando chiuderà il dormitorio o se ci sia un posto libero in una casa, altri chiedono una coperta perché nella fabbrica occupata in via Lattanzi fa freddo, ma qui devono rimanere perché di lavoro ce n’è ancora, la raccolta va terminata, la paga riscossa.

“Sono venuto qui per questo” sentiamo dire dalla maggior parte di questi che per noi non sono numeri, ma voci, volti, storie. Ascoltiamo la loro voce, preoccupata, che chiede informazioni sul permesso di soggiorno, su dove andare perché non hanno un riparo o perché non hanno più lavoro, se il contratto può essere utile.

Ascoltiamo la voce di chi posa una bicicletta in corso Piemonte, davanti al nostro Presidio, registra il suo nome, controlla la posta per l’ultima volta nella saletta gialla e parte. Per lui non c’è qualcosa che finisce, c’è semplicemente il continuare a migrare, la sua voce è stata molto più di un numero.

UNA DOMENICA DI OTTOBRE

Proprio perché il nostro aiuto parte prima di tutto dall’ascolto, abbiamo voluto creare un’occasione di ascolto reciproco fra chi vive ai due opposti del mondo e spesso della filiera agricola.

Sabato 27 e domenica 28 ottobre abbiamo ospitato in Caritas 15 studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Giovani che arrivano da tutta Italia e da tutto il mondo per studiare il mondo del cibo e che a Saluzzo hanno voluto capire da vicino cosa ruota attorno alla produzione agricola fin dal campo, dalla raccolta.

Gli studenti hanno ascoltato da Janiki l’evolversi della situazione dei braccianti saluzzesi negli anni, come e perché il nostro Presidio è nato, cosa facciamo tutti insieme (équipe e volontari) per molti di questi lavoratori. Cosa fanno le istituzioni e le aziende.

L’ascolto è passato anche attraverso la condivisione del pasto con i braccianti alla Casa del Custode di Saluzzo dove gli studenti dell’Università di Pollenzo hanno organizzato la spesa, cucinato e pranzato insieme. Abbiamo scelto la Casa del Custode perché è uno dei tanti luoghi accoglienza, di lavoro e di vita saluzzese per molti mesi all’anno, per molte persone.

Dopo siamo partiti per un presidio itinerante in via Lattanzi dove abbiamo incontrato chi vive nella fabbrica occupata e chi da mesi è solidale con questi braccianti. E’ stata una domenica di ascolto in una stagione non ancora finita.

[continua]

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dicembre 6, 2018 in Live blog

#Live2018_10 Sgombero: il racconto + Abitare Saluzzo

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novembre 26, 2018 in Autoctoni, News

Vite Sottocosto – 2° Rapporto Presidio

Lunedì 26 novembre è stato presentato a Roma il 2° Rapporto del progetto Presidio di Caritas Italiana dal titolo “Vite sottocosto” e lanciato il terzo biennio del progetto Presidio: Presidio... Read More
novembre 15, 2018 in Live blog

#Live2018_9 La nuova mela e l’insicurezza di chi la raccoglie

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ottobre 29, 2018 in Live blog

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Storia Yusupha migranti saluzzo migrante progetto presidio caritas saluzzo italiana

La storia di Yusupha

By | Autoctoni, News | No Comments

Ogni anno la nostra équipe e i nostri volontari ascoltano centinaia di storie di migranti africani arrivati nel Saluzzese per la raccolta stagionale della frutta. Storie che ci restituiscono l’importanza del supporto offerto dai nostri servizi a chi, come Yusupha, è in cerca di un futuro migliore dopo aver superato così tante difficoltà.

27 anni, originario del Gambia, Yusupha ha raccontato la sua storia a Stefano, tirocinante di Saluzzo Migrante mentre si trovava in Caritas per ottenere qualche capo di abbigliamento dalla nostra “Boutiqué du Monde”. Ad ottobre Yusupha viveva al dormitorio PAS e stava ancora lavorando nelle campagne saluzzesi. Quando finirà il suo contratto, ci ha raccontato, tornerà a Perugia.

LA PRIGIONE IN GAMBIA

Yusupha ci racconta che in Gambia è andato a scuola arrivando al college dove ha studiato informatica, management ed economia. Poi per cinque anni ha lavorato in un albergo a 5 stelle come receptionist e addetto al back office. La struttura era frequentata soprattutto da europei e la polizia gambiana cercava con insistenza informazioni e testimonianze da parte del personale riguardo la presunta presenza di omosessuali. Yusupha è stato incarcerato per 20 mesi finché suo zio non ha pagato una cauzione per farlo rilasciare in libertà vigilata. Ogni giorno doveva andare a firmare alla stazione di polizia. La madre, preoccupata, ha insistito affinché lasciasse il Paese così nel 2013 è emigrato in Senegal. Il quale collaborava con il governo gambiano, rintracciando chi era ricercato e facilitandone l’estradizione. Per questo motivo prima è andato in Angola poi in Libia dove è rimasto 4 mesi fino allo scoppio della guerra.

DALLA LIBIA AL BARCONE PER L’ITALIA

In Libia Yusupha ha lavorato ed è stata la sua datrice di lavoro a proporgli di andare in Italia. Lui però aveva paura a causa dei tanti naufragi nel Mediterraneo. La signora però lo ha rassicurato, garantendogli “che la barca era condotta da amici affidabili ed era una barca speciale”.
Yusupha non poteva pagare il viaggio perché inviava alla madre tutto ciò che guadagnava. Racconta che è stata la signora stessa a pagargli il viaggio per l’Italia dove nel 2015 è arrivato a Salerno. Qui ha trovato ospitalità tramite alcuni ragazzi arabi che gli hanno consigliato di rivolgersi alla polizia per chiedere asilo.

In Questura Yusupha ha spiegato il suo percorso e i mediatori lo hanno inserito in un progetto di accoglienza gestito da un’associazione di Perugia. Per un anno e mezzo è stato seguito da questa associazione, ha studiato italiano poi ha frequentato un corso di termoidraulica. Dopo uno stage di due mesi è stato assunto per tre mesi, poi il contratto gli è stato rinnovato anche per la stagione successiva. La ditta però gli ha chiesto di sospendere il lavoro per tre mesi prima di rinnovare il contratto. Per questo motivo Yusupha ha deciso di venire a Saluzzo con l’intenzione di tornare a Perugia in ottobre per riprendere il lavoro nella ditta.

L’ITALIA SECONDO YUSUPHA

Yusupha racconta di aver conosciuto il nostro Paese già in Gambia grazie ai “tanti ristoranti tipici”. Il suo sogno era però quello di emigrare in Inghilterra o negli Stati Uniti dove, per via della lingua, avrebbe potuto proseguire i suoi studi. Ora però sogna di accumulare ulteriore esperienza nel settore della termoidraulica, ma anche di laurearsi in economia o informatica. Racconta che gli piacerebbe tornare in Gambia, un giorno, per insegnare ai suoi connazionali.

In Italia dice di aver conosciuto tante persone e che, come in ogni luogo, ci sono “quelle gentili, ma anche quelle scontrose, chiuse e razziste”. A Perugia dice di aver vissuto il periodo più bello da quando è in Italia perché nel condominio in cui viveva, molti contavano su di lui per piccoli lavoretti e ha fatto anche il volontario per il Comune.

“É naturale che ci siano dei razzisti ovunque si vada, anche in Gambia ci sono – dice Yusupha. É un razzismo diverso, etnico, ma c’è. Io però rispetto chiunque e se posso aiutare, aiuto”.

Secondo Yusupha Saluzzo è bella e ci sono tante persone gentili. Anche al lavoro dice di trovarsi bene, che il capo è bravo e dà ai suoi dipendenti cibo ed acqua tutti i giorni: “Non tutti i capi sono così” spiega Yusupha.

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dicembre 6, 2018 in Live blog

#Live2018_10 Sgombero: il racconto + Abitare Saluzzo

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novembre 26, 2018 in Autoctoni, News

Vite Sottocosto – 2° Rapporto Presidio

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novembre 15, 2018 in Live blog

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ottobre 29, 2018 in Live blog

#Live2018_8 Ascolto, voci e numeri

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#Live2018_7 Il freddo

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Il freddo dell’alba che ti sveglia quando dormi all’aperto, il freddo del vento che sferza mani e viso mentre pedali in bicicletta, il freddo del pasto che consumi nei campi tra ore di lavoro dure e lunghe, il freddo che ti accompagna mentre rientri al tuo bivacco, il freddo della doccia gelida che usi per scacciare via la giornata, il freddo della pioggia che batte sull’asfalto o sui vetri del luogo dove hai trovato un posto in cui dormire.

È la costante di queste ultime settimane per i braccianti che ancora vivono e lavorano a Saluzzo. Perché la stagione della raccolta in realtà non è ancora finita nonostante già circolino dichiarazioni sulla chiusura delle accoglienze a fine ottobre.

La maggior parte di loro, specie quando il contratto di lavoro sarà terminato, non sa assolutamente dove andare perché non ha una casa, un altro lavoro, non ha alternative. Come Presidio Caritas incontriamo e ascoltiamo molti stagionali che ancora lavorano, provando ad aiutarli nel progettare uno spostamento da Saluzzo.

Mancano pochi mesi a dicembre, quando la neve fermerà ogni attività, eppure per i braccianti questi sono i mesi più duri perché oltre al disagio abitativo, come per chi vive accampato e senza servizi igienici in via Lattanzi, si somma l’incertezza per il futuro, il buio che avvolge le strade, il freddo delle notti sempre più rigide e delle giornate autunnali.

Per il nostro Presidio Caritas è una stagione di preoccupazione e lavoro incessante. Siamo preoccupati per le conseguenze del freddo, già visibili tra i braccianti malati che stanno aumentando ogni giorno, come verificato dall’ambulatorio medico in corso Piemonte e dal Pronto Soccorso.

Siamo preoccupati per chi, dopo una dura giornata di lavoro spostandosi solo in bicicletta, non ha indumenti adatti ad affrontare le temperature autunnali e al rientro nelle accoglienze, in genere dopo le 19, trova ad attenderlo una doccia fredda. Per questo motivo abbiamo attivato una raccolta di coperte che ha trovato sostegno grazie alla solidarietà di tanti Saluzzesi. Anche la distribuzione di indumenti nella “Boutique du monde” allestita al Pozzo ormai vede addirittura 140 passaggi al giorno.

Siamo preoccupati per cosa accadrà quando, chiuse le accoglienze come il PAS nell’ex caserma Filippi, rischieranno di aggravarsi situazioni come quella in via Lattanzi.

Eppure siamo consapevoli che basterebbero interventi minimi, senza necessità di grandi investimenti economici in strutture, per mitigare la durezza della situazione che gli stagionali stanno vivendo in queste settimane. Una doccia calda, una coperta o un sacco a pelo, indumenti pesanti o stufe elettriche costituirebbero già un efficace intervento per migliorare le difficilissime condizioni di vita di queste persone.

Riteniamo urgente affrontare la situazione, ma siamo consapevoli che non possiamo farlo da soli, che serve strutturare una serie di azioni in coordinamento fra realtà che già si sono spese anche quest’anno per gestire l’arrivo degli stagionali e il mondo agricolo che, in molti casi, guarda alla partenza del proprio lavoratore a fine giornata senza provare a immaginare dove andrà a passare un’altra notte fredda.

Perché il nostro obiettivo, estate o inverno che sia, resta sempre lo stesso: lavorare per garantire una degna accoglienza e dignità per i lavoratori stagionali della frutta.

[continua]

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integrazione istruzione saluzzo migrante corridoi umanitari caritas saluzzo news

L’integrazione passa dall’istruzione

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Il percorso di accompagnamento delle famiglie eritree, arrivate dall’Etiopia e accolte a Saluzzo grazie al progetto dei “Corridoi Umanitari” della CEI, si snoda attraverso tappe significative. Tra queste, la possibilità di studiare.

Alazar ha iniziato in questi giorni l’Università, mentre Abigayl, sua sorella, sta affrontando con cura ed entusiasmo la terza settimana di scuola superiore a Saluzzo. I professori volontari che l’hanno preparata durante tutta l’estate la sostengono nell’apprendimento delle materie per lei più difficili, come francese e psicologia.

Il piccolo Ayiman, è al primo giorno di asilo: il grembiule azzurro è immacolato e ha scoperto che le tasche possono contenere moltissime macchinine.

I genitori di entrambe le famiglie stanno per iniziare nuovamente la scuola di italiano promossa dal CPIA Cuneo-Saluzzo e i corsi di formazione professionale. Sono consapevoli che solo attraverso l’apprendimento della lingua italiana e di nuovi mestieri sarà possibile costruire un futuro autonomo e integrarsi nel tessuto sociale ed economico della città.

Questi nuovi inizi realizzano il sogno di genitori partiti da lontano per salvare i propri figli ancora in vita, per permettere loro di studiare, vivere in pace e organizzare il proprio futuro.

Come Caritas di Saluzzo auguriamo ad Alazar, Abigayil, Ayiman e a tutti gli studenti che sono tornati in classe un buon anno scolastico. Istruirsi non è un privilegio di pochi: è un diritto di tutti.

Un ringraziamento particolare va al Rotary di Saluzzo  (http://www.rotarysaluzzo.it) che ha sostenuto nel 2018 il progetto formativo dei giovani.

 

 

“Che sia l’ultima volta che un bambino o una bambina spendono la loro infanzia in una fabbrica.
Che sia l’ultima volta che una bambina è costretta a sposarsi.
Che sia l’ultima volta che un bambino innocente muore in guerra.
Che sia l’ultima volta che una classe resta vuota.
Che sia l’ultima volta che a una bambina viene detto che l’istruzione è un crimine, non un diritto.
Che sia l’ultima volta che un bambino non può andare a scuola.
Diamo inizio a questa fine. Che finisca con noi. Costruiamo un futuro migliore proprio qui, proprio ora.”

Malala Yousafzai

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#Live2018_6 Lavoro, salute, diritti

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Tra i servizi del nostro Presidio di Caritas Saluzzo ci sono anche uno Sportello di assistenza sanitaria e un Ambulatorio medico.

In questi giorni è arrivato S., un bracciante con una storia comune a quella di molti altri: mentre lavorava è caduto da un macchinario agricolo ferendosi ad un ginocchio, ma nonostante ciò ha continuato a lavorare. A fine giornata è salito sulla bicicletta tornando lentamente a Saluzzo.

Il giorno dopo S. è arrivato al nostro Ambulatorio: qui gli è stata garantita una visita medica di base, l’accompagnamento al Pronto Soccorso (su suggerimento del dottore), l’assistenza per le pratiche di infortunio e la possibilità di ricevere i farmaci prescritti.

Abbiamo scattato una foto per raccontare la storia di S. mentre aspettava il nostro volontario che in auto lo ha portato in ospedale.

Una storia che ci ricorda quanto diritti, salute, lavoro siano strettamente collegati fra loro.

UNO SPORTELLO PER IL DIRITTO ALLA SALUTE

Per S., come per molti altri stagionali, tra i servizi che la nostra Caritas porta avanti, lo Sportello di assistenza sanitaria e l’Ambulatorio medico sono fondamentali.

Siamo convinti che promuovere lo sviluppo umano e la giustizia sociale passi necessariamente attraverso il garantire a tutti diritti fondamentali come quello alla salute.

L’Ambulatorio è attivo in corso Piemonte 63 presso la Casa di Pronta Accoglienza della Caritas ogni martedì e venerdì dalle 18 alle 19:30. In questo periodo l’Ambulatorio visita in media tra le 30 e le 40 persone a settimana, sebbene la richiesta sia maggiore.

Questo servizio della nostra Caritas è reso possibile grazie all’impegno di 15 fra medici volontari, infermieri e tecnici ospedalieri oltre ad alcuni studenti di medicina che fanno da assistenti. Un servizio fondamentale per garantire ai braccianti stagionali l’accesso immediato a cure e diagnosi.

Scopri di più sul nostro Sportello Sanitario (link)

Assistenza sanitaria anche ai primi ospiti di Casa Madre Teresa (link)

[continua]

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Casa Madre Teresa primi ospiti saluzzo migrante progetto presidio diocesi di saluzzo migranti

Casa Madre Teresa: i primi ospiti

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Dal mese di luglio l’accoglienza e l’assistenza sanitaria di persone particolarmente vulnerabili hanno vista attiva anche la nuova struttura di Casa Madre Teresa, gestita dalla nostra Caritas in via Sant’Agostino 27.

I primi ospiti sono già arrivati a Casa Madre Teresa: un nuovo passo, fondamentale, per permettere una presa in carico efficace, dal punto di vista alloggiativo e sanitario.

A Casa Madre Teresa ci sono storie come quella di L. che si è ammalato di broncopolmonite e, pur continuando a lavorare, sta seguendo una terapia che sarebbe poco utile se continuasse a dormire a terra su un cartone, all’aperto, lavandosi con acqua fredda.

Ci sono storie come quella di M., precedentemente accolto al PAS (Prima Accoglienza Stagionali), al quale è stata diagnosticata una neurofibromatosi e necessita di un luogo privato dove poter ricominciare a prendersi cura di sé, procedendo con adeguati controlli e cure mediche.

I servizi di assistenza sanitaria offerti dalla nostra Caritas, come quello a Casa Madre Teresa e l’Ambulatorio, sono tutti realizzati grazie alla collaborazione con la Fondazione San Martino, l’ASL CN1, gli sportelli amministrativi e sanitari del territorio, il Consorzio Monviso Solidale e i numerosi volontari che rispondono ad ogni chiamata.

Lavoro , salute, diritti. Vai alla Live6 (link)

Scopri di più sul nostro Sportello Sanitario (link)

Copertina Casa Madre Teresa Saluzzo Migrante Caritas 2018
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Sportello sanitario – Ambulatorio Medico

By | Autoctoni | No Comments

La necessità di monitorare le condizioni sanitarie e offrire una prima assistenza medica è parsa evidente alla nostra Caritas fin dal primo anno in cui gli stagionali hanno dormito in luoghi senza servizi adeguati. Per questo motivo, è nato inizialmente un supporto informale di alcuni medici che operavano a bordo di un camper. Dal 2014, la nostra Caritas ha raccolto le istanze dei medici e ha definito una convenzione con l’ASL CN1 (tramite la Fondazione San Martino), che ha portato alla creazione di un Ambulatorio medico in cui dottori volontari, dotati di ricettario, possono garantire per la stagione di raccolta visite mediche di base a persone munite di tessera sanitaria valida, possono prescrivere farmaci o visite specialistiche.

La difficoltà di accesso alle cure e ai servizi sanitari per i braccianti agricoli, infatti, è una delle principali problematiche che incontrano. Gli stagionali, infatti, vivono per la maggior parte dell’anno lontani dai luoghi di residenza (quindi dalle Asl di competenza), spostandosi tra le campagne dal Nord al Sud Italia e viceversa, a seconda dei raccolti. Nei fatti, non viene loro garantita un’assistenza sanitaria adeguata: la guardia medica non sostituisce un medico di base, le visite specialistiche sono precluse, le priorità delle prescrizioni sanitarie non vengono garantite per gli assistiti da altre Asl, riuscire ad ottenere esenzioni è, nella pratica, impossibile. A tutto ciò si sommano le barriere linguistica che in molti casi rendono complesso perfino l’accesso al Pronto Soccorso, con personale di servizio non sempre preparato, anche nei casi in cui non sarebbe necessaria una mediazione culturale.

Lo Sportello di assistenza sanitaria, di cui l’Ambulatorio medico fa parte, è stato creato anche per orientare chi arriva fra i servizi sanitari e gli adempimenti amministrativi di una ASL diversa da quella di residenza. Per prima cosa, i braccianti incontrano difficoltà nell’ottenere il rinnovo della tessera sanitaria che, per le persone extracomunitarie, ha una data di scadenza che coincide con la durata del permesso di soggiorno. Ogni rinnovo, quindi, si trasforma in una scalata per i braccianti che cambiano frequentemente domicilio e per i quali è difficile ottenere residenze effettive. Nei casi necessari, lo Sportello attiva, di concerto con le indicazioni dei dottori, accompagnamenti sanitari e accoglienze presso la struttura di accoglienza Casa Madre Teresa.

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