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Redazione

Una casa per chi resta

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Nei mesi di raccolta della frutta  gli operatori del Presidio hanno incontrato, durante l’apertura dell’Infopoint in corso Piemonte, i servizi e i “presidi mobili” serali, centinaia di lavoratori senza dimora che, a partire dai primi arrivi nel mese di maggio, hanno dormito in strada non avendo nessun’altra soluzione abitativa. La situazione, resa ancora più complessa dalla pandemia, ha visto intervenire una rete di enti del Terzo Settore del territorio che, alla fine del mese di giugno, hanno sottoscritto l’appello “Per una stagione di dignità” lanciato dalla Caritas di Saluzzo per chiedere alle autorità nazionali, regionali e alla Prefettura di Cuneo di individuare soluzioni adeguate, in grado di tutelare la salute degli stagionali e della cittadinanza.

Nel mese di luglio, dopo numerose richieste, la Prefettura di Cuneo ha sottoscritto un Protocollo per consentire la riapertura in sicurezza delle strutture del progetto “Accoglienza Diffusa”, le quali hanno messo a disposizione un centinaio di posti letto per braccianti impiegati nei rispettivi Comuni.

Oltre a Saluzzo, Lagnasco, Costigliole Saluzzo e Verzuolo, per la prima volta hanno contribuito al progetto di accoglienza anche i Comuni di Busca, Tarantasca e Savigliano. Questa apertura straordinaria è stata resa possibile grazie al progetto su fondi FAMI “Buona Terra”, promosso dalla Regione Piemonte e supportato dalla Cooperativa Armonia di Saluzzo e dai mediatori culturali della CGIL Cuneo.

I posti disponibili sono stati occupati velocemente, ma molti braccianti si sono ritrovati esclusi dal sistema di accoglienza perché impiegati irregolarmente, senza contratto di lavoro oppure perché costretti dal datore di lavoro a non mostrare il loro contratto.

Nel corso di questa stagione i lavoratori che hanno transitato nel Saluzzese e si sono rivolti al Presidio “Saluzzo Migrante” sono stati decisamente meno rispetto agli scorsi anni: tuttavia l’emergenza sanitaria ha reso il loro spostamento più complesso, riportando, per certi versi, la città di Saluzzo alle drammatiche condizioni di dieci anni fa, con centinaia di braccianti accampati alla stazione ferroviaria e al Foro Boario.

In questa condizione, per tutta la stagione gli operatori di “Saluzzo Migrante” hanno presidiato monitorando gli accampamenti informali in cui braccianti e aspiranti tali si sono rifugiati per trovare un riparo nella notte, anche sotto la pioggia e al freddo. Nel corso dei“presidi mobili” sono emerse situazioni di forte tensione dovute al fatto che i braccianti, al ritorno dal lavoro, non trovavano più coperte ed effetti personali (nonostante liberassero all’alba i luoghi in cui dormivano), venivano sottoposti a controlli costanti e, in almeno caso, è stato riferito agli operatori che un lavoratore contrattualizzato sia stato denunciato per aver invaso proprietà altrui, perchè dormiva accanto ad una tettoia, avvolto in una coperta, in una gelida notte di ottobre.

Con la fine di novembre per la maggior parte dei braccianti si conclude la stagione di raccolta, tuttavia alcuni continueranno a lavorare fino a metà dicembre e oltre, ad esempio per la sistemazione delle reti protettive. La conclusione della stagione segna anche la chiusura delle strutture dell’Accoglienza Diffusa, prevista per il 30 novembre. Una situazione che, se unita all’impossibilità di spostarsi tra regioni, rischia di aggravare la situazione dei lavoratori in attesa della paga o che restano nel Saluzzese perché senza alternative (vista anche l’enorme difficoltà nel trovare alloggi disponibili ad essere affittati, riscontrata dagli operatori di “Saluzzo Migrante” che, nell’ambito del Progetto Case, accompagnano i braccianti con contratti di lungo periodo ad una residenzialità).

Dall’inizio di novembre, sono stati nuovamente avviati gli incontri del Tavolo coordinato dalla Prefettura di Cuneo a cui anche la Caritas di Saluzzo partecipa, per lavorare in sinergia con gli enti locali, il Terzo Settore, i sindacati e la Regione per cercare soluzioni che permettano a chi resterà sul territorio di avere accesso ad una soluzione abitativa dignitosa e sicura.

La nostra Caritas ha deciso di fare la sua parte, mettendo a disposizione alcuni posti letto sia nel dormitorio di corso Piemonte 63, dove l’accoglienza della Casa di Pronta Accoglienza è coordinata dall’Associazione Papa Giovanni XXIII, sia al piano terra di Casa Madre Teresa di Calcutta, struttura inaugurata nel febbraio di quest’anno e destinata all’accoglienza di persone senza dimora in situazioni di fragilità sociosanitaria o di sfruttamento lavorativo.

Il ruolo della Caritas e l’accoglienza in Casa Madre Teresa

La scelta di mettere a disposizione Casa Madre Teresa di Calcutta è stata complessa, in quanto il piano terra, con 24 posti esclusivamente maschili, non è pensato per accogliere durante l’inverno ed è stato necessario adeguarlo al distanziamento richiesto dalla prevenzione del contagio. Tuttavia, la scelta di destinare alcuni posti ai braccianti è stata necessari, alla luce della mancanza di soluzioni individuate per accogliere i braccianti senza dimora non più sotto contratto (non essendo più considerati lavoratori, non hanno infatti accesso alle accoglienze diffuse).

“Con il nuovo lockdown che vieta gli spostamenti in altre regioni – spiega Carlo Rubiolo, Direttore della Caritas Diocesana di Saluzzo – i tanti braccianti stagionali che dormono ancora all’addiaccio non possono più raggiungere le località che tradizionalmente hanno sempre costituito la loro meta una volta conclusa la stagione di raccolta. In queste notti ormai gelide, che sanno già di inverno, qui per loro continua a non esserci un riparo per dormire e per consumare i pasti. Anche le coperte che il nostro Presidio ha distribuito tutto l’anno non bastano più ad offrire un conforto adeguato. Per questo la Caritas diocesana, d’intesa con la Prefettura, ha deciso di ospitare nei propri dormitori alcune persone che non hanno i requisiti necessari per accedere alle strutture di Accoglienza Diffusa dei Comuni che hanno aderito al protocollo territoriale”.

Casa Madre Teresa e il dormitorio di Corso Piemonte 63, in accordo con la Prefettura, hanno messo a disposizione una decina di posti letto per le persone senza dimora nell’attesa che vengano individuati dalle autorità locali luoghi più adeguati.

In questi giorni, anche grazie all’importante contributo dei volontari, gli operatori di “Saluzzo Migrante” si sono adoperati per garantire un accesso ed una permanenza sicuri alle persone che verranno accolte, oltre a provvedere ad una completa pulizia e sanificazione dei locali.

Gli ingressi alla struttura saranno regolati dopo aver effettuato un tampone rapido che certifica la negatività delle persone accolte. Nel caso in cui un ospite, durante la permanenza, presentasse i sintomi del Covid19 si procederà con l’isolamento all’interno della struttura verrà sottoposto a tampone: in caso di positività la persona verrà trasferita nei luoghi idonei individuati dagli enti di competenza per le persone che non possono svolgere isolamenti o quarantene al proprio domicilio.

All’interno di Casa Madre Teresa i pasti saranno preparati e distribuiti da Fra Andrea Nico Grossi, da poco arrivato da Parma nella comunità dei Frati Minori Francescani a Saluzzo, che con la sua esperienza nella gestione di una mensa si occuperà di fornire a tutti gli ospiti pasti caldi.

“Nonostante questa struttura non sia perfettamente attrezzata per l’ospitalità invernale – sottolinea Rubiolo – abbiamo deciso di aprire le porte, nel rispetto di tutte le norme anti-Covid, perché di fronte a un’emergenza così drammatica la carità deve prevalere sull’ordinarietà”.

Novembre 21, 2020 in New, News

Una casa per chi resta

Nei mesi di raccolta della frutta  gli operatori del Presidio hanno incontrato, durante l’apertura dell’Infopoint in corso Piemonte, i servizi e i “presidi mobili” serali, centinaia di lavoratori senza dimora…
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Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

#Live2020_14 I. , tornare a casa

I. aveva 23 anni quando è arrivato in Italia. Oggi ne ha 28. Ha sempre fatto il bracciante e, così come molti altri stagionali agricoli che seguono il ciclo delle…
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Ottobre 5, 2020 in New, News

Tendere la mano a chi resta al freddo

Da 6 mesi nel Saluzzese ci sono uomini che dormono in strada e non trovano alcuna soluzione abitativa, nonostante siano arrivati nel nostro territorio in cerca di lavoro o già…
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Settembre 30, 2020 in Live blog, New

#Live2020_13 Racconti di vita migratoria 2

Durante i pomeriggi in cui il nostro Presidio apre i suoi servizi, molti braccianti arrivano nel cortile della Caritas carichi di fatica e dei loro stati d'animo come la frustrazione…
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#Live2020_14 I. , tornare a casa

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I. aveva 23 anni quando è arrivato in Italia. Oggi ne ha 28.
Ha sempre fatto il bracciante e, così come molti altri stagionali agricoli che seguono il ciclo delle raccolte spostandosi da nord a sud, quest’estate è tornato a Saluzzo nell’azienda che da tempo lo assume da luglio a novembre.  
È un volto noto per il nostro Presidio, uno “storico” tra i braccianti del Saluzzese, tanto che conosce alla perfezione le vie e gli snodi principali della città.
Gesticola molto e frettolosamente, cercando di colmare le lacune del suo italiano con i segni.
Si spiega così mentre ci racconta la sua giornata nel nostro Infopoint e ci annuncia che tra pochi giorni, un po’ prima rispetto agli altri anni, lascerà Saluzzo. Quest’anno, però, non tornerà in Sicilia, come gli capitava di fare gli anni precedenti.

Ripartirà verso la sua “Côte D’Ivoire”, la Costa d’Avorio che pronuncia in francese anche quando parla italiano, come a farlo sentire più vicino alla sua casa, come a rendere il suo Paese più vivo nei discorsi, come se non ci fossero chilometri di terra, acqua a dividerli.

È tornato spesso al nostro Infopoint durante l’estate, per fare una doccia o chiedere informazioni, oppure come questa volta, per prendere dei  vestiti che aveva chiesto alla nostra Boutique du Monde.
I. è gentile, chiede con calma, dice che un volontario gli ha telefonato per avvertirlo che la sua borsa era pronta. Gli consegniamo i vestiti e una volta ritirati si mette in disparte per controllare. Ci sono un paio di guanti, ormai indispensabili perché ogni mattina inforca la bicicletta per andare al lavoro nei frutteti e un paio di pantaloni che “misura” con un gesto che in questi mesi di pandemia per i volontari è diventato routine. Afferra i pantaloni dalla vita e li avvolge attorno al collo spiegando che se il tessuto riesce a fare il giro allora significa che la taglia è giusta. “Fanno il giro, vanno bene” dice il suo volto che di colpo si riempie di soddisfazione.

Prima di ripartire ci chiede se abbiamo un paio di scarpe “belle, da festa” da portare in “Côte D’Ivoire”. Di fronte alla domanda un po’ insolita, aggiunge timidamente una spiegazione: “Mi servono perché mi vado a sposare”. Ci racconta della fidanzata che conosce da due anni, mostrandoci orgoglioso alcune fotografie sul cellulare. Dice che faranno una grande festa in “Cote d’Ivoire”: “Finisco di lavorare prima quest’anno apposta per tornare a sposarmi poi vedrò cosa fare”.
Nei suoi discorsi ci sono i tanti progetti di un giovane uomo, nelle sue parole il racconto di tanti anni trascorsi lontano da casa, cercando un lavoro sicuro.

Ad ottobre sono centinaia quelli come I. che, con il primo freddo e la fine dei contratti, decidono di ripartire per il loro Paese di origine: alcuni tornano per la prima volta dopo molti anni, alcuni per portare avanti scelte importanti nella propria vita (una casa, un matrimonio, un figlio…), altri per restare definitivamente.

Molti, invece, continuano la vita dello stagionale perché hanno bisogno di continuare ad assicurarsi un lavoro tornando al Sud in attesa delle prime raccolte invernali o nella speranza di trovare altri impieghi temporanei che gli permettano di sopravvivere.

Una vita in cui, spesso, stagionalità fa rima con incertezza.

Ad I. abbiamo augurato buon viaggio e felicità per il suo futuro.
Un volontario gli chiede se tornerà mai a Saluzzo: “Inshallah” risponde. “Se Dio vuole”.

              
[continua]

Novembre 21, 2020 in New, News

Una casa per chi resta

Nei mesi di raccolta della frutta  gli operatori del Presidio hanno incontrato, durante l’apertura dell’Infopoint in corso Piemonte, i servizi e i “presidi mobili” serali, centinaia di lavoratori senza dimora…
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Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

#Live2020_14 I. , tornare a casa

I. aveva 23 anni quando è arrivato in Italia. Oggi ne ha 28. Ha sempre fatto il bracciante e, così come molti altri stagionali agricoli che seguono il ciclo delle…
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Ottobre 5, 2020 in New, News

Tendere la mano a chi resta al freddo

Da 6 mesi nel Saluzzese ci sono uomini che dormono in strada e non trovano alcuna soluzione abitativa, nonostante siano arrivati nel nostro territorio in cerca di lavoro o già…
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Settembre 30, 2020 in Live blog, New

#Live2020_13 Racconti di vita migratoria 2

Durante i pomeriggi in cui il nostro Presidio apre i suoi servizi, molti braccianti arrivano nel cortile della Caritas carichi di fatica e dei loro stati d'animo come la frustrazione…
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Tendere la mano a chi resta al freddo

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Da 6 mesi nel Saluzzese ci sono uomini che dormono in strada e non trovano alcuna soluzione abitativa, nonostante siano arrivati nel nostro territorio in cerca di lavoro o già abbiano un contratto nella raccolta agricola.

Nelle ultime settimane le temperature rigide e le piogge incessanti, tanto da spingere il Comune di Saluzzo a dichiarare lo stato di calamità, hanno convinto molti a partire per il sud, verso altre zone di raccolta. Il Presidio “Saluzzo Migrante” ha mappato circa un centinaio di persone senza dimora, di cui il 90% lavoratori, non tutti contrattualizzati. Restano quindi a Saluzzo ancora uomini che, nonostante tutto, decidono di provare a cercare un’ultima occasione di impiego, accettando di dormire in strada e mettendo a rischio la propria salute.

L’Ambulatorio Medico Stagionale della Caritas, attivo tutti i martedì in corso Piemonte, sta visitando uomini provati da settimane di privazioni e freddo protrattasi, tanto da registrare tra i braccianti i primi casi di bronchite. 

Alcuni, nella notte tra domenica 4 e lunedì 5 ottobre, hanno forzato un lucchetto per entrare in un locale caldaia nella zona dei palazzi in cui hanno sede INPS e Inail a Saluzzo, per cercare di scaldarsi e prendere sonno. 

La mattina successiva i condomini hanno chiesto l’intervento della Polizia Municipale che ha sgomberato i locali e prelevato bagagli, zaini e coperte. Poche ore dopo, gli operatori del Presidio “Saluzzo Migrante”, in collaborazione con il Comune e il Comando della Municipale, si sono attivati per recuperare e restituire ai braccianti i bagagli che erano stati presi in custodia.

Quanto accaduto appare come un gesto disperato di chi cerca semplicemente un riparo dalla pioggia e dal freddo. Un’azione dettata dalla mancanza di soluzioni che ancora gravano sulla responsabilità delle Istituzioni competenti, chiamate anche da questa Caritas e da una fitta rete di realtà del Terzo Settore locale e nazionale, ad individuare soluzioni idonee, non solo per la prevenzione al contagio fra i senza dimora, ma anche per la loro condizione con l’arrivo del freddo.

Questo gesto si mostra come l’estrema conseguenza di una grave situazione di disagio che da troppi mesi appare inascoltata dalle Istituzioni competenti: chi da settimane è costretto a dormire su un marciapiede, abbandonato, non fa che cercare soluzioni anche disperate.

Il Covid non ha fatto altro che aggravare le condizioni che da 10 anni il territorio Saluzzese si trova ad affrontare e l’articolo 103 comma 20 del Decreto Rilancio, secondo questa Caritas e i sottoscrittori dell’appello “Per una stagione di dignità”, avrebbe potuto risolvere parte del problema attraverso l’introduzione di soluzioni abitative sicure e rispettose delle norme anti contagio, anche grazie al supporto della Protezione civile e della Croce Rossa.

La Caritas evidenzia con amarezza le strumentalizzazioni e le tensioni sociali che si stanno creando attorno alla condizione di questi lavoratori. 

La rete di Amministrazioni locali, enti del Terzo settore, sindacati che negli ultimi anni si è strutturata per interviene in cerca di soluzioni sul territorio, quest’anno con il coordinamento della Prefettura e l’intervento del progetto “BuonaTerra” per la gestione delle accoglienze diffuse, ha strutturato 100 posti letto in 8 Comuni. Un grande sforzo, che ha dimostrato la tenacia e la volontà di accogliere del territorio, seppure insufficiente ad offrire a tutti i lavoratori senza dimora un tetto e un posto letto, monitorato secondo le norme anti contagio. Ad oggi tutte le strutture dell’Accoglienza Diffusa aperte finora sono piene, a chi ci mostra un contratto di lavoro chiedendo dove dormire la Caritas può solo consegnare una coperta.

Nel mese di ottobre si attende che a giorni i kiwi siano maturi e inizi una nuova raccolta. Non c’è più tempo, però, per indugiare sulla tutela dei diritti e della salute di questi lavoratori e, di riflesso sulla salute della collettività. Non si tratta solo di carità o di umanità: si tratta di giustizia.

Quanto mai attuale risuona l’enciclica di Papa Francesco alla vigilia della IV Giornata mondiale dei Poveri, il 15 novembre, in cui il Santo Padre, citando il Siracide, uno dei libri dell’Antico Testamento, sottolinea: “Non possiamo sentirci “a posto” quando un membro della famiglia cristiana è relegato nelle retrovie e diventa un’ombra. Il grido silezioso di tanti poveri deve trovare il popolo di Dio in prima linea, sempre e dovunque, per dare loro voce, per difenderli e solidarizzare con essi davanti a tanta ipocrisia e tante promesse disattese, e per invitarli a partecipare alla vita della comunità”. 

Novembre 21, 2020 in New, News

Una casa per chi resta

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Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

#Live2020_14 I. , tornare a casa

I. aveva 23 anni quando è arrivato in Italia. Oggi ne ha 28. Ha sempre fatto il bracciante e, così come molti altri stagionali agricoli che seguono il ciclo delle…
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Ottobre 5, 2020 in New, News

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Settembre 30, 2020 in Live blog, New

#Live2020_13 Racconti di vita migratoria 2

Durante i pomeriggi in cui il nostro Presidio apre i suoi servizi, molti braccianti arrivano nel cortile della Caritas carichi di fatica e dei loro stati d'animo come la frustrazione…
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#Live2020_13 Racconti di vita migratoria 2

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Durante i pomeriggi in cui il nostro Presidio apre i suoi servizi, molti braccianti arrivano nel cortile della Caritas carichi di fatica e dei loro stati d’animo come la frustrazione per non aver ancora trovato lavoro o la felicità per aver finalmente firmato un contratto.

M. è uno di loro . Originario del Burkina Faso, prima di arrivare in Italia 5 anni fa faceva il contadino. Racconta delle campagne in cui abitava, con la moglie e i tre figli.

Un lavoro all’aperto, con gli animali: “Era bello e tranquillo” ci racconta mentre è in coda per ritirare il pacco di vestiti che aveva chiesto alla nostra Boutique.  

Si siede tranquillo su una sedia, toglie il cappello, si strofina le mani solcate da piccole ferite, eredità del lavoro nei campi e del freddo nel nord del mondo.       
Ha un grande sorriso, gli occhi un po’ stanchi che disegnano però un’espressione serena. Ha voglia di parlare, di raccontarsi, tant’è che prima di chiacchierare con noi riesce ad attaccare bottone con altri braccianti in coda. La sua parlantina contagiosa fa sorridere anche chi preferisce stare sulle sue.

M. lavora a Revello, raccoglie mele e ci dice che di lì a poco sarà il suo ultimo giorno di lavoro “poi contratto finito”. Gli chiediamo se andrà via da Saluzzo e lui ci spiega di voler restare qui ancora per qualche settimana, per provare a cercare un altro lavoro. Dice che Saluzzo gli piace, nonostante il freddo e la mancanza di una casa, e che ha deciso di fermarsi

M. è uno dei tanti braccianti che a settembre dormono ancora in strada, esposti al freddo che l’inizio di autunno ha portato all’improvviso. Restare a Saluzzo per molti di loro significa sperare in un nuovo contratto in grado di assicurargli almeno la possibilità di trovare una casa nell’ultima parte dell’anno.

“Voglio una casa qui per poi far venire mia moglie e i miei figli” ci spiega M. Eppure questa prospettiva gli sembra davvero lontana, perché qui a Saluzzo secondo lui “ci sono poche case ed è difficile”. Se non ne troverà una, ci spiega, tornerà in Toscana dove ha vissuto per molti anni.

Viene da Siena e quando inizia a parlare della città del Palio i suoi occhi si illuminano.      
Una nostra volontaria gli chiede della gara tra le contrade e subito M. ci fa vedere sul suo telefonino i video e le fotografie che ha scattato lo scorso anno, dicendoci che era riuscito a vederlo “in prima fila” in Piazza del Campo.                              
“Mi piacciono gli animali, ma in Toscana non ho mai lavorato con loro. Ho fatto il lavapiatti e il cameriere per 5 anni” racconta, aggiungendo però che il lavoro in campagna gli piace di più perchè gli ricorda la sua terra, il Burkina. 

“Ora non ho più una casa a Siena” ci dice e spiega che a causa del minor afflusso di turisti in città per via del Covid, i prezzi sono aumentati troppo e non è più riuscito a pagare l’affitto. Per questo motivo è arrivato a Saluzzo, per cercare un nuovo lavoro e una nuova casa. 

“Vorrei restare in Italia e vorrei abitare in campagna” ci dice M. E aggiunge un piccolo sogno: “così posso prendermi un cavallo nuovo!”.    

[continua]

Novembre 21, 2020 in New, News

Una casa per chi resta

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#Live2020_14 I. , tornare a casa

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Ottobre 5, 2020 in New, News

Tendere la mano a chi resta al freddo

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Settembre 30, 2020 in Live blog, New

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Progetto “APRI”, la Caritas di Saluzzo cerca famiglie e tutor

By New, News

A gennaio 2020 la Caritas Italiana ha dato il via ad “APRI”, progetto rivolto alle Caritas Diocesane che promuove l’accoglienza di persone singole o famiglie migranti già presenti in Italia e con alle spalle percorsi di accoglienza presso strutture private o religiose.
Anche la Diocesi di Saluzzo e la sua Caritas hanno deciso di aderire a questo progetto, dopo essersi già sperimentate nel 2018 nell’accoglienza di due famiglie di richiedenti asilo attraverso il progetto dei “Corridoi Umanitari dall’Etiopia”.

“APRI” punta sul coinvolgimento delle comunità cristiane per l’accompagnamento all’accoglienza e all’integrazione. Un modo, secondo Caritas Italiana, per chiamare la comunità a vivere un’esperienza di solidarietà, condivisione e testimonianza.

La Diocesi di Saluzzo si unirà quindi alle 53 Diocesi e alle 33 parrocchie in Italia che, grazie ad operatori diocesani, famiglie tutor volontarie e ai fondi messi a disposizione dalla Caritas Italiana hanno finora aderito al progetto.

I migranti accolti grazie ad “APRI” sono persone già presenti sul territorio nazionale, che vivono in condizioni di bisogno e/o vulnerabilità: si tratta di singoli o famiglie fuoriuscite da esperienze precedenti di accoglienza istituzionale come gli ex CAS e SPRAR (oggi SIMPROIMI) o i Centri di Accoglienza e che si ritrovano a dover affrontare un processo di accompagnamento all’autonomia, all’inclusione sociale e lavorativa.

Ad ogni tutor (singolo o famiglia) che vorrà mettersi in gioco è richiesto di partecipare insieme ad operatori diocesani e volontari Caritas ad un percorso di accompagnamento quotidiano che comprende l’orientamento ai servizi sul territorio, l’integrazione lavorativa attraverso la creazione di contatti con le aziende locali.

Per riuscire ad avviare il progetto, la Caritas di Saluzzo è alla ricerca di famiglie e singoli volontari disponibili a fare da tutor per l’accompagnamento dei migranti accolti; un volontariato diverso dal solito, una esperienza di conoscenza e “prossimità” concreta.

Chi volesse candidarsi può comunicarlo alla Caritas entro sabato 10 ottobre scrivendo all’indirizzo infocaritassaluzzo@gmail.com, allo stesso indirizzo è possibile scrivere per avere un contatto telefonico e ulteriori informazioni.

Per tutti gli interessati, è previsto un incontro pubblico di presentazione del progetto lunedì 12 ottobre alle ore 20:30 nell’aula polivalente di Casa Madre Teresa di Calcutta in via Sant’Agostino 27, Saluzzo.

Per via delle restrizioni dovute al Covid-19, si prega di comunicare la propria partecipazione alla serata con una mail all’indirizzo infocaritassaluzzo@gmail.com.

Novembre 21, 2020 in New, News

Una casa per chi resta

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Ottobre 5, 2020 in New, News

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Settembre 30, 2020 in Live blog, New

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Processo “Momo”, oggi la prima udienza

By New, News

Oggi si tiene a Cuneo l’udienza filtro del Processo “Momo”, il primo della nostra provincia per sfruttamento lavorativo di braccianti agricoli. Da anni il nostro Presidio si confronta con la problematica della vulnerabilità dei braccianti e del rischio sfruttamento. Fino ad oggi, nella nostra provincia, questo reato non era mai arrivato nell’aula di un tribunale, soprattutto perchè è stato inserito di recente nel nostro codice penale.

È del 2016, infatti, la modifica dell’articolo che sanzionava, prima, solo il caporale e solo in caso di minaccia o violenza. Oggi l’art. 603 bis del codice penale sanziona, invece, sia chi recluta che chi assume, impiega, utilizza in condizione di sfruttamento il lavoratore, approfittando del suo stato di bisogno.

La mancanza di una casa, la precarietà del lavoro (discontinuo, nero e grigio), la difficoltà linguistica, la mancanza di una rete territoriale di servizi vanno ad alimentare questa fragilità che osserviamo ogni giorno nei nostri servizi e durante i presidi mobili serali. Chi arriva al nostro Presidio vive in una situazione di vulnerabilità tale da accettare, molto spesso, condizioni lavorative che gli inquirenti hanno riconosciuto come degradanti e che violano i diritti fondamentali dei lavoratori.

Il rapporto che si crea tra bracciante e datore di lavoro diventa sfruttamento quando la necessità di rinnovare il permesso di soggiorno o, più in generale, di sopravvivere, spinge il lavoratore ad accettare qualsiasi condizione dettata da quello che diventa  tutti gli effetti un “padrone”.

Attraverso la nostra attività di Presidio notiamo, come da Nord a Sud, la cronaca e la realtà giudiziaria fotografino situazioni che arrivano anche al nostro osservatorio. Nelle campagne agricole sembra essere diventato necessario avere una parte di manodopera agricola, spaventata, priva di reti, marginalizzata, ghettizzata e disposta a qualsiasi cosa pur di lavorare. Un aspetto che ormai pare fondamentale in un sistema economico e una filiera agro-alimentare che sembra sopravvivere solo grazie al lavoro sottopagato e all’evasione contributiva.

L’operazione “Momo”, che ha portato al Processo che si celebra oggi a Cuneo, racconta di “Un fenomeno indegno – così come ha definito il Procuratore Capo Onelio Dodero con parole che condividiamo – ”Abbiamo rilevato, in questa indagine, dei comportamenti indegni e delle condotte odiose: sfruttare chi è già sfruttato, come vampiri intervenire sulle persone che hanno solo le loro braccia e che scappano e vengono qui e fanno ricca questa terra”.

Le indagini hanno portato alla luce fatti che racconterebbero di braccianti regolarizzati in modo parziale, sfruttati in modo costante e soprattutto programmato. Con un’organizzazione e una serialità che ci sconcerta. 

Come hanno ricostruito gli inquirenti i lavoratori possedevano contratti brevi e costantemente rinnovati, erano chiamati a qualunque ora del giorno e della notte e spesso restano nei campi a raccogliere frutta anche per 10/12 ore consecutive, anche se formalmente risultava ne lavorassero meno della metà ogni giorno, venendo pagati 5 euro all’ora.
Inoltre, vivevano in 40 in una stanza, per cui veniva loro trattenuta una parte della paga, in condizioni igieniche precarie. Se avevano freddo e volevano una stufa, dovevano ancora pagare.

I braccianti africani secondo gli accertamenti venivano reclutati da un connazionale, diventato caporale, che in accordo con i due imprenditori saluzzesi aveva messo in piedi un sistema di contratti ‘”a chiamata”. 

Nella conferenza stampa con cui sono stati presentati i risultati dell’indagine, è emerso che per bypassare i controlli e le ispezioni gli organizzatori del ‘sistema’ creato stratagemmi per mettere a tacere i braccianti: secondo gli inquirenti il caporale distribuiva bigliettini preconfezionati con nome e cognome del lavoratore e l’indicazione falsa della data di inizio del rapporto di lavoro e del numero di ore lavorate, ovviamente al ribasso. Ai braccianti dava indicazione di fingere non capire l’italiano per rendere i controlli più difficili. In alcuni casi i lavoratori sembra venissero adibiti a mansioni per cui non avevano formazione, come la guida di muletti e carrelli.

Di questa vicenda ci colpisce il totale disprezzo delle normative per la tutela e la sicurezza dei lavoratori, incuranti del rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Il Progetto Presidio di Caritas Italiana è nato proprio per contrastare i fenomeni di sfruttamento del lavoro in agricoltura e tutelare le vittime e i più deboli di questo mondo. 

Oggi saremo a Cuneo, fuori dal Tribunale, per seguire il processo e capire quali fatti verranno accertati, per dimostrare vicinanza a tutti gli imprenditori che lavorano nella legalità e sostenere le vittime di un sistema che sfrutta e lascia annegare nell’invisibilità migliaia di persone.

La giustizia è la prima via della carità.

Novembre 21, 2020 in New, News

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Ottobre 5, 2020 in New, News

Tendere la mano a chi resta al freddo

Da 6 mesi nel Saluzzese ci sono uomini che dormono in strada e non trovano alcuna soluzione abitativa, nonostante siano arrivati nel nostro territorio in cerca di lavoro o già…
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Settembre 30, 2020 in Live blog, New

#Live2020_13 Racconti di vita migratoria 2

Durante i pomeriggi in cui il nostro Presidio apre i suoi servizi, molti braccianti arrivano nel cortile della Caritas carichi di fatica e dei loro stati d'animo come la frustrazione…
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Il dovere di raccontare

By New, News

In queste settimane di fine estate sono ancora molti i lavoratori stagionali che continuano ad accedere al nostro Infopoint e ai servizi di Saluzzo Migrante per chiedere informazioni, ottenere assistenza legale o sanitaria, fare una doccia.

Diverse decine sono le persone che hanno ritirato il loro bagaglio e sono ripartite verso nuove raccolte, dopo aver terminato di lavorare nel Saluzzese o aver rinunciato ad aspettare la “chiamata” di un datore. Ci raccontano la difficoltà del dormire in strada per molti mesi e la speranza di trovare una situazione migliore nelle prossime campagne di raccolta delle arance, olive o pomodori.       

Sono ancora numerosi, tuttavia, i braccianti senza dimora costretti ad affrontare i primi freddi e la pioggia, in uno scenario che continua ad essere grave. Durante i nostri Presidi mobili la sera incontriamo persone che ancora dormono all’aperto in alcuni angoli di Saluzzo.

Da maggio, quando abbiamo constatato i primi arrivi, abbiamo sempre seguito da vicino l’evolversi della situazione. I numeri di questo 2020 sono notevolmente inferiori rispetto agli scorsi anni, ma le difficoltà che un bracciante si trova a dover affrontare una volta arrivato a Saluzzo in cerca di lavoro o dopo la telefonata del suo datore, sono sempre le stesse, accentuate quest’anno dall’emergenza sanitaria.

I nostri Presidi mobili serali sono uno strumento fondamentale per incontrare i senza dimora direttamente dove dormono, conoscere le loro condizioni di vita e di lavoro, i luoghi e le presenze, portando avanti un’azione di monitoraggio per fotografare la realtà con dati reali. Allo stesso tempo sono un’occasione per costruire una vicinanza con persone in situazione di forte marginalità: grazie a queste azioni abbiamo aiutato chi era malato, chi aveva profonde sofferenze, informato e mediato.

Avvicinarsi a persone in queste condizioni di fragilità richiede la capacità di mettersi a confronto con empatia e comprensione. In nessuno dei nostri numerosi sopralluoghi, in questi anni, si è mai verificato un momento pericoloso per i nostri operatori (in maggioranza donne). Quest’anno come nei 10 passati da quando portavamo le prime coperte alla stazione dei treni, il fenomeno degli stagionali agricoli senza dimora é andato aumentando.

Non eravamo presenti durante le riprese del servizio televisivo andato in onda su Rete 4 a proposito della situazione saluzzese, ma riteniamo che la realtà raccontata non sia aderente a quella che vediamo in città. L’impressione è quella di un prodotto televisivo che rischia soltanto di disinformare, alimentando tensioni che potrebbero sfociare in situazioni di conflitto sociale.

Gli uomini che incontriamo quotidianamente sono lavoratori o aspiranti tali, tutti in possesso di regolare permesso di soggiorno, che arrivano nel Saluzzese con la speranza di raccogliere la frutta per il più lungo periodo possibile, investendo tutta la propria persona di una “scommessa per la sopravvivenza” che vale per sé e per la propria famiglia (che sia in Italia o ancora in Africa).

Attualmente, dopo i controlli ed i monitoraggi condotti sia dal nostro Presidio sia dalle istituzioni, siamo a conoscenza del fatto che il 90% delle persone che dormono all’aperto a Saluzzo è impiegata nella raccolta presso imprese agricole locali. 

La realtà che fotografiamo non corrisponde quindi a scenari che vedono protagonisti 200 (o più) braccianti senza dimora additati come clandestini e violenti. Come Caritas, constatiamo narrazioni di questo tipo, che cercano di sollevare una sterile polemica attraverso immagini che non corrispondono alla realtà da noi conosciuta e monitorata. L’impressione che ne abbiamo ricavato è quella di una volontà malcelata di puntare ad una facile semplificazione di problematiche complesse, unicamente per creare paura e avversione nella cittadinanza.     

Esiste una situazione grave, in cui un Comune di 17.000 abitanti si ritrova solo di fronte a decine di persone che vivono in condizioni degradanti e che, nonostante le difficoltà citate, riesce comunque a mantenere sotto controllo l’ordine pubblico attraverso una cooperazione ben rodata da anni tra istituzioni locali, enti del terzo settore, Asl Cn1 e Forze dell’Ordine.

Sottolineiamo inoltre come la problematica saluzzese non sia isolata: Canelli, Cuneo, Siracusa, Latina, Foggia, Pachino, per citarne alcuni, sono territori accomunati dalla mancanza di soluzioni abitative adeguate che possano accogliere la totalità dei braccianti che stagionalmente vengono impiegati per raccogliere la frutta e la verdura che poi arriva sulle nostre tavole.

Già da maggio abbiamo messo in evidenza come questa problematica non fosse affrontabile solo a livello locale, ma ad oggi, nonostante il nostro appello condiviso da decine di realtà locali e nazionali e oltre 33.000 firme di cittadini raccolte su Change.org non abbiamo ancora visto interventi decisivi da parte della Regione Piemonte. Continuiamo quindi a chiedere con forza l’attuazione dell’art. 103.20 del Decreto Rilancio, che esiste appositamente per prevenire accampamenti informali dei braccianti stagionali che mettono in pericolo la salute delle persone senza dimora e della collettività.

Proprio perché la tematica degli stagionali senza dimora non può tenere conto della complessità delle cause che la generano, attraverso la nostra attività di comunicazione, continueremo a raccontare la realtà che incontriamo, certi che questo contributo possa portare luce nel dibattito pubblico, per chi ha voglia di vedere davvero.

Novembre 21, 2020 in New, News

Una casa per chi resta

Nei mesi di raccolta della frutta  gli operatori del Presidio hanno incontrato, durante l’apertura dell’Infopoint in corso Piemonte, i servizi e i “presidi mobili” serali, centinaia di lavoratori senza dimora…
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Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

#Live2020_14 I. , tornare a casa

I. aveva 23 anni quando è arrivato in Italia. Oggi ne ha 28. Ha sempre fatto il bracciante e, così come molti altri stagionali agricoli che seguono il ciclo delle…
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#Live2020_12 Cerchiamo soluzioni

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Alle 01:30 ieri sera eravamo di nuovo lungo le strade di Saluzzo per il nostro Presidio mobile.
Abbiamo trovato, come di consueto in queste notti, una cinquantina di persone che dormivano sotto i portici dei palazzi di Inail e INPS. Non ci sono state operazioni di sgombero, ma ordinari controlli delle Forze dell’ordine, come ci hanno riferito i braccianti, che anche nei mesi precedenti erano stati eseguiti per verificare la situazione dei permessi di soggiorno e, in alcuni casi, rilevare la temperatura e lo stato di salute.

Se anche si fosse verificata un’azione di questo tipo (dopo quella di luglio nel parco di Villa Aliberti), crediamo che non sia questa la soluzione per rispondere alla situazione.

Come Presidio e come Caritas siamo convinti che le persone povere vadano incluse e sostenute creando percorsi condivisi verso l’autonomia (lavorativa, economica, abitativa), soprattutto in quest’anno di emergenza sanitaria.

Il disagio abitativo e la necessità di garantire la salute di tutti, braccianti e cittadini, possono essere affrontati solo attraverso con la collaborazione di più parti.

Ricordiamo che il Decreto Rilancio, all’articolo 103 comma 20, attribuisce competenze precise alle Regioni, alla Protezione Civile e alla Croce Rossa in materia di gestione degli accampamenti informali di braccianti agricoli.

Ricoridamo anche che questa situazione non interessa solo il Saluzzese: in questi mesi anche nell’Albese e nel Cuneese si ha notizia di braccianti stagionali senza dimora, accampati all’aperto.

Una condizione quindi che accomuna territori a vocazione agricola: che tipo di risposta sta dando la Regione Piemonte a queste situazioni? 

Respingere queste persone ai margini, sempre più in là, sempre più al buio affinché nessuno veda, secondo la nostra Caritas non risolve il disagio della loro condizione né mette al sicuro la cittadinanza. Per questo motivo rinnoviamo l’invito ad aderire all’appello lanciato su Change.org 

Anche questa sera torneremo a presidiare nelle strade di Saluzzo e dintorni, per stare accanto a queste persone, per sostenere un confronto costruttivo con i residenti delle zone interessate dagli accampamenti informali.

Da maggio chiediamo di rispettare e attuare quanto previsto dal Decreto Rilancio, per trovare soluzioni condivise che diano sicurezza e dignità.

[continua]

Novembre 21, 2020 in New, News

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Senza dimora

By New, News

Sono circa 150 le persone che gli operatori di Saluzzo Migrante contano dormire all’aperto in questa fine di agosto che preannuncia l’autunno con il suo vento freddo e l’imminente Fiera di San Chiaffredo.

Durante i Presidi Mobili i nostri operatori incontrano a Saluzzo braccianti che dormono all’aperto, avvolti nelle coperte che vengono distribuite dalla Caritas. Riposano tra i portici dei palazzi di Inps e Inail, sotto quelli dei supermercati e nel parcheggio dell’ex Casa del Cimitero (dove l’arrivo dei giostrai per la Fiera li ha costretti a trovare riparo all’ingresso del vicino parcheggio).

Queste persone dormono all’aperto da ormai 4 mesi nonostante nel Decreto Rilancio, all’articolo 103 comma 20, siano predisposte azioni specifiche per evitare assembramenti negli insediamenti informali di stagionali agricoli. Fin dall’inizio del lockdown la Caritas di Saluzzo si è confrontata con la situazione dei senza dimora, con situazioni critiche anche a Torino e Cuneo e con quelle registrate da altre Caritas italiane, confermando la necessità di un intervento non emergenziale, ma strutturale sul tema delle persone senza fissa dimora. 

Virginia Sabbatini, coordinatrice del Presidio “Saluzzo Migrante” spiega :

“Chiediamo un intervento che non sia solo locale. L’emergenza sanitaria ha messo ancora più in luce il fatto che questa problematica non possa essere risolta semplicemente dalla spinta di alcuni amministratori. Confidavamo che un’emergenza simile, che ha portato il Governo a normale la situazione con un decreto specifico, determinasse un intervento finalmente strutturato ad una problematica che ormai conosciamo bene e che ci interroga da anni.

Da marzo in poi abbiamo continuato a scrivere a Prefettura e Regione per chiedere una direzione efficace, un coordinamento dei Comuni e strumenti per intervenire.

Continuiamo ad attendere una risposta della Regione, continuiamo a partecipare ai tavoli di confronto istituiti alla Prefettura di Cuneo e abbiamo sottoscritto i suoi due protocolli, ma sentiamo la necessità di un investimento coordinato (dalla Protezione Civile, come previsto dal Decreto, su mandato della Regione) che veda nella prevenzione del contagio il suo cardine. Si può intervenire sui positivi, ma la prevenzione rimane centrale, così come previsto a livello nazionale attraverso il ruolo dei medici di base, delle USCA (unità speciali di continuità assistenziale), attraverso il ruolo sociale della casa.

Da maggio registriamo assembramenti informali di aspiranti braccianti e di lavoratori contrattualizzati che segnaliamo a Prefettura e Regione. Riteniamo che non si possa ricondurre la responsabilità della situazione alla singola amministrazione comunale. Percepiamo la mancanza di una regia che coordini un intervento di prevenzione sui senza dimora a livello territoriale.

Ci rendiamo conto che gli strumenti delle amministrazioni comunali (ordinanze, richieste di sgombero…) siano limitati. Inoltre, come Caritas non possiamo condividere la richiesta di azioni come il Daspo per i senza dimora o il fatto di veder gettate via le coperte da noi distribuite come fossero rifiuti. Non crediamo che l’unico sistema per gestire la problematica dei senza dimora sia quello di spingerli “un po’ più in là”, in un altro territorio.

Dobbiamo ricordarci che questi uomini rappresentano i soggetti più fragili della nostra società, quelli che si sono trovati senza una casa per poter ricostruire la propria vita: sono persone che vanno incluse nelle nostre comunità, non escluse, spinte ai margini e ad una solitudine che diventa prigione. Sapere che tra i senza dimora ci sono dipendenti agricoli è un dato importante: sono lavoratori ma non riescono a trovare una casa: come è possibile? Guardando le loro buste paga una risposta noi l’abbiamo”.

Tra i lavoratori che Saluzzo Migrante incontra durante i Presidi Mobili ci sono braccianti “storici” che ad anni arrivano qui a lavorare, alcuni estremamente reticenti a dire se lavorano, dove …altri invece sono nuovi arrivi, con un turnover costante di aspiranti braccianti che vanno via nel momento in cui non trovano impiego (confermando un fallimento del sistema di incrocio tra domanda e offerta di lavoro attraverso piattaforme informatiche il cui utilizzo non è obbligatorio per le aziende). Gli aspiranti braccianti, come rilevato da Saluzzo Migrante, ancora oggi continuano a cercare (e trovare) lavoro girando in bicicletta tra le aziende, tramite contatti informali con connazionali che conoscono i datori.

Continua Virginia Sabbatini: “Attraverso i nostri Presidi Mobili riusciamo a monitorare la situazione, raccogliere bisogni (sia materiale sia di tipo sanitario). Ci stupisce la normalità della città che convive con questa situazione, di cui sembrano accorgersi solo i residenti dei palazzi delle zone interessate. Ci domandiamo, per esempio, se gli abitanti dei condomini affacciati sui parchi in cui si sono verificati gli sgomberi sappiano dove sono finite queste persone, se ritengano che la situazione (attraverso queste modalità) sia stata effettivamente risolta o gestita. Noi continuiamo a vedere persone in strada, sempre sui cartoni, a cercare angoli ogni volta più remoti, lontani dal centro, bui. Ci domandiamo se la città si interroghi su dove finiscano queste persone che scompaiono all’alba, nascondendo cartone e coperta per la paura di non trovarli più.

Tutte le mattine raccolgono i loro averi in un sacco della spazzatura e cercano un posto dove poterlo nascondere, motivo per cui abbiamo attivato un servizio di deposito dei bagagli.

Sappiamo, tramite i contatti ricevuti dal nostro Infopoint, che alcune agenzie interinali e agricoltori stanno cercando manodopera e insistono nel poter assumere persone che pensano abbiano già una sistemazione alloggiativa. Il lavoro stagionale, per come è oggi retribuito spesso in modo difforme dalle previsioni dei contratti, non permette ad un bracciante di trovare nel mercato immobiliare una sistemazione a Saluzzo e nei Comuni limitrofi per un breve periodo e in modo discontinuo.

Se non c’è bisogno di manodopera, come sembra dal dibattito pubblico, perché veniamo contattati per cercare braccianti? Perchè chi arriva nel nostro infopoint per prendere una bicicletta in prestito, ritorna con un contratto di lavoro?

E se c’è bisogno di manodopera agricola stagionale, perchè si crede che gli stagionali agricoli possano autonomamente trovare un alloggio? Alcuni agricoltori insistono affinché il dipendente non chieda aiuto ai Comuni o alla Caritas, per la paura che venga richiesto un contributo (puramente volontario) per ottenere un posto. Alcuni sindaci, invece, ancora oggi negano che vi siano degli stagionali che attraversano le loro campagne per una giornata di lavoro, per poi tornare a dormire su un cartone sull’asfalto di Saluzzo”.

La Caritas di Saluzzo ribadisce la necessità di un canale unico e obbligatorio di reclutamento della manodopera per scongiurare gli arrivi disorganizzati e il protrarsi di modalità di reclutamento informali che favoriscono sacche di irregolarità.

Su un bacino di 11 mila stagionali, se la percentuale di quelli che rimangono senza dimora (come citano le parti datoriali), rimane un 30% che consiste in non poche persone. Non sono numeri marginali. Si tratta di persone che hanno bisogno di una sistemazione e di condizioni dignitose, adatte anche a prevenire il contagio (alloggio, accesso a docce e servizi igienici), e tale sistemazione va organizzata. Ancora nell’ultimo Tavolo di Coordinamento in Prefettura, a fine luglio, le organizzazioni agricole confermavano che ci fosse un 5% di fabbisogno di manodopera scoperto sulla raccolta delle mele (su circa 11mila addetti stagionali del settore).

Ancora una volta la Caritas di Saluzzo sottolinea come il modello vincente sia quello dell’accoglienza diffusa, nato con fatica grazie agli sforzi condivisi nel 2016 con la Lagnasco Group e alcuni sindaci del territorio. Gli sforzi dei Comuni che hanno aperto le accoglienze (ad oggi Savigliano, Verzuolo, Lagnasco, Costigliole Saluzzo, Busca, Saluzzo e tra poco Cuneo) sono molti, spesso al di là del mandato dell’ente locale e richiedono sinergia tra i vari livelli governativi.

Tuttavia, secondo la Caritas di Saluzzo, tutto ciò ancora non è sufficiente: i posti sono pochi, i Comuni aderenti non sono sufficienti e i lavoratori hanno paura a candidarsi per entrare temendo di perdere il lavoro a causa del contributo volontario richiesto all’impresa agricola, come appreso dagli operatori di Saluzzo Migrante durante i Presidi Mobili.

Prosegue Virginia Sabbatini: “Riteniamo che serva un maggiore intervento dei sindacati agricoli per informare correttamente le imprese su questo servizio: ancora oggi ci troviamo spesso a spiegare ai datori cosa siano le Accoglienze Diffuse e perchè i loro dipendenti stagionali non possano autonomamente trovare un alloggio. Gli imprenditori agricoli sono accompagnati o sono lasciati soli nel conoscere realmente il contesto in cui assumono dipendenti stagionali?

È semplice dire “non dovrebbero venire”: le persone vengono perchè il sistema di reperimento della manodopera, del tutto disorganizzato, genera una forte aspettativa di trovare un impiego, lavoro che viene effettivamente poi trovano. La percentuale di aspiranti braccianti che durante la stagione non trovano lavoro è minima: queste persone si sono fermate alcuni giorni, settimane poi sono ripartite per il Foggiano. Ripartono ogni anno a novembre, quando il lavoro agricolo termina. Quest’anno inoltre la spinta verso il lavoro stagionale è aumentata a causa del Covid19 (abbiamo incontrato camerieri, aiuto-cuochi, lavapiatti, buttafuori…) e i Decreti Sicurezza, che hanno aumentato la vulnerabilità costringendo ad avere un contratto di lavoro alla scadenza del permesso di soggiorno.

Attraverso il nostro Presidio combiniamo Presidi Mobili e Infopoint passando dall’aggancio in strada all’accompagnamento diretto. Attraverso il nostro Infopoint proviamo a indirizzare e orientare queste persone verso un percorso efficace (ritornare al proprio domicilio se non hanno lavoro, cercare un’assistenza legale o medica …). L’autonomia si raggiunge solo se si trovano gli strumenti corretti per provare a farcela”. 

La Caritas di Saluzzo mette perciò in evidenza come queste persone non siano causa di insicurezza economica e instabilità per il Paese, come troppo spesso viene detto e scritto. Le cause vanno ricercate altrove ed è su queste che si sollecita un intervento. Le problematiche che portano a questa situazione non andrebbero semplificate: si tratta di questioni che intrecciano tutta la filiera. Ogni semplificazione non aiuta ad amministrare i problemi, a garantire il rispetto dei diritti e della dignità del territorio, delle imprese, della terra e dei legami che qui si coltivano.

Novembre 21, 2020 in New, News

Una casa per chi resta

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Ottobre 21, 2020 in Live blog, New

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Ottobre 5, 2020 in New, News

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Settembre 30, 2020 in Live blog, New

#Live2020_13 Racconti di vita migratoria 2

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#Live2020_10 Disfare i bagagli

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Nell’ultima settimana, al disagio di chi non ha un tetto, al freddo e alle piogge, si è unita una nuova problematica: alcuni braccianti senza dimora, dopo una giornata passata nei frutteti o alla ricerca di un ingaggio, una volta tornati al loro giaciglio di fortuna non hanno più ritrovato i loro bagagli riposti in una piccola via laterale di Saluzzo, perdendo così coperte, cartoni, vestiti, contenitori, scarpe. 

Zaini, borsoni, valigie, buste di plastica…bagagli lasciati incustoditi durante la giornata e che possono essere considerati abbandonati o causa di degrado urbano e, per questo, prelevati dalla Nettezza Urbana. 

In Caritas abbiamo organizzato un deposito di bagagli che ad oggi custodisce 112 zaini, borse, borsoni che contengono gli averi più preziosi di chi arriva in cerca di opportunità. Per i braccianti è infatti fondamentale essere certi di poter ritirare e consegnare coperte, cartoni, vestiti, prodotti per l’igiene personale, documenti…. Pochi averi che non possono caricare sulla bicicletta usata come unico mezzo per cercare lavoro nelle campagne. Senza un deposito, di solito i braccianti  senza dimora, dopo essersi svegliati alle 4 o alle 5 del mattino, chiudono tutto in sacchi neri dell’immondizia e ripongono con cura questi bagagli improvvisati dietro cespugli, magazzini abbandonati, strade laterali per evitare che vengano buttati.

Secondo i regolamenti dei Comuni, nel caso di un oggetto abbandonato, è previsto che sia custodito per un certo periodo nel caso sia di valore. Questi sacchi, però, vengono spesso considerati beni senza valore e diventano oggetto di “operazioni di pulizia” già accadute nei mesi scorsi: è così che, ad esempio, durante lo sgombero del 2 luglio, numerosi braccianti hanno perso documenti, soldi, oggetti che rappresentavano ricordi cari delle loro famiglie, vestiti.

Capiamo che l’Amministrazione comunale si trovi a dover gestire una situazione complessa (per timori relativi al Covid19 o per la difficoltà di gestire un recupero) e si finisca per destinarli alla discarica. Nell’ultima settimana di agosto, prima dello smaltimento, siamo stati contattati per consentire alla nostra Caritas di recuperare questi sacchi ed evitare che venissero distrutti. Abbiamo così accettato di accogliere nel cortile di corso Piemonte una quarantina di bagagli, già prelevati dal camion della Nettezza Urbana e pronti per lo smaltimento, consapevoli del valore che rappresentano per i braccianti.

Abbiamo poi diffuso un rapido passaparola per consentire loro di recuperarli. Alcuni sono arrivati nel tardo pomeriggio, all’apertura del nostro servizio docce, per cercarli, facendoci trapelare un misto di frustrazione e umiliazione perché non ritrovavano oggetti importanti come le coperte per scaldarsi la notte. G., arrabbiato, ci ha spiegato che non aveva trovato nemmeno più i cartoni sui quali dormiva.

Quasi tutti ci hanno chiesto perché fossero stati portati via, quale pericolo potessero rappresentare. La distesa ordinata di zaini, valigie, sacchi di plastica, vestiti e scarpe, fatta dai nostri volontari, ha iniziato così a svuotarsi velocemente. 

A., appena sceso dalla bicicletta, si è avventato su un sacco che conteneva le sue pentole, appartenute a chissà quale lavoro e vita precedente. Felice di averle ritrovate, ci ha ringraziati per averle custodite e dopo averle caricate sulla bicicletta è ripartito veloce. 

Zaini, coperte, vestiti e pentole non hanno unicamente un valore materiale e di utilizzo per i braccianti, ma rappresentano anche un collegamento, un ancora con la vita che si sono lasciati alle spalle prima di arrivare qui in cerca di lavoro e spesso sono tutto ciò che hanno. 

Una coperta che diventa un riparo nella notte, quasi una casa. Uno zaino o una valigia che diventano un armadio improvvisato, appoggiato ad un marciapiede. Un mucchio di vestiti che, la sera, vengono appallottolati e diventano un cuscino. Un paio di scarpe, anche se rotte, possono continuare a permettere di cercare lavoro in bicicletta.

Valigie che molto spesso hanno la forma di grandi sacchi neri dell’immondizia, per proteggere dalla pioggia, ma che all’interno contengono vite, ricordi, documenti importanti per questi lavoratori.

A volte si tratta di oggetti che arrivano dalla nostra stessa Boutique, recuperati grazie ad una rete di solidarietà e volontari che negli ultimi mesi si è allargata rapidamente toccando anche altre regioni d’Italia molto lontane da Saluzzo: una maglia spedita da Livorno, uno zaino da Roma, delle scarpe antinfortunistica portate da amici.

La sera con il Presidio mobile, abbiamo monitorato le zone in cui i braccianti bivaccano durante la notte per informarli che i bagagli dispersi erano stati recuperati e che potevano venire a riprenderli anche il giorno dopo e chiedendo loro di trovare zone ancora più nascoste in cui posare le loro cose durante il giorno.

Possiamo comprendere che sia necessario avere cura della pulizia della città contrastando il degrado urbano, ma i pochi beni di un senza dimora non rappresentano immondizia di cui disfarsi. Queste righe vogliono soprattutto descrivere questo: il valore che si tramuta in disagio e l’impatto che un’azione simile ha sulle vite di chi spesso non ha voce o strumenti per descriverlo. 

[continua]

Novembre 21, 2020 in New, News

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