Nei mesi di raccolta della frutta  gli operatori del Presidio hanno incontrato, durante l’apertura dell’Infopoint in corso Piemonte, i servizi e i “presidi mobili” serali, centinaia di lavoratori senza dimora che, a partire dai primi arrivi nel mese di maggio, hanno dormito in strada non avendo nessun’altra soluzione abitativa. La situazione, resa ancora più complessa dalla pandemia, ha visto intervenire una rete di enti del Terzo Settore del territorio che, alla fine del mese di giugno, hanno sottoscritto l’appello “Per una stagione di dignità” lanciato dalla Caritas di Saluzzo per chiedere alle autorità nazionali, regionali e alla Prefettura di Cuneo di individuare soluzioni adeguate, in grado di tutelare la salute degli stagionali e della cittadinanza.

Nel mese di luglio, dopo numerose richieste, la Prefettura di Cuneo ha sottoscritto un Protocollo per consentire la riapertura in sicurezza delle strutture del progetto “Accoglienza Diffusa”, le quali hanno messo a disposizione un centinaio di posti letto per braccianti impiegati nei rispettivi Comuni.

Oltre a Saluzzo, Lagnasco, Costigliole Saluzzo e Verzuolo, per la prima volta hanno contribuito al progetto di accoglienza anche i Comuni di Busca, Tarantasca e Savigliano. Questa apertura straordinaria è stata resa possibile grazie al progetto su fondi FAMI “Buona Terra”, promosso dalla Regione Piemonte e supportato dalla Cooperativa Armonia di Saluzzo e dai mediatori culturali della CGIL Cuneo.

I posti disponibili sono stati occupati velocemente, ma molti braccianti si sono ritrovati esclusi dal sistema di accoglienza perché impiegati irregolarmente, senza contratto di lavoro oppure perché costretti dal datore di lavoro a non mostrare il loro contratto.

Nel corso di questa stagione i lavoratori che hanno transitato nel Saluzzese e si sono rivolti al Presidio “Saluzzo Migrante” sono stati decisamente meno rispetto agli scorsi anni: tuttavia l’emergenza sanitaria ha reso il loro spostamento più complesso, riportando, per certi versi, la città di Saluzzo alle drammatiche condizioni di dieci anni fa, con centinaia di braccianti accampati alla stazione ferroviaria e al Foro Boario.

In questa condizione, per tutta la stagione gli operatori di “Saluzzo Migrante” hanno presidiato monitorando gli accampamenti informali in cui braccianti e aspiranti tali si sono rifugiati per trovare un riparo nella notte, anche sotto la pioggia e al freddo. Nel corso dei“presidi mobili” sono emerse situazioni di forte tensione dovute al fatto che i braccianti, al ritorno dal lavoro, non trovavano più coperte ed effetti personali (nonostante liberassero all’alba i luoghi in cui dormivano), venivano sottoposti a controlli costanti e, in almeno caso, è stato riferito agli operatori che un lavoratore contrattualizzato sia stato denunciato per aver invaso proprietà altrui, perchè dormiva accanto ad una tettoia, avvolto in una coperta, in una gelida notte di ottobre.

Con la fine di novembre per la maggior parte dei braccianti si conclude la stagione di raccolta, tuttavia alcuni continueranno a lavorare fino a metà dicembre e oltre, ad esempio per la sistemazione delle reti protettive. La conclusione della stagione segna anche la chiusura delle strutture dell’Accoglienza Diffusa, prevista per il 30 novembre. Una situazione che, se unita all’impossibilità di spostarsi tra regioni, rischia di aggravare la situazione dei lavoratori in attesa della paga o che restano nel Saluzzese perché senza alternative (vista anche l’enorme difficoltà nel trovare alloggi disponibili ad essere affittati, riscontrata dagli operatori di “Saluzzo Migrante” che, nell’ambito del Progetto Case, accompagnano i braccianti con contratti di lungo periodo ad una residenzialità).

Dall’inizio di novembre, sono stati nuovamente avviati gli incontri del Tavolo coordinato dalla Prefettura di Cuneo a cui anche la Caritas di Saluzzo partecipa, per lavorare in sinergia con gli enti locali, il Terzo Settore, i sindacati e la Regione per cercare soluzioni che permettano a chi resterà sul territorio di avere accesso ad una soluzione abitativa dignitosa e sicura.

La nostra Caritas ha deciso di fare la sua parte, mettendo a disposizione alcuni posti letto sia nel dormitorio di corso Piemonte 63, dove l’accoglienza della Casa di Pronta Accoglienza è coordinata dall’Associazione Papa Giovanni XXIII, sia al piano terra di Casa Madre Teresa di Calcutta, struttura inaugurata nel febbraio di quest’anno e destinata all’accoglienza di persone senza dimora in situazioni di fragilità sociosanitaria o di sfruttamento lavorativo.

Il ruolo della Caritas e l’accoglienza in Casa Madre Teresa

La scelta di mettere a disposizione Casa Madre Teresa di Calcutta è stata complessa, in quanto il piano terra, con 24 posti esclusivamente maschili, non è pensato per accogliere durante l’inverno ed è stato necessario adeguarlo al distanziamento richiesto dalla prevenzione del contagio. Tuttavia, la scelta di destinare alcuni posti ai braccianti è stata necessari, alla luce della mancanza di soluzioni individuate per accogliere i braccianti senza dimora non più sotto contratto (non essendo più considerati lavoratori, non hanno infatti accesso alle accoglienze diffuse).

“Con il nuovo lockdown che vieta gli spostamenti in altre regioni – spiega Carlo Rubiolo, Direttore della Caritas Diocesana di Saluzzo – i tanti braccianti stagionali che dormono ancora all’addiaccio non possono più raggiungere le località che tradizionalmente hanno sempre costituito la loro meta una volta conclusa la stagione di raccolta. In queste notti ormai gelide, che sanno già di inverno, qui per loro continua a non esserci un riparo per dormire e per consumare i pasti. Anche le coperte che il nostro Presidio ha distribuito tutto l’anno non bastano più ad offrire un conforto adeguato. Per questo la Caritas diocesana, d’intesa con la Prefettura, ha deciso di ospitare nei propri dormitori alcune persone che non hanno i requisiti necessari per accedere alle strutture di Accoglienza Diffusa dei Comuni che hanno aderito al protocollo territoriale”.

Casa Madre Teresa e il dormitorio di Corso Piemonte 63, in accordo con la Prefettura, hanno messo a disposizione una decina di posti letto per le persone senza dimora nell’attesa che vengano individuati dalle autorità locali luoghi più adeguati.

In questi giorni, anche grazie all’importante contributo dei volontari, gli operatori di “Saluzzo Migrante” si sono adoperati per garantire un accesso ed una permanenza sicuri alle persone che verranno accolte, oltre a provvedere ad una completa pulizia e sanificazione dei locali.

Gli ingressi alla struttura saranno regolati dopo aver effettuato un tampone rapido che certifica la negatività delle persone accolte. Nel caso in cui un ospite, durante la permanenza, presentasse i sintomi del Covid19 si procederà con l’isolamento all’interno della struttura verrà sottoposto a tampone: in caso di positività la persona verrà trasferita nei luoghi idonei individuati dagli enti di competenza per le persone che non possono svolgere isolamenti o quarantene al proprio domicilio.

All’interno di Casa Madre Teresa i pasti saranno preparati e distribuiti da Fra Andrea Nico Grossi, da poco arrivato da Parma nella comunità dei Frati Minori Francescani a Saluzzo, che con la sua esperienza nella gestione di una mensa si occuperà di fornire a tutti gli ospiti pasti caldi.

“Nonostante questa struttura non sia perfettamente attrezzata per l’ospitalità invernale – sottolinea Rubiolo – abbiamo deciso di aprire le porte, nel rispetto di tutte le norme anti-Covid, perché di fronte a un’emergenza così drammatica la carità deve prevalere sull’ordinarietà”.

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