Nelle ultime settimane abbiamo registrato un aumento degli arrivi a Saluzzo. Nel corso di uno dei nostri ultimi Presidi mobili, la notte, abbiamo incontrato i braccianti, per la maggior parte ancora in cerca di lavoro, che dormono accampati in città. In particolare, quelli che arrivano a piazzare i loro cartoni sull’asfalto del parcheggio di fronte all’ex Casa del Cimitero dove, dopo l’apertura, hanno trovato ospitalità nove persone sui venti posti disponibili.

Chi rimane fuori (una cinquantina di persone), spesso non ha ancora un contratto oppure lo ha in altri Comuni (Revello, Barge, Lagnasco…) dove, tuttavia, non ha trovato ospitalità in azienda o nelle accoglienze istituzionali. Molti arrivano ai nostri servizi che a settembre continuano a rimanere aperti, compreso quello delle docce.

Sono in maggioranza lavoratori ancora in cerca di un ingaggio: quest’anno in molti sono arrivati per la prima volta a Saluzzo, a causa dell’incertezza del’incontro tra domanda ed offerta di lavoro nonostante la Regione abbia creato la piattaforma “Io lavoro in agricoltura”. Registriamo fra loro tanti casi di persone rimaste senza lavoro a causa della crisi economica innescata dal Covid19. Traslocatori, ristoratori, metalmeccanici perfino dei buttafuori del litorale romano… tutti di origine africana (dal Gambia, Mali, Senegal, Nigeria) e molti con esperienze di lavoro stagionale all’estero, soprattutto in Spagna e Germania.

S., gambiano, ha ottenuto un contratto in un altro Comune, ci dice di non volerlo mostrare per paura di essere licenziato. Come lui, D., suo connazionale, ci racconta che sta lavorando a Barge, ma il suo datore non è disposto a farsi carico della quota di compartecipazione richiesta per un posto nell’accoglienza diffusa e che, nonostante sia disposto a pagare di tasca propria l’intera cifra per dormire nella struttura, non ha trovato un posto. 

M. dal Senegal, ci riconosce e ci saluta mentre sottobraccio porta un fascio di cartoni, alla ricerca di un posto dove sistemarsi accanto ad altri connazionali. Terminiamo la distribuzione delle coperte che quest’anno abbiamo cercato spesso in donazione perché sono molti i nuovi lavoratori arrivati per la prima volta, finendo a dormire all’aperto.

Un bracciante del Mali ci racconta di essere stato prima in Sicilia poi ad Aosta: da due settimane cerca lavoro nelle campagne saluzzesi, ma scuote scoraggiato il capo dicendo che finora non ha trovato nulla. Lasciamo anche a lui il biglietto con gli orari del nostro Infopoint e degli altri servizi (docce, distribuzione di vestiti, ambulatorio medico…) invitandolo a passare per farci sapere di cosa abbia bisogno.

Ci spostiamo di fronte ad un supermercato dove i braccianti dormono sotto le insegne luminose che reclamano prodotti a basso costo. Il cartello sulla porta d’ingresso dice che si apre alle 8:30, ma gli stagionali ci dicono che in realtà vengono mandati via alle 5:30 perchè arrivano i primi magazzinieri ad aprire e mettere a posto gli scaffali. Uno ci racconta che è il quarto anno che viene a Saluzzo, conosce la Caritas, prima stava in Sicilia. Distribuiamo molte mascherine, cercando di dare informazioni sulla prevenzione del Covid19, inviandoli a non sottovalutare il pericolo del virus. Tra i materiali che diamo ci sono anche i libretti per segnare le ore di lavoro, nella speranza che all’Infopoint ci mostrino le buste paga per verificare il corretto pagamento della retribuzione e dei contributi.

Prima di rientrare con il Doblò nel cortile della Caritas passiamo in rassegna sentimenti di frustrazione, stanchezza, disorientamento tra i braccianti che ci chiedono cibo, biciclette, coperte… in un’altra notte dove la loro presenza, come ci dicono al supermercato, svanirà prima dell’alba per passare inosservata.

[continua]

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