Dopo aver descritto come funziona l’ “Accoglienza Diffusa” nella scorsa News pubblicata sul nostro sito, un ulteriore approfondimento su questo modello per soluzioni temporanee abitative destinate ai braccianti che non hanno trovato altre soluzioni al loro arrivo durante la stagione di raccolta nel Saluzzese.

I PUNTI DI FORZA

Una delle ricchezze del sistema di “Accoglienza Diffusa” è la circolarità delle persone: i posti letto, infatti, non sono sempre occupati dagli stessi braccianti, anche perché lavorano in momenti dell’anno diversi a seconda dei tipi di raccolta. Ne risulta che il numero di lavoratori ospitati a rotazione supera il numero di posti messi a disposizione dal sistema.

Molto più importanti sono altri effetti positivi generati dall’inserimento in queste strutture, come la creazione di un contesto più vicino al concetto di “casa”, con una maggiore intimità, autonomia e dignità del vivere, stimolando inoltre un rapporto di collaborazione tra gli ospiti nella gestione e pulizia degli spazi comuni. Soprattutto i siti necessitano ancora di miglioramenti: più servizi e punti cottura, soluzioni strutturali per il freddo autunnale.

Dal punto di vista logistico, specie a Costigliole e Verzuolo, i braccianti si trovano a risiedere molto più vicino al luogo di lavoro, risparmiando così molti chilometri in bicicletta per raggiungere i frutteti rispetto a quando partivano dal Foro Boario di Saluzzo. Un aspetto che incide anche sulla riduzione del rischio di incidenti mentre raggiungono il posto di lavoro. Infine, per gli operatori dell’ “Accoglienza Diffusa” si crea l’opportunità di conoscere meglio le persone ospitate, i loro bisogni, la loro situazione lavorativa, rendendo più efficaci e tempestivi gli interventi (di carattere amministrativo, sanitario …) sul singolo.

LE DIFFERENZE RISPETTO AI “CAMPUS” COLDIRETTI

I quattro siti dell’ “Accoglienza Diffusa” nei Comuni di Saluzzo, Lagnasco, Costigliole e Verzuolo presentano notevoli differenze tra loro: due sono luoghi di passaggio significativi perché sono “siti-case” (a Costigliole si tratta di un appartamento in centro messo a disposizione dal Comune e di un ex casello ferroviario, l’altra è l’ex Casa del Custode del Cimitero a Saluzzo). Queste strutture rappresentano, in alcuni casi, una condizione molto importante per consentire al bracciante di trovare una sistemazione autonoma e continuativa sul territorio attraverso l’affitto di un’abitazione privata.

La Casa del Cimitero è la struttura più ampia dei 4 siti e in alcuni momenti della stagione ospita oltre 40 persone: l’affollamento può generare tensioni per l’utilizzo degli spazi comuni; Inoltre una zona della “casa” non ha il riscaldamento e quindi è difficilmente utilizzata in autunno e inverno.

A Verzuolo e Lagnasco, invece, le strutture sono costituite da container collocati in due piazzali, come descritto nella prima parte della News. In tutti i casi si tratta di soluzioni abitative fortemente diverse dal PAS, il dormitorio allestito dal Comune di Saluzzo in un’ex caserma accanto al Foro Boario.

Quelle nei container seguono il modello dei “campus” della Coldiretti a Saluzzo (vicino allo stadio “Damiano”) e a Lagnasco dove Caritas, sindacati e il Consorzio Monviso Solidale non rientrano né nella gestione né nell’attività di supporto (in tutto contano 78 posti, di cui 48 a Saluzzo e 30 a Lagnasco).

Nei “campus” della Coldiretti il sistema d’ingresso del lavoratore è completamente diverso rispetto a quello previsto nelle strutture dell’ “Accoglienza Diffusa”, infatti è totalmente in capo all’imprenditore agricolo. Ogni anno, in primavera, la Coldiretti invia una lettera alle aziende socie per invitarle a prenotare un posto nei “campus”, supportando le spese con un contributo giornaliero di 2.50€ (stessa cifra che viene chiesta come contributo volontario alle aziende dai sindaci dei 4 Comuni coinvolti nell’ “Accoglienza Diffusa”). La Coldiretti, a seconda delle prenotazioni ricevute dalle aziende, si fa carico di tutta la gestione del “campus”, contattando il bracciante che così può arrivare nel Saluzzese e trovare già un posto letto assegnato.

Sulle centinaia di aziende iscritte alla Coldiretti, però, solo una trentina seguono questa modalità. Il sistema crea condizioni migliori di accoglienza per i braccianti che lavorano presso le aziende che aderiscono, ma riguarda solo una minima parte dei braccianti che prima dormivano al PAS o all’aperto lungo il viale del Foro Boario. Spesso, infatti, sono i braccianti più fidelizzati a trovare un posto nei “campus” Coldiretti.

Questo sistema, se potenziato, sarebbe premiale perché consentirebbe di organizzare l’assegnazione di un posto letto prima dell’arrivo del bracciante sul territorio, evitando lunghe giornate in cui finiscono per accamparsi in città mentre cercano un posto letto al riparo.

I Campus della Coldiretti, inoltre, hanno un periodo di apertura che non sempre coincide con l’intero arco della stagione di raccolta: aprono a luglio e chiudono a fine ottobre. L’anno scorso, ad esempio, la nuova tipologia di mela invernale ha protratto oltre l’estate il periodo di impiego di numerosi lavoratori.

GLI EFFETTI DEL MODELLO “ACCOGLIENZA DIFFUSA”

Come testimoniano gli operatori della Caritas, con l’ingresso dei braccianti nelle strutture dell’ “Accoglienza Diffusa” si può notare spesso un profondo cambiamento della persona. Chi, come succede alla maggior parte dei casi, prima ha dormito a terra oppure ha vissuto in un ghetto, dopo pochi mesi di lavoro e di vita in un luogo dignitoso, con un monitoraggio e un accompagnamento costante, inizia a parlare più facilmente della propria vita, si apre, vive finalmente una condizione diversa, anche se temporanea, di ri-avvicinamento a una “normalità” alla quale spesso non era più abituato. Una “normalità” che permette a questi lavoratori di ritrovare nuovi stimoli, spesso manifestati dalla volontà di intraprendere un percorso di studi, ottenere la patente di guida, dedicarsi alla ricerca di un’abitazione propria, solitamente da condividere con altri lavoratori per abbattere i costi di affitto e gestione.

Un aspetto molto positivo e interessante è che si tratta dell’unico modello che unisce pubblico (Consorzio Monviso Solidale e Comuni), privato sociale (Caritas e sindacati) e imprenditoria agricola. I sindaci, infatti, acquisiscono i dati di chi usufruisce di un posto letto nelle strutture nel loro Comune (ogni migrante firma un “patto di accoglienza” con regole e tutele per i gestori) e, a loro discrezione, possono poi contattare l’azienda presso cui lavora il migrante per chiedere un contributo alle spese per l’accoglienza. Lo scorso anno, ad esempio, a Lagnasco i contributi delle aziende hanno coperto (insieme ai fondi regionali ed al contributo giornaliero dei migranti) tutte le spese per le strutture. Il contributo dato dal lavoratore stagionale è anche un meccanismo per farlo diventare parte attiva del processo di integrazione abitativa.

CONSIDERAZIONI

Il modello dell’“Accoglienza Diffusa” presenta quindi caratteristiche positive come la replicabilità, la sostenibilità economica, la possibilità di essere rimodulato, un ruolo attivo del bracciante e un’integrazione tra pubblico, privato sociale e imprese agricole. Restano, tuttavia, alcune questioni aperte rispetto alle quali la Caritas di Saluzzo pone molta attenzione: il monitoraggio degli ingressi e della “regolarità” delle assunzioni per i migranti accolti, la necessità di un accompagnamento all’uscita al termine del contratto, la cura della relazione per incidere positivamente sulla convivenza tra persone che si trovano per la prima volta a dividere gli stessi spazi.

Il modello dell’“Accoglienza Diffusa” appare ad oggi l’unico in grado di generare un “sistema dell’accoglienza” quando non si attiva quello in azienda, unendo aspetti di presa in carico della persona nelle sue diverse esigenze e un positivo impatto anche sul fronte lavorativo (basti pensare alla minore fatica negli spostamenti per il lavoratore). Un sistema che offre la possibilità di un monitoraggio e accompagnamento  efficace soprattutto rispetto all’emersione di eventuali forme di sfruttamento lavorativo.

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