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dicembre 2018

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#Live2018_10 Sgombero: il racconto + Abitare Saluzzo

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La prima neve è scesa su Saluzzo e le montagne sono tornate a imbiancarsi. Alcune mele però resistono sugli alberi: è la “coda” di questa stagione di raccolta che dura fino a dicembre. Una “coda” piena di fatti.

Mercoledì 5 dicembre l’ex Fabbrica di Via Lattanzi, occupata il 10 luglio nel pieno della stagione di raccolta, è stata sgomberata dopo quasi 150 giorni, quando la stagione non è ancora finita per tutti. All’arrivo delle forze dell’ordine molte persone che abitavano la ex-Fabbrica non c’erano, erano al lavoro. Le altre sono state identificate e allontanate per permettere alla proprietà di mettere i sigilli.

Il Presidio della Caritas di Saluzzo non è stato avvertito circa la data dell’intervento e gli operatori si sono presentati in seguito alla segnalazione da parte di alcuni cittadini che avevano visto l’arrivo di numerosi mezzi delle forze dell’ordine in città. Ecco il racconto:

Al nostro arrivo, abbiamo interagito con le forze dell’ordine locali e con i vigili urbani che ci hanno autorizzato a restare nell’area. Lo scopo principale è stato quello di consentire un recupero di beni ed effetti personali delle persone che vivevano in via Lattanzi, ma che non erano presenti nel momento dello sgombero in quanto a lavoro. Questi beni spesso rappresentano tutto ciò che i migranti possiedono: molti zaini erano pieni di documenti o di fotografie. Tutto ciò che era rimasto all’interno della ex-Fabbrica al nostro arrivo sarebbe stato destinato verso l’isola ecologica e i migranti che erano già all’esterno non avevano la possibilità di rientrare per prendere alcuni beni rimasti negli “stanzoni”.

E’ anche su loro richiesta che siamo restati.

Lo scopo secondario era quello di assistere alle operazioni e alle modalità con cui esse sono state poste in essere e di prendere contatto con le persone “oggetto dello sgombero”, per permettere loro una prima assistenza e una tutela anche legale.

Ci siamo avvicinati ai cancelli, e abbiamo così compreso che lo sgombero era in atto già da diverso tempo, in quanto le forze dell’ordine avevano già identificato e allontanato dalla ex-Fabbrica i migranti presenti, permettendo loro di recuperare alcuni effetti personali. Le forze dell’ordine hanno così acconsentito a fare rientrare alcuni dei migranti presenti, insieme a noi, per prendere altro materiale che era rimasto all’interno prima che la proprietà mettesse i sigilli. Insieme a loro siamo entrati nell’ ex-Fabbrica come fatto decine di altre volte. Tutto era deserto ma i segni dell'”abitare” erano evidenti ed è stato possibile recuperare uno zaino, una borsa di cibo, alcuni vestiti dei documenti.

Non vi è stata alcuna collaborazione al fine di un “sollecito svolgimento delle operazioni”, ma una presenza necessaria come attenzione e cura verso chi ha vissuto la durissima situazione dell’ex Fabbrica e che si è ritrovato sul marciapiede antistante, con i pochi beni che aveva potuto prendere, con scarsa consapevolezza di quanto stesse accadendo.

Abbiamo aiutato i migranti a portare i loro zaini in alcuni luoghi di accoglienza individuati in via emergenziale, passando attraverso il Presidio, nell’Infopoint di corso Piemonte, dove i braccianti hanno potuto farsi una doccia calda, bere un the e raccontare le loro storie. Abbiamo ascoltato e fornito loro i recapiti per una pronta assistenza legale.

Tra loro c’era chi non ha trovato posto nelle accoglienze organizzate e ha vissuto in via Lattanzi sin dal suo arrivo a Saluzzo, c’era chi ha vissuto al P.A.S, nei campi Coldiretti oppure dal datore di lavoro e alla chiusura di questi posti è stato costretto a cercare un riparo dal freddo rigido nell’ex-Fabbrica, in attesa della fine del lavoro o di ricevere paga e busta paga.

C’era O. che di giorno lavora in nero come muratore. Lavora su un territorio vasto, spostandosi con il suo datore sino a Moncalieri o a Cuneo. Dormiva nell’ex-Fabbrica perché sapeva quanto sia impossibile riuscire ad affittare un appartamento senza un contratto di lavoro e nonostante molte sollecitazioni “il capo ha detto che non può farmi il contratto perché ha paura della busta paga, ma continua a dirmi che ci penserà”. Quando rientrava in via Lattanzi si scaldava i piedi vicino al braciere sul quale cucinava del riso come cena.

Con lui abbiamo incontrato anche M. che, ultimata la raccolta, stava aspettando di essere pagato per poi partire verso la Calabria. Aveva finito di lavorare da due settimane. Abbiamo telefonato al suo datore di lavoro: sapeva che M. stava dormendo al freddo, senza ripari, nella fabbrica occupata. Gli ha dato appuntamento per martedì prossimo per pagamenti e buste paga.

C’era J. che aveva un appuntamento in Questura dopo pochi giorni per il rilascio del permesso di soggiorno e alla chiusura del P.A.S. ha preferito aspettare alcuni giorni per comprare un biglietto per Nardò: per una nuova raccolta.

C’era S., che ha iniziato un lavoro di apprendistato e da un mese ci ha chiesto di affittare una casa.
Anche a S. era stato preparato, una settimana fa, un posto nella ex Casa del Custode del Cimitero, una delle strutture ancora aperte messa a disposizione dal Comune di Saluzzo. Purtroppo, a seguito della chiusura dei campi Coldiretti e del P.A.S., la Casa è stata riempita oltre le sue capacità e il posto offerto a S. era in un “capanno” freddo, che di notte raggiunge anche i 2-4°: S. era tornato in via Lattanzi perchè “lì è più caldo”.

P. era molto agitato, teso. Parla inglese e nessuno gli stava spiegando cosa stesse accadendo. Anche lui era già sul marciapiede, in attesa di indicazioni. Abbiamo dato anche a lui la stessa assistenza, gli abbiamo consegnato i nostri numeri di telefono prima che corresse via. Non è arrivato in Presidio come gli altri. Abbiamo appreso nel pomeriggio che verso mezzogiorno è tornato alla ex-Fabbrica, in forte stato di agitazione, è stato fermato ed è stato oggetto di un TSO: dopo l’intervento dei medici che lo hanno sedato è stato trasportato in Ospedale. Ci siamo messi in contatto con il reparto dell’ospedale e ieri siamo andati a trovarlo.

Più tardi è arrivato in Presidio C. che era stato accompagnato in caserma perché privo di documenti. In mano aveva i fogli con la notifica del “decreto di espulsione”. Da anni C. ritorna, da anni trova impiego nelle nostre campagne.

Alla sera mentre queste persone trovavano posti alla Casa del Custode del Comune di Saluzzo e in Casa Madre Teresa, le uniche accoglienze ancora aperte, sono arrivati B., J., S., D.: avevano terminato la giornata di lavoro e cercavano i loro zaini. Hanno trovato la ex-Fabbrica chiusa, hanno telefonato alcuni amici che li hanno indirizzati in Caritas: abbiamo cercato tra il cumulo di beni recuperati qualche effetto personale e li abbiamo accompagnati ad un letto. Alcuni di loro hanno contratti, per altri di loro il contratto è finito ma “il capo ha bisogno ancora di qualche giornata di lavoro”.

Ci sono altre storie, altre voci, domande alle quali non sappiamo rispondere. Tra tutte, quella di D. “noi abbiamo lavorato anche per tutti voi, perchè ora ci buttano via?”.

Questa cronaca e questa stagione non si chiudono oggi, quest’anno sono stati numerosi gli enti che hanno lavorato per costruire proposte abitative e migliorare la condizione degli stagionali. Tuttavia, le temperature invernali e il protrarsi della raccolta trovano molte di queste accoglienze e di queste soluzioni non ancora adeguate.

La Caritas di Saluzzo denuncia con forte preoccupazione la mancanza di tutele e di dignità a cui spesso molti lavoratori sono costretti: ancora oggi necessarie braccia da lavoro, anziché uomini. L’abitare diventa così una necessità sempre più difficile da soddisfare per questi lavoratori.

PROGETTO  ABITARE SALUZZO: cASe

Per questo motivo, la Caritas sta strutturando il progettoAbitare Saluzzo: cASe”: un’iniziativa semplice, alla ricerca di appartamenti per lavoratori assunti per un periodo medio/lungo. Stiamo lavorando con persone, realtà del sociale e agenzie del territorio, provando a condividere nuove prospettive di intervento. “Abitare Saluzzo: cASe” nasce proprio perché in quei container dell’accoglienza diffusa a Lagnasco, così come nella ex Casa del Custode al Cimitero, abitano persone che hanno un contratto regolare fino ad aprile del 2019. Incontrando questi lavoratori cerchiamo di capire i loro bisogni e di provare a costruire con loro e per loro un futuro diverso.

Quella che cercano non è solo una “casa vera”, ma la possibilità di uscire da una condizione precaria che deriva dal continuo spostarsi, dal migrare da una parte all’altra dell’Italia, aspetto che rende difficile stabilizzarsi in un luogo. Crediamo che sia necessario continuare a progettare proposte che permettano a questi lavoratori stagionali di insediarsi stabilmente, anche nelle nostre città per chi lo desidera, iniziando così un percorso di protagonismo, di cittadinanza attiva, che parta dalla creazione di legami solidi con le persone del posto.

[continua]

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