La stagione si avvia al termine e per i molti è già tempo di bilanci. Rispondiamo, in Presidio e a chi in riunione ci fa domande: “Quanti ce ne sono ancora? In quali luoghi abitano? Il dormitorio PAS è pieno? In quanti lavorano?”.

Sono domande “bianche” perché zeppe di numeri. Numeri che fanno sì notizia, ma che non restituiscono la singolarità di ogni storia, di ogni persona che abbiamo finora incontrato, ascoltato, aiutato.

Tra queste, ogni giorno, con l’arrivo della sera troviamo nel nostro Presidio Caritas o al telefono dello sportello, le domande “nere”. Sono quelle di chi ha trovato ospitalità in Casa Madre Teresa, almeno 12-15 persone in questi settimane di autunno, arrivate qui perché malate o perché hanno deciso di denunciare una situazione lavorativa che non vogliono più accettare. Poi ci sono le persone ospitate nei 4 siti del progetto “Accoglienza Diffusa”: 114. Ascoltiamo anche loro, mentre ci salutano dalle strutture comunali messe a disposizione, mentre saldano il conto della loro spesa mensile e partono per chissà dove. A volte sappiamo dove andranno, a volte, no … l’unica certezza è che il loro posto in poco tempo sarà occupato da un’altra persona in cerca di un luogo in cui dormire, con un contratto in mano già da qualche mese.

Ascoltiamo le voci di chi lavora, spesso le stesse ascoltate dagli operatori del dormitorio PAS: chiedono quando chiuderà il dormitorio o se ci sia un posto libero in una casa, altri chiedono una coperta perché nella fabbrica occupata in via Lattanzi fa freddo, ma qui devono rimanere perché di lavoro ce n’è ancora, la raccolta va terminata, la paga riscossa.

“Sono venuto qui per questo” sentiamo dire dalla maggior parte di questi che per noi non sono numeri, ma voci, volti, storie. Ascoltiamo la loro voce, preoccupata, che chiede informazioni sul permesso di soggiorno, su dove andare perché non hanno un riparo o perché non hanno più lavoro, se il contratto può essere utile.

Ascoltiamo la voce di chi posa una bicicletta in corso Piemonte, davanti al nostro Presidio, registra il suo nome, controlla la posta per l’ultima volta nella saletta gialla e parte. Per lui non c’è qualcosa che finisce, c’è semplicemente il continuare a migrare, la sua voce è stata molto più di un numero.

UNA DOMENICA DI OTTOBRE

Proprio perché il nostro aiuto parte prima di tutto dall’ascolto, abbiamo voluto creare un’occasione di ascolto reciproco fra chi vive ai due opposti del mondo e spesso della filiera agricola.

Sabato 27 e domenica 28 ottobre abbiamo ospitato in Caritas 15 studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Giovani che arrivano da tutta Italia e da tutto il mondo per studiare il mondo del cibo e che a Saluzzo hanno voluto capire da vicino cosa ruota attorno alla produzione agricola fin dal campo, dalla raccolta.

Gli studenti hanno ascoltato da Janiki l’evolversi della situazione dei braccianti saluzzesi negli anni, come e perché il nostro Presidio è nato, cosa facciamo tutti insieme (équipe e volontari) per molti di questi lavoratori. Cosa fanno le istituzioni e le aziende.

L’ascolto è passato anche attraverso la condivisione del pasto con i braccianti alla Casa del Custode di Saluzzo dove gli studenti dell’Università di Pollenzo hanno organizzato la spesa, cucinato e pranzato insieme. Abbiamo scelto la Casa del Custode perché è uno dei tanti luoghi accoglienza, di lavoro e di vita saluzzese per molti mesi all’anno, per molte persone.

Dopo siamo partiti per un presidio itinerante in via Lattanzi dove abbiamo incontrato chi vive nella fabbrica occupata e chi da mesi è solidale con questi braccianti. E’ stata una domenica di ascolto in una stagione non ancora finita.

[continua]

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